Il corto Jusqu’au Prochain Souffle conquista il Globo d’Oro: il regista Andrea Di Salvatore e Nauta Studio tra i protagonisti del successo
di Antonio Portolano
Un Globo d’Oro che parla la lingua della provincia di Brindisi
C’è un regista di Latiano, una casa di produzione indipendente di Brindisi e due città della provincia brindisina che oggi possono celebrare insieme uno dei riconoscimenti più prestigiosi del cinema italiano. Il Globo d’Oro 2026 conquistato da Jusqu’au Prochain Souffle racconta infatti una storia che va oltre il successo di un cortometraggio: racconta la crescita di un intero territorio capace di esprimere autori, professionisti e produzioni in grado di imporsi sulla scena nazionale.
Il premio ottenuto dall’opera scritta e diretta da Andrea Di Salvatore, regista originario di Latiano, rappresenta il punto più alto di un percorso artistico costruito nel tempo e diventato oggi motivo di orgoglio per l’intera provincia di Brindisi. Accanto a lui c’è il contributo determinante della brindisina Nauta Studio, fondata dal filmmaker e direttore della fotografia Paco Maddalena, che firma la fotografia del cortometraggio e partecipa alla produzione insieme a Konofilm, Cinemetic e La Terra. Una collaborazione che unisce competenze artistiche e tecniche nate sul territorio e capaci di raggiungere uno dei palcoscenici più autorevoli del cinema italiano.

Un riconoscimento davanti ai grandi registi italiani
Il Globo d’Oro, storico premio assegnato dalla stampa estera in Italia, ha consacrato Jusqu’au Prochain Souffle davanti a una platea che riuniva alcuni dei più importanti registi italiani, tra cui Paolo Sorrentino, Marco Bellocchio, Gabriele Salvatores e Paolo Virzì. In un contesto di altissimo profilo artistico, il riconoscimento ottenuto dal cortometraggio assume un valore ancora più significativo perché certifica la qualità di un progetto nato lontano dai tradizionali poli produttivi del cinema italiano e costruito grazie al lavoro condiviso di autori, attori, tecnici e imprese del territorio.
Dal territorio al cinema nazionale
Girato tra Brindisi e Mesagne, Jusqu’au Prochain Souffle dimostra come il territorio possa diventare molto più di una semplice ambientazione. Le sue immagini trasformano la provincia brindisina in parte integrante della narrazione, facendo dialogare paesaggio, memoria e identità in una storia destinata a parlare a un pubblico universale.
È proprio questa sintesi tra radici locali e linguaggio cinematografico ad aver reso il progetto capace di distinguersi. Il film non porta sul grande schermo soltanto luoghi riconoscibili, ma anche il patrimonio di professionalità che negli ultimi anni è cresciuto attorno al settore audiovisivo pugliese. Dal regista Andrea Di Salvatore al direttore della fotografia Paco Maddalena, fino alla collaborazione tra case di produzione indipendenti e maestranze specializzate, il Globo d’Oro certifica la maturità di una filiera che oggi guarda al cinema nazionale con una nuova consapevolezza.

Una vittoria che appartiene a un’intera comunità
Per Latiano, Brindisi e Mesagne, questo premio rappresenta molto più di un importante riconoscimento cinematografico. È la dimostrazione che il talento, quando incontra competenze, visione e collaborazione, può nascere e crescere anche lontano dai grandi centri dell’industria audiovisiva.
Il Globo d’Oro 2026 conquistato da Jusqu’au Prochain Souffle diventa così il simbolo di una storia collettiva. La storia di un regista che parte da Latiano, di una realtà creativa che cresce a Brindisi, di un territorio che si racconta anche attraverso Mesagne e che oggi vede il proprio nome entrare, a pieno titolo, nel grande cinema italiano.
Andrea Di Salvatore, il regista di Latiano che conquista il Globo d’Oro
Dietro il successo di Jusqu’au Prochain Souffle c’è il percorso di Andrea Di Salvatore, regista e sceneggiatore originario di Latiano, che con il Globo d’Oro 2026 raggiunge il traguardo più prestigioso della sua carriera. Un riconoscimento che arriva al termine di un cammino artistico costruito con coerenza, ricerca e una precisa idea di cinema: raccontare l’essere umano prima ancora degli eventi, le emozioni prima della spettacolarizzazione.
La vittoria del Globo d’Oro non nasce infatti da un’intuizione improvvisa, ma rappresenta il punto di approdo di una poetica sviluppata negli anni attraverso documentari, cortometraggi e produzioni dedicate ai temi sociali, nei quali la dimensione civile si intreccia costantemente con quella narrativa. Una cifra autoriale che oggi trova in Jusqu’au Prochain Souffle la sua espressione più compiuta.

Dalla scenografia alla regia, una formazione costruita sul linguaggio del cinema
La formazione di Andrea Di Salvatore affonda le radici nello studio della scenografia cinematografica, concluso con il massimo dei voti, un percorso che gli ha permesso di sviluppare una particolare attenzione per la costruzione dello spazio narrativo e dell’immagine. A questa preparazione accademica si sono aggiunte esperienze maturate nel teatro sperimentale europeo e nel cinema indipendente, contribuendo a definire uno stile personale in cui rigore visivo e profondità emotiva procedono sempre insieme.
Il suo cinema non rincorre effetti spettacolari né facili scorciatoie emotive. Al contrario, sceglie tempi lenti, osservazione, ascolto e una narrazione che lascia allo spettatore il compito di entrare progressivamente nella vita dei personaggi. È una scelta controcorrente in un panorama audiovisivo sempre più orientato alla velocità, ma proprio questa coerenza stilistica rappresenta oggi uno dei tratti distintivi della sua identità autoriale.
Un autore che racconta gli ultimi senza retorica
Prima del cortometraggio premiato con il Globo d’Oro, Andrea Di Salvatore aveva già affrontato temi di forte rilevanza sociale attraverso opere come Il Silenzio degli Onesti, Ri-Connessioni, Sulla Soglia e Voci Sospese, realizzate nell’ambito di progetti sostenuti dal PNRR e dall’Unione Europea, in collaborazione con la Regione Puglia, il Ministero dell’Interno e la Commissione Europea.
In tutti questi lavori emerge una costante: l’attenzione verso chi rimane ai margini del racconto pubblico. Persone fragili, comunità dimenticate, memorie da custodire. Non è un caso che anche Jusqu’au Prochain Souffle scelga come protagonista un anziano che affronta il lutto, un tema raramente esplorato con questa delicatezza nel cinema contemporaneo.

La sfida di dirigere Alessandro Haber
Per dare volto a Gianni, il protagonista del cortometraggio, Andrea Di Salvatore ha scelto Alessandro Haber, uno degli interpreti più autorevoli del panorama cinematografico italiano.
La scelta non risponde soltanto al prestigio dell’attore, ma alla sua straordinaria capacità di comunicare attraverso dettagli minimi: uno sguardo, una pausa, un respiro. La regia costruisce intorno a lui uno spazio essenziale, privo di qualsiasi enfasi, lasciando che siano il tempo e il silenzio a raccontare il dolore del personaggio. È proprio questa sottrazione a rendere la prova di Haber così intensa e credibile, confermando la maturità raggiunta dal regista nella direzione degli attori.
Un cinema capace di parlare oltre i confini
Nel press book, Andrea Di Salvatore viene descritto come un autore che lavora in italiano, francese, inglese e spagnolo e che nel corso della sua carriera ha sviluppato collaborazioni artistiche in diversi Paesi europei e negli Stati Uniti. Un’esperienza internazionale che emerge nella capacità di costruire storie dal respiro universale senza rinunciare alle proprie radici.
Ed è forse questo uno degli aspetti più interessanti della sua poetica. Pur nascendo da Latiano e mantenendo un legame profondo con la Puglia, il suo cinema evita qualsiasi chiusura localistica. I luoghi diventano universali proprio perché raccontati con autenticità, mentre i sentimenti dei protagonisti riescono a parlare a spettatori di culture diverse.
Il Globo d’Oro 2026 rappresenta così molto più di un premio personale. Segna l’affermazione di un autore che, partendo da Latiano, ha costruito un linguaggio cinematografico riconoscibile, fatto di rigore, sensibilità e profonda attenzione verso l’essere umano. È la conferma che anche dalla provincia possono nascere registi capaci di lasciare un segno nel panorama del cinema italiano contemporaneo.

Jusqu’au Prochain Souffle, quando il lutto diventa un racconto universale
Non è un film sulla morte. È un film sulla vita che continua, anche quando sembra essersi fermata.
È probabilmente questa la chiave più autentica di Jusqu’au Prochain Souffle, il cortometraggio con cui Andrea Di Salvatore conquista il Globo d’Oro 2026. Dietro una narrazione solo apparentemente semplice si nasconde infatti un’opera che affronta uno dei temi più complessi dell’esperienza umana – il lutto – scegliendo una prospettiva insolita e profondamente contemporanea: quella della fragilità emotiva nell’età avanzata.
In un panorama cinematografico che spesso racconta il dolore attraverso eventi traumatici o drammi improvvisi, il regista sceglie invece il tempo lento dell’assenza, il silenzio della memoria e quella quotidianità fatta di piccoli gesti che diventano strumenti per continuare a vivere. È un approccio che restituisce dignità a una stagione della vita raramente posta al centro del racconto cinematografico e che proprio per questo rende il film capace di parlare a spettatori di ogni età.
Gianni e Ada, una storia d’amore oltre il tempo
Il cuore del film è Gianni, interpretato da Alessandro Haber, un uomo anziano che continua a dialogare con la moglie Ada, scomparsa ma mai realmente assente.
Ogni giorno percorre lo stesso tragitto fino a una vecchia cassetta postale affacciata sul mare, dove imbuca lettere indirizzate alla donna che ha amato. Nessuno dovrebbe leggerle. Eppure quel rito, ripetuto con ostinazione e delicatezza, diventa il filo invisibile che tiene unito il passato al presente, trasformando la scrittura in una forma di resistenza contro l’oblio.
La svolta narrativa arriva quando quella corrispondenza impossibile riceve una risposta inattesa. Da quel momento il dolore privato di Gianni smette di appartenere soltanto a lui. Attorno a quella cassetta postale iniziano a raccogliersi altre persone, ognuna con la propria storia, le proprie assenze e le proprie ferite. Le lettere diventano così memoria condivisa, luogo di ascolto e possibilità di rinascita, in una delle intuizioni narrative più originali del cortometraggio.
Personaggi che diventano simboli dell’esperienza umana
La forza di Jusqu’au Prochain Souffle non risiede soltanto nella storia raccontata, ma anche nella costruzione dei suoi personaggi, ciascuno chiamato a rappresentare una diversa dimensione del dolore, della memoria e della rinascita.

Gianni, il volto di un dolore che non si arrende
Al centro della narrazione c’è Gianni, interpretato da Alessandro Haber, un uomo anziano consumato dalla perdita della moglie Ada. È un personaggio che vive nel confine sottile tra il ricordo e il presente, incapace di interrompere quel dialogo silenzioso che continua attraverso le lettere affidate alla vecchia cassetta postale.
Haber costruisce questa figura con straordinaria misura, affidando agli sguardi, ai silenzi e ai piccoli gesti il compito di raccontare un dolore che non ha bisogno di essere spiegato. La sua interpretazione evita ogni enfasi e restituisce tutta la fragilità di un uomo che cerca, semplicemente, un modo per continuare a vivere.

Lo Sconosciuto e Pierrot, il conflitto e la speranza
Accanto a lui si muove Giovanni Schiavo, chiamato a interpretare due figure profondamente diverse ma complementari: lo Sconosciuto e Pierrot.
Il primo rappresenta la voce del conflitto, colui che incrina il fragile equilibrio costruito da Gianni e lo costringe a confrontarsi con la propria sofferenza.
Il secondo assume invece un valore quasi allegorico: una presenza malinconica e sospesa che accompagna il protagonista in un percorso dove realtà e dimensione onirica finiscono per intrecciarsi. È una doppia interpretazione che conferisce ulteriore profondità simbolica al racconto.
La Coscienza, il dialogo con sé stessi
A completare questo percorso c’è Sophia Giacoia, che interpreta la Coscienza, forse il personaggio più originale del cortometraggio.
Non è una figura reale, ma la materializzazione della voce interiore di Gianni. Giovane, luminosa e al tempo stesso severa, accompagna il protagonista verso una lenta presa di coscienza, mettendolo di fronte alle proprie paure e aiutandolo ad accettare che la memoria possa continuare a vivere senza impedire il ritorno alla vita.
Più che un semplice personaggio, la Coscienza diventa il ponte tra il mondo dei ricordi e quello del futuro, contribuendo a dare al film quella dimensione poetica che lo distingue nel panorama del cinema contemporaneo.

Un cast che va oltre la recitazione
Nel loro insieme, questi personaggi non raccontano soltanto una vicenda personale. Diventano archetipi universali, capaci di parlare a chiunque abbia conosciuto la perdita, il rimpianto o il difficile cammino dell’elaborazione del lutto.
È anche attraverso questa costruzione corale che Jusqu’au Prochain Souffle supera i confini del racconto individuale e si trasforma in una riflessione più ampia sulla condizione umana.
Il mare, il silenzio e le lettere: simboli che parlano allo spettatore
La forza del film risiede soprattutto nella capacità di attribuire un valore simbolico agli elementi più semplici.
Il mare non è soltanto un paesaggio, ma rappresenta il tempo che continua a scorrere nonostante il dolore.
La vecchia cassetta postale non è un semplice oggetto di scena, ma il luogo in cui ciò che appare impossibile continua a trovare spazio.
Le lettere, infine, assumono un significato che va oltre la parola scritta. Sono il bisogno universale di continuare a parlare con chi non c’è più, di custodire la memoria e, allo stesso tempo, di trovare la forza per lasciarla andare.
È proprio questa dimensione simbolica a rendere Jusqu’au Prochain Souffle un’opera che evita ogni forma di retorica. Il film non cerca di spiegare il dolore, ma invita lo spettatore ad attraversarlo insieme ai suoi personaggi.

Una regia che sceglie la sottrazione invece dell’enfasi
Nelle note di regia, Andrea Di Salvatore spiega come il progetto nasca dalla volontà di raccontare «la perdita e la fragilità emotiva in età avanzata», esplorando quel delicato equilibrio tra ciò che rimane e ciò che lentamente scompare. Il lutto viene così rappresentato non come un punto di arrivo, ma come un processo di trasformazione, capace di modificare il rapporto con il tempo, con gli affetti e con la memoria.
Questa scelta si riflette anche nel linguaggio cinematografico. La regia rinuncia volutamente agli effetti più immediati, preferendo tempi dilatati, silenzi, sguardi e immagini sospese. È un cinema che non rincorre il pathos, ma lascia che siano le emozioni a emergere naturalmente, senza mai essere forzate.
Anche la dimensione onirica si inserisce con estrema discrezione. La presenza di Ada sembra attraversare il racconto come un ricordo che continua a respirare accanto ai vivi, dissolvendo il confine tra realtà e memoria senza mai rompere l’equilibrio narrativo.
Un cortometraggio che lascia il segno
Il titolo stesso, Jusqu’au Prochain Souffle – «Fino al prossimo respiro» – racchiude il senso più profondo dell’opera. Non indica soltanto il tempo dell’attesa, ma la possibilità di continuare a vivere anche quando il dolore sembra togliere il fiato.
È questa la qualità che distingue il cortometraggio. La storia di Gianni e Ada non rimane confinata all’interno dello schermo, ma diventa una riflessione più ampia sulla memoria, sull’amore e sulla capacità dell’essere umano di ritrovare una luce persino nell’ombra della perdita.
In questo equilibrio tra realismo e poesia, tra essenzialità narrativa e intensità emotiva, Jusqu’au Prochain Souffle trova la propria identità più autentica. È un cinema che non cerca scorciatoie emotive né facili consolazioni, ma accompagna lo spettatore fino all’ultima immagine con delicatezza e rispetto, ricordando che ogni addio, in fondo, contiene sempre anche il primo respiro di un nuovo inizio.

Dietro il Globo d’Oro, il lavoro di una squadra che ha scelto la qualità
Il cinema è forse la più collettiva delle arti. Se la regia rappresenta la visione e la sceneggiatura costruisce il racconto, è il lavoro di decine di professionisti a trasformare un’idea in un’opera capace di emozionare il pubblico e convincere la critica. Jusqu’au Prochain Souffle ne è la dimostrazione: dietro il Globo d’Oro 2026 c’è una squadra che ha condiviso la stessa ambizione, mettendo competenze, esperienza e sensibilità al servizio della storia.
Tra queste professionalità spicca il contributo del brindisino Paco Maddalena, direttore della fotografia e fondatore di Nauta Studio, realtà indipendente che ha partecipato alla produzione del cortometraggio insieme a Konofilm, Cinemetic e La Terra.
Nauta Studio, quando il linguaggio del cinema incontra la produzione indipendente
Fondata nel 2018 da Paco Maddalena, dopo un percorso professionale maturato tra Bologna e Roma e il successivo ritorno in Puglia, Nauta Studio nasce dall’incontro tra il linguaggio cinematografico e la comunicazione contemporanea.
Non è una semplice società di produzione audiovisiva. La filosofia dello studio consiste nel costruire ogni progetto con lo stesso rigore creativo che caratterizza un’opera cinematografica, dedicando particolare attenzione alla fotografia, alla luce, al ritmo del montaggio e alla forza della narrazione.
Negli anni questo approccio ha trovato applicazione in documentari, film istituzionali, spot pubblicitari, branded content, videoclip e produzioni digitali. La partecipazione a Jusqu’au Prochain Souffle rappresenta quindi una naturale evoluzione di un percorso che ha sempre messo il racconto al centro del lavoro creativo.
La fotografia come linguaggio emotivo
Nel cinema la fotografia non illumina semplicemente le immagini: ne determina il respiro.
È proprio questo il lavoro svolto da Paco Maddalena, che costruisce una fotografia essenziale, capace di accompagnare lo spettatore dentro la dimensione emotiva del film senza mai imporsi sulla narrazione.
Nel press book la sua direzione della fotografia viene definita «poetica e al tempo stesso concreta», capace di restituire l’intensità del racconto attraverso luce, movimento e composizione di grande raffinatezza. Una definizione che descrive efficacemente il risultato finale: immagini che non cercano l’effetto estetico fine a sé stesso, ma diventano parte integrante del racconto, contribuendo a rendere visibile ciò che i personaggi spesso non riescono a esprimere con le parole.

Un cast e maestranze di alto profilo
A dare corpo alla storia è innanzitutto Alessandro Haber, protagonista nel ruolo di Gianni, affiancato da Giovanni Schiavo, interprete dello Sconosciuto e del Pierrot, e da Sophia Giacoia, che dà volto alla Coscienza, figura simbolica che accompagna il protagonista nel suo percorso interiore.
Accanto agli interpreti si muove una squadra tecnica composta da professionisti di grande esperienza. Il suono in presa diretta è affidato a Tommaso Danisi, mentre il reparto macchina da presa vede impegnati Simone Palma come elettricista, Diego Silvestri come focus puller e Sandro De Pascalis, operatore Steadicam con una lunga esperienza maturata anche accanto al regista Matteo Garrone e in numerose produzioni internazionali. Il coordinamento del set è stato seguito dall’aiuto regista Dario Di Viesto, figura fondamentale per garantire equilibrio e continuità durante tutte le fasi della lavorazione.
La qualità si costruisce anche in post-produzione
L’attenzione ai dettagli prosegue anche dopo le riprese. La post-produzione è stata affidata allo studio romano Mad7, mentre la color correction porta la firma di Crescenzo Mazza, che ha valorizzato ulteriormente il lavoro fotografico attraverso un intervento cromatico coerente con la poetica dell’opera. Il mix audio è stato invece curato da Flavio Pallavicino, contribuendo a costruire un paesaggio sonoro essenziale, immersivo e mai invasivo.
Anche le scelte tecniche confermano l’ambizione cinematografica del progetto. Jusqu’au Prochain Souffle è stato realizzato con una Blackmagic Pyxis 6K, ottiche DZO Arles e formato panoramico 2.39:1, soluzioni che testimoniano la volontà di realizzare un’opera pensata con il linguaggio visivo del grande schermo e non con quello più convenzionale del prodotto televisivo.
Quando il successo è il risultato di un lavoro condiviso
Il Globo d’Oro 2026 ottenuto da Jusqu’au Prochain Souffle racconta anche questo: il valore di una squadra che ha saputo mettere il proprio talento al servizio di un’unica visione artistica.
Dalla regia alla fotografia, dagli interpreti alle maestranze, fino alla produzione indipendente rappresentata da Nauta Studio, ogni reparto ha contribuito a costruire un’opera nella quale tecnica ed emozione procedono insieme.
È questa armonia, più ancora dei singoli nomi, ad aver reso il cortometraggio capace di distinguersi nel panorama cinematografico italiano e di portare Latiano, Brindisi e Mesagne sul palcoscenico di uno dei premi più prestigiosi del cinema nazionale.
Un Globo d’Oro che guarda al futuro del cinema pugliese
Ogni premio celebra un traguardo, ma i riconoscimenti più importanti hanno anche la capacità di indicare una direzione. Il Globo d’Oro conquistato da Jusqu’au Prochain Souffle non rappresenta soltanto il successo di un cortometraggio: racconta la crescita di una filiera culturale che, partendo dalla provincia di Brindisi, dimostra come il talento possa trasformarsi in un progetto competitivo anche nel panorama del cinema nazionale.
Dietro questo risultato c’è il lavoro di un territorio che ha creduto nel valore della cultura come investimento. Il cortometraggio ha infatti ottenuto il sostegno del Comune di Latiano, città d’origine del regista Andrea Di Salvatore, del Comune di Brindisi e del Comune di Mesagne, che hanno accompagnato il progetto riconoscendone il valore artistico e culturale. A questo si aggiunge il contributo dell’Università del Salento, attraverso il corso di laurea DAMS, dell’Accademia di Belle Arti di Lecce e di sponsor privati che hanno scelto di sostenere un’opera capace di unire ricerca artistica, produzione indipendente e promozione del territorio.
Il cinema come occasione di crescita
La storia di Jusqu’au Prochain Souffle dimostra come il cinema possa generare molto più di un riconoscimento artistico. Attorno a un progetto cinematografico si incontrano autori, tecnici, imprese, istituzioni, studenti, professionisti e comunità locali. Si costruiscono competenze, si creano collaborazioni, si valorizzano paesaggi e si rafforza l’identità di un territorio.
In questo senso il Globo d’Oro assume anche un valore simbolico. Certifica che la provincia di Brindisi non è soltanto un luogo dove ambientare una storia, ma un territorio capace di esprimere registi, direttori della fotografia, imprese creative e maestranze che possono confrontarsi con i più alti livelli del cinema italiano.
È un risultato che appartiene a Latiano, da cui prende avvio il percorso artistico di Andrea Di Salvatore; a Brindisi, dove il contributo di Paco Maddalena e di Nauta Studio testimonia la crescita di una produzione audiovisiva indipendente sempre più autorevole; e a Mesagne, che con i suoi luoghi contribuisce a dare al film una forte identità visiva e narrativa.

Le parole di Paco Maddalena
L’emozione del riconoscimento emerge anche dalle parole di Paco Maddalena, direttore della fotografia brindisino e fondatore di Nauta Studio, che dopo la vittoria ha condiviso tutta la propria gioia.
«Abbiamo vinto il Globo d’Oro. Le parole non bastano a esprimere la felicità che provo. Aver girato questo film a casa, in Puglia, rende tutto ancora più significativo.
Grazie ad Andrea Di Salvatore per aver scelto me come direttore della fotografia. E un enorme grazie a tutta la troupe».
Accanto a questo messaggio, Maddalena ha voluto rivolgere un ringraziamento personale ai professionisti che hanno condiviso con lui il lavoro sul set: Sandro De Pascalis, Diego Silvestri, Greg Cricoriu, Dario Di Viesto, Alessandro Haber, Sophia Giacoia, Giovanni Schiavo, Giampiera Dimonte e Antonio Anzilotti De Nitto. Un elenco che racconta meglio di qualsiasi descrizione il carattere profondamente corale di questo progetto, nato dall’incontro di competenze artistiche, tecniche e umane che hanno contribuito, ciascuna con il proprio ruolo, alla conquista del Globo d’Oro 2026.



