Remuri Brindisi, l’ottava meraviglia è storia

Giovinazzo, I Vogatori Remuri durante la sfida vincente, foto Noemi Savina

I Vogatori Remuri Brindisi vincono a Giovinazzo per quattro secondi e conquistano l’ottavo Trofeo dell’Adriatico e del Mar Ionio

di Antonio Portolano

GIOVINAZZO (BARI)Vogatori Remuri Brindisi ASD hanno conquistato l’ottavo Trofeo dell’Adriatico e del Mar Ionio – Meeting CSI, vincendo l’ultima e decisiva tappa della ventesima edizione nel porticciolo di Giovinazzo. Quattro secondi. Tanto è bastato per separare la gloria dal rimpianto, il primo posto dalla resa, l’ottava coppa da una stagione destinata altrimenti a restare incompiuta. Quattro secondi sono quasi niente nella vita ordinaria. Nel mare, quando dieci uomini devono spingere la stessa barca come se avessero un solo respiro, possono contenere mesi di allenamento, mani indurite, schiene tese, errori corretti e fiducia reciproca.

Il team brindisino, guidato dallo storico timoniere Francesco Romanelli, ha preceduto di appena quattro secondi l’equipaggio di casa. È stato un finale al cardiopalma: ogni colpo di remo pesava, ogni esitazione poteva costare il titolo, ogni centimetro d’acqua sembrava diventare un giudice. I Remuri hanno resistito alla pressione e hanno trasformato la regolarità costruita durante la stagione in un successo che li porta ancora più dentro la storia della voga a sedile fisso.

Giovinazzo, I Vogatori Remuri sul palco durante la premiazione, foto Noemi Savina

Quattro secondi per l’ottavo Trofeo dell’Adriatico

La gara di Giovinazzo ha avuto la forma di una resa dei conti. I Vogatori Remuri Brindisi ASD e il team di casa si sono giocati il titolo sul filo di un equilibrio quasi assoluto. Non c’era più nulla da amministrare. Restavano la tecnica, la tenuta mentale e la capacità di non spezzare il ritmo quando la fatica comincia a suggerire a ciascun atleta una cadenza diversa.

La voga a sedile fisso è una disciplina severa proprio per questo. La potenza individuale conta, ma non basta. Il gesto deve essere collettivo. Dieci corpi devono entrare e uscire dall’acqua con la stessa misura; il timoniere deve leggere il campo di gara, correggere la rotta e mantenere l’equipaggio dentro un’unica idea di velocità. È uno sport nel quale il talento personale ha valore soltanto quando accetta di scomparire nel gruppo.

A Giovinazzo, i Remuri hanno rinunciato all’io per diventare equipaggio. Il risultato è stato un margine di quattro secondi e un titolo che vale molto più della distanza registrata dal cronometro.

Da Brindisi a Giovinazzo, una stagione circolare

Il trionfo finale ha chiuso un cerchio aperto il 14 giugno 2026 a Brindisi. La ventesima edizione del Trofeo dell’Adriatico e del Mar Ionio era cominciata sul Lungomare Regina Margherita, davanti al pubblico di casa, con la vittoria dei Vogatori Remuri. Non era stato soltanto un successo sportivo. La manifestazione tornava in città dopo tre anni di assenza, restituendo al porto interno una gara capace di unire agonismo, memoria marinara e partecipazione popolare.

Riportare il Meeting CSI a Brindisi aveva richiesto lavoro organizzativo, relazioni e una rete di collaborazioni. Vincere la prima tappa aveva dato alla squadra un segnale immediato: l’ottavo titolo era possibile. Ma nessuna affermazione inaugurale garantisce il finale. Un campionato si conquista nel tratto meno visibile, quando l’entusiasmo della partenza deve trasformarsi in continuità, allenamento e capacità di reggere gli imprevisti.

Dalla vittoria sul Lungomare Regina Margherita all’ultima prova nel porticciolo di Giovinazzo, i Remuri hanno mantenuto alto il livello competitivo. La stagione ha seguito la geografia del mare pugliese e, insieme, quella di ogni impresa sportiva: partenza, prova, dubbio, resistenza, approdo.

Giovinazzo, I Vogatori Remuri durante una fase di gara, foto Noemi Savina

L’equipaggio dei Vogatori Remuri Brindisi

Dietro l’ottavo titolo non c’è un solo volto. Ci sono uomini differenti per età, esperienza, caratteristiche fisiche e storia personale, chiamati a trovare la stessa cadenza. L’equipaggio vincitore della stagione 2026 è composto da Fabio Albanese, Fabrizio Barbieri, Filiberto Cantoro, Marco Ciaccia, Mauro De Bellis, Francesco Diana, Luca Lapomarda, Michel Lepainteur, Alessandro Longo, Vincenzo Maggiore, Antonio Montinaro, Antonio Notarangelo, Massimiliano Romano, Ettore Scivales, Ivano Semeraro e Gabriele Zammillo, con Francesco Romanelli al timone.

Un elenco di nomi, nello sport, può apparire una formalità. Qui è la sostanza della vittoria. Ogni atleta ha portato una parte di forza, tempo e disciplina. In una squadra di voga non esistono presenze ornamentali: anche chi non occupa il centro della fotografia contribuisce a costruire la velocità che quella fotografia rende possibile.

La barca non distingue tra protagonisti e comprimari. Registra soltanto l’armonia o la sua assenza. Quando l’armonia c’è, il legno avanza. Quando manca, il mare la smaschera.

Francesco Romanelli, l’uomo che legge il mare

Al timone c’era ancora Francesco Romanelli, fondatore e figura storica dei Remuri, punto di riferimento della tradizione remiera brindisina. Il timoniere non produce la stessa forza dei vogatori, ma deve trasformare quella forza in direzione. Guarda ciò che gli altri non possono vedere nello stesso modo: la linea, il movimento degli avversari, la risposta della barca, l’istante in cui chiedere un’accelerazione e quello in cui impedire alla tensione di disordinare il gesto.

Romanelli rappresenta la continuità tra il passato e il presente dei Vogatori Remuri Brindisi ASD. La sua è una leadership costruita non sull’esibizione, ma sulla durata. Dal timone non si governa soltanto un’imbarcazione: si protegge una cultura sportiva, si tramandano tecniche e rituali, si riconosce il porto come parte dell’identità cittadina.

A Giovinazzo, nei quattro secondi che hanno deciso la ventesima edizione, c’era anche questa esperienza. Non una formula magica, ma la capacità di restare lucidi quando il rumore della gara rischia di coprire tutto il resto.

Giovinazzo, Francesco Romanelli detta il ritmo ai Vogatori Remuri durante un momento difficile della sfida, foto Noemi Savina

Le origini, prima delle coppe c’era il porto

La storia dei Vogatori Remuri Brindisi ASD non comincia con un trofeo. Comincia dal rapporto tra Brindisi e il suo mare, da una città cresciuta dentro un porto naturale che non è soltanto infrastruttura, paesaggio o confine geografico. È una forma mentale. A Brindisi il mare divide e unisce, offre lavoro e chiede rispetto, custodisce partenze e ritorni. La voga nasce dentro questo alfabeto antico.

Prima dell’ottava coppa ci sono state le imbarcazioni da curare, la fatica di mantenere viva una disciplina lontana dai grandi circuiti mediatici, il reclutamento di nuovi vogatori, l’insegnamento del gesto e la necessità di spiegare che una tradizione sopravvive soltanto quando qualcuno decide di praticarla nel presente.

Il contrasto è potente: da un’esperienza profondamente locale, legata al porto di Brindisi e alle sue consuetudini marinare, nasce una squadra capace di conquistare otto volte una competizione tra le principali realtà della voga dell’Adriatico e dello Ionio. L’origine non viene superata dal successo. Diventa la sua forza.

Il lavoro invisibile dietro la vittoria

Ogni trofeo mostra il momento luminoso e nasconde quasi tutto ciò che lo ha prodotto. La coppa è visibile. Non lo sono le ore dedicate alla preparazione, la ripetizione del gesto, la ricerca dell’intesa, la manutenzione delle imbarcazioni, l’organizzazione delle trasferte, il tempo sottratto ad altro. Non lo sono i giorni nei quali il mare non restituisce sensazioni buone e l’equipaggio deve continuare comunque.

La voga a sedile fisso richiede forza, resistenza, tecnica e coordinazione, ma soprattutto impone una forma radicale di fiducia. Ogni atleta deve sapere che gli altri rispetteranno il ritmo comune anche quando i muscoli bruciano. È la stessa regola che vale fuori dallo sport: una comunità avanza quando ciascuno fa la propria parte senza spezzare il movimento degli altri.

L’ottavo Trofeo dell’Adriatico e del Mar Ionio premia quindi la prestazione di Giovinazzo, ma anche tutto ciò che il cronometro non misura. Premia la costanza. E la costanza, nello sport come nella vita, è il talento che continua a presentarsi quando l’entusiasmo ha già lasciato il campo.

Giovinazzo, I Vogatori Remuri nel fine gara, foto Noemi Savina

Il valore umano, una squadra che custodisce il mare

La vittoria dei Vogatori Remuri Brindisi ASD supera la classifica. L’associazione promuove la voga a sedile fisso e la cultura del mare, rafforzando il legame tra Brindisi e la sua tradizione remiera. L’attività agonistica è la parte più evidente, ma attorno alla squadra vive un patrimonio di memoria, partecipazione e identità.

Il trofeo appartiene anche a chi sostiene l’associazione, collabora agli eventi, segue le gare e riconosce nelle imbarcazioni dei Remuri qualcosa che riguarda l’intera città. Lo sport diventa un ponte tra generazioni: chi ha imparato trasmette, chi arriva raccoglie, chi osserva comprende che la tradizione non è nostalgia, ma un gesto antico capace di produrre futuro.

È questa la dimensione universale dell’impresa. Nessuno attraversa davvero il mare da solo. Anche quando una vittoria sembra appartenere a pochi, dietro c’è quasi sempre una comunità che ha tenuto la barca in acqua.

La rete che ha sostenuto l’ottava meraviglia

La società brindisina ha rivolto un ringraziamento particolare a Brindeasy, partner e sponsor, alla fotografa Noemi Savina, che ha costruito il racconto per immagini della stagione, e a tutti gli amici e sostenitori che hanno accompagnato la squadra durante il campionato.

I Remuri hanno voluto riconoscere pubblicamente anche il contributo di enti, imprese e realtà del territorio: «Nulla sarebbe stato possibile senza il contributo e la collaborazione di Cantiere Danese, Comune di Brindisi, Marina di Brindisi, Marina di Brindisi Club, Lega Navale Italiana – Sezione di Brindisi, Capitaneria di Porto di Brindisi, Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Meridionale, Recurrent Energy e Ristorante Il Porticciolo – fa sapere la squadra -. Fondamentale anche il supporto degli sponsor che ci affiancano durante tutto l’anno: Cattolica Assicurazioni – Agenzia di Brindisi Centro di Alessandra Bove, Marea Seaside Experience, Brunda Pizzeria, Schiuma – Birreria di Mare, Edil Rollo, Studio Quarta, Typico, La Concordia, Lido Santa Lucia, Pellegrino Edilizia, Alimentari Luciano, Azienda Agricola Iaia Cosimo e Sapido – Ad un morso dal mare».

Non è un dettaglio marginale. Le discipline radicate nei territori crescono quando attorno agli atleti si forma un ecosistema capace di condividere il valore del progetto. La vittoria diventa così la dimostrazione di ciò che una città può ottenere quando istituzioni, associazioni, imprese e cittadini remano nella stessa direzione.

L’ottava coppa entra nella storia di Brindisi

Nei prossimi giorni i Vogatori Remuri Brindisi ASD pubblicheranno il reportage completo e la fotogallery dedicata all’impresa. Saranno immagini di volti stanchi, braccia tese, acqua spezzata e sorrisi liberati dopo l’arrivo. Ma nessuna fotografia potrà contenere interamente ciò che è accaduto tra Brindisi e Giovinazzo.

L’ottavo titolo rafforza il posto dei Remuri nella storia del Trofeo dell’Adriatico e del Mar Ionio e consegna alla città un’altra pagina della propria identità marinara. La prima vittoria stagionale era arrivata davanti al Lungomare Regina Margherita. L’ultima, decisiva, nel porticciolo di Giovinazzo. In mezzo c’è stato il viaggio di una squadra che ha saputo tenere insieme forza e misura, esperienza e sacrificio, memoria e ambizione.

Otto trofei non sono soltanto una somma. Sono la prova che certe storie resistono perché qualcuno continua a rimetterle in acqua. E finché a Brindisi ci saranno uomini disposti a cercare lo stesso ritmo, il mare non sarà mai soltanto uno sfondo: sarà la strada su cui una comunità riconosce se stessa.