Petrolchimico Brindisi, FILCTEM CGIL chiede tavolo urgente

Un presidio davanti al Petrolchimico di Brindisi della Filctem Cgil

Filctem Cgil sollecita Prefetto, Regione, enti e aziende: Frattini chiede la riconvocazione del monitoraggio sul petrolchimico

di Antonio Portolano

BRINDISI – Il futuro del petrolchimico di Brindisi torna al centro del confronto istituzionale. La FILCTEM CGIL territoriale, guidata dal segretario generale Antonio Frattini, ha formalmente richiesto la riconvocazione del tavolo di monitoraggio sul polo chimico, denunciando una fase di forte criticità industriale determinata dalla fermata dell’impianto di cracking e dalla conseguente perdita di integrazione produttiva tra le aziende del sito. La richiesta è indirizzata a un ampio perimetro istituzionale e industriale: dal Prefetto Guido Aprea al sindaco Giuseppe Marchionna, dal presidente della Provincia Angelo Pomes al presidente della Regione Puglia Antonio Decaro, fino all’assessore allo Sviluppo economico Eugenio Di Sciascio, al presidente del comitato SEPAC Leo Caroli, oltre alle direzioni aziendali di Versalis e Basell Brindisi e a Confindustria Brindisi.

Antonio Frattini segretario generale Filctem Cgil Brindisi

Un polo industriale senza integrazione

Il nodo centrale riguarda la perdita della configurazione di sito integrato, storicamente elemento di competitività per il petrolchimico brindisino. La fermata e messa in conservazione del cracking ha infatti interrotto il flusso di materie prime fondamentali come etilene, butadiene e polietilene, compromettendo l’equilibrio produttivo delle aziende coinsediate.

In un settore ad alta intensità energetica e con margini sempre più compressi, l’assenza di integrazione si traduce in un aumento strutturale dei costi e in una riduzione dell’efficienza industriale complessiva.

Utilities e forniture, il punto di rottura

Tra le criticità più rilevanti segnalate dalla FILCTEM CGIL vi è l’indisponibilità di Eni a confermare la fornitura di vapore, servizio essenziale per il funzionamento degli impianti di aziende come Enipower, Chemgas e Basell.

Il tema delle utilities rappresenta un punto di rottura: senza garanzie sulla continuità e sui costi delle forniture energetiche, la sostenibilità operativa degli impianti risulta fortemente compromessa. Si tratta di un elemento che va oltre la singola vertenza aziendale e investe l’intero assetto industriale del sito.

Accordi industriali scaduti e incertezza operativa

Ulteriore elemento di criticità è rappresentato dal mancato rinnovo dell’accordo tra Eni e LyondellBasell per la gestione della logistica e delle utilities, scaduto nel dicembre scorso.

L’assenza di un nuovo accordo genera un vuoto contrattuale che impedisce alle aziende di pianificare investimenti e attività produttive. In particolare, per Basell diventa strategico comprendere condizioni economiche e disponibilità dei servizi, inclusa la possibilità di utilizzo del molo Versalis, infrastruttura chiave per le operazioni industriali.

Il cracking del petrolchimico di Brindisi

Investimenti obbligati per la sopravvivenza industriale

Nel nuovo scenario, le aziende coinsediate sono chiamate a ripensare il proprio assetto produttivo. Basell, in particolare, dovrà valutare investimenti per rendersi autonoma nella produzione di vapore, attraverso modifiche impiantistiche e integrazione di caldaie.

Si tratta di investimenti non programmati, dettati da una condizione emergenziale più che da una strategia industriale, che rischiano di incidere pesantemente sulla redditività e sulla permanenza nel sito.

Hub logistico, interrogativi su lavoro e gestione

La FILCTEM CGIL solleva inoltre interrogativi sul progetto di hub logistico annunciato da Basell. In assenza di informazioni dettagliate, il sindacato chiede chiarimenti su attività previste, organizzazione del lavoro e utilizzo di personale diretto e in appalto.

Il timore esplicitato è che il progetto possa essere avviato con assetti già definiti, senza un reale confronto con le rappresentanze dei lavoratori, con possibili ricadute occupazionali e contrattuali.

Impatto economico e rischio occupazionale

Le criticità del petrolchimico di Brindisi si riflettono sull’intera filiera della chimica di base e sull’economia del territorio. Il polo rappresenta un nodo industriale strategico per la Puglia, con effetti diretti su occupazione e indotto.

La FILCTEM CGIL esprime una preoccupazione esplicita per la tenuta dei livelli occupazionali, sia per i lavoratori diretti sia per quelli dell’appalto, evidenziando il rischio di un progressivo ridimensionamento del sito in assenza di interventi tempestivi.

L’ingresso del petrolchimico di Brindisi

Strategia industriale e transizione incompiuta

La posizione del sindacato si colloca in un equilibrio critico: da un lato non viene contestata la scelta di Eni di investire in nuove filiere produttive, dall’altro si denuncia la dismissione di asset strategici senza un piano di transizione industriale adeguato.

Il caso Brindisi evidenzia le fragilità di un processo di riconversione non governato, in cui la trasformazione industriale rischia di tradursi in perdita di capacità produttiva e know-how.

Pressione istituzionale e rischio tensioni sociali

La richiesta di riconvocazione del tavolo non ha solo una valenza economica, ma anche preventiva sul piano sociale. La FILCTEM CGIL sottolinea infatti la necessità di un confronto istituzionale per evitare possibili criticità di ordine pubblico legate alla situazione industriale.

Il coinvolgimento di Prefettura, Regione, enti locali e sistema produttivo appare quindi essenziale per costruire una risposta coordinata e condivisa.

Prospettive e nodi da sciogliere

Nel breve periodo, la riapertura del tavolo di monitoraggio rappresenta un passaggio imprescindibile per affrontare le emergenze operative e definire un quadro di certezze per le imprese.

Nel medio periodo, il futuro del petrolchimico di Brindisi dipenderà dalla capacità di ridefinire un modello industriale sostenibile, garantire continuità nelle forniture strategiche e attrarre investimenti coerenti con la transizione energetica.

Senza un intervento strutturato, il rischio è quello di una progressiva marginalizzazione del polo brindisino nel panorama della chimica europea, con conseguenze rilevanti per il sistema industriale e occupazionale del Mezzogiorno.