Brindisi capitale in rigenerazione urbana con Mecenate 90

Paradiso Brindisi, Parco urbano street art visto dall'alto

Arte pubblica e nuove energie per comunità più forti. Intervista a Ledo Prato segretario generale di Mecenate 90

di Antonio Portolano

Brindisi diventa capitale della rigenerazione urbana grazie all’evento Brindisi L’arte pubblica nella rigenerazione urbana, promosso da Mecenate 90, Regione Puglia, Comune di Brindisi, Federcasa, CIDAC e sostenuto da Arca Nord Salento. Un’occasione per scoprire come l’arte e la partecipazione possano cambiare i territori e generare nuove energie.

Le città protagoniste della rigenerazione

L’iniziativa si svolgerà l’11 luglio 2025 all’Istituto Comprensivo Tuturano-Paradiso di Brindisi, trasformato per un giorno in una piazza di confronto nazionale sul ruolo dell’arte muraria e delle comunità locali. Un programma ricco di testimonianze, con la presentazione di progetti provenienti da tante città italiane che si stanno distinguendo per esperienze innovative: Brindisi, Firenze, Foggia, Crotone, Venezia, Diamante, Treviso, Lecce, Catanzaro, Massa Carrara, Taranto, Trento, Udine e Bari.

Queste città porteranno esempi concreti di come l’arte pubblica possa essere un motore di cambiamento urbano, unendo bellezza e inclusione sociale. Durante la giornata si parlerà di quartieri di confine, di edilizia residenziale pubblica e di come i processi di rigenerazione nascano dalla collaborazione tra enti locali, artisti, associazioni culturali e cittadini.

Intervista a Ledo Prato, segretario generale di Mecenate 90

Perché avete scelto Brindisi come tappa nazionale sede dell’evento dedicato all’arte pubblica nella rigenerazione urbana? Quali elementi vi hanno colpito del lavoro svolto qui, in particolare da Arca Nord Salento?

«Brindisi – spiega Ledo Prato, segretario generale di Mecenate 90 -, in particolare con il quartiere Paradiso, è un esempio virtuoso in cui l’arte muraria ha accompagnato un progetto di rigenerazione urbana di un complesso di edilizia residenziale pubblica, gestito da Arca Nord Salento, con il coinvolgimento di cittadini, artisti, Amministrazioni pubbliche. Nella nostra idea di rigenerazione urbana non è rilevante solo l’intervento edilizio ma il processo che lo precede come, ad esempio, la co-progettazione con i cittadini e ciò che segue alla chiusura dei cantieri, e cioè la costruzione di un tessuto sociale in grado di contrastare l’emarginazione. Tutti questi elementi li abbiamo ritrovati a Brindisi e l’abbiamo scelta come la sede più appropriata per un confronto fra città, aziende pubbliche e organizzazioni sociali e culturali sul rapporto fra arte e rigenerazione urbana».

Il progetto Pasta al quartiere Paradiso di Brindisi è stato citato come esempio virtuoso. In che modo crede che questa esperienza possa essere replicata in altri contesti urbani italiani?

«Ogni esperienza ha i suoi tratti specifici. Pasta è un progetto basato su una visione e una metodologia partecipativa. Può essere di ispirazione per altre città ma non è replicabile. Ogni città, ogni comunità deve trovare la sua strada. D’altra parte ogni progetto di rigenerazione urbana ha la sua identità ed è strettamente connesso con il governo delle trasformazioni urbane di uno specifico contesto. L’arte pubblica deve essere in grado di cogliere le domande, i bisogni propri di una specifica comunità e trasformarli in un progetto culturale e sociale che renda i luoghi dell’abitare accoglienti, ospitali, sostenibili».

Lei spesso parla di “città rigenerative”. Che cosa rende davvero rigenerativo un progetto di arte pubblica? È solo una questione estetica o c’è un impatto sociale misurabile?

«Le città sono corpi vivi in continua trasformazione. Sono “rigenerative” se orientano la rigenerazione urbana al miglioramento della qualità della vita di chi vive le città, al recupero dei quartieri più degradati, alla valorizzazione delle condizioni abitative, alla mobilità sostenibile, all’accesso ai servizi per tutti. In altri termini se assicurano il “diritto alla città” per oggi e per il futuro. In questo contesto l’arte pubblica può svolgere una funzione importante non solo o non tanto perché realizza “musei a cielo aperto” ma perché contribuisce alla rigenerazione umana prima ancora che a quella fisica delle città. Perciò ci servono “nuovi attrezzi” da mettere nella cassetta per valutare gli impatti sociali. Sono processi complessi che non si misurano con le metriche quantitative ma analizzando i cambiamenti nelle relazioni umane, il grado di consapevolezza delle sfide del futuro, l’esercizio dei diritti di cittadinanza, i processi di inclusione sociale, la non discriminazione, la formazione del capitale sociale».

Guardando al programma di Brindisi, quali sono secondo lei i progetti o gli interventi che più testimoniano la capacità dell’arte muraria di trasformare gli spazi pubblici?

«Ci sono progetti di aziende associate a Federcasa che presenteranno interventi complessi in cui l’arte pubblica ha contribuito notevolmente a cambiare lo spazio pubblico e la percezione dell’edilizia residenziale pubblica, troppo spesso associata ad aree degradate. Molto interessanti sono anche i progetti promossi e gestiti dalle organizzazioni culturali e sociali. Non voglio fare torto a nessuno ma in Puglia, grazie anche all’azione meritoria della Regione, oltre all’intraprendenza delle Amministrazioni Comunali e di associazioni culturali, ci sono esperienze molto importanti che hanno contribuito a valorizzare giovani artisti pugliesi e non e hanno saputo dare identità a comunità che vivevano ai margini della vita sociale e culturale delle città. Dal Nord al Sud avremo testimonianze di quanto si è fatto ma anche di quanto c’è ancora da fare».

Durante l’evento di Brindisi si discuterà del ruolo degli attori locali. Qual è l’importanza, secondo Mecenate 90, delle collaborazioni tra amministrazioni, associazioni come Arca Nord Salento, artisti e comunità?

«La collaborazione è la chiave di volta perché i progetti siano generativi di reali cambiamenti. Nessuno si salva da solo. In questo caso potremmo dire che la rigenerazione urbana raggiunge i suoi obiettivi quando nasce da un approccio multiattoriale oltre che multidisciplinare. Al termine di un progetto scatta il “dopo”: chi si occupa degli esiti conseguiti? Se la collaborazione non ha sedimentato una cultura partecipativa fondata sulla reciproca responsabilità e sul rispetto dei ruoli, allora si depotenziano gli esiti di un progetto. Ma, almeno nella nostra esperienza, non ricordo progetti che si sono esauriti dopo la realizzazione delle opere murarie».

L’Italia è un Paese ricco di quartieri “di confine”, come li ha definiti il programma. Cosa possiamo imparare dall’esperienza di Brindisi e dalle altre città coinvolte per affrontare le sfide dell’inclusione sociale?

«La rigenerazione urbana, per quanto possa incidere sulla qualità dello spazio pubblico, dell’abitare, della vita di chi nelle città vive, da sola non basta. Troppe sono le disuguaglianze che condizionano il “diritto alla città”. Per questo servono prioritariamente due cose: un ecosistema normativo e finanziario che rafforzi i poteri dei governi urbani per affrontare le sfide di questo tempo difficile alla scala necessaria; una politica che esca dalla logica delle emergenze, dei sussidi, degli incentivi una tantum e finalmente affronti i nodi strutturali che ancora condizionano lo sviluppo equilibrato e sostenibile del Paese».

Quanto conta oggi la comunicazione per far conoscere questi progetti? L’arte pubblica è spesso percepita come qualcosa di episodico, come si può renderla parte di una strategia di lungo periodo?

«La comunicazione è parte dei processi partecipativi. C’è un crescente disinteresse per la vita pubblica. Questo è il tempo della “egolatria”, del presentismo, della sfiducia in un futuro migliore. Le paure hanno preso il sopravvento e ciascuno è spinto a rinchiudersi nel proprio bozzolo. Comunicare le esperienze di civismo attivo, di mobilitazione delle istituzioni pubbliche quando incidono sulla vita delle comunità, può essere un importante contributo a consolidare sentimenti di fiducia nel possibile, documentando che “si può fare” e che molto dipende da ciascuno di noi, dal nostro impegno quotidiano nel rispetto delle regole e dei ruoli. Questo non vuol dire rinunciare a un pensiero critico, anzi. È la strada per generare il confronto delle idee, delle proposte e costruire intelligenza collettiva. Nel Parco Verde di Caivano è stato realizzato un solo murales. È dedicato alle bambine vittime di abuso. Non ha cambiato le condizioni di vita degli abitanti ma ogni giorno ripete un monito a chi passa: Nessuno resti solo!».

In che modo Mecenate 90 immagina il futuro delle città italiane da qui al 2050, anche alla luce delle trasformazioni accelerate dal PNRR?

«È difficile fare una previsione attendibile. Guardiamo ai cambiamenti a cui abbiamo assistito in questi anni e alla velocità con cui si sono succeduti. Le Agende immaginate al 2030 o al 2050 sono sottoposte a continue revisioni. Tuttavia auspichiamo che, finalmente, si dia luogo all’Agenda Urbana, già indicata dalla Commissione Europea come lo strumento attraverso il quale governare le transizioni che si devono gestire a livello globale e locale. Abbiamo bisogno di strumenti di governo adattivi per poter gestire piani e obiettivi di lungo periodo. Le città che abbiamo in mente sono alimentate da uno sviluppo autopropulsivo, collocate sulla frontiera dell’innovazione, che concorrono alla produzione di valore, alla crescita dell’economia, senza mai dimenticare che le città sono fatte per le persone e dalle persone».

Mecenate 90, con ANCE e CIDAC, ha promosso “Città in Scena – Festival della Rigenerazione Urbana”, giunto alla terza edizione. Qual è il bilancio che si può fare?

«Direi molto positivo. In questi anni abbiamo presentato oltre 100 progetti di rigenerazione urbana realizzati da Amministrazioni pubbliche e imprese attraverso le diverse misure di iniziativa dell’Unione Europea, dei Governi, delle Regioni ma anche con investimenti privati. È emerso un quadro della vivacità e del dinamismo delle città, soprattutto di quelle intermedie, ma è un processo che ha investito tutto il Paese. Allo stesso tempo la nostra esperienza ha documentato un positivo sviluppo delle relazioni fra Amministrazioni pubbliche, imprese e organizzazioni non lucrative. Questa è forse la chiave del successo conseguito dai Comuni nella realizzazione degli obiettivi fissati dal PNRR, unitamente all’impegno del personale delle Amministrazioni pubbliche e dei progettisti. È opportuno inoltre sottolineare che, dai progetti presentati, emerge il carattere multidisciplinare della rigenerazione urbana ed è quindi assai complesso darne una definizione compiuta. Infine è emerso con chiarezza che la partecipazione dei cittadini è diventata parte costituente dei processi che contraddistinguono i progetti di rigenerazione urbana».

Se dovesse indicare una parola chiave che sintetizza lo spirito di questa iniziativa di Brindisi edizione di Città in Scena, quale sceglierebbe e perché?

«La parola è fiducia. I progetti che presenteremo, rappresentano plasticamente gli investimenti che sono stati fatti sul futuro delle persone e delle città. Sono un buon viatico per guardare avanti e oltre il presente».