Musica, 4 organizzazioni portano la filiera al MIMIT

Studio FIMI_ Il valore economico della musica

Il 16 settembre confronto con Urso chiesto da Confindustria Brindisi, Ancona, Macerata e Dismamusica su crescita, aggregazioni ed export

di Antonio Portolano

BRINDISI – La filiera italiana degli strumenti musicali arriva al Ministero delle Imprese e del Made in Italy e Confindustria Brindisi è tra i promotori e protagonisti del passaggio che porta il settore dal confronto economico alla politica industriale nazionale. La Segreteria del ministro Adolfo Urso ha dato la disponibilità del ministro a incontrare il fronte associativo il 16 settembre alle 11, negli uffici del MIMIT di via Veneto 33 a Roma.

La risposta ministeriale arriva alla lettera inviata il 20 luglio e firmata da tre organizzazioni territoriali del sistema confindustriale – Confindustria Brindisi, Confindustria Ancona e Confindustria Macerata – insieme a Dismamusica, organizzazione nazionale che rappresenta la filiera degli strumenti musicali. A sottoscriverla sono stati Giuseppe Danese, presidente di Confindustria Brindisi; Diego Mingarelli, presidente di Confindustria Ancona; Marco Ragni, presidente di Confindustria Macerata; Raffaele Volpe, presidente di Dismamusica.

La lettera è indirizzata al ministro Adolfo Urso e, per conoscenza, a Federico Eichberg, capo di Gabinetto, e Roberto Luongo, consigliere del ministro per l’internazionalizzazione e la valorizzazione del Made in Italy nel mondo. Il MIMIT ha chiesto ora un riscontro sulla data proposta e i nominativi dei partecipanti.

Non è un convegno sulla musica. È un confronto con il Governo sulla competitività di una manifattura italiana che produce strumenti, componenti e tecnologie, crea occupazione, esporta nel mondo e chiede una politica industriale capace di sostenerne crescita e presenza internazionale.

oma, Università Luiss, gli studenti al seminario L’economia della musica

Tre Confindustrie e Dismamusica per una politica industriale

La composizione del fronte che ha ottenuto l’apertura del MIMIT è uno degli elementi più significativi della vicenda. Tre Confindustrie territoriali hanno costruito una posizione comune con Dismamusica, nata nel 1982 e oggi rappresentativa dell’intera filiera, dai costruttori agli importatori, dai rivenditori agli editori.

La lettera mette sul tavolo numeri che danno immediatamente la dimensione economica del comparto: 1.120 imprese produttrici, circa 2.110 addetti, un mercato italiano degli strumenti musicali che nel 2024 vale 417.017.153 euro, esportazioni per 155.339.965 euro e un mercato del noleggio pari a 24.615.124 euro.

Numeri che raccontano una filiera industriale vera e propria, ma anche le dimensioni ancora ridotte di molte aziende. È proprio qui che si concentra una delle questioni strategiche poste al Governo: trasformare una costellazione di imprese, spesso fortemente specializzate e depositarie di competenze riconosciute, in un sistema capace di acquisire maggiore forza sui mercati.

Il problema segnalato dalle organizzazioni riguarda anche l’andamento del mercato interno. Le ricerche richiamate nella lettera indicano negli ultimi cinque anni una forte contrazione, con livelli che non sono ancora tornati a quelli precedenti alla pandemia. A incidere sono anche la presenza dei grandi operatori online esteri e, per le aziende orientate alla crescita internazionale, l’instabilità dello scenario globale, le difficoltà delle catene di approvvigionamento e i dazi americani.

È su questo terreno che l’incontro del 16 settembre assume un significato che va oltre una singola vertenza di comparto.

«Le chiediamo in proposito di poterla incontrare, allo scopo di illustrare nostre proposte di politica industriale, volte al rilancio ed allo sviluppo dell’industria italiana degli strumenti musicali», scrivono le quattro organizzazioni ad Adolfo Urso.

Le direttrici del confronto sono già indicate nella lettera: «A titolo meramente indicativo: favorire la crescita dimensionale delle aziende, incentivare cooperazione ed aggregazioni tra le stesse, agevolare l’espansione dell’export, tutte misure orientate allo sviluppo del comparto, con importanti effetti positivi a livello economico, occupazionale e culturale».

Tre obiettivi, dunque: crescere, aggregarsi, esportare.

Roma, Università Luiss, i protagonisti del seminario L’economia della musica, foto di gruppo

Dalla Luiss al MIMIT, il percorso di Confindustria Brindisi

Per Confindustria Brindisi l’appuntamento ministeriale non nasce improvvisamente. Rappresenta piuttosto un passaggio istituzionale di un percorso avviato per spostare la musica dalla sola dimensione culturale e dello spettacolo a quella dell’economia reale, della manifattura e del lavoro.

Una tappa decisiva è stata il seminario «L’economia della musica», promosso il 7 maggio a Roma dall’Università Luiss insieme a Confindustria Brindisi. Il confronto aveva riunito mondo accademico, imprese e protagonisti dell’industria musicale, ponendo al centro la necessità di riconoscere la musica come una filiera che produce valore economico, occupazione, innovazione ed export.

Al confronto partecipò anche la FIMI – Federazione Industria Musicale Italiana, con il CEO Enzo Mazza, portando nel dibattito il punto di vista dell’industria discografica. La Federazione rappresenta le maggiori imprese produttrici e distributrici del settore discografico, completando così, accanto al mondo degli strumenti musicali, la rappresentazione di un’economia della musica che comprende anche produzione, distribuzione e valorizzazione della musica registrata.

Produzione e distribuzione degli strumenti, discografia, editoria, live entertainment, piattaforme digitali, service audio e luci, formazione, tecnologie del suono, management e comunicazione non sono segmenti isolati. Compongono un ecosistema economico complesso che per Confindustria Brindisi può diventare anche terreno di politica industriale.

Il presidente Giuseppe Danese aveva posto al centro proprio il rapporto tra cultura, impresa e lavoro. Dietro uno strumento, un concerto o una produzione musicale esiste una rete fatta di imprenditori, produttori, tecnici, artigiani, distributori, professionisti e competenze specialistiche. E proprio la capacità di trasformare questa pluralità in un sistema rappresenta uno dei nodi decisivi per il futuro del comparto.

In quel percorso un ruolo rilevante è stato assunto dal direttore di Confindustria Brindisi, Angelo Guarini, impegnato da tempo nell’analisi delle dinamiche economiche della musica. Il lavoro sviluppato a Brindisi ha insistito su una questione precisa: l’Italia possiede storia, creatività, marchi, competenze manifatturiere e capitale culturale, ma la frammentazione della filiera continua a limitare massa critica, rappresentanza e capacità di incidere sulle politiche economiche.

Nel confronto alla Luiss era emersa anche la proposta di costruire una sede stabile di interlocuzione con il Governo dedicata all’economia della musica, coinvolgendo imprese, associazioni, istituzioni, operatori culturali e sistema formativo. L’incontro del 16 settembre non coincide ancora formalmente con quel tavolo, ma segna un avanzamento concreto: il dossier approda direttamente al ministero competente per le politiche industriali.

Ed è proprio questo passaggio a valorizzare il ruolo di Confindustria Brindisi: un’associazione territoriale del Mezzogiorno contribuisce a costruire, insieme ad aree con una consolidata tradizione manifatturiera musicale e all’organizzazione nazionale del settore, una proposta destinata al Governo.

Capurso, T.D.S. Sound e Pezzolla: la filiera brindisina

La presenza di Brindisi nel confronto nazionale non poggia soltanto sul lavoro di rappresentanza. Il territorio esprime esperienze imprenditoriali che mostrano concretamente come la musica possa significare anche manifattura, progettazione, artigianato ad alta specializzazione e tecnologia.

Andrea Capurso, fondatore di Capurso Guitars, costruisce a Brindisi bassi e chitarre artigianali. Nel suo laboratorio la liuteria tradizionale incontra ricerca sul suono, selezione dei materiali e design. L’azienda presenta la propria produzione come interamente artigianale e realizzata a Brindisi, con modelli che nascono da un processo di ricerca e personalizzazione.

Sempre a Brindisi opera T.D.S. Sound di Angelo Olimpio. Angelo Olimpio indica nella propria esperienza professionale l’attività di produttore di diffusori acustici e sound engineer; l’impresa, attiva dal 1995, opera nel campo dei diffusori acustici professionali e delle tecnologie audio e per lo spettacolo. È un segmento differente dalla liuteria, ma appartiene alla stessa economia della musica fatta di progettazione, suono, tecnologia e competenze specialistiche.

A Mesagne, il Laboratorio Musicale Pezzolla aggiunge un altro tassello alla mappa produttiva provinciale. L’impresa è specializzata nel settore degli strumenti a fiato e dichiara di essere tra i pochissimi produttori italiani di cuscinetti per sassofono, con una produzione Made in Italy nata da attività di studio, ricerca e sviluppo.

Realtà differenti per dimensione e specializzazione, che non pretendono di rappresentare un censimento esaustivo del comparto brindisino ma dimostrano un punto essenziale: l’economia della musica nel territorio non è un concetto astratto. Ha imprese, laboratori, tecnologie, competenze e professionalità.

Dalle Marche alla Puglia, la geografia del Made in Italy musicale

Anche la presenza di Confindustria Ancona e Confindustria Macerata aiuta a comprendere la portata dell’iniziativa. Le Marche rappresentano uno dei territori storici della manifattura musicale italiana e la convergenza con Brindisi costruisce un asse che mette insieme tradizione industriale consolidata e nuovi territori interessati a sviluppare questa economia.

Nel Maceratese, a Recanati, opera per esempio FBT Elettronica, fondata nel 1963 e attiva nella progettazione e produzione di sistemi audio professionali, con una manifattura Made in Italy che comprende diffusori, amplificazione e soluzioni per il live e le installazioni professionali.

Nello stesso distretto è presente Algam EKO, uno dei principali operatori italiani nella distribuzione di strumenti musicali, accessori, sistemi audio e tecnologie professionali e proprietario, tra gli altri, dei marchi Eko Guitars e Quik Lok.

La firma comune mette quindi in relazione territori che possiedono esperienze e specializzazioni diverse, ma condividono lo stesso problema strategico: come trasformare eccellenze spesso frammentate in una filiera industriale capace di competere su scala internazionale.

In questo quadro Confindustria Brindisi non entra nel dossier come osservatore periferico di una specializzazione concentrata altrove. Contribuisce alla costruzione della proposta nazionale e porta nel confronto una visione nella quale cultura musicale e industria sono parti della stessa economia.

Il 16 settembre la sfida è crescere senza perdere identità

Il nodo che arriverà sul tavolo di Adolfo Urso riguarda in definitiva la capacità delle imprese italiane di guadagnare scala senza perdere quel patrimonio di qualità, artigianalità, progettazione e specializzazione che rappresenta uno dei punti di forza del Made in Italy musicale.

Un settore composto da oltre mille produttori possiede competenze e know-how, ma rischia di perdere terreno se rimane eccessivamente frammentato davanti ai grandi operatori internazionali, alle piattaforme globali e a mercati nei quali dimensione, capacità finanziaria, distribuzione ed export diventano sempre più determinanti.

Per questo crescita dimensionale, cooperazione tra aziende e internazionalizzazione non sono soltanto formule contenute in una lettera. Sono il cuore di una possibile politica industriale.

Per Brindisi il risultato istituzionale è già rilevante. Una riflessione sull’economia della musica sviluppata da Confindustria Brindisi, portata nel mondo universitario e condivisa con gli operatori della filiera, incontra ora altre due Confindustrie territoriali e Dismamusica e arriva direttamente al MIMIT.

Il 16 settembre la questione non sarà quindi stabilire quanto valore culturale abbia la musica italiana. Il punto sarà capire quanto valore industriale l’Italia sia ancora capace di costruire intorno alla propria cultura musicale e quali condizioni possa creare perché imprese, competenze e marchi italiani diventino più forti sui mercati internazionali.

È su questa frontiera, tra cultura e manifattura, creatività ed export, identità e crescita, che Confindustria Brindisi ha scelto di giocare una partita nazionale.