Medicina rigenerativa, longevità e welfare a Brindisi

Longevità, la filosofia

Sanità pubblica e privata a confronto su medicina personalizzata, innovazione clinica e sviluppo economico nel congresso di Confindustria

di Antonio Portolano

«La medicina rigenerativa è un campo nuovo, ma è un campo che sta dando risultati enormi nelle nuove tecnologie e nel futuro della medicina».
L’apertura di Massimo Danese, Professore di Chirurgia Vascolare e Presidente della SIMCRI – Società Italiana di Medicina e Chirurgia Rigenerativa, ha dato immediatamente il senso del I° Congresso Confindustria Brindisi – Sezione Sanità, svoltosi oggi a Brindisi e dedicato a medicina rigenerativa, longevità e welfare aziendale: un confronto che ha messo sul tavolo, insieme, scienza, organizzazione sanitaria e prospettive economiche per un territorio che punta a rafforzare il proprio ecosistema industriale e tecnologico.

«Confindustria ha deciso di spaziare un po’ in tutti i comparti produttivi. Avevamo notato che il comparto sanità era rimasto indietro, e abbiamo dato una spinta».
È la sintesi di Giuseppe Danese, Presidente di Confindustria Brindisi, che ha motivato la scelta di investire su un convegno di profilo nazionale capace di portare a Brindisi docenti e clinici da più aree del Paese e di mettere in relazione il settore sanitario con la filiera produttiva e con i modelli di welfare per i lavoratori.

Scelta industriale che intercetta un bisogno sanitario crescente

L’idea di fondo, emersa con chiarezza nel corso dei lavori, è che la sanità non sia soltanto un sistema di cura, ma anche un comparto produttivo e un driver di innovazione. In questa cornice, la medicina rigenerativa si presenta come una disciplina in rapida evoluzione che, pur essendo una delle branche più giovani della medicina, si colloca al centro di una domanda crescente: qualità della vita, prevenzione, presa in carico dei pazienti fragili, gestione dell’invecchiamento e delle patologie croniche.

Il congresso, promosso da Confindustria Brindisi con il patrocinio della ASL Brindisi, ha affrontato la medicina rigenerativa come “ponte” tra sanità pubblica e privata, richiamando una traiettoria che unisce protocolli e reti organizzative, sviluppo di competenze multidisciplinari e adozione di tecnologie e dispositivi ormai consolidati in ambito clinico. Il fulcro è stato il passaggio dall’innovazione come promessa alla prassi clinica quotidiana, con una doppia attenzione: appropriatezza ed efficacia terapeutica, ma anche sostenibilità economica e ricadute territoriali.

La mission: un modello integrato per medicina, lavoro e territorio

La mission dell’evento, nella sua formulazione sostanziale, è stata quella di promuovere un approccio integrato a medicina rigenerativa, longevità e welfare aziendale, mettendo al centro il paziente, la qualità dei percorsi di cura e la sostenibilità complessiva del sistema. Questo significa lavorare su più livelli.

Il primo livello è clinico: la medicina rigenerativa viene proposta come leva capace di intervenire su bisogni di una fascia di popolazione ampia e trasversale, con l’obiettivo di offrire benefici anche in condizioni critiche o dove la medicina tradizionale fatica a ottenere risultati.

Il secondo livello è organizzativo: l’innovazione diventa utile solo se entra in protocolli e percorsi, se è condivisa tra professionisti e se viene governata attraverso reti tra pubblico e privato, con trasparenza, correttezza e obiettivi comuni.

Il terzo livello è sociale e produttivo: il welfare aziendale e l’investimento sulla salute dei dipendenti vengono inquadrati come responsabilità e opportunità, con effetti su benessere, produttività e sostenibilità della spesa sanitaria.

Questo impianto integrato è la chiave che ha permesso al congresso di uscire dal formato “specialistico” e di assumere una dimensione economico-istituzionale, coerente con un taglio da testata nazionale.

Confidustria Brindisi, i partecipanti al convegno sulla medicina rigenerativa

La scienza della medicina rigenerativa: biomateriali, device, fattori di crescita

Nel merito scientifico, l’intervento di Massimo Danese ha avuto un ruolo di cornice. Il professore ha definito la medicina rigenerativa come una disciplina che sfrutta le nuove tecnologie e il potenziale biologico del corpo umano per ottenere risultati clinici in più ambiti specialistici.

«È un campo che si serve delle nuove tecnologie, i famosi biomateriali e i device che portano alla concentrazione dei nostri fattori di crescita e delle cellule staminali».
L’obiettivo, ha spiegato, è creare le condizioni per “attivare” processi rigenerativi attraverso materiale biologico autologo.

«Usando materiale biologico, cioè materiale che proviene dal nostro corpo, che diventa un bioreattore, al tempo stesso donatore e ricevente dello stesso principio curativo, riusciamo ad avere ottimi risultati in tutti i campi specialistici».

Il passaggio è rilevante anche sul piano della comunicazione pubblica: la medicina rigenerativa è spesso oggetto di semplificazioni, entusiasmi non governati o aspettative distorte. Nel congresso è stata invece presentata come disciplina da integrare in percorsi appropriati, con protocolli e responsabilità professionali chiare, in un contesto di aggiornamento continuo.

Il professor Massimo Danese

Il valore multidisciplinare: dalla clinica alle professioni sanitarie

Un punto sottolineato da Massimo Danese riguarda la natura “polispecialistica” del settore e il ruolo delle professioni sanitarie oltre la componente strettamente medica.

«Io rappresento la società più importante in Italia della medicina rigenerativa, che è la società di medicina e chirurgia rigenerativa, polispecialistica, che abbraccia tutti gli specialisti nel campo della medicina, ma non solo: i trasfusionisti, i biotecnologi, i biologi, tutta l’area delle professioni sanitarie che rivestono un ruolo fondamentale».

Questa impostazione, nel contesto del congresso, ha avuto una doppia funzione: da un lato, rafforzare l’idea che la medicina rigenerativa non è una “tecnica”, ma una filiera clinica che coinvolge competenze diverse; dall’altro, chiarire che i benefici per il paziente dipendono da un ecosistema di competenze e procedure, non da singole prestazioni isolate.

Welfare e industria come “trampolino” per istituzioni e sanità

Nella stessa intervista, Massimo Danese ha collegato in modo diretto medicina rigenerativa e mondo produttivo, indicando l’integrazione tra welfare, industria e sanità come leva di sensibilizzazione.

«È proprio in quest’ottica che l’associazione tra welfare, industria e medicina, in questo caso la medicina rigenerativa, sia un trampolino di lancio importantissimo per sensibilizzare la nostra società, le istituzioni e il mondo della sanità».

Il tema è decisivo: in una fase in cui il sistema sanitario è chiamato a gestire pressioni demografiche e costi crescenti, l’interazione tra imprese e sanità non viene presentata come scorciatoia, ma come terreno regolato, da costruire con protocolli e modelli organizzativi condivisi.

Il presidente Giuseppe Danese

La spinta di Confindustria: dal “comparto indietro” a un congresso nazionale

Sul versante confindustriale, Giuseppe Danese ha collocato l’evento in una strategia più ampia di presidio dei comparti produttivi.

«Confindustria ha deciso di spaziare un po’ in tutti i comparti produttivi. Avevamo notato che il comparto sanità era un attimo rimasto indietro, abbiamo dato una spinta».

La sanità viene quindi letta non solo come tema sociale, ma come settore da rafforzare dentro l’ecosistema produttivo del territorio, valorizzando la presenza di imprese già attive e creando un evento capace di generare attenzione, qualità scientifica e rete.

«Questo convegno di carattere nazionale è molto importante, su un tema importante che ha riguardato un po’ tutti. Quindi la medicina rigenerativa, la longevità è un tema ormai attuale. Abbiamo dei player importanti tra i nostri soci, abbiamo organizzato questo convegno, la risposta come vedete è stata forte e di qualità con professori che vengono da tutte parti d’Italia, medici a qualsiasi livello, siamo molto felici».

Nel linguaggio economico, questo passaggio equivale a dire che il congresso è anche uno strumento di posizionamento: Brindisi si propone come luogo di confronto e come possibile hub di sviluppo di competenze, tecnologie e modelli organizzativi.

La salute secondo l’OMS

Benefici per i dipendenti: convenzioni, accesso e opportunità

L’interesse per il welfare aziendale, nel discorso di Giuseppe Danese, non è astratto. È operativo e connesso a strumenti pratici come convenzioni e agevolazioni.

«Sicuramente quello di fare un tema su cui noi stiamo lavorando tra le nostre imprese e per i nostri dipendenti. Fare delle convenzioni, dare la possibilità ai dipendenti delle nostre imprese ad avere delle agevolazioni in questo ambito, nell’ambito sanità, credo che sia un’opportunità importante e che venga anche apprezzata dai lavoratori».

In chiave territoriale, questo significa porre un tema di governance del welfare: non soltanto la disponibilità di prestazioni, ma la possibilità di creare percorsi accessibili e sostenibili, in un rapporto strutturato tra imprese e sistema sanitario.

Da sinistra verso destra Massimo Danese, Giuseppe Danese e Maurizio De Nuccio

La sanità pubblica: medicina rigenerativa come presente e non come futuro

Il contributo della sanità pubblica è stato sviluppato nel post e nelle dichiarazioni di Maurizio De Nuccio, Direttore Generale della ASL Brindisi, che ha definito la medicina rigenerativa un ponte tra pubblico e privato e un ambito in evoluzione che punta su medicina personalizzata e soluzioni innovative.

Nella sua dichiarazione, De Nuccio ha sottolineato la necessità di un cambio di paradigma nell’approccio sanitario, soprattutto in relazione alla qualità della vita e all’invecchiamento.

«Quello della Medicina Rigenerativa è un tema dall’alto profilo scientifico e istituzionale, un tema che non è futuro ma stringente presente».

Il passaggio chiave è l’idea di cura come presa in carico complessiva.

«La Medicina non deve preoccuparsi solo di curare, ma deve prendersi cura dei pazienti nella loro interezza. Questo significa anticipare i bisogni del paziente, creare dei percorsi di cura personalizzati e realizzare una medicina di precisione per dare risposte mirate alle esigenze di ognuno».

Dal clinico all’organizzativo: reti, protocolli e modelli condivisi

Secondo Maurizio De Nuccio, la medicina rigenerativa non deve restare una nicchia sperimentale, ma diventare parte dei percorsi di cura in maniera appropriata e sostenibile. E qui entra in gioco il livello organizzativo ed economico, esplicitato con chiarezza.

«La Medicina rigenerativa non deve rimanere una nicchia sperimentale ma deve essere, in maniera appropriata e sostenibile, parte di questi percorsi di cura. Tralasciando l’aspetto clinico, mi piace fare un ragionamento dal punto di vista organizzativo ed economico: il dialogo tra pubblico e privato, se costruito con trasparenza e correttezza, porta valore a tutti, soprattutto ai pazienti».

Nel suo intervento è stata valorizzata la dimensione di governance: protocolli condivisi, reti e modelli organizzativi comuni.

«Ben vengano la firma di protocolli condivisi, la creazione di reti, la definizione di modelli organizzativi che siano condivisi da entrambe le parti. Voglio ringraziare per l’opportunità di avere un confronto costruttivo su una sanità che deve essere sempre più moderna ma soprattutto più umana e più giusta».

Il contributo dei relatori e la costruzione del programma scientifico

Il congresso si è articolato lungo un programma scientifico che ha messo in dialogo discipline cliniche, competenze di laboratorio, tecnologia sanitaria e modelli organizzativi, restituendo un quadro ampio e coerente della medicina rigenerativa come piattaforma trasversale.

Tra i relatori di maggiore rilievo, Vincenzo Di Donna, specialista in Chirurgia Vascolare e Medicina Rigenerativa, responsabile scientifico del congresso, ha rappresentato uno dei punti di riferimento dell’intera giornata. Il suo intervento ha affrontato il tema della medicina rigenerativa personalizzata nel terzo millennio, collocando le applicazioni cliniche all’interno di protocolli europei condivisi e di standard che garantiscano sicurezza, appropriatezza ed efficacia terapeutica.

Di Donna è riconosciuto come uno dei massimi esperti del settore e svolge un ruolo di confronto anche in ambito internazionale, partecipando a tavoli di lavoro collegati all’Organizzazione Mondiale della Sanità. Il suo contributo ha evidenziato come la medicina rigenerativa, per esprimere appieno il proprio potenziale, debba essere inserita in modelli organizzativi strutturati, capaci di integrare sanità pubblica e privata e di tradurre l’innovazione in prassi clinica quotidiana.

Accanto a lui, il programma ha visto l’intervento di Antonio Cassano, medico specialista in Ortopedia e Traumatologia, che ha approfondito il ruolo della medicina rigenerativa nel trattamento delle patologie muscolo-scheletriche, e di Loredana Amoruso, specialista in Medicina Fisica e Riabilitativa, che ha illustrato l’utilizzo dell’ozonoterapia e delle tecniche applicate nei percorsi riabilitativi.

Un contributo centrale è arrivato anche da Pietro De Donno, dirigente medico della ASL Brindisi – Ospedale Perrino, che ha affrontato il tema della terapia del dolore in relazione alle applicazioni rigenerative, sottolineando l’importanza di percorsi personalizzati soprattutto nei pazienti fragili e complessi.

Confidustria Brindisi, la platea del convegno sulla medicina rigenerativa

Dalla medicina traslazionale al laboratorio

La dimensione della medicina traslazionale è stata sviluppata da Pietro Formisano, Professore Ordinario di Patologia Clinica e Direttore del Dipartimento di Medicina Traslazionale dell’Università degli Studi di Napoli Federico II. Il suo intervento ha illustrato l’utilizzo delle emocomponenti ad uso non trasfusionale, come PRP, ACS e APC, evidenziando il valore di procedure standardizzate e riproducibili.

Sul versante laboratoristico, Maria Rosaria Dell’Aversana, dirigente biologa responsabile dell’Ambulatorio di Medicina Rigenerativa presso il SIMT dell’Ospedale del Mare ASL Napoli 1 Centro, ha approfondito i processi di trattamento degli emocomponenti, mettendo in luce il ruolo chiave della biologia e delle competenze tecniche nel garantire qualità e sicurezza delle applicazioni cliniche.

Questi interventi hanno rafforzato l’idea di una medicina rigenerativa che non può prescindere da una solida infrastruttura di laboratorio e da una stretta integrazione tra clinica e scienze biologiche.

Tecnologia, medicina estetica e valutazione del benessere

Il congresso ha affrontato anche le applicazioni tecnologiche e i campi di utilizzo ad alta domanda sociale. Andrea Crespi, manager specializzato in dispositivi per l’ozonoterapia, ha illustrato l’impiego delle saline ozonizzate e delle emoinfusioni nei percorsi rigenerativi.

L’ambito della medicina estetica rigenerativa è stato sviluppato da Luigi Pietro Zollino, medico specializzato in Medicina Estetica, Dietologia e Nutrizione, e da Luana Leggieri, che hanno sottolineato come le tecniche rigenerative possano trovare applicazione anche in questo settore, purché inserite in percorsi clinici appropriati e scientificamente fondati.

Il tema della misurazione dello stato di salute e della prevenzione è stato affrontato da Paolo Perugini, manager sanitario del Poliambulatorio Laserlight e co-founder di Galenovita srls, con un focus sulla valutazione dello stress ossidativo come strumento di supporto alla personalizzazione dei percorsi terapeutici.

Confidustria Brindisi, i partecipanti al convegno sulla medicina generativa

Welfare aziendale, lavoro e organizzazione

Il legame tra sanità e mondo del lavoro è stato ulteriormente sviluppato negli interventi dedicati al welfare aziendale. Vincenzo Gatto, vice direttore e Responsabile Area Welfare e Lavoro di Confindustria Brindisi, ha illustrato come le imprese possano diventare attori attivi nella promozione della salute, attraverso modelli di welfare capaci di incidere concretamente sul benessere dei dipendenti.

A questo si è collegato l’intervento di Nicoletta Cattagni, consulente aziendale e specialista in welfare, che ha presentato protocolli sanitari applicabili ai sistemi di welfare aziendale, mostrando come la medicina rigenerativa possa essere integrata in percorsi strutturati di prevenzione e tutela della salute.

La moderazione e il coordinamento dei lavori scientifici hanno visto il contributo di Andrea Santamato, Professore Ordinario di Medicina Fisica e Riabilitativa dell’Università di Foggia, e di Maria Maddalena Sardella, segreteria scientifica del congresso, che hanno garantito continuità e coerenza tra i diversi interventi.

La governance dell’evento e il ruolo di Confindustria Brindisi

Sul piano organizzativo e istituzionale, il congresso ha visto il coinvolgimento diretto della governance confindustriale. Accanto a Giuseppe Danese, Presidente di Confindustria Brindisi, è stato centrale il ruolo di Angelo Guarini, Direttore Generale di Confindustria Brindisi, che ha accompagnato la costruzione dell’evento come piattaforma di confronto stabile tra sanità, imprese e istituzioni.

Brindisi come laboratorio di sviluppo per la medicina rigenerativa

Uno degli elementi più rilevanti emersi dal congresso riguarda il potenziale economico e industriale del territorio brindisino. La presenza di imprese attive nei settori tecnologico, biomedicale e manifatturiero, unite a competenze cliniche e scientifiche di alto livello, configura Brindisi come un possibile laboratorio per lo sviluppo della medicina rigenerativa.

Non solo applicazioni cliniche, ma anche progettazione e realizzazione di attrezzature medicali, dispositivi, biomateriali e soluzioni tecnologiche che possono trovare nel dialogo tra sanità pubblica, ricerca e imprese un terreno fertile per crescere. In questa prospettiva, la medicina rigenerativa diventa un fattore di sviluppo industriale e occupazionale, capace di generare nuove filiere e di rafforzare il posizionamento del territorio nel panorama nazionale.

Il congresso ha così restituito l’immagine di una sanità che non è solo costo, ma investimento, e di un’innovazione che, se governata, può produrre valore clinico, sociale ed economico.