Lo Snim rilancia il tema della portualità turistica e sollecita nuove regole per sostenere la crescita del comparto nautico
di Antonio Portolano
La nautica pugliese cresce, ma la mancanza di ormeggi rischia di frenare uno dei settori più dinamici dell’economia del mare. Se n’è discusso nella giornata conclusiva del 21° Salone Nautico di Puglia (SNIM) durante il confronto dal titolo «La carenza di posti barca: un freno per lo sviluppo del turismo nautico».
Un tema cruciale, che ha riunito imprenditori, tecnici ed esperti del settore per analizzare il divario tra le potenzialità del territorio e i limiti infrastrutturali che ancora ostacolano lo sviluppo della portualità turistica.





Elio Sannicandro

Angelo Zerilli

Giuseppe Vadalà

Francesco Cimmino

Dario Matrone

Un confronto ad alta densità di esperienze
Alla tavola rotonda hanno partecipato Giuseppe Meo, presidente del Salone Nautico di Puglia, Giuseppe Danese, presidente del Distretto Nautico di Puglia, Dario Montanaro, presidente del Consorzio Nautico di Puglia, Nevio D’Arpa, CEO del BTM (Business Tourism Management), Elio Sannicandro, direttore di Asset Puglia, Angelo Zerilli, già responsabile della portualità turistica presso la Direzione generale del Demanio del Ministero dei Trasporti, Giuseppe Vadalà, esperto di progettazione portuale, Francesco Cimmino, presidente di Assormeggi Italia, Dario Matrone, specialista di pianificazione e normativa portuale, e Alberto Lategola, presidente dell’ottava zona della Federazione Italiana Vela.
Dagli interventi è emersa una fotografia lucida: la Puglia sta vivendo una stagione di crescita nel turismo del mare e nella nautica da diporto, ma la carenza di posti barca limita la capacità di attrarre nuovi flussi e investimenti.
«Siamo di fronte a un comparto che produce valore, occupazione e identità per il territorio, ma non possiamo crescere se mancano gli ormeggi» ha sottolineato Giuseppe Meo. Il presidente del Salone ha ricordato che il settore necessita di «percorsi facilitativi e procedure più snelle per la realizzazione di nuovi porti turistici».
«Sotto accusa – ha aggiunto – ci sono normative che rallentano ogni passo, con iter burocratici che rendono difficilissima la nascita di nuovi approdi. È indispensabile partire dalle esigenze degli operatori e costruire soluzioni su misura».

Il nodo strutturale dei porti pugliesi
Il dibattito ha messo in luce un problema a doppia natura: territoriale e stagionale.
In alcune aree costiere della Puglia, come nel Salento e nel Gargano, la disponibilità di posti barca è ormai esaurita, mentre in altre zone gli ormeggi restano vuoti per buona parte dell’anno. La situazione si aggrava con la stagionalità: d’estate i porti vanno in overbooking, in inverno restano deserti.
«Bisogna capire porto per porto quali siano le reali esigenze e attuare strategie di sviluppo a breve e lungo termine» ha osservato Giuseppe Danese.
«Non esiste una ricetta unica. In alcune località i posti non ci sono, in altre sì, ma restano inutilizzati. È una situazione a macchia di leopardo che va gestita in modo flessibile».

Il presidente del Distretto Nautico ha posto anche un tema di visione strategica: «Dobbiamo decidere se favorire i diportisti locali o chi arriva da fuori. La Puglia deve mantenere viva la filiera tutto l’anno e, al tempo stesso, attrarre nuovi visitatori. L’indotto nautico è un motore economico che genera PIL, occupazione e sviluppo».
Per Danese, il cambio di prospettiva è anche culturale: «I porti non sono solo luoghi di passaggio, ma vere e proprie imprese produttive. Farlo capire è il nostro obiettivo, e il sostegno della Regione Puglia è fondamentale per crescere. Direi che vale il cento per cento».

L’urgenza di risposte concrete
Il presidente del Consorzio Nautico di Puglia, Dario Montanaro, ha rilanciato la necessità di passare «dalle analisi alle azioni».
«Il problema dei posti barca resta attuale, nonostante l’espansione del settore. Ne parliamo da anni, ma ora servono risposte. Anche soluzioni temporanee, come il rimessaggio a secco o l’utilizzo di spazi a terra, possono aiutare».
Montanaro ha spiegato che il distretto produttivo pugliese è pronto a sostenere progetti innovativi per la gestione e la conservazione delle imbarcazioni: «Serve solo che arrivino le autorizzazioni. Nessuno vuole rovinare il mare: chi lavora nella nautica vive del mare e vuole tutelarlo».
Il presidente ha poi legato il tema a una riflessione più ampia sul turismo sostenibile: «L’uscita in barca è uno dei modi migliori per godere della Puglia senza creare sovraffollamento a terra. È una risposta intelligente anche ai fenomeni di overtourism che colpiscono molte località costiere».

Nevio D’Arpa annuncia la collaborazione tra BTM e SNIM
Nel corso del dibattito, Nevio D’Arpa, CEO del BTM (Business Tourism Management), ha annunciato una nuova collaborazione strategica tra BTM e SNIM.
«A Brindisi, nel panel “La carenza di posti barca: un freno per l’economia del mare” nell’ambito dello SNIM 2025, ho voluto ribadire un concetto che ci sta a cuore: la portualità turistica non è solo infrastruttura, è visione, è rete, è racconto».
D’Arpa ha poi ufficializzato il nuovo progetto: «Siamo pronti a investire su questo segmento, quindi annuncio che, in collaborazione con SNIM, la prossima edizione di BTM Italia ospiterà una sezione interamente dedicata al turismo nautico».
Un’iniziativa che mira a «generare sinergie, valorizzare competenze e costruire insieme il futuro dell’economia del mare».
Il valore economico della nautica pugliese
La discussione del SNIM si inserisce in un contesto economico di forte espansione per la blue economy italiana, che nel 2024 ha superato 8,4 miliardi di euro di fatturato nel settore della nautica da diporto, con oltre 32 mila occupati diretti e circa 200 mila lavoratori nella filiera allargata.
L’Italia detiene circa il 50% del mercato mondiale degli yacht sopra i 24 metri, confermandosi leader globale nella produzione di imbarcazioni di lusso.
In questo scenario, la Puglia gioca un ruolo chiave grazie alla sua posizione geografica, alle competenze cantieristiche e a un patrimonio costiero di oltre 800 chilometri. Tuttavia, la carenza di infrastrutture portuali moderne rappresenta un ostacolo significativo alla piena valorizzazione di queste potenzialità.

«Il mare deve essere considerato una vera infrastruttura economica» ha ribadito Giuseppe Meo nel chiudere i lavori. «Abbiamo bisogno di regole chiare e di una visione condivisa, per trasformare la nostra costa in una risorsa produttiva che generi occupazione e qualità».
Verso una governance condivisa
Dalla tavola rotonda del Salone emerge una richiesta unitaria: semplificare, pianificare e agire. Il sistema portuale pugliese, con i suoi attori pubblici e privati, deve evolversi verso una governance più snella e capace di integrare turismo, impresa e tutela ambientale.
Il Salone Nautico di Puglia si chiude con un impegno preciso: nei prossimi mesi il tema della portualità turistica tornerà al centro di ulteriori approfondimenti, per trasformare una criticità storica in una leva di sviluppo sostenibile.




