Brindisi premia Baldassarre, orgoglio del basket

Francesca Baldassarre, orgoglio del basket italiano e ambasciatrice di Brindisi nel mondo

Il Comune celebra la 18enne pronta per Virginia Tech come «orgoglio del basket italiano e ambasciatrice di Brindisi nel mondo»

di Antonio Portolano

BRINDISI – Il riconoscimento arriva prima della partenza, quasi a voler fermare per un istante il tempo. Francesca Baldassarre, 18 anni, è stata premiata dal Comune di Brindisi quale «orgoglio del basket italiano e ambasciatrice di Brindisi nel mondo». Una frase incisa su una targa, ma soprattutto il significato di un’intera storia: una ragazza partita giovanissima dalla propria città per inseguire un pallone, disposta a crescere lontano da casa e ora pronta a varcare l’oceano per giocare con Virginia Tech nella NCAA Division I, il massimo livello della pallacanestro universitaria statunitense.

Nella Sala della Giunta di Palazzo di Città, il sindaco Giuseppe Marchionna ha consegnato il riconoscimento a una delle più giovani eccellenze sportive del territorio. Non soltanto per ciò che Francesca Baldassarre ha già raggiunto, ma per il modo in cui lo ha fatto: attraverso la disciplina, la perseveranza, lo studio e quella parte invisibile dello sport che non entra nei tabellini. Le partenze, le rinunce, le ore trascorse in palestra, la distanza dalla famiglia. Tutto ciò che precede un traguardo e quasi mai viene visto.

Il Comune ha scelto di premiarla alla vigilia del passaggio più importante del suo percorso. Da Brindisi agli Stati Uniti, dal basket italiano al grande laboratorio sportivo e universitario americano. Una traiettoria che non recide le radici, ma le porta più lontano.

Francesca Baldassarre con il sindaco Giuseppe Marchionna

Il riconoscimento di Brindisi a Francesca Baldassarre

Per Francesca Baldassarre, la targa ricevuta dalla città non è un semplice omaggio istituzionale. È il segno che i sacrifici compiuti dentro e fuori dal campo sono stati riconosciuti dal luogo da cui tutto è partito.

«Per me è un grande onore, mi rende orgogliosa di tutto quello che faccio, di tutti gli sforzi e i sacrifici, sia in ambito sportivo che non, scolastico ed extrascolastico. Quindi ringrazio il sindaco per questo riconoscimento e spero che mi possa portare ancora più avanti, con ancora più forza».

Nelle sue parole c’è l’emozione di chi sente di avere ricevuto qualcosa che appartiene anche alla propria famiglia, agli allenatori incontrati lungo il cammino e a chi ha accompagnato una ragazza costretta a diventare grande prima del tempo. Il talento può aprire una porta. Per attraversarla, però, servono costanza, applicazione e la capacità di continuare anche quando il sogno impone un prezzo.

La vera misura del percorso di Francesca Baldassarre è racchiusa proprio in questa dimensione silenziosa. A tredici anni ha lasciato Brindisi per costruire il proprio futuro sportivo. A diciotto si prepara a partire per gli Stati Uniti. Cinque anni possono sembrare pochi, ma nello sport giovanile contengono intere stagioni di crescita, vittorie, difficoltà e scelte.

Da Brindisi a Virginia Tech, il salto negli Stati Uniti

La prossima tappa si chiama Virginia Tech. Per Francesca Baldassarre significa entrare in un sistema nel quale università e sport di alto livello convivono quotidianamente, dentro strutture, programmi di allenamento e staff costruiti per accompagnare lo sviluppo delle atlete.

La NCAA Division I non è il professionismo americano, ma rappresenta il vertice del basket universitario negli Stati Uniti e uno dei percorsi più competitivi per chi aspira a misurarsi con una pallacanestro più fisica, organizzata e intensa.

«La scelta della prossima stagione è quella di andare in America ed è un contesto totalmente differente. Dovrò abituarmi sicuramente. Volevo conoscere anche l’altra parte del mondo, l’altra parte della medaglia, e quindi sono contenta e felice di andare».

Nella decisione c’è la volontà di scoprire un basket diverso, ma anche il desiderio di verificare fino a dove possano arrivare le proprie possibilità. Non una fuga da ciò che è stato, bensì un passo verso ciò che ancora non si conosce. È questo il confine sul quale spesso si costruiscono le carriere: il momento in cui la sicurezza di una strada già percorsa viene lasciata alle spalle per affrontare un livello nuovo.

Francesca Baldassarre parte senza nascondere le incognite. Sa che dovrà comprendere una lingua sportiva differente, inserirsi in una nuova squadra, adattarsi a ritmi, abitudini e responsabilità. Ma è proprio nella disponibilità ad affrontare l’ignoto che si riconosce la maturità di un’atleta.

L’ambientamento, la sfida oltre il parquet

Alla domanda su cosa possa spaventarla di più, Francesca Baldassarre indica l’aspetto più umano dell’esperienza: l’ambientamento.

«Potrebbe essere magari l’ambientarsi, però secondo me qualsiasi difficoltà sarà un’esperienza, quindi cercherò di affrontare tutto nel modo migliore».

Non parla della paura di sbagliare un tiro o di affrontare avversarie più forti. Parla del passaggio da un mondo conosciuto a uno completamente nuovo. È una risposta che restituisce la reale profondità della sfida americana. Prima ancora di trovare spazio sul parquet, dovrà trovare il proprio posto nella vita quotidiana, nei rapporti con le compagne, nello studio e in un ambiente lontano migliaia di chilometri da casa.

Eppure, nelle sue parole, la difficoltà non appare come un ostacolo. Diventa materiale di crescita. Nello sport, come nella vita, adattarsi non significa perdere la propria identità. Significa imparare a portarla in un contesto diverso, rendendola più solida.

Ciò che la attrae maggiormente è invece il livello dell’organizzazione sportiva.

«La cosa che mi attira di più è l’organizzazione, lo staff, gli allenamenti, il livello comunque molto più alto, quindi il tipo di allenamento e il tipo di sforzo che si fa in palestra».

È qui che il sogno assume una forma concreta. Non soltanto le luci delle grandi arene universitarie, ma il lavoro quotidiano. Le sedute, la preparazione atletica, l’attenzione ai dettagli, la competizione interna, la ricerca continua di un miglioramento. Il fascino dell’America, per Francesca Baldassarre, non sembra essere quello della vetrina. È quello della palestra.

Il sindaco di Brindisi dona la targa a Francesca Baldassarre

Le origini, la passione di Brindisi nel bagaglio

Ogni viaggio importante comincia molto prima della partenza. Quello di Francesca Baldassarre nasce a Brindisi, una città nella quale il basket non è soltanto uno sport. È linguaggio collettivo, appartenenza, memoria. È il rumore del palazzetto, la discussione al bar dopo una partita, il modo in cui una comunità si riconosce attorno a una squadra e ai suoi colori.

Quando le viene chiesto cosa porterà con sé negli Stati Uniti, la risposta è immediata: la passione.

«La passione dei brindisini, perché ogni volta che torno sono sempre veramente accolta a braccia aperte. Porterò la passione dei brindisini, quella dei tifosi, delle grandi squadre di Brindisi».

Non è un oggetto da mettere in valigia. È un’eredità emotiva. Francesca Baldassarre porterà con sé l’energia di una città che considera la pallacanestro una parte della propria identità. La porterà negli allenamenti più duri, nei giorni in cui la distanza da casa sembrerà più grande, nei momenti in cui sarà necessario ricordare perché tutto è cominciato.

Essere definita «ambasciatrice di Brindisi nel mondo» significa proprio questo. Non rappresentare soltanto se stessa, ma raccontare attraverso il proprio comportamento il luogo dal quale proviene. Ogni volta che pronuncerà il nome di Brindisi, la distanza geografica si ridurrà. La città entrerà con lei negli spogliatoi, nelle aule universitarie e sui campi americani.

Il futuro nel basket americano

L’esperienza con Virginia Tech può rappresentare un passaggio decisivo, ma Francesca Baldassarre evita proclami. Guarda avanti con ambizione e, insieme, con la concretezza di chi sa che ogni progetto deve essere verificato sul campo.

«Sicuramente potrebbe essere il trampolino di lancio, quindi l’inizio di un percorso più lungo. Io vado lì, ovviamente tastando il terreno e vedendo come mi trovo e, se mi troverò bene, continuerò magari il percorso per andare più avanti».

Non definisce ancora il punto di arrivo. Indica una direzione. La NCAA Division I diventa così un banco di prova tecnico, atletico e personale. Un luogo nel quale comprendere il proprio livello, alzare l’intensità del lavoro e costruire nuove possibilità.

La metafora del trampolino è semplice, ma esatta. Per saltare più in alto occorre prima accettare la spinta, la perdita momentanea di equilibrio e quel breve istante in cui non si appartiene più al punto di partenza e non si è ancora raggiunto quello di arrivo. Francesca Baldassarre si trova lì, sulla soglia.

Alla domanda se dall’America continuerà a seguire Brindisi, risponde senza esitazione: «Ovviamente».

Una sola parola, forse la più netta dell’intera conferenza stampa. Perché si può cambiare campionato, lingua e continente. Non si cambia il luogo nel quale si è imparato a desiderare qualcosa.

Marchionna, «Un’eccellenza giovane e donna»

Nel consegnare il riconoscimento, il sindaco Giuseppe Marchionna ha sottolineato il valore sportivo, umano e simbolico del percorso della giovane cestista.

«La presenza di eccellenze del territorio è sicuramente un valore aggiunto per la città. Se poi queste eccellenze sono così giovani, rappresentano anche una speranza. Giovani e donne: è un altro elemento di spicco di questa vicenda. C’è questa ragazza che ha fatto un bel percorso. È andata via a 13 anni e già a 18 si trova a varcare l’oceano per andare a giocare a basket negli Stati Uniti. Mi sembra una cosa molto rilevante e soprattutto una storia di grande abnegazione. Prima ancora del talento e delle capacità tecnico-sportive, c’è una grande capacità di applicazione e di sacrificio, sua e della sua famiglia».

Il sindaco Marchionna ha individuato nella partenza precoce uno degli elementi centrali della storia di Francesca Baldassarre. Andare via a tredici anni significa affidare allo sport una parte decisiva della propria adolescenza. Significa imparare a convivere con la nostalgia, organizzare lo studio e gli allenamenti, affrontare responsabilità che molti coetanei non conoscono ancora.

«Sono stato contento di riceverla e di consegnarle questa targa di riconoscenza della città per il suo impegno e per il fatto che lei, dovunque vada, dica di venire da Brindisi. Questa è una bella storia».

È una bella storia perché non nasce da un risultato improvviso. È il prodotto di una continuità. Nella lettura del sindaco, l’abnegazione viene prima del talento non per ridimensionare le qualità sportive dell’atleta, ma per ricordare che nessuna qualità può svilupparsi senza disciplina.

Francesca Baldassarre con la sorella

Francesca Baldassarre, un esempio per i giovani

Il riconoscimento consegnato dal Comune assume anche un valore pubblico. Premiare un’atleta significa indicare alla comunità un modello fondato non soltanto sul successo, ma sul percorso necessario per raggiungerlo.

«Il punto fondamentale è valutare lo sforzo di abnegazione, di perseveranza e di determinazione. Abbiamo voluto questo tipo di incontro proprio per illustrare e diffondere un esempio virtuoso e positivo. Certo, poi c’è chi lo raccoglie e chi non lo raccoglie, però il problema fondamentale è che questi sono esempi virtuosi e positivi oggi nello sport e, speriamo, domani anche in altre realtà altrettanto significative, come quelle della ricerca, quelle produttive e quelle imprenditoriali».

Le parole di Marchionna spostano la storia oltre il perimetro del basket. Il valore di Francesca Baldassarre non riguarda soltanto chi sogna di diventare atleta. Parla a tutti i giovani chiamati a scegliere se restare fermi davanti a una difficoltà o attraversarla. Parla a chi studia, a chi vuole costruire un’impresa, a chi cerca nella ricerca o nel lavoro la propria occasione.

Lo sport diventa così una metafora universale. Il talento è la possibilità. La disciplina è il mezzo. La perseveranza è ciò che consente di collegare il punto di partenza al traguardo.

Brindisi saluta la sua ambasciatrice nel mondo

Il riconoscimento del Comune di Brindisi non chiude un percorso. Lo accompagna verso una nuova tappa. Francesca Baldassarre partirà per gli Stati Uniti con una responsabilità sportiva e simbolica: crescere in uno dei contesti più competitivi del basket universitario e continuare a rappresentare la città che oggi le ha affidato il titolo di «orgoglio del basket italiano e ambasciatrice di Brindisi nel mondo».

Il futuro non è ancora scritto. Ci saranno allenamenti più duri, momenti di entusiasmo, difficoltà e nuovi equilibri da trovare. Ma la storia ha già un punto fermo: a diciotto anni Francesca Baldassarre ha trasformato una passione nata a Brindisi in una strada capace di attraversare l’oceano.

La targa resterà. Il viaggio, invece, comincia adesso. E quando entrerà per la prima volta in una palestra americana, Francesca non sarà sola: con lei correrà anche un pezzo di Brindisi.