Scaffsystem, l’acciaio che dà forma allo spazio

Da sinistra verso destra_ Giulia Semerano, Diego Tanzariello, Annamaria Tamborrino, Licio Tamborrino, Giusy Tamborrino, Greta Semerano_ Foto Gianluca La Neve

Da una bottega di Ostuni ai sistemi per logistica e architettura: tre generazioni trasformano l’acciaio in progetto e sviluppo industriale

di Antonio Portolano

Da bottega a industria, fino alla progettazione

OSTUNI (BRINDISI) – Da bottega a industria, fino a diventare una piattaforma di progettazione. La storia di Scaffsystem segue questa traiettoria: quasi settant’anni nei quali il mestiere di lavorare l’acciaio si è trasformato prima in produzione seriale, poi in ingegneria per la logistica e infine in una competenza capace di entrare nell’architettura e nel design.

All’origine non c’è un piano industriale. C’è uno scaffale arrivato da Vicenza.

Lo aveva acquistato il titolare di un negozio di ricambi, che chiamò Vincenzo Tamborrino, il suo fabbro di fiducia, per mostrarglielo. Tamborrino lo osservò, ne valutò il peso, studiò materiali e giunzioni. Poi cominciò a fare i conti: quanto era stato pagato, quanto acciaio conteneva, quali lavorazioni sarebbero servite per produrlo.

Dentro quel gesto – guardare un oggetto e immaginare il processo che lo aveva generato – era già contenuto il futuro dell’impresa. Non si trattava più soltanto di eseguire bene ciò che un cliente ordinava, ma di concepire un prodotto proprio, ripetibile, industrializzabile.

«Finché era un fabbro, per quanto bravo, rimaneva legato a un lavoro ogni volta diverso. La vera svolta fu pensare a una produzione di serie», racconta il figlio Licio Tamborrino, oggi amministratore delegato di Scaffsystem.

Magazzino automatico Scaffsystem

Le origini di Scaffsystem a Ostuni

Il nome Scaffsystem sarebbe arrivato soltanto negli anni Ottanta. La storia imprenditoriale comincia molto prima, con l’Officina Tamborrino.

Vincenzo, nato nel 1928, lavorava il ferro già prima del 1957. Aveva una bottega da fabbro costruita sulla manualità, sulla conoscenza della materia e sul rapporto diretto con il cliente. Ogni cancello, infisso o struttura rispondeva a una richiesta specifica. La qualità dipendeva dalla mano dell’artigiano, ma la crescita restava vincolata al tempo e alla capacità produttiva della singola officina.

Per la famiglia Tamborrino, il 1957 rappresenta l’inizio dell’impresa vera e propria. Vincenzo decise di superare la dimensione della bottega e di realizzare il primo capannone. Nell’Italia meridionale del dopoguerra, in una città come Ostuni, non era un passaggio ordinario. Significava investire prima che il mercato offrisse garanzie, dotarsi di spazi produttivi, assumere persone e immaginare una domanda più ampia.

«Per quei tempi fu un bell’azzardo. Fu un percorso fatto di sacrificio, impegno e passione, ma soprattutto di visione», ricorda Licio Tamborrino.

La visione del fondatore si esprimeva innanzitutto nella tecnologia. Vincenzo non era, per temperamento, un uomo commerciale. Frequentava le fiere di settore, osservava i macchinari, cercava soluzioni capaci di aumentare precisione, velocità e qualità delle lavorazioni.

Non si limitava a chiedersi che cosa produrre. Cercava continuamente un modo migliore per produrlo.

Magazzino autoportante automatico costruito da Scaffsystem

Dalla bottega alla produzione industriale

Negli anni Sessanta l’attività arrivò a impiegare fino a una quarantina di persone. Alla carpenteria artigianale si affiancarono progressivamente mobili metallici e sistemi di scaffalatura.

La trasformazione non avvenne cancellando il sapere del fabbro, ma rendendolo trasferibile: dalla mano del fondatore alle macchine, dalle lavorazioni singole a un processo organizzato, dal pezzo unico a un prodotto replicabile.

La serialità non sostituiva il mestiere. Lo metteva a sistema.

Scaffsystem cominciò a lavorare per l’Arsenale di Taranto in una stagione di particolare fermento della struttura. Parallelamente sviluppò commesse nel mondo della distribuzione barese, servendo operatori commerciali e grandi distributori di tessuti presenti nell’area del Baricentro e del parco commerciale di Bari.

Erano lavori che allargavano il mercato e costringevano l’impresa a confrontarsi con merci, spazi e necessità di stoccaggio differenti. Il passaggio destinato a modificare realmente la scala aziendale arrivò però nel 1995, con una grande commessa collegata all’insediamento produttivo della Fiat a Melfi.

La commessa Fiat di Melfi del 1995

Melfi non fu soltanto un ordine più consistente. Fu l’ingresso in un diverso sistema industriale.

Cambiarono le dimensioni del progetto, i tempi, gli interlocutori, la programmazione e il livello di responsabilità richiesto al fornitore. Scaffsystem dovette dimostrare non soltanto di saper produrre strutture affidabili, ma di essere capace di governare una commessa complessa all’interno di un grande insediamento manifatturiero.

«Quella lavorazione segnò un cambio di passo. Ci portò a gestire una commessa in un ambito pienamente industriale», spiega Tamborrino.

Da quel momento l’industria e la grande distribuzione organizzata diventarono mercati centrali. A questi si aggiunse il settore farmaceutico, con impianti caratterizzati da livelli di progettazione superiori rispetto alla scaffalatura tradizionale.

Il prodotto cambiava insieme al cliente. Lo scaffale non era più semplicemente una struttura sulla quale depositare una merce: diventava parte di un sistema costruito intorno agli spazi, ai pesi, alla movimentazione e ai flussi operativi.

Con Melfi, Scaffsystem aveva imparato a parlare il linguaggio della grande industria. Per continuare a crescere avrebbe dovuto impararne un altro: quello del mercato.

Soppalco by Scaffsystem

Il passaggio generazionale nella famiglia Tamborrino

Per Licio, Giusy e Annamaria Tamborrino, entrare in azienda non fu il risultato di un piano di successione formalizzato. Fu una conseguenza naturale dell’essere cresciuti accanto alla fabbrica e a un padre che identificava il futuro dei figli con quello dell’impresa.

«Nostro padre non prese realmente in considerazione l’idea che potessimo fare altro. Era il modo di pensare di quei tempi», racconta Licio Tamborrino.

I tre entrarono dopo gli studi superiori, rinunciando alla possibilità di proseguire ulteriormente la formazione per affiancare Vincenzo, ormai bisognoso del loro sostegno nella gestione quotidiana.

Il passaggio tra la prima e la seconda generazione non fu privo di tensioni. Il fondatore aveva costruito l’impresa in un mercato nel quale produrre bene poteva essere sufficiente a generare domanda. I figli si trovarono invece davanti a uno scenario nel quale bisognava cercare i clienti, ampliare la rete commerciale, presentare le soluzioni e misurarsi con concorrenti sempre più organizzati.

«Prima bastava produrre e il cliente veniva a cercarti. Poi, a un certo punto, non è stato più così», osserva Licio Tamborrino.

La famiglia riuscì a evitare che le differenze diventassero fratture attraverso una disciplina condivisa: anteporre l’interesse dell’azienda a quello individuale.

«La nostra forza è stata rimanere uniti. Abbiamo sempre messo al primo posto l’impresa rispetto agli interessi personali», aggiunge.

Licio Tamborrino, CEO Scaffsystem

Chi guida oggi Scaffsystem

Il Consiglio di amministrazione è composto dai tre esponenti della seconda generazione. Giusy Tamborrino è presidente di Scaffsystem; Annamaria segue l’area acquisti; Licio, amministratore delegato, si occupa prevalentemente dello sviluppo commerciale e mantiene una supervisione sulle operations.

La famiglia continua a custodire la visione e le decisioni strategiche, ma la complessità raggiunta richiede una struttura organizzativa più ampia.

«Negli ultimi anni abbiamo avviato un processo di managerializzazione indispensabile per continuare a crescere. Bisogna inserire figure di spessore in tutti i punti nevralgici dell’azienda», afferma Tamborrino.

Managerializzare non significa allontanare la famiglia. Significa evitare che il coinvolgimento diretto dei proprietari in ogni decisione diventi un limite dimensionale. Vuol dire costruire deleghe, responsabilità e processi capaci di funzionare anche senza la presenza costante dei soci in ogni passaggio operativo.

Il processo coincide con l’ingresso della terza generazione. Negli ultimi anni sono entrati in azienda anche i figli delle sorelle Tamborrino: alcuni dopo esperienze professionali esterne, altri al termine degli studi universitari.

Per Licio, la loro scelta rappresenta un segnale positivo anche sul piano dell’attrattività. Non hanno trovato la stessa officina conosciuta dal nonno, ma un’impresa che, accanto alla logistica, ha aperto spazi nell’architettura, nel design, nella ricerca e nello sviluppo di nuovi prodotti.

Quanti dipendenti ha Scaffsystem

Scaffsystem conta oggi circa 85 risorse interne, alle quali si aggiunge una rete di collaboratori e professionisti esterni.

Circa 50 persone lavorano nella produzione. Le altre 35 sono impegnate nelle funzioni tecniche, commerciali e amministrative.

Il dato è significativo perché, in una manifattura tradizionale, il rapporto sarebbe normalmente più sbilanciato verso la fabbrica. Scaffsystem ha invece scelto di rafforzare la componente progettuale, aumentando il peso di tecnici e figure capaci di seguire commesse complesse.

«Abbiamo puntato sul know-how delle persone e sull’ufficio tecnico per uscire dalla logica del prezzo. Non vogliamo competere soltanto sul costo: vogliamo offrire soluzioni capaci di differenziarci», chiarisce Licio Tamborrino.

L’acciaio resta la materia fondamentale, così come restano essenziali impianti, presse e linee di profilatura. Ma il valore della commessa non nasce più soltanto dalla trasformazione del metallo.

Comincia prima, nella capacità di comprendere il problema del cliente. Prosegue nel calcolo, nella progettazione e nell’integrazione con tecnologie esterne. Solo dopo prende forma in fabbrica.

È in questo passaggio che Scaffsystem diventa una piattaforma di progettazione.

Villa costruita con Mechano

Ricerca e sviluppo: il 7% del fatturato

L’azienda destina alla ricerca e allo sviluppo una quota intorno al 7% del fatturato.

L’investimento comprende lo sviluppo di sistemi, la progettazione, la sperimentazione e le collaborazioni tecniche necessarie per ampliare il campo di applicazione delle tecnologie aziendali.

La ricerca collega le diverse anime dell’impresa: logistica, automazione, strutture in acciaio, architettura e design.

Non serve soltanto a creare un prodotto nuovo. Serve a trasformare una soluzione sviluppata per una singola commessa in un sistema ripetibile, verificabile e applicabile in contesti differenti.

Il cuore economico resta la logistica

La logistica rappresenta ancora oggi tra il 60 e il 65% del valore sviluppato da Scaffsystem.

Ma il mercato nel quale opera l’azienda ha ormai poco in comune con quello dei primi scaffali metallici. I sistemi di stoccaggio sono diventati infrastrutture progettate intorno ai flussi delle merci, alla densità degli spazi e al livello di automazione richiesto dal cliente.

Scaffsystem produce scaffalature industriali, soppalchi, cantilever e strutture autoportanti. Il valore crescente nasce però dalla capacità di integrare questi elementi all’interno di un progetto più ampio.

«Nel corso degli anni ci siamo avvicinati sempre di più alle soluzioni automatizzate per lo stoccaggio. Abbiamo sviluppato competenze specifiche e partnership con aziende specializzate nei sistemi automatici», spiega Tamborrino.

Lo scaffale tradizionale è un prodotto fisico. Il magazzino automatizzato è un sistema nel quale strutture, movimentazione, sicurezza e impianti devono essere progettati come parti interdipendenti.

Scaffsystem realizza la componente strutturale e la integra con le tecnologie dei partner dell’automazione. Non cerca di concentrare al proprio interno ogni competenza, ma di occupare una posizione precisa nella filiera: quella dell’impresa capace di progettare e produrre strutture compatibili con impianti sempre più sofisticati.

Magazzino autoportante automatico by Scaffsystem

Un magazzino alto 25 metri per 6.000 posti pallet

Tra i progetti in corso, Scaffsystem sta completando in provincia di Ancona un magazzino automatico alto 25 metri, destinato a ospitare circa 6.000 posti pallet.

Una struttura di queste dimensioni non è una semplice successione di scaffali. È un’infrastruttura industriale nella quale progettazione, produzione e montaggio devono rispettare requisiti rigorosi. Tolleranze, deformazioni e precisione incidono direttamente sul funzionamento delle tecnologie di movimentazione.

Il progetto mostra anche come sia cambiato il peso delle singole commesse. La crescita non dipende più soltanto dal numero degli ordini, ma dalla capacità di selezionare e governare lavori di maggiore scala e valore.

I mercati di Scaffsystem in Italia e all’estero

Il mercato italiano rappresenta circa il 70% dell’attività. Negli ultimi anni gli investimenti nella logistica hanno sostenuto una domanda significativa da parte dell’industria, della grande distribuzione, del farmaceutico e delle imprese che gestiscono elevati volumi di merci.

A spingere il mercato sono la necessità di aumentare la capacità senza ampliare gli edifici, velocizzare i flussi e rendere i magazzini compatibili con sistemi automatici.

La quota estera rappresenta indicativamente il restante 30%. Scaffsystem ha lavorato negli Stati Uniti e sta sviluppando progetti in Norvegia. Le commesse internazionali arrivano anche attraverso le partnership costruite con operatori specializzati.

«Abbiamo progetti in varie parti del mondo. Le collaborazioni ci portano a confrontarci con lavori e mercati molto differenti», spiega Tamborrino.

La bottega del fondatore era necessariamente legata a una domanda locale. La produzione seriale ha permesso di raggiungere il mercato nazionale. La progettazione e le partnership consentono oggi di partecipare a filiere internazionali.

Ostuni resta l’origine, non il confine.

Dalla logistica all’architettura

Per decenni Scaffsystem ha utilizzato l’acciaio per organizzare lo spazio industriale. A un certo punto la domanda è diventata inevitabile: quelle stesse tecnologie potevano essere impiegate non soltanto per attrezzare un edificio, ma per costruirlo?

Il confronto con designer, architetti e progettisti ha reso più evidente questo potenziale.

«L’apertura verso l’esterno ci ha dato maggiore consapevolezza dei nostri mezzi. Ci ha permesso di guardare in modo diverso ai prodotti e alle tecnologie che avevamo sviluppato», racconta Tamborrino.

Da questa consapevolezza prende forma una seconda direttrice industriale, che oggi genera, insieme al design, circa il 35-40% del valore aziendale.

Villa costruita con Mechano in Sicilia

Structura e le costruzioni in acciaio

Structura rappresenta uno dei primi passaggi verso il settore delle costruzioni.

Il sistema utilizza profili in acciaio formati a freddo per realizzare strutture destinate ad applicazioni industriali, commerciali e residenziali. La logica resta quella maturata nella logistica: componenti progettati con precisione, prodotti in stabilimento e assemblati attraverso processi controllabili.

Rispetto ai metodi tradizionali, la costruzione in acciaio introduce vantaggi legati alla leggerezza, alla velocità di montaggio, al comportamento antisismico e alla riduzione delle lavorazioni umide in cantiere.

In Italia, tuttavia, proporre soltanto una struttura metallica non era sufficiente. Il mercato delle costruzioni resta fortemente legato al mattone e al cemento. Per convincere progettisti, imprese e investitori era necessario offrire un sistema completo, capace di integrare struttura, isolamento e involucro.

Mechano e la partnership con Knauf Italia

La collaborazione con il Politecnico di Milano ha accompagnato l’evoluzione tecnica del progetto e favorito l’incontro con Knauf Italia, divisione della multinazionale tedesca specializzata nei sistemi per l’edilizia.

Da questa partnership nasce Mechano Advanced Steel Frame.

Scaffsystem realizza la struttura portante in acciaio; Knauf interviene con quella che Tamborrino definisce «la pelle dell’edificio»: lastre, cartongessi, lane minerali e sistemi destinati a completare l’involucro.

Il risultato è una soluzione costruttiva a secco nella quale una quota significativa del lavoro viene trasferita dal cantiere alla fabbrica. Ciò permette di programmare meglio tempi e lavorazioni, ridurre il peso complessivo e accelerare il completamento degli immobili.

Per un investitore, la rapidità non è soltanto un vantaggio tecnico. Può significare anticipare l’apertura di un’attività o la messa a reddito di un edificio.

Mechano non è più una sperimentazione.

«Negli ultimi cinque anni ha avuto uno sviluppo progressivo ed è oggi un’area di business consolidata. È anche il settore sul quale abbiamo programmato i maggiori investimenti in ricerca e sviluppo», sottolinea Tamborrino.

Villa costruita con Mechano in Piemonte

Certificazioni, università e affidabilità industriale

La crescita nell’architettura richiede competenze più ampie rispetto a quelle della manifattura tradizionale.

Calcolo strutturale, comportamento sismico, prestazioni dell’involucro, sicurezza e conformità dei processi devono essere verificati prima che il prodotto arrivi in cantiere.

Da qui derivano il rafforzamento dell’ufficio tecnico, le collaborazioni con università e progettisti e il peso attribuito alle certificazioni di qualità, ambiente, sicurezza, saldatura e produzione delle strutture.

Per Scaffsystem, la certificazione non è soltanto un adempimento. È una condizione per partecipare a commesse più complesse, dialogare con grandi operatori e rendere verificabile l’affidabilità del processo industriale.

Il centro Sinapsi di Cremona

Uno dei progetti più significativi realizzati con Mechano è il centro Sinapsi di Cremona, destinato ad accogliere ragazzi con disabilità e a sostenere le loro famiglie.

Il progetto, sviluppato con il coinvolgimento del Politecnico di Milano, possiede per l’azienda un valore che supera la dimensione tecnica.

«È stato particolarmente bello poter mettere la nostra tecnologia al servizio di una funzione sociale», racconta Tamborrino.

Il magazzino automatico di Ancona e il centro Sinapsi descrivono due applicazioni molto diverse dello stesso patrimonio industriale. Nel primo caso, l’acciaio organizza migliaia di unità di carico dentro un sistema automatizzato. Nel secondo, costruisce uno spazio destinato alle persone.

È qui che la definizione di piattaforma di progettazione acquista il suo significato più concreto.

Villa costruita con Mechano a Cremona

La crisi del 2012-2013

La trasformazione più profonda di Scaffsystem nasce in uno dei momenti più difficili della sua storia recente.

Tra il 2012 e il 2013, mentre gli effetti della crisi iniziata nel 2008 continuavano a pesare sugli investimenti, il portafoglio ordini smise di alimentarsi con la regolarità alla quale l’azienda era abituata.

Fino ad allora la visibilità sul lavoro copriva pochi mesi, ma le nuove commesse arrivavano continuamente. Quando quel meccanismo si interruppe, la fragilità diventò evidente.

«Non avere lavoro è la cosa più brutta che possa accadere a un imprenditore. Non eravamo abituati a dire alle persone di restare a casa perché non c’era niente da fare», ricorda Tamborrino.

La risposta non fu abbandonare il settore storico, ma allargare il campo nel quale applicare le competenze accumulate. L’acciaio, le tecnologie produttive e la capacità di progettazione potevano generare valore anche oltre la logistica.

La nascita di Officine Tamborrino

Officine Tamborrino nasce nel 2012 come laboratorio creativo e marchio dedicato al design.

L’obiettivo è trasferire la conoscenza industriale dell’acciaio in oggetti d’arredo, complementi e installazioni capaci di unire produzione e cura del dettaglio.

«Quel momento di crisi ci costrinse a fermarci e a guardare a un possibile percorso di diversificazione. Non abbiamo abbandonato il nostro lavoro: gli abbiamo affiancato una nuova divisione», spiega Tamborrino.

Il design ha permesso all’azienda di confrontarsi con linguaggi e interlocutori differenti da quelli della logistica. Ha inoltre ampliato le relazioni con architetti e progettisti, contribuendo a modificare il modo in cui Scaffsystem guarda alle proprie tecnologie.

Una pressa, una linea di profilatura o un impianto di taglio laser non appartengono più a una sola categoria di prodotto. Possono diventare strumenti per sviluppare strutture, oggetti e spazi differenti.

La diversificazione conserva così una coerenza precisa: cambiano i mercati, ma restano centrali l’acciaio, la progettazione e la capacità di trasferire in fabbrica una parte crescente del processo.

Libreria Prima, Scaffsystem

Officine Tamborrino Architetture

Nel 2024 il percorso compie un nuovo passo con la nascita di Officine Tamborrino Architetture, divisione dedicata alle microarchitetture modulari.

L’azienda guarda soprattutto al mondo della microricettività: resort, glamping e strutture turistiche che cercano soluzioni rapide da installare e capaci di dialogare con il paesaggio.

I moduli vengono realizzati integralmente nello stabilimento, trasportati e posizionati nel luogo di destinazione. In questo modo la fabbrica assume una parte delle funzioni tradizionalmente affidate al cantiere, con maggiore controllo su tempi, qualità e finiture.

Tra le soluzioni sviluppate figurano Caseddha, modulo abitativo temporaneo di 25 metri quadrati, e Housetree, sistema progettato dall’architetto Paolo Scoglio per creare unità ricettive immerse nella natura.

Caseddha richiama già nel nome il legame con la Puglia e con le forme dell’architettura rurale. Le unità possono essere trasportate, installate con opere limitate e, in alcune configurazioni, dotate di sistemi fotovoltaici per una maggiore autonomia energetica.

Il potenziale di mercato è significativo, ma la diffusione di queste soluzioni deve ancora confrontarsi con procedure edilizie e autorizzative non sempre adeguate all’evoluzione della costruzione modulare.

«La tecnologia è cambiata molto più rapidamente della regolamentazione. Si fa ancora fatica, ma stiamo realizzando interventi interessanti», osserva Tamborrino.

Le persone come infrastruttura della crescita

Più Scaffsystem aumenta il contenuto tecnico delle proprie commesse, più il tema delle competenze diventa decisivo.

La crescita nei magazzini automatizzati, nelle costruzioni a secco e nelle microarchitetture richiede ingegneri, progettisti, tecnici di produzione, commerciali capaci di comprendere prodotti complessi e manager ai quali affidare responsabilità reali.

Le persone non sono soltanto una voce dell’organico. Sono l’infrastruttura sulla quale poggia la possibilità di continuare a innovare.

La questione non riguarda soltanto il reperimento delle professionalità. Riguarda la capacità di convincerle a scegliere e a vivere l’azienda.

«Le imprese devono creare le condizioni perché le persone stiano bene, siano motivate e condividano gli obiettivi. Le nuove generazioni guardano anche alla qualità della vita. Se vogliamo essere attrattivi, dobbiamo comprenderlo», afferma Tamborrino.

Per Scaffsystem, restare a Ostuni significa dimostrare che si può partecipare a progetti tecnologicamente avanzati e internazionali senza dover necessariamente abbandonare il Mezzogiorno.

L’intelligenza artificiale nei processi aziendali

Tra le prossime trasformazioni c’è anche l’intelligenza artificiale.

Scaffsystem la utilizza già in alcune attività, ma non ancora secondo un modello unitario. Le applicazioni dipendono prevalentemente dall’iniziativa delle singole persone e non sono integrate organicamente nei processi.

Tamborrino non nasconde il ritardo, ma lo considera una priorità.

«Oggi quasi tutti utilizziamo qualche strumento di intelligenza artificiale, ma dobbiamo farla entrare realmente nei processi. Vogliamo farci affiancare da esperti per capire dove possa supportarci in maniera strutturata. È una sfida sulla quale non possiamo aspettare».

Il punto non sarà adottare una tecnologia perché è diventata dominante nel dibattito pubblico, ma individuare dove possa ridurre tempi e attività ripetitive, liberando risorse per il lavoro tecnico e decisionale.

Le tre direttrici del futuro

Caseddha, by Scaffsystem

La visione strategica di Scaffsystem si sviluppa su un orizzonte compreso tra tre e cinque anni e poggia su tre direttrici principali.

La prima è l’automazione della logistica. I magazzini saranno sempre più densi, alti e integrati con sistemi automatici di movimentazione. Per l’azienda significa rafforzare ulteriormente la capacità di progettare strutture precise e compatibili con tecnologie sviluppate da partner internazionali.

La seconda è l’edilizia industrializzata. Mechano, i sistemi costruttivi in acciaio e le architetture modulari rappresentano il campo nel quale Scaffsystem vede il maggiore spazio per la ricerca e per nuove applicazioni.

La terza è quella dell’impegno sociale con Sou, una scuola di architettura per bambini fondata sei anni fa in azienda per ispirare le nuove generazioni che hanno modo di confrontarsi con architetti, artisti, designer e imparare.

La strategia non viene però interpretata come un percorso rigido.

«Il futuro lo costruiamo ogni giorno. Abbiamo una visione, ma sono anche i progetti, le richieste dei clienti e i segnali del mercato a guidare alcune scelte», spiega Tamborrino.

La capacità di osservare resta così il filo che unisce le generazioni: leggere una tecnologia, una domanda o un cambiamento prima che diventino evidenti a tutti.

L’eredità di Vincenzo Tamborrino

Quando pensa a ciò che suo padre direbbe guardando Scaffsystem oggi, Licio Tamborrino non parla prima di tutto di fatturato, stabilimenti o mercati conquistati.

Parla di continuità.

«Credo che sarebbe molto fiero di noi, così come noi siamo fieri di lui e orgogliosi di aver raccolto la sua eredità. Sarebbe fiero soprattutto nel vedere che l’azienda continua».

Continuare, per la famiglia Tamborrino, non ha significato conservare immutata l’officina del 1957. Ha significato trasformarla più volte: dalla bottega alla produzione seriale, dallo scaffale al magazzino automatizzato, dalla logistica all’architettura e al design.

La fedeltà al fondatore non risiede nel ripetere ciò che produceva. Risiede nel conservarne il modo di guardare le cose.

Quello di un fabbro che, davanti a uno scaffale arrivato da Vicenza, non vide soltanto un oggetto già costruito. Vide il processo che poteva generarlo e l’impresa che, da quel processo, sarebbe potuta nascere.