Aero: la Sardegna può diventare un hub industriale dell’eolico offshore, creando centinaia di posti di lavoro qualificati
A proposito di eolico offshore in Sardegna, riceviamo e pubblichiamo l’intervento di Fulvio Mamone Capria, Presidente dell’Associazione delle Energie Rinnovabili Offshore (AERO).
Eolico offshore Sardegna: un’occasione unica per l’Europa
«La Sardegna ha davanti a sé un’occasione unica: diventare un modello nazionale ed europeo di indipendenza energetica grazie anche all’eolico offshore. Ma per coglierla è necessario un cambio di prospettiva da parte della Regione».
L’hub industriale e i posti di lavoro dell’eolico offshore
«Ci sono le condizioni per far nascere un hub infrastrutturale per la produzione di galleggianti in cemento armato, un esempio virtuoso di filiera industriale che favorirebbe l’inserimento di centinaia di figure professionali dedicate all’internazionalizzazione di questi manufatti, come sta accadendo nel porto di Marsiglia. È uno sbocco realistico per i giovani, troppo spesso costretti a lasciare l’isola dopo i loro studi».

Eolico offshore, FER2 e aste: il rischio per la Sardegna
«A fronte di un potenziale di circa 2,8 GW di progetti di eolico offshore che hanno superato la Valutazione d’Impatto Ambientale, non è stata ancora calendarizzata un’asta del FER2, nonostante il decreto del MASE sia stato emanato nell’agosto 2024 con uno scenario di disponibilità di 3,8 GW di aste incentivanti».
L’appello di AERO al Governo e al Mediterraneo
«L’appello che l’associazione sta lanciando al Governo è quello di fare presto per evitare che gli ingenti investimenti spesi dalle diverse società di sviluppo vengano dirottati verso altri Paesi del Mediterraneo, aprendo contenziosi milionari con lo Stato e lasciando l’Italia senza una vera prospettiva di indipendenza energetica».
Ambiente, biodiversità e dialogo sui progetti offshore in Sardegna
«Agli amici sardi che contestano i nostri progetti offshore posso solo dire che i migliori biologi marini e naturalisti italiani hanno affermato che non rappresentano una minaccia per il paesaggio, la biodiversità, la pesca e il turismo. È una tecnologia matura, sicura e compatibile con l’ambiente, come dimostrano esperienze virtuose in tutta Europa. Con una pianificazione attenta e un dialogo trasparente con i territori, è possibile valorizzare le potenzialità dell’isola senza compromettere le sue bellezze naturali. Chi dice il contrario forse vuole sostenere vecchi progetti legati a soluzioni con fonti fossili, anacronistiche e pericolose».




