UniSalento indaga il porto romano di San Giovanni nella Riserva delle Cesine. La campagna proseguirà fino al 4 ottobre
di Antonio Portolano
VERNOLE (LECCE) – La nuova campagna di scavi archeologici alle Cesine è entrata nel vivo. Le ricerche condotte dall’Università del Salento stanno interessando ancora una volta l’area di San Giovanni, nel territorio di Vernole, dove archeologi e specialisti indagano un grande complesso portuale romano sommerso e l’insediamento antico sviluppatosi lungo la costa. Le attività, partite nei giorni scorsi, proseguiranno fino al 4 ottobre 2026.
La campagna è condotta dal Dipartimento di Beni Culturali dell’Università del Salento sotto la direzione scientifica di Rita Auriemma, su concessione del Ministero della Cultura, per il tramite della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Brindisi, Lecce e Taranto. Le ricerche si svolgono all’interno della Riserva Naturale Statale Oasi WWF Le Cesine, in collaborazione con il Comune di Vernole e il Polo biblio-museale di Lecce.
Il porto romano sommerso di San Giovanni
Sul fronte scientifico, una parte centrale della campagna riguarda le indagini subacquee davanti all’Edificio Idrovoro. È qui che si conserva la fondazione sommersa di un’imponente struttura interpretata come un «molo con piattaforma».
Si tratta di un lungo braccio rettilineo che si stacca dalla linea di costa e termina in un’ampia testata, formando uno schema a «L». Una soluzione portuale diffusa in età romana lungo le coste basse e sabbiose del Mediterraneo, dal Nord Africa agli altri settori del bacino.
Gli archeologi intendono approfondire la cronologia della struttura e verificare la sua attribuzione all’età augustea, tra la fine del I secolo a.C. e il I secolo d.C.
Tra le ipotesi al centro delle ricerche ce n’è anche una particolarmente suggestiva: che possa trattarsi del porto nel quale Ottaviano sbarcò nel 44 a.C., dopo la morte di Cesare, prima di raggiungere Roma.
La campagna dovrà inoltre contribuire a ricostruire l’estensione complessiva dell’opera, oggi in larga parte coperta dai depositi sabbiosi, e a chiarirne il rapporto con un’altra struttura sommersa situata più a nord. Quest’ultima è stata interpretata come una possibile torre-faro ed è conosciuta con il nome di «Chiesa sommersa».

Le indagini a terra e la grande vasca
Le ricerche non riguardano soltanto il mare. Gli scavi proseguono anche a terra, nell’area dell’insediamento individuato presso la riva.
I primi sondaggi effettuati nel 2025 avevano mostrato una realtà archeologica molto più estesa e articolata rispetto a quanto inizialmente previsto. Uno degli elementi più interessanti è una grande vasca intonacata, della quale gli studiosi stanno cercando di comprendere natura e funzione.
Una delle ipotesi è che la struttura appartenesse a un impianto destinato alla lavorazione e alla salagione del pesce. A rafforzare questa interpretazione è anche la vicinanza dell’antico impianto salinario delle cosiddette Conche del sale.
Resta però aperta una seconda possibilità: la vasca potrebbe essere stata un lacus vinarius, cioè una struttura destinata alla produzione del vino all’interno di un’azienda agricola di età romana.
Le nuove indagini dovranno quindi contribuire a definire meglio l’organizzazione economica e produttiva dell’insediamento costiero e il suo rapporto con il porto.
Nasce il Laboratorio dei paesaggi di Acaya
La principale novità della campagna 2026 è il Laboratorio dei paesaggi di Acaya – Acaya LandLivingLab, attivato nei locali del Castello di Acaya messi a disposizione dal Polo biblio-museale di Lecce.
Il Laboratorio affiancherà direttamente le attività di scavo. I reperti recuperati nelle indagini saranno portati ad Acaya per essere stoccati, catalogati e restaurati.
La funzione del nuovo spazio sarà però più ampia. Il Laboratorio nasce infatti come hub di un programma di animazione territoriale, curato dal Gruppo di Archeologia Subacquea dell’Università del Salento e dal Polo biblio-museale di Lecce.
L’obiettivo è collegare la ricerca scientifica alla partecipazione delle comunità, trasformando il patrimonio archeologico in un elemento attivo della vita culturale del territorio.
Visite, scuole e archeologia pubblica
Attorno al Laboratorio dei paesaggi di Acaya sarà sviluppato un programma che comprenderà visite guidate e open day agli scavi, al Laboratorio e agli altri siti archeologici del territorio di Acaya.
Sono previsti anche itinerari nel centro urbano e nei luoghi storici delle comunità, iniziative di educazione al patrimonio, incontri con esperti, attività con le scuole ed eventi dedicati all’archeologia pubblica e alla sensibilizzazione ambientale.
Il progetto punta quindi a superare una concezione dell’archeologia limitata alle attività di ricerca e conservazione, creando un collegamento diretto tra siti, studiosi, cittadini e territorio.
A spiegare questa impostazione è la direttrice scientifica Rita Auriemma: «Con Le Cesine e Acaya proviamo a rendere visibile un patrimonio invisibile e a portare le persone al patrimonio, non il contrario. Il porto sommerso di San Giovanni – commenta Auriemma – non è soltanto un eccezionale documento di storia antica: è un bene comune, che il Laboratorio dei paesaggi di Acaya ci consente finalmente di studiare, conservare e restituire alle comunità. È lo spirito della Convenzione di Faro: tenere insieme ricerca, tutela e partecipazione».
Il Castello di Acaya presidio di ricerca
La disponibilità degli spazi del Castello permette di affiancare alle operazioni sul campo un luogo stabile nel quale lavorare sui reperti e, allo stesso tempo, costruire nuove occasioni di incontro con il pubblico.
«Mettere a disposizione gli spazi del Castello di Acaya per il nuovo Laboratorio – aggiunge Luigi De Luca, responsabile del Polo biblio-museale di Lecce – significa fare del Polo biblio-museale un presidio vivo di ricerca e di comunità. Il patrimonio archeologico del territorio trova qui un luogo dove essere studiato, conservato e raccontato, in dialogo con la rete museale e con i cittadini».
La campagna assume così una dimensione che unisce archeologia terrestre e subacquea, conservazione, divulgazione e valorizzazione del patrimonio diffuso tra Le Cesine, San Giovanni e Acaya.
La collaborazione con Vernole
Il progetto coinvolge direttamente anche il Comune di Vernole, nel cui territorio si trovano la Riserva delle Cesine e Acaya.
«Per Vernole e per la comunità di Acaya – dichiara il sindaco Mauro De Carlo – questa campagna è motivo di orgoglio. Gli scavi delle Cesine raccontano l’identità profonda del nostro territorio e, grazie alle visite guidate e alle attività con le scuole, diventano un’occasione di crescita culturale e di sviluppo per l’intera comunità».
La partecipazione del territorio diventa quindi parte integrante della campagna, accanto alla ricerca scientifica e alla tutela dei reperti.

Una rete per gli scavi a terra e sott’acqua
Le attività possono contare sul supporto della Capitaneria di Porto, attraverso gli uffici di Otranto e San Cataldo, e del I Nucleo Operativo Subacqueo della Guardia Costiera di San Benedetto del Tronto.
Il Nucleo affianca da anni il Gruppo ArcheoSub UniSalento, fornendo competenze e supporto alla sicurezza delle operazioni effettuate sott’acqua. Alle attività collabora anche la ditta Angelo Colucci.
Prosegue inoltre il rapporto con il Politecnico di Torino, impegnato nella documentazione topografica e fotogrammetrica sia delle evidenze archeologiche a terra sia di quelle sommerse.
Alla rete di collaborazioni partecipano anche la Riserva Naturale dello Stato – Oasi WWF Le Cesine, ARIF Puglia e l’Associazione SOS.
Un contributo arriva inoltre da diverse realtà del territorio, tra cui Masseria Fossa, Circolo della Vela, Associazione SWS e IdroAmbiente.
Ricerca, tutela e territorio
La campagna 2026 delle Cesine prova così a tenere insieme due dimensioni. Da una parte c’è la ricerca scientifica, chiamata a ricostruire caratteristiche, cronologia e funzioni del porto romano e dell’insediamento costiero. Dall’altra c’è la volontà di rendere quel patrimonio accessibile alle comunità attraverso il nuovo Laboratorio di Acaya, le visite, le attività educative e gli appuntamenti di archeologia pubblica.
Fino al 4 ottobre, le nuove indagini potranno aggiungere ulteriori elementi alla conoscenza del complesso sommerso di San Giovanni, della possibile struttura portuale augustea, della cosiddetta «Chiesa sommersa» e dell’insediamento individuato sulla terraferma.
Il percorso costruito da UniSalento mette inoltre in relazione archeologia, ambiente e comunità locali, in un territorio nel quale le tracce del passato romano convivono con il paesaggio naturale protetto delle Cesine e con il patrimonio storico di Acaya.




