Crisi gasolio pesca in Puglia, Flai Cgil denuncia misure insufficienti e chiede interventi per salvare imprese, lavoro e marinerie
A proposito di caro carburante e crisi della pesca, riceviamo e pubblichiamo l’intervento di Antonio Ligorio, segretario generale Flai Cgil Puglia.
di Antonio Ligorio
L’impatto del caro carburante sulla pesca pugliese
Il Governo non ha fatto a sufficienza. Il caro carburante sta distruggendo un settore strategico, mettendo in ginocchio lavoratori, imprese e intere comunità costiere.
Il grido d’allarme nasce dalla profonda preoccupazione per le gravi ripercussioni che l’impennata dei costi del gasolio sta provocando nel comparto della pesca pugliese, un pilastro dell’economia regionale già duramente provato negli ultimi anni.
Misure del Governo giudicate insufficienti
Il sindacato denuncia l’assenza di misure realmente efficaci e definisce “irrisorio” il credito d’imposta del 20% sui carburanti destinato alle imprese ittiche.
L’intervento previsto dal Governo – 10 milioni di euro per i mesi di marzo, aprile e maggio – rappresenta una boccata d’ossigeno temporanea, del tutto insufficiente a fronteggiare una crisi strutturale.

Imbarcazioni ferme e rischio occupazionale
Ogni giorno decine di imbarcazioni restano ferme nei porti, le uscite in mare calano drasticamente e cresce il rischio concreto di perdere centinaia di posti di lavoro.
Il costo del carburante è ormai insostenibile e rende antieconomica l’attività di pesca.
Il peso economico della pesca in Puglia
In Puglia, la pesca genera un valore di circa 225 milioni di euro, con oltre 1.400 pescherecci (più del 12% della flotta nazionale) e circa 5.000 addetti tra pesca, acquacoltura e mitilicoltura.
Numeri che testimoniano il peso di un comparto che incide per oltre l’1% del PIL regionale, quota che arriva al 3,5% considerando l’intera filiera: mercati ittici, trasformazione, logistica, trasporti, commercio e ristorazione.
Il rischio desertificazione delle marinerie
Non è accettabile che l’aumento del prezzo del petrolio si scarichi con tale rapidità su imprese e lavoratori, mentre le risposte pubbliche arrivano in ritardo e con strumenti limitati.
Il rischio è lo svuotamento progressivo delle marinerie pugliesi e la desertificazione economica di interi territori costieri.

Le richieste: interventi strutturali e tavolo istituzionale
Il credito d’imposta rappresenta un intervento emergenziale che non affronta le cause del problema e non è sufficiente a garantire la continuità delle attività.
Servono misure strutturali, a partire da un abbattimento stabile del costo del carburante per il settore, da maggiori risorse dedicate e da strumenti di tutela per i lavoratori.
La Flai Cgil Puglia chiede la convocazione urgente di un tavolo di confronto istituzionale con Regione e Governo per costruire un piano straordinario di rilancio della pesca pugliese e garantire dignità, reddito e futuro a chi lavora in mare.
L’appello finale al Governo
Questo Governo non può limitarsi a misure tampone, servono interventi immediati, concreti e duraturi per sostenere le marinerie e difendere l’occupazione.
Senza una risposta urgente, interi territori saranno travolti da una crisi che era ampiamente prevedibile e oggi è diventata drammatica.




