Porti Adriatico, piano da 728 milioni per la crescita

Porto di Bari, rendering Molo San Cataldo, un'altra veduta

Sistema portuale del Mezzogiorno accelera su infrastrutture e sostenibilità. Coinvolti AdSPMAM, Assoporti e sei scali strategici

di Antonio Portolano

Il piano infrastrutturale da oltre 728 milioni di euro dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Meridionale rappresenta il perno della strategia di sviluppo dei porti pugliesi, delineando una traiettoria di rafforzamento competitivo e transizione energetica nel Mediterraneo. Il programma è stato illustrato dal presidente dell’AdSPMAM, Francesco Mastro, nel corso del confronto con il presidente di Assoporti, Roberto Petri. Il piano riguarda i sei scali di Bari, Brindisi, Manfredonia, Barletta, Monopoli e Termoli e punta a consolidare il ruolo del sistema logistico nel Mezzogiorno.

Da sinistra verso destra il presidente AdSPMAM, Francesco Mastro
e il presidente di Assoporti, Roberto Petri

Logistica mediterranea e nuove dinamiche di mercato

Il piano si inserisce in un contesto di trasformazione della portualità italiana ed europea, caratterizzato da crescente competizione tra hub logistici, pressioni sulla sostenibilità ambientale e ridefinizione delle rotte commerciali anche alla luce delle tensioni geopolitiche.

Nel Mezzogiorno, il sistema portuale dell’Adriatico meridionale rappresenta una delle principali infrastrutture di connessione tra Italia, Balcani e Mediterraneo orientale. Tuttavia, la competizione con i grandi porti del Nord Europa e con altri scali mediterranei impone un’accelerazione degli investimenti e una maggiore integrazione logistica.

Progetto cold ironing per il porto di Brindisi

Investimenti infrastrutturali e sostenibilità energetica

Il programma supera i 728 milioni di euro e comprende interventi in fase di programmazione, opere in corso e progetti già completati.

Tra i principali investimenti:

  • 34 milioni di euro per il cold ironing nei porti di Bari e Brindisi, con l’obiettivo di ridurre le emissioni attraverso l’elettrificazione delle banchine;
  • a Bari, il completamento della colmata di Marisabella, interventi nell’area Pizzoli-Marisabella, la riqualificazione del Molo San Cataldo e il nuovo terminal passeggeri sulla banchina 10;
  • a Brindisi, il completamento degli accosti di Sant’Apollinare, dragaggi dei fondali, infrastrutturazione logistica e installazione di un impianto fotovoltaico presso la diga di Punta Riso;
  • a Manfredonia, il consolidamento e risanamento del Bacino Alti Fondali;
  • interventi di sicurezza e manutenzione a Barletta e Monopoli;
  • definizione della programmazione strategica per il porto di Termoli.

L’ampiezza del piano evidenzia una strategia orientata sia all’aumento della capacità operativa sia alla transizione energetica.

Progetto cold ironing per il porto di Bari

Sei porti, un unico sistema: opportunità e limiti

Il modello adottato dall’Autorità punta a integrare sei scali con vocazioni differenti in un’unica piattaforma logistica.

Bari si conferma hub passeggeri e commerciale, Brindisi è al centro di una riconversione industriale ed energetica, mentre Manfredonia richiede interventi di recupero infrastrutturale. Gli altri scali svolgono funzioni complementari di supporto territoriale.

Questa configurazione consente una diversificazione dell’offerta portuale, ma solleva interrogativi sull’effettiva capacità di coordinamento e specializzazione, elementi essenziali per competere a livello internazionale.

Barletta, rendering del porto

Governance portuale e coordinamento nazionale

Il confronto con Assoporti evidenzia la necessità di un rafforzamento della governance del sistema portuale italiano.

«La mia visita al Sistema portuale dell’Adriatico meridionale è stata molto importante sia per affrontare i principali temi che riguardano le realtà territoriali parte della circoscrizione dell’AdSP, che per parlare con il presidente Mastro delle prossime sfide per la portualità, anche in considerazione dell’attuale situazione geopolitica – ha sottolineato il presidente Petri -. Come ho avuto modo di dire in altre occasioni, mi farò portavoce presso le istituzioni centrali di tutte le necessità delle varie AdSP».

Il richiamo al ruolo delle istituzioni centrali riflette una criticità strutturale: la necessità di coordinare strategie locali con politiche nazionali, riducendo i tempi autorizzativi e migliorando l’efficienza degli investimenti.

Porto di Brindisi, il cantiere dei lavori per la cassa di colmata

Ricadute economiche e competitività territoriale

Il piano infrastrutturale ha un potenziale impatto significativo sull’economia della Puglia e dell’intero Mezzogiorno.

Tra gli effetti attesi:

  • incremento dei traffici marittimi e della capacità logistica;
  • attrazione di investimenti industriali e sviluppo delle aree retroportuali;
  • crescita dell’occupazione diretta e dell’indotto;
  • miglioramento delle performance ambientali.

Tuttavia, l’impatto reale dipenderà dalla capacità di integrare i porti con le infrastrutture ferroviarie e stradali, ancora insufficienti in alcune aree del Sud Italia.

Strategie industriali e posizionamento competitivo

Dal punto di vista strategico, il piano si articola su tre direttrici: sviluppo infrastrutturale, sostenibilità energetica e integrazione di sistema.

Resta però una criticità di fondo: la dispersione degli investimenti su più scali rischia di ridurre l’efficacia complessiva se non accompagnata da una chiara specializzazione funzionale e da una forte digitalizzazione dei processi logistici.

In un mercato portuale sempre più competitivo, la capacità di attrarre traffici internazionali dipende non solo dalle infrastrutture, ma anche dall’efficienza operativa e dalla qualità dei servizi.

Prospettive di sviluppo nel medio periodo

Le prospettive del sistema portuale dell’Adriatico meridionale saranno determinate da alcuni fattori chiave:

  • completamento delle opere nei tempi previsti;
  • integrazione con i corridoi europei TEN-T;
  • capacità di attrarre operatori logistici globali;
  • evoluzione del contesto geopolitico nel Mediterraneo.

«La visita del presidente Petri ha rappresentato per noi un’occasione preziosa di confronto e di condivisione sulle grandi sfide che attendono la portualità italiana – ha detto Mastro -. Oggi più che mai è necessario muoversi con una visione comune, capace di rafforzare il Sistema portuale nazionale nel suo insieme per affrontare in maniera coesa le sfide globali. Il Sistema dell’Adriatico meridionale è pienamente parte del Sistema Italia e intende contribuire, con i propri investimenti e i propri progetti di sviluppo, ad affrontare con unità e visione le nuove sfide globali della logistica e della competitività».

Se accompagnato da una governance efficace e da una reale integrazione logistica, il piano da 728 milioni potrebbe rappresentare un passaggio decisivo per il rafforzamento del ruolo del Mezzogiorno nelle reti commerciali internazionali. In caso contrario, il rischio è che l’entità degli investimenti non si traduca in un effettivo salto di competitività.