Gigafactory Eni, Brindisi scommette sul dopo-carbone

Petrolchimico di Brindisi, la posa della prima pietra della Giga Factory alla presenza del ministro Adolfo Urso, le istituzioni locali e regionali e i vertici di Eni

La nuova fabbrica per batterie e accumulo energetico accende il confronto su lavoro, riconversione del polo Versalis e futuro industriale

di Antonio Portolano

BRINDISI – La posa della prima pietra della gigafactory di Eni Storage Systems segna per Brindisi molto più dell’avvio di un cantiere. È il test della riconversione post-carbone: la prova concreta che un’area industriale attraversata da chiusure, crisi dell’indotto e incertezza occupazionale possa diventare una piattaforma per la produzione di batterie, sistemi di accumulo, riciclo e tecnologie della transizione energetica.

Il progetto nasce nell’area del sito Versalis un tempo utilizzata per lo stoccaggio dei polimeri e per attività industriali dismesse. Qui Eni Storage Systems, società di Eni Industrial Evolution e FIB, del gruppo Seri Industrial, realizzerà un polo per la produzione di celle e moduli al litio-ferro-fosfato, destinati soprattutto ai sistemi BESS, Battery Energy Storage Systems. In una seconda fase sono previste anche la produzione di materia attiva catodica LFP e il riciclo delle batterie.

La capacità programmata è di 16 GWh annui entro il 2030, metà a Brindisi e metà nello stabilimento Seri Industrial di Teverola, nel Casertano. Un dato rilevante in un mercato europeo dell’accumulo stazionario che, secondo le stime richiamate da Eni, passerà da 36 GWh nel 2025 a circa 138 GWh nel 2030.

La politica locale, regionale e nazionale legge l’investimento come una svolta per la città, ma con accenti diversi: il Governo insiste sul modello di sviluppo green e sulla nuova filiera industriale; la Regione richiama la necessità di non scaricare sui lavoratori i costi della transizione; gli esponenti del centrodestra vedono nella gigafactory uno snodo per rilanciare il territorio; il Comune punta su formazione, lavoro qualificato e rapporto tra università e impresa.

Petrolchimico e Giga factory, l’intervento del ministro Adolfo Urso

Urso: «Brindisi polo fondamentale nella transizione energetica»

Per il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, la gigafactory si colloca dentro una strategia nazionale di riconversione industriale e di rilancio delle filiere produttive legate alla transizione energetica.

«L’obiettivo dichiarato è rendere Brindisi un polo fondamentale nella transizione energetica e nello sviluppo di nuove tecnologie per la riconversione industriale del sistema produttivo».

Il ministro ha collegato il progetto al dossier europeo sulla chimica e alla necessità di difendere la competitività industriale del continente nel passaggio verso produzioni sostenibili.

«L’Italia promuove l’alleanza strategica per la chimica insieme a Germania, Francia, Paesi Bassi, Repubblica Ceca e Spagna, con l’intento di modificare le regole europee. Anche sull’industria della Chimica, per accompagnarla e sostenerla nella dura competizione internazionale e nel passaggio al green».

«Se l’Europa ci darà ascolto, anche in questo campo sarà sostenibile una chimica anche di base nel nostro continente, mentre affrontiamo la grande sfida energetica e quindi anche della sostenibilità ambientale».

Sul futuro del cracking e sugli impegni assunti da Versalis, Urso ha aggiunto:

«In merito al cracking, Versalis ha rispettato gli impegni dell’intesa che è stata sottoscritta da quasi tutti i sindacati quasi un anno fa nominando un advisor internazionale per lo scouting, necessario a trovare eventuali investitori che intendano proseguire questa attività e noi stiamo facendo il resto in sede europea».

Il ministro ha affrontato anche il presidio organizzato dalla Cgil all’esterno dello stabilimento, rivendicando l’avvio del progetto e la disponibilità al confronto.

Petrolchimico di Brindisi, posa prima pietra Giga Factory, la firma del ministro Adolfo Urso

«Oggi sono disponibile ad ascoltare i rappresentanti della Cgil per capire perché manifestano contro un nuovo cantiere che sorge in quello che è il futuro del Paese, l’industria green».

«Gran parte dei sindacati ha sottoscritto questa intesa. Quella di oggi a Brindisi è la più significativa. In pochi mesi è iniziato il cantiere di un progetto che sarà un modello di sviluppo per questa intera area industriale e per l’intero Paese, con più occupati in un settore in crescita».

«Il settore consentirà all’Italia di sviluppare un’economia di riciclo, anche nel campo delle materie prime, certamente per produrre quelle batterie che serviranno all’industria di questo Paese. Il cantiere si è già aperto: era il primo atto significativo. Ho detto al Cobas ed alla Cgil che sono sempre disponibile ad incontrarli».

Nel corso della cerimonia, Urso ha inoltre dedicato questo passaggio alla memoria di Mimmo Mennitti, già sindaco di Brindisi, ricordato per avere indicato la riconversione dell’ex petrolchimico come una priorità strategica per la città.

Brindisi petrolchimico, area su cui nascerà la Giga Factory e le BESS

Decaro: «Il costo delle transizioni non ricada sui lavoratori»

Il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, considera l’avvio della gigafactory un segnale importante, ma invita a guardare oltre la cerimonia e dentro la fragilità economica e sociale del territorio.

«È un segnale importante, però voglio guardare quello che sta accadendo oggi, non solo come la posa della prima pietra di uno stabilimento, ma come l’avvio di una nuova stagione industriale che affronterà la transizione energetica, la transizione ecologica anticipandola per evitare poi di scaricare il costo di queste transizioni sulle aziende e sui lavoratori».

Per Decaro, la nuova fabbrica nasce in un momento segnato dalle difficoltà della chimica e da un indebolimento dell’indotto brindisino.

Il presidente
della Regione Puglia
Antonio Decaro

«Non dobbiamo però nascondere che l’avvio di questo stabilimento avviene in un momento difficile di forte crisi, anche di possibile depauperamento del tessuto economico e sociale di questo territorio, del territorio di Brindisi con la chiusura del cracking, con la chiusura anche di alcune aziende dell’indotto come Basell».

Il presidente della Regione ha quindi richiamato l’attenzione sulle preoccupazioni dei lavoratori e delle organizzazioni sindacali.

«Saremo attenti a seguire anche le preoccupazioni delle dei lavoratori, delle loro famiglie, delle sigle sindacali. La Regione accompagnerà i lavoratori in questo percorso partendo dal presupposto che magari anche la chimica di base non debba essere abbandonata».

D’Attis: «Tutela dei livelli occupazionali e nuovi investimenti»

Il segretario regionale di Forza Italia, l’onorevole Mauro D’Attis, inserisce la gigafactory nella strategia di Brindisi per gestire l’uscita dal carbone senza rinunciare alla crescita dell’occupazione e alla capacità di attrarre investimenti.

«A Brindisi stiamo interpretando il post-carbone con uno sforzo importante e grande determinazione: oggi la posa della prima pietra della gigafactory di Eni con il ministro Urso e’ il frutto di un ragionamento complessivo che stiamo facendo per la città. Liquidare il carbon fossile è un passaggio delicatissimo e, nonostante le normali difficoltà, possiamo dire che non solo lo stiamo facendo tutelando i livelli occupazionali, ma puntiamo anche ad accrescerli».

Il parlamentare Mauro D’Attis

D’Attis richiama anche la norma cosiddetta D’Attis-Battilocchio, indicata come leva per intercettare nuovi operatori economici interessati a investire nel territorio.

«Il perimetro è anche quello della norma “D’Attis-Battilocchio”, che ha richiamato l’attenzione degli operatori economici che stanno investendo su Brindisi o intendono farlo. Oggi è un giorno significativo e continueremo a lavorare per mettere insieme gli investimenti produttivi e per porre le basi per fare di Brindisi un polo nazionale dell’industria green».

Marchionna: formazione, università e lavoro qualificato

Per il sindaco di Brindisi, Giuseppe Marchionna, la rilevanza della gigafactory non si esaurisce nella dimensione industriale dell’investimento. Le tecnologie di accumulo, osserva il primo cittadino, possono rendere il sistema elettrico più efficiente, flessibile e capace di integrare le fonti rinnovabili, contribuendo a tenere insieme sicurezza degli approvvigionamenti e sostenibilità.

Il nodo centrale, però, è territoriale. Marchionna lega il valore del progetto alla capacità di generare opportunità occupazionali qualificate, valorizzare le competenze umane, rispettare l’ambiente e consolidare il rapporto tra impresa e comunità. La sfida, nella sua lettura, è fare in modo che l’innovazione non resti confinata dentro il perimetro della fabbrica ma produca ricadute reali per Brindisi.

Il sindaco di Brindisi Giuseppe Marchionna

Il sindaco individua nella collaborazione tra le università pugliesi e le grandi imprese presenti sul territorio un passaggio decisivo per trattenere competenze e offrire ai giovani prospettive professionali nella città in cui sono cresciuti. La cerimonia, quindi, non è un punto di arrivo, ma l’avvio di un percorso che richiede investimenti, ricerca, dialogo tra istituzioni, imprese e cittadini.

Scianaro: «Un momento storico per Brindisi»

Il consigliere regionale di Fratelli d’Italia, Antonio Scianaro, definisce la posa della prima pietra un momento storico per Brindisi e collega il progetto alla riconversione dell’ex petrolchimico.

«Oggi siamo stati testimoni di un momento storico per Brindisi. Alla presenza del ministro del Made in Italy, Adolfo Urso, si è ufficialmente inaugurato il Polo produttivo delle batterie, la gigafactory di Eni. Un passo fondamentale per la riconversione industriale di Brindisi, storicamente un polo industriale rilevante non solo nel panorama pugliese».

Rendering stabilimento Eni Storage Systems Brindisi

Scianaro ha richiamato il riferimento del ministro a Mimmo Mennitti.

«Per questo ho molto apprezzato il riferimento che il ministro Urso ha fatto dedicando all’ex sindaco di Brindisi, Mimmo Mennitti, questo momento: un brindisino che ha sempre avuto come obiettivo la riconversione dell’ex petrolchimico».

Per il consigliere regionale, il nuovo polo può diventare una leva per occupazione, innovazione e sviluppo sostenibile.

«Questo progetto, infatti, non solo rappresenta un’importante innovazione nel settore, ma è anche un’opportunità cruciale per garantire occupazione e sviluppo sostenibile, entrambi aspetti di fondamentale importanza per il territorio brindisino. Con questa iniziativa, Brindisi si posiziona come un hub strategico nella produzione di tecnologie all’avanguardia, contribuendo a un futuro più verde e sostenibile».

«Un grande ringraziamento a tutti coloro che hanno reso possibile questo traguardo, a partire dal Governo Meloni che, ancora una volta, ha dimostrato di essere presente ed attento al futuro del territorio brindisino e della Puglia tutta».

La gigafactory apre dunque una nuova fase per Brindisi, ma il suo peso si misurerà nei prossimi anni: nella qualità dell’occupazione creata, nella capacità di coinvolgere l’indotto, nella tenuta delle altre attività industriali e nell’effettiva trasformazione del territorio in una piattaforma nazionale per l’accumulo energetico e l’economia circolare.