Archeodisability e Museo Diffuso di Cavallino lanciano un premio annuale che unisce Università, ricerca, territorio e inclusione
di Antonio Portolano
CAVALLINO (LECCE) – Il merito accademico non si misura soltanto attraverso titoli, pubblicazioni e risultati scientifici. Si riconosce anche nella capacità di trasformare la conoscenza in uno strumento accessibile, condiviso e utile alla comunità. È questa la prospettiva introdotta dalla prima edizione del Premio Eccellenze Accademiche, iniziativa promossa da Archeodisability e dal Museo Diffuso di Cavallino per valorizzare docenti, ricercatori e giovani talenti dell’Università del Salento impegnati nella formazione, nella ricerca e nell’inclusione.
La manifestazione, ospitata nella sede del Museo Didattico Archeologico di Cavallino, non ha rappresentato soltanto una cerimonia di premiazione. Ha inaugurato un percorso destinato a diventare annuale, nel quale il riconoscimento del merito viene collegato ogni volta a un tema di rilevanza culturale e sociale. Per l’edizione inaugurale la scelta è caduta sull’accessibilità, intesa come diritto alla partecipazione e alla piena fruizione della cultura e del patrimonio.

Un premio che amplia il significato di eccellenza
La vera notizia non riguarda soltanto l’assegnazione di alcuni riconoscimenti. È la nascita, nel Salento, di una piattaforma stabile di collaborazione tra mondo universitario, istituzioni, luoghi della cultura e realtà impegnate nell’innovazione sociale.
Il Premio Eccellenze Accademiche parte da una definizione ampia di merito: non soltanto il raggiungimento di risultati individuali, ma la capacità di produrre effetti positivi sulle persone, sui percorsi formativi e sul territorio. In questa prospettiva, l’eccellenza accademica coincide anche con l’impegno nel rimuovere gli ostacoli che possono limitare l’accesso allo studio, alla conoscenza e al patrimonio culturale.
L’obiettivo dichiarato dagli organizzatori è consolidare l’iniziativa attraverso edizioni annuali unite da un filo conduttore tematico. Il premio può così diventare uno spazio continuativo di confronto, nel quale valorizzare esperienze replicabili, costruire nuove relazioni e avvicinare l’Università alle comunità che operano quotidianamente sul territorio.
Celebrare le eccellenze significa, in questo quadro, riconoscere chi ha investito nella propria formazione e ha trasformato competenze, ricerca e responsabilità professionale in strumenti di crescita collettiva.
L’accessibilità come diritto culturale e civile
La scelta dell’accessibilità per la prima edizione definisce con precisione l’identità del premio. Non un tema aggiunto a margine del dibattito accademico, ma un principio che riguarda il modo in cui vengono progettati l’Università, i musei, i servizi, le attività educative e gli spazi culturali.
Essere accessibili significa intervenire sulle barriere architettoniche, ma anche su quelle sensoriali, cognitive, linguistiche, tecnologiche e sociali. Significa costruire ambienti nei quali ogni persona possa partecipare senza essere costretta ad adattarsi a percorsi pensati per un unico modello di visitatore o di studente.
È una trasformazione che coinvolge direttamente chi produce e trasmette conoscenza. Per questo il premio ha riunito figure provenienti dalla ricerca, dalla didattica, dalla gestione del patrimonio e dai servizi di inclusione universitaria, mettendo in relazione competenze diverse attorno a una responsabilità comune.
«La prima edizione del Premio Eccellenze Accademiche ha registrato una partecipazione straordinaria, confermando il valore di un’iniziativa dedicata al merito e alla valorizzazione dei talenti. Il nostro obiettivo è continuare a promuovere una cultura sempre più accessibile a tutte e a tutti, creando occasioni di crescita, confronto e condivisione», ha dichiarato Nazarena Savino.

I riconoscimenti all’Università del Salento
La cerimonia ha coinvolto la Magnifica Rettrice dell’Università del Salento, Maria Antonietta Aiello, e Paola Martino, coordinatrice dell’Ufficio Inclusione dell’Ateneo.
Il Premio Eccellenze Accademiche ha valorizzato il contributo di Fabio Pollice, Rita Auriemma, Irene Petrosillo e Flavia Lecciso nei campi della formazione, della ricerca e della promozione di una cultura maggiormente attenta all’inclusione.
La presenza dei rappresentanti dell’Ateneo ha dato alla manifestazione una dimensione che supera il riconoscimento personale. Premiare chi opera nell’Università significa infatti evidenziare il ruolo che la ricerca e la didattica possono svolgere nella costruzione di servizi più equi, istituzioni più aperte e modelli culturali capaci di accogliere pubblici differenti.
Cinque menzioni per chi sostiene gli studenti
Uno dei passaggi più significativi della prima edizione è stato dedicato alle persone che affiancano concretamente gli studenti con disabilità durante il loro percorso universitario.
Le cinque menzioni di merito sono state assegnate a Elisabetta Indino, Alessandra Maggio, Elisa Francica, Sara Chiffi e Giuseppe Antonioli.
Il loro lavoro racconta una dimensione dell’accessibilità che non sempre riceve visibilità: quella quotidiana, costruita attraverso l’ascolto, l’accompagnamento, l’organizzazione dei servizi e la ricerca di soluzioni capaci di permettere a ogni studente di partecipare pienamente alla vita accademica.
Riconoscere queste professionalità significa affermare che l’inclusione non dipende soltanto da norme o infrastrutture. Richiede persone preparate, continuità, capacità di interpretare bisogni differenti e collaborazione tra uffici, docenti, studenti e famiglie.

La rete tra Università, istituzioni e territorio
Il premio è stato organizzato da Archeodisability in collaborazione con il Museo Diffuso di Cavallino, diretto da Corrado Notario, con il patrocinio del Dipartimento di Beni Culturali dell’Università del Salento e del Comune di Cavallino.
La rete istituzionale è emersa anche attraverso gli interventi di Bruno Ciccarese Gorgoni, sindaco di Cavallino; Genuario Belmonte, presidente del Sistema Museale di Ateneo; Paola Davoli, delegata della Rettrice al Patrimonio bibliotecario e museale; Stefania Pinnelli, delegata della Rettrice per le Politiche di inclusione; e Girolamo Fiorentino, direttore del Dipartimento di Beni Culturali.
La partecipazione congiunta di Università, amministrazione comunale, sistema museale e associazioni è uno degli elementi strategici dell’iniziativa. L’accessibilità culturale richiede infatti interventi coordinati: progettazione degli spazi, formazione degli operatori, tecnologie adeguate, ascolto delle persone con disabilità e continuità amministrativa.
Il valore territoriale del premio risiede proprio nella possibilità di avvicinare questi livelli, trasformando una cerimonia pubblica in un’occasione per costruire collaborazioni future.
Il Museo Diffuso e il progetto MIC Piccoli Musei
Nel corso della manifestazione, Corrado Notario ha illustrato le attività del Museo Diffuso di Cavallino dell’Università del Salento e il progetto ministeriale MIC – Piccoli Musei.
L’intervento ha evidenziato un punto centrale per il futuro del patrimonio culturale italiano: valorizzare un museo non significa soltanto conservarne le collezioni o aumentarne la visibilità. Significa renderlo comprensibile, attraversabile e fruibile da persone con capacità, esigenze ed esperienze differenti.
La questione è particolarmente rilevante per i piccoli musei e per i luoghi culturali diffusi, che possono rappresentare presìdi essenziali per le comunità locali. L’accessibilità, in questo contesto, non costituisce un costo aggiuntivo o un adeguamento successivo, ma una componente della qualità museale e della capacità di generare partecipazione.
Il collegamento tra il premio e il Museo Diffuso rafforza così una visione nella quale ricerca universitaria, tutela del patrimonio e inclusione procedono nella stessa direzione.

Archeodisability, dalla storia personale al progetto culturale
La nascita del premio si inserisce nel percorso sviluppato da Archeodisability, progetto fondato da Nazarena Savino e Swami Savino per rendere arte, archeologia e patrimonio culturale accessibili anche alle persone con disabilità.
Come raccontato nei precedenti approfondimenti pubblicati da UnoGenio, l’iniziativa nasce da una vicenda personale vissuta accanto a uno zio non vedente. Da quell’esperienza le due fondatrici hanno maturato una consapevolezza: la cultura può diventare relazione e partecipazione soltanto quando i luoghi e i contenuti vengono progettati tenendo conto delle persone che devono viverli.
La loro formazione in archeologia, storia dell’arte e storia dell’architettura presso l’Università del Salento è stata trasformata in un modello operativo che unisce divulgazione, attività nelle scuole, sperimentazione tecnologica e valorizzazione territoriale.
Tra le attività realizzate figurano percorsi sensoriali, esperienze immersive, ologrammi, droni indoor e strumenti digitali utilizzati non come semplici attrazioni, ma come mezzi per facilitare l’apprendimento e la partecipazione.
Uno dei progetti più rappresentativi è la Sensory Exhibition, mostra itinerante ideata da Swami Savino che porta esperienze tattili e digitali direttamente nelle scuole e nei territori. A questa si affiancano iniziative come il percorso sviluppato con l’Istituto Enrico Fermi di Francavilla Fontana per la creazione di un ologramma di Persefone, collegando formazione, archeologia e innovazione tecnologica. (UnoGenio)
Il progetto ha ottenuto nel 2026 anche l’inserimento nella Forbes Under 30 Italia per la categoria Social Impact, consolidando il ruolo delle fondatrici nel panorama dell’innovazione culturale e sociale.
Le parole, il monologo e il diritto di partecipare
La cerimonia è stata condotta da Swami Savino, che ha accompagnato il pubblico tra gli interventi istituzionali, la presentazione dei riconoscimenti e i momenti dedicati all’accessibilità.
Nazarena Savino ha invece affidato a un monologo la riflessione artistica della serata. Al centro, l’idea che l’accessibilità non possa essere considerata una concessione o un’attenzione riservata a una minoranza, ma debba essere riconosciuta come diritto universale e responsabilità condivisa.
Il linguaggio artistico ha permesso di portare la discussione oltre la dimensione tecnica. Le barriere, infatti, non vengono prodotte soltanto dall’assenza di rampe, strumenti o servizi. Possono nascere da abitudini, rappresentazioni culturali, modalità di comunicazione e processi decisionali nei quali le persone con disabilità non vengono coinvolte.
Rendere accessibile la cultura significa quindi modificare non soltanto gli spazi, ma anche lo sguardo con cui vengono progettati.

Le luci verso il cielo e la sfida delle prossime edizioni
La prima edizione si è conclusa con un gesto collettivo. I partecipanti hanno acceso le luci distribuite da Archeodisability e le hanno sollevate verso il cielo, costruendo un’immagine simbolica dell’impegno a non lasciare indietro nessuno.
Una conclusione emotiva, ma coerente con la prospettiva dell’iniziativa: collegare il riconoscimento del talento a una responsabilità pubblica. Il merito acquista infatti un significato più ampio quando la conoscenza prodotta riesce a raggiungere le persone, migliorare i servizi e aprire nuovi spazi di partecipazione.
La sfida comincia ora. Trasformare il Premio Eccellenze Accademiche in un appuntamento annuale significa mantenere nel tempo il dialogo tra Università, musei, istituzioni e comunità, scegliendo temi capaci di intercettare i cambiamenti della società.
La prima edizione ha indicato una direzione precisa: non può esistere vera eccellenza quando il sapere resta inaccessibile. Investire nella ricerca, nella formazione e nell’accessibilità significa costruire una comunità nella quale il patrimonio culturale e la conoscenza possano appartenere realmente a tutte e a tutti.





