Il progetto culturale fondato da Nazarena Savino e Swami Savino entra nella Forbes Under 30 Italia 2026 per il suo impatto sociale
di Antonio Portolano
Quando l’accessibilità diventa cambiamento
Esistono riconoscimenti che celebrano il successo. E poi ce ne sono altri che certificano una direzione. L’ingresso di ARCHEODISABILITY nella prestigiosa lista Forbes Under 30 Italia 2026 appartiene a questa seconda categoria.
La selezione annuale della rivista internazionale Forbes, dedicata ai giovani italiani che si distinguono per talento, leadership e capacità di innovazione, rappresenta oggi uno dei riferimenti più autorevoli nel panorama internazionale dell’imprenditoria e del social impact. Entrare nella categoria “Social Impact” significa essere riconosciuti non soltanto per ciò che si è costruito, ma soprattutto per la trasformazione che si sta generando nella società contemporanea.
Per questo motivo il traguardo raggiunto da Nazarena Savino e Swami Savino assume un valore che supera il riconoscimento individuale: racconta l’emersione di un nuovo modello culturale, in cui accessibilità, innovazione e patrimonio diventano parte dello stesso linguaggio.
Forbes Under 30 e il valore del riconoscimento
La Forbes Under 30 Italia è considerata una delle classifiche più influenti dedicate alle nuove generazioni di leader, imprenditori, creativi e innovatori. Ogni anno individua figure capaci di incidere concretamente nel proprio settore attraverso idee, progetti e visioni considerate strategiche per il futuro.
L’inserimento di ARCHEODISABILITY nella categoria Social Impact colloca il progetto all’interno di una nuova geografia dell’innovazione italiana: quella che non misura il valore soltanto attraverso parametri economici, ma attraverso l’impatto prodotto sulle persone e sulle comunità.
In questo contesto, il lavoro portato avanti da Nazarena Savino e Swami Savino viene riconosciuto come esempio di imprenditorialità culturale contemporanea, capace di affrontare un tema ancora centrale nel dibattito europeo: l’accessibilità al patrimonio culturale.

Un progetto nato da una necessità reale
Dietro ARCHEODISABILITY non esiste una costruzione teorica o una strategia elaborata a tavolino. Esiste un’origine profondamente umana.
Il progetto nasce infatti dall’esperienza personale vissuta accanto a uno zio non vedente, trasformando un bisogno quotidiano in una visione concreta. Conversazioni, racconti, poesie e momenti di condivisione hanno portato le fondatrici a comprendere quanto la cultura potesse diventare relazione, inclusione e presenza.
Da quella consapevolezza, maturata nella dimensione privata e successivamente rafforzata dagli studi in Archeologia e Storia dell’Architettura presso l’Università del Salento, prende forma una direzione imprenditoriale precisa: rendere il patrimonio culturale realmente accessibile a tutte le persone, comprese quelle con disabilità.
Ed è probabilmente questa autenticità uno degli elementi che oggi rende il progetto così riconoscibile.
Cultura, tecnologia e accessibilità
Il modello sviluppato da ARCHEODISABILITY si fonda su un principio semplice ma ancora rivoluzionario nel panorama culturale italiano: la cultura deve poter essere vissuta da tutti.
Per raggiungere questo obiettivo, il progetto opera attraverso attività educative, percorsi sensoriali, divulgazione e strumenti tecnologici capaci di abbattere barriere fisiche, cognitive e relazionali.
Nelle scuole e nei luoghi della cultura, droni indoor, ologrammi e percorsi immersivi diventano strumenti di partecipazione. L’innovazione non viene utilizzata come elemento spettacolare, ma come mezzo per costruire accesso.
Tra le iniziative più significative emerge la “Sensory Exhibition”, mostra itinerante curata da Swami Savino, pensata per unire esperienza tattile e nuove tecnologie in un formato capace di raggiungere territori differenti senza una sede fissa.
Allo stesso modo, il progetto sviluppato con l’Istituto “E. Fermi” di Francavilla Fontana per la realizzazione dell’ologramma di Persefone rappresenta un esempio concreto di collaborazione tra scuola, patrimonio e innovazione digitale.
La forza di un modello costruito nel territorio
Uno degli aspetti più interessanti della crescita di ARCHEODISABILITY riguarda il rapporto con il territorio.
La Puglia non è soltanto il luogo in cui il progetto è nato, ma il contesto dentro cui ha costruito la propria identità. Operando tra Francavilla Fontana, Oria e altri centri del Sud Italia, Nazarena Savino e Swami Savino hanno scelto di investire nel patrimonio locale come leva di trasformazione sociale.
In una fase storica in cui il turismo culturale rappresenta uno dei principali asset economici italiani, il tema dell’accessibilità assume un valore strategico sempre più evidente. Rendere musei, percorsi e contenuti realmente fruibili significa ampliare il pubblico, generare partecipazione e costruire un modello culturale più sostenibile.
È qui che ARCHEODISABILITY trova il proprio posizionamento distintivo: non come semplice progetto sociale, ma come piattaforma culturale capace di coniugare impatto, innovazione e valorizzazione territoriale.

Un riconoscimento dedicato a chi vive le barriere ogni giorno
«Questo importante traguardo desideriamo dedicarlo a tutte quelle persone che ogni giorno si confrontano non soltanto con le barriere architettoniche fisiche, ma anche con quelle culturali e sociali. Perché la cultura deve appartenere a tutti: ogni persona ha il diritto di viverla, conoscerla e fruirne pienamente, senza esclusioni, valorizzando l’immenso patrimonio culturale che ci appartiene».
Nelle parole di Nazarena Savino e Swami Savino emerge chiaramente il significato più profondo del riconoscimento Forbes: non un punto di arrivo, ma una responsabilità ulteriore.
Il progetto continua infatti a svilupparsi attraverso attività di sensibilizzazione, formazione e divulgazione orientate al superamento delle disuguaglianze culturali e sociali.
Oltre Forbes, la costruzione di un nuovo paradigma
L’ingresso nella Forbes Under 30 Italia 2026 consolida il percorso di crescita di ARCHEODISABILITY e rafforza il ruolo delle sue fondatrici come figure emergenti dell’innovazione culturale italiana.
Ma il dato più interessante non riguarda soltanto il premio. Riguarda ciò che questo riconoscimento racconta del presente.
In un contesto globale in cui accessibilità, inclusione e innovazione sociale stanno ridefinendo il concetto stesso di cultura, il progetto guidato da Nazarena Savino e Swami Savino dimostra che il patrimonio culturale può diventare uno spazio realmente condiviso.
E forse è proprio questa la forza più significativa della loro storia: aver trasformato una fragilità vissuta nel privato in un modello capace di generare possibilità collettive.
Perché quando la cultura smette di escludere, inizia davvero a appartenere a tutti.




