Il quarto accreditamento dell’Asl Brindisi amplia al Perrino l’accesso alle terapie CAR-T contro mieloma multiplo e altri tumori del sangue
di Antonio Portolano
BRINDISI – Un quarto accreditamento da parte di un’azienda farmaceutica amplia la capacità dell’ospedale Antonio Perrino di Brindisi di offrire le terapie CAR-T ai pazienti affetti da tumori del sangue. Il nuovo risultato consolida il presidio della Asl Brindisi come polo di riferimento per l’oncoematologia e rende disponibili sul territorio cure cellulari personalizzate che richiedono competenze specialistiche, tecnologie avanzate e un’organizzazione estremamente rigorosa.
Non si tratta soltanto di aggiungere una nuova opzione terapeutica. L’accreditamento certifica la capacità dell’ospedale di governare l’intero percorso: dalla selezione del paziente alla raccolta dei linfociti T, dalla spedizione delle cellule nei laboratori specializzati alla loro reinfusione, fino al monitoraggio clinico successivo.
Il risultato assume un valore particolare per i pazienti con mieloma multiplo e altre patologie oncoematologiche, che possono accedere a trattamenti innovativi senza essere costretti a sostenere lunghi e gravosi trasferimenti verso strutture situate in altre regioni.

Il quarto accreditamento rafforza la sanità pugliese
Il nuovo accordo con una quarta azienda farmaceutica conferma la presenza al Perrino delle condizioni cliniche, tecnologiche e organizzative necessarie per gestire una delle procedure più complesse della medicina contemporanea.
«Questo quarto accreditamento rappresenta un traguardo per la nostra azienda e per tutta la sanità pugliese – ha dichiarato Maurizio De Nuccio, direttore generale della Asl Brindisi -. Essere in grado di stringere accordi con le più importanti eccellenze farmaceutiche mondiali significa garantire ai nostri cittadini l’accesso alle cure più innovative e salvavita direttamente sul nostro territorio, evitando gravosi viaggi verso altre regioni. L’ospedale Perrino dimostra oggi, ancora una volta, la sua altissima capacità clinica e organizzativa».
Anche Luigi Vernaglione, direttore sanitario della Asl Brindisi, ha espresso la propria soddisfazione per un risultato che rafforza la capacità del sistema sanitario brindisino di offrire cure ad alta specializzazione e di rispondere sul territorio ai bisogni dei pazienti oncoematologici.

Come funzionano le terapie CAR-T
La terapia CAR-T, acronimo di Chimeric Antigen Receptor T-cell, utilizza i linfociti T del paziente, un tipo di globuli bianchi fondamentale per la risposta immunitaria, trasformandoli in cellule capaci di riconoscere e attaccare il tumore.
Il percorso comincia nel Centro trasfusionale dell’ospedale Perrino. Attraverso la leucoaferesi vengono prelevati e isolati i linfociti T, mentre gli altri componenti del sangue sono restituiti al paziente. Le cellule raccolte vengono successivamente inviate in laboratori altamente specializzati, le cosiddette Cell Factory.
Qui i linfociti vengono modificati geneticamente affinché esprimano sulla propria superficie un recettore chimerico, il CAR, in grado di individuare specifici antigeni presenti sulle cellule tumorali. Dopo essere state ingegnerizzate e moltiplicate, le cellule tornano al centro ospedaliero come CAR-T, pronte a riconoscere il tumore, superarne i meccanismi di fuga e attaccarlo.
Prima della reinfusione il paziente viene sottoposto a una chemioterapia preparatoria linfodepletiva, necessaria per favorire l’espansione e l’attivazione delle cellule modificate. La somministrazione avviene con una procedura simile a una trasfusione, ma richiede una successiva e attenta fase di monitoraggio clinico.
Dal costo immediato alla sostenibilità nel tempo
La disponibilità delle terapie CAR-T comporta un investimento iniziale rilevante per il sistema sanitario. La valutazione economica, tuttavia, deve comprendere anche i lunghi cicli di cure convenzionali potenzialmente evitati, i ricoveri, le prestazioni assistenziali e i costi indiretti che ricadono sulle famiglie.
«La spesa per poter avere a disposizione questa terapia nell’immediato è importante per le casse della Asl, ma se si tiene conto del lungo termine viene ammortizzata dai risparmi derivanti dagli anni di cure standard a cui i pazienti affetti da queste patologie dovrebbero sottoporsi, senza contare gli eventuali ricoveri evitati e tutto il carico di costi collaterali che le famiglie dei malati devono sostenere. Siamo quindi estremamente soddisfatti di poter offrire questo tipo di trattamento che garantisce un’aspettativa di vita impossibile da raggiungere diversamente e che insieme garantisce una sostenibilità economica nel tempo», ha spiegato Loredana Carulli, direttrice amministrativa della Asl Brindisi.
Il valore dell’investimento si misura quindi sia attraverso gli esiti clinici sia nella possibilità di ridurre il peso economico, logistico e assistenziale sostenuto nel tempo dal servizio sanitario, dai pazienti e dai loro familiari.

La svolta per il mieloma multiplo
L’introduzione delle CAR-T sta modificando in profondità il trattamento del mieloma multiplo, tumore delle plasmacellule che si sviluppa nel midollo osseo e che, soprattutto nelle forme recidivanti o refrattarie, ha storicamente richiesto successive linee terapeutiche.
«L’arrivo delle CAR-T ha letteralmente stravolto lo scenario clinico – ha spiegato Gianni Quintana, dirigente medico responsabile dell’Uoc di Ematologia dell’ospedale Perrino -. Oggi siamo in grado di ottenere risposte profonde e durature anche in fasi di malattia precedentemente refrattarie. Le Linee Guida Internazionali raccomandano l’uso di questo nuovo costrutto già in prima recidiva: i dati dello studio CARTITUDE-4 parlano chiaro, mostrando a 33,6 mesi una sopravvivenza libera da progressione del 76.4% e un azzeramento della malattia minima residua in tempi rapidissimi, già entro 8 settimane dall’infusione per la maggior parte dei pazienti».
Il dato del 76,4% richiamato nella dichiarazione riguarda, nell’analisi aggiornata dello studio CARTITUDE-4, la sopravvivenza globale stimata a 30 mesi. La sopravvivenza libera da progressione stimata a 30 mesi è invece pari al 59,4%, contro il 25,7% registrato con le terapie standard. Dopo un follow-up mediano di 33,6 mesi, il rischio di progressione della malattia o morte è risultato ridotto del 71% nel gruppo trattato con ciltacabtagene autoleucel.
Il Centro trasfusionale, primo e ultimo anello
La gestione delle cellule richiede il rispetto di standard severissimi di identificazione, raccolta, conservazione, trasporto, manipolazione e tracciabilità. Ogni fase deve essere coordinata con precisione, perché il materiale biologico utilizzato per produrre la terapia appartiene a uno specifico paziente e dovrà essere reinfuso nella stessa persona.
«Il Centro trasfusionale è il punto di partenza e il punto di arrivo di questo delicato percorso salvavita – ha sottolineato Antonella Miccoli, direttrice del Centro trasfusionale -. Attraverso le nostre strumentazioni e competenze immunologiche, eseguiamo la separazione cellulare per isolare i linfociti T del paziente. Quando le cellule, diventate CAR-T dopo il passaggio nella Cell Factory, tornano da noi, siamo pronti per l’infusione. È un lavoro di squadra eccezionale che unisce la competenza medica e biologica alla tecnologia più avanzata».
Accanto all’Uoc di Ematologia e al Centro trasfusionale operano Giuseppe Mele, dirigente medico responsabile dei mielomi multipli; Alessandro Spina, dirigente responsabile del programma trapianti, e Francesca Romano, dirigente biologa del laboratorio di manipolazione cellulare.
Le loro attività comprendono la gestione clinica dei pazienti con mieloma multiplo, le procedure di trapianto, il controllo del materiale biologico e l’applicazione delle norme necessarie a garantire sicurezza e qualità durante tutte le fasi del trattamento.

Una filiera clinica costruita intorno al paziente
Il quarto accreditamento valorizza una filiera interna nella quale Ematologia, Centro trasfusionale, programma trapianti e laboratorio di manipolazione cellulare lavorano come parti di un unico sistema.
La forza delle CAR-T risiede nella personalizzazione della cura, ma la loro applicazione dipende dalla capacità dell’ospedale di coordinare persone, tecnologie, procedure e tempi. Il nuovo traguardo del Perrino dimostra che questa capacità è oggi presente a Brindisi e può tradursi in un accesso più vicino, tempestivo e qualificato alle terapie avanzate contro i tumori del sangue.




