Dal 25 settembre il Museo diocesano “Giovanni Tarantini” di Brindisi inaugura la collezione archeologica De Leo con reperti storici
di Antonio Portolano
La città di Brindisi si prepara ad accogliere un nuovo capitolo della propria memoria collettiva. La collezione archeologica De Leo, che dal 25 settembre troverà casa nel Museo diocesano “Giovanni Tarantini”, rappresenta non solo un insieme di reperti, ma un vero e proprio ponte tra passato e futuro. È il risultato di un lungo lavoro di ricerca e collaborazione che unisce istituzioni religiose, accademiche e culturali, restituendo al territorio un patrimonio capace di raccontare storie, identità e radici.


L’inaugurazione ufficiale
Giovedì 25 settembre, alle 18, nella Chiesa di San Michele Arcangelo – Scuole Pie, la collezione sarà inaugurata alla presenza di autorità e studiosi. A impartire la benedizione sarà monsignore Giovanni Intini, Arcivescovo di Brindisi-Ostuni.
Il nuovo allestimento raccoglie reperti di epoca protostorica, greco-romana e medievale, provenienti dalle raccolte di due figure cardine per la storia culturale brindisina: l’arcivescovo Annibale De Leo e l’arcidiacono e archeologo Giovanni Tarantini.

Un progetto condiviso
Il percorso museografico, presentato in questa prima fase di sviluppo, è stato realizzato grazie alla sinergia tra la Biblioteca pubblica arcivescovile “A. De Leo” e il Dipartimento di Beni Culturali dell’Università del Salento.
Determinante l’impegno della dottoressa Katiuscia Di Rocco e dei professori Giovanni Mastronuzzi, Teodoro Scarano, Marco Leo Imperiale, con il coordinamento scientifico della dottoressa Valeria Melissano. Hanno collaborato anche la dottoressa Fabiola Malinconico, responsabile dei disegni dei reperti, e i giovani studiosi Claudia Abatino, Irina Bykova e Luigi Pisarra.
Alla cerimonia, insieme a monsignore Intini e al coordinatore professore Mastronuzzi, prenderanno parte le autorità cittadine e i rappresentanti del Ministero della Cultura, attraverso la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Brindisi, Lecce e Taranto.

Tesori esposti
Il cuore della collezione è costituito da reperti della civiltà messapica (VI-III sec. a.C.), tra cui spiccano le trozzelle, vasi simbolo delle tombe femminili. Accanto a questi, ceramiche locali e importate dalla Grecia, servizi da mensa a vernice nera, lucerne e ceramiche fini di età romana.
Il percorso espositivo si arricchisce di pannelli didascalici realizzati dalla tipografia EsseNne e di ricostruzioni 3D curate dal Consorzio CETMA. Non mancano curiosità sorprendenti: due statuette egizie ushabti, bronzetti di area centro-italica e persino un cranio di ippopotamo, testimonianze del gusto settecentesco per i “Gabinetti di meraviglie”.
Due pionieri della cultura
Questa iniziativa celebra anche la memoria di Annibale De Leo e Giovanni Tarantini, autentici pionieri della tutela dei beni culturali.
Alla fine del Settecento, De Leo fondò la prima biblioteca pubblica di Terra d’Otranto e identificò Brindisi tra le raffigurazioni della colonna Traiana. Tarantini, invece, fu ispettore degli Scavi e Monumenti della città, corrispondente dell’Istituto Germanico e interlocutore di grandi studiosi come Theodor Mommsen. La sua battaglia contro l’abbandono dei monumenti lo rende ancora oggi una figura di straordinaria attualità.
Un legame tra ricerca e comunità
Gli oggetti oggi in mostra erano stati trasferiti nel 1962 al Museo Archeologico Francesco Ribezzo di Brindisi. Grazie a studi archivistici e al lavoro della Soprintendenza, è stato possibile riportarli in un contesto che ne restituisce appieno il valore storico.
L’iniziativa si collega anche alla Notte Europea delle Ricercatrici e dei Ricercatori del 26 settembre, nell’ambito del Progetto europeo ERN-ApuliaMED, rafforzando il legame tra il mondo della ricerca e la comunità.




