Taranto Eco Forum 2026: AERO chiede investimenti e infrastrutture per trasformare il Mezzogiorno in hub industriale dell’energia offshore
di Antonio Portolano
TARANTO – L’eolico offshore entra stabilmente nel dibattito industriale italiano e rilancia il ruolo strategico del Mezzogiorno nella transizione energetica europea. Dal Taranto Eco Forum 2026, AERO – Associazione Energie Rinnovabili Offshore – ha chiesto una forte accelerazione sugli investimenti infrastrutturali e sulle procedure autorizzative, indicando nei porti del Sud il principale snodo industriale per lo sviluppo delle rinnovabili marine, della logistica energetica e della produzione di idrogeno verde.
Il messaggio lanciato dall’associazione durante il TEF 2026 va oltre la dimensione energetica. Per gli operatori del comparto, l’energia offshore rappresenta oggi una leva industriale capace di generare occupazione, attrarre capitale, attivare nuove filiere produttive e ridefinire il ruolo economico dei porti italiani nel Mediterraneo.

Il Mezzogiorno al centro della filiera offshore
Nel corso della manifestazione, svoltasi il 21 e 22 maggio a Taranto, il presidente di AERO, Fulvio Mamone Capria, ha ribadito il valore industriale strategico del comparto offshore per il Sud Italia.
Nel suo intervento, il presidente dell’associazione ha dichiarato: «L’eolico offshore non è solo una tecnologia energetica, ma il vero driver di sviluppo industriale ed economico per il Mezzogiorno. Taranto, che già ospita il primo parco eolico marino d’Italia, ha tutte le carte in regola per trasformarsi in un hub energetico e produttivo di portata europea. Le opportunità per la filiera industriale sono immense, ma non possiamo più permetterci di navigare a vista: serve una vera accelerazione degli investimenti per adeguare i nostri porti alla costruzione e all’assemblaggio delle turbine».
Le parole di Fulvio Mamone Capria riflettono una dinamica ormai centrale nelle strategie energetiche europee. L’Unione Europea sta accelerando sugli investimenti nelle energie rinnovabili per rafforzare la sicurezza energetica, ridurre la dipendenza dalle importazioni e consolidare nuove filiere industriali ad alto valore aggiunto.
In questo scenario, il Mediterraneo viene considerato uno dei mercati più promettenti per lo sviluppo dell’eolico offshore floating, tecnologia particolarmente adatta ai fondali profondi italiani.
Taranto e i porti del Sud nella nuova geografia energetica
Taranto occupa una posizione strategica all’interno di questa trasformazione. La città ospita infatti il primo parco eolico marino italiano e dispone di infrastrutture portuali che potrebbero diventare centrali nella futura catena logistica dell’offshore mediterraneo.
Per AERO, il tema non riguarda soltanto Taranto. L’intero sistema portuale meridionale potrebbe assumere un ruolo strategico nella costruzione, assemblaggio, movimentazione e manutenzione delle turbine offshore.
I porti del Sud vengono oggi osservati dagli operatori internazionali come potenziali piattaforme industriali in grado di intercettare miliardi di euro di investimenti nei prossimi anni. Tuttavia, il settore continua a scontrarsi con ritardi autorizzativi, carenze infrastrutturali e assenza di una pianificazione industriale coordinata.
Nel corso del dibattito, l’associazione ha acceso i riflettori sulla necessità di trasformare gli scali meridionali in veri e propri distretti produttivi dedicati all’energia pulita e all’idrogeno verde.
Il tema delle infrastrutture portuali viene considerato decisivo. Le turbine offshore di nuova generazione richiedono infatti banchine rinforzate, grandi aree retroportuali, fondali adeguati e connessioni logistiche avanzate. Senza questi investimenti, secondo gli operatori, l’Italia rischia di perdere competitività rispetto agli altri Paesi europei già attivi nella corsa all’offshore.
Il Taranto Eco Forum e la transizione industriale
Il presidente di AERO è stato tra i protagonisti della tavola rotonda “Transizione e sicurezza energetica | Energie rinnovabili | Produzione di idrogeno | Abitare accessibile e sostenibile”, uno dei panel principali del Taranto Eco Forum 2026.
L’edizione di quest’anno del forum si è sviluppata attorno al tema “La rigenerazione attiva e l’equilibrio del progresso a tutela del bene comune”, definito dal comitato tecnico scientifico guidato dal commissario straordinario Vito Felice Uricchio.
All’interno del confronto è emersa con forza una visione ormai condivisa tra istituzioni e imprese: la transizione energetica non può più essere interpretata esclusivamente come un percorso ambientale, ma come una strategia industriale e geopolitica.
L’eolico offshore viene infatti considerato uno dei comparti con il maggiore moltiplicatore economico dell’intera transizione energetica. Ogni nuovo impianto attiva filiere che coinvolgono acciaio, cantieristica, metalmeccanica, componentistica elettrica, logistica marittima, ingegneria e servizi tecnologici avanzati.

Investimenti, aste e sicurezza energetica
Uno dei punti più critici evidenziati da AERO riguarda il rallentamento delle procedure amministrative e autorizzative che stanno frenando lo sviluppo del mercato offshore italiano.
Nel corso del suo intervento, Fulvio Mamone Capria ha dichiarato: «La strada è tortuosa, ma la direzione è tracciata dai macro-trend europei. I porti meridionali devono essere messi in condizione di accogliere le sfide logistiche dell’offshore. Sbloccare le prime aste significa liberare l’energia del Paese, creando occupazione stabile e garantendo la nostra sicurezza energetica in perfetto equilibrio con la tutela dell’ambiente».
Il riferimento alle aste viene considerato centrale dagli operatori del settore. La definizione dei meccanismi di assegnazione rappresenta infatti uno dei passaggi chiave per consentire alle imprese di avviare i grandi progetti previsti nel Mediterraneo.
Secondo gli operatori industriali, il mercato italiano dell’energia offshore potrebbe mobilitare nei prossimi anni decine di miliardi di euro tra investimenti pubblici e privati, generando nuova occupazione qualificata e contribuendo alla sicurezza energetica nazionale.
La competizione europea sulle filiere energetiche
Il confronto emerso al Taranto Eco Forum riflette una dinamica ormai consolidata a livello europeo. I principali Paesi dell’Unione stanno accelerando sullo sviluppo delle filiere offshore non soltanto per aumentare la produzione energetica, ma soprattutto per consolidare leadership industriali e presidiare nuove catene del valore.
La competizione riguarda la capacità di attrarre fabbriche, centri logistici, produzione di componentistica e attività ad alta specializzazione tecnologica. In questo scenario, il Mediterraneo rappresenta una nuova frontiera industriale per il settore floating.
Per l’Italia, la sfida sarà evitare di restare soltanto un mercato finale di installazione, costruendo invece una filiera nazionale competitiva capace di produrre valore industriale, innovazione e posti di lavoro lungo tutta la catena produttiva.
Idrogeno verde e nuovi ecosistemi industriali
Un altro tema centrale emerso durante il forum riguarda l’integrazione tra eolico offshore e idrogeno verde. L’energia prodotta dagli impianti marini potrebbe infatti alimentare elettrolizzatori destinati alla produzione di idrogeno per industria pesante, trasporti e logistica portuale.
Questa integrazione energetica potrebbe accelerare la trasformazione dei porti meridionali in ecosistemi industriali multifunzionali, capaci di combinare produzione energetica, manifattura avanzata e logistica internazionale.
Per territori storicamente legati all’industria pesante, come Taranto, la transizione energetica rappresenta anche un’opportunità di riconversione economica e di rilancio industriale.

Gli scenari futuri per il sistema industriale italiano
La partecipazione di AERO al Taranto Eco Forum 2026 conferma il ruolo crescente dell’associazione nel dialogo tra istituzioni, imprese e stakeholder territoriali per trasformare i progetti offshore in una realtà industriale concreta e diffusa.
Nel medio periodo, il Mezzogiorno potrebbe assumere un ruolo centrale nelle nuove catene energetiche europee grazie all’integrazione tra energia rinnovabile, infrastrutture portuali, manifattura industriale e produzione di idrogeno verde.
La sfida, tuttavia, resta aperta. Il settore dispone già di tecnologie, interesse degli investitori e capacità industriali. Il vero punto decisivo sarà la rapidità con cui il sistema Paese riuscirà a trasformare questa potenziale leadership industriale in cantieri operativi, infrastrutture moderne e crescita economica stabile.




