A Porto Cesareo il progetto di Swami e Nazarena Savino trasforma memoria, mestieri e identità locale in una leva per destagionalizzare
di Antonio Portolano
PORTO CESAREO (LECCE) – C’è un patrimonio di Porto Cesareo che non si misura in chilometri di costa e non compare nelle fotografie delle spiagge. Vive nei racconti dei pescatori, nelle mani dei maestri d’ascia, nelle barche della processione a mare, nella devozione religiosa e nella memoria di chi ha trascorso un’intera esistenza sullo Ionio. Ora quel patrimonio può diventare anche una risorsa turistica.
È questa la visione alla base degli «Ambasciatori delle Tradizioni», il riconoscimento ideato da Swami Savino e Nazarena Savino, fondatrici di Archeodisability e Archeodisability Travel, e realizzato con il patrocinio del Comune di Porto Cesareo.
La vera notizia va oltre la cerimonia: il progetto prova a trasformare la cultura materiale e immateriale della comunità in uno strumento di turismo autentico, inclusivo e sostenibile, capace di ampliare l’offerta oltre il tradizionale prodotto balneare e di contribuire alla destagionalizzazione.
Una prospettiva che assume un peso particolare in una destinazione che nel 2025 ha raggiunto 708.024 presenze e 130.468 arrivi, con una crescita rispettivamente del 5% e del 9,3% rispetto al 2024, confermandosi tra i venti principali comuni turistici della Puglia. (Agenzia Regionale del Turismo Puglia)

Porto Cesareo oltre il mare: il turismo parte dalle persone
Il punto di partenza del progetto è un cambio di prospettiva.
Porto Cesareo è una delle destinazioni balneari più riconoscibili del Salento, ma la sua identità non coincide soltanto con il mare. Accanto al patrimonio naturale esiste un capitale culturale costruito nel tempo da pescatori, artigiani, anziani, associazioni, famiglie e comunità religiose.
È questo patrimonio che Archeodisability vuole portare al centro del racconto turistico.
Non inventare una tradizione per il visitatore, dunque, ma permettere al visitatore di entrare in contatto con quella che esiste già. Non trasformare la comunità in scenografia, ma riconoscerla come protagonista dell’esperienza.
Dietro gli «Ambasciatori delle Tradizioni» c’è quindi un’idea di destinazione nella quale il turista non consuma soltanto un luogo: ne comprende la storia, incontra le persone che ne custodiscono la memoria e scopre perché determinati mestieri, riti e gesti continuano ad avere un significato.
Ed è proprio qui che la tradizione può smettere di essere soltanto conservazione del passato e diventare una risorsa per il futuro.
La destagionalizzazione passa anche dal patrimonio immateriale
Per una località fortemente associata alla stagione estiva, la questione è strategica.
Il mare resta un asset insostituibile, ma cultura, artigianato, storia, fede e memoria possiedono una caratteristica decisiva: possono essere raccontati dodici mesi l’anno.
È il terreno sul quale può crescere un turismo esperienziale diverso da quello esclusivamente balneare. Un viaggio motivato dall’incontro con una comunità, dalla scoperta di un mestiere, da una tradizione religiosa o da una storia locale non dipende necessariamente dal calendario della balneazione.
Il riconoscimento promosso da Swami Savino e Nazarena Savino assume così una funzione che va oltre il valore simbolico: individua persone e realtà che custodiscono contenuti culturali capaci, se opportunamente valorizzati, di arricchire l’identità turistica di Porto Cesareo.
Una strategia che si inserisce in un territorio nel quale anche il patrimonio storico sta assumendo un ruolo crescente. Nel 2026 il Comune ha, ad esempio, approvato il progetto di fattibilità per il restauro di Torre Chianca e la riqualificazione dell’area circostante, comprendente un giardino archeologico di oltre 6 mila metri quadrati e orientato all’inserimento del sito nei circuiti culturali e turistici. (Comune di Porto Cesareo)
Patrimonio materiale e patrimonio immateriale possono così diventare due parti dello stesso racconto.

Gli «Ambasciatori delle Tradizioni»: chi ha ricevuto il riconoscimento
Gli «Ambasciatori delle Tradizioni» scelti per questa edizione rappresentano differenti dimensioni dell’identità di Porto Cesareo.
Alla Capitaneria di Porto e alla Guardia Costiera è stato riconosciuto l’impegno quotidiano per la sicurezza in mare e il supporto assicurato alla storica processione, momento nel quale devozione religiosa e cultura marinara si incontrano.
Per il mondo delle associazioni culturali e dei comitati impegnati nei festeggiamenti è stato premiato il professor Cosimo Arnesano, presidente dell’associazione Mediterraneamente, per la passione, la cura e il lavoro volontario dedicati alle celebrazioni in onore di Santa Cesarea e alla valorizzazione delle radici storiche della comunità.
C’è poi il sapere delle mani.
Il riconoscimento rivolto ai maestri d’ascia e ai cantieri navali storici è stato rappresentato da Tonio Latino, custode di quella sapienza artigiana necessaria alla costruzione e alla conservazione delle imbarcazioni tradizionali.
Un mestiere che diventa memoria tecnica del territorio: materiali, gesti, conoscenze e competenze che raccontano il rapporto costruito nei decenni tra Porto Cesareo e il suo mare.
Claudio Peluso e «La Gelosia», la barca della devozione
Tra le tradizioni più suggestive della comunità c’è la processione a mare.
Per gli armatori e gli equipaggi della «Barca della Santa» è stato premiato Claudio Peluso con l’imbarcazione La Gelosia, per la generosità e la devozione con cui mette a disposizione la propria barca contribuendo alla realizzazione di uno dei momenti più sentiti delle celebrazioni.
È un esempio particolarmente efficace del significato del progetto.
Una barca non è soltanto un mezzo, così come una processione non è soltanto un evento. Intorno a entrambi si intrecciano fede, storia familiare, marineria, appartenenza e memoria collettiva.
Rendere comprensibile questo intreccio anche a chi arriva da fuori significa trasformare un rito locale in un’occasione di conoscenza senza privarlo della sua autenticità.

Enrico Peluso, a 93 anni la memoria viva del mare
Il momento probabilmente più emozionante dell’iniziativa è stato quello dedicato agli «Anziani del Mare».
A rappresentarli è stato Enrico Peluso, 93 anni.
I suoi racconti hanno restituito una Porto Cesareo che appartiene alla memoria vissuta: il lavoro sul mare, la fatica, i sacrifici, le esperienze accumulate durante una vita e un legame con il territorio che attraversa intere generazioni.
È proprio questo uno dei patrimoni più fragili.
Un edificio può essere restaurato. Un oggetto può essere conservato. La memoria orale, invece, rischia di scomparire insieme alle persone che la custodiscono se non viene ascoltata, raccolta e trasmessa.
Per questo la testimonianza degli anziani assume nel progetto un valore che è insieme culturale, sociale e turistico: permette ai giovani di conoscere il luogo in cui vivono e ai visitatori di comprenderlo attraverso la voce di chi ne ha attraversato la storia.

Salvatore Bove, i pescatori e i valori di una comunità
Per le Cooperative dei Pescatori Locali il riconoscimento è stato attribuito a Salvatore Bove, indicato come testimone della memoria storica della comunità e di valori che hanno accompagnato generazioni di uomini di mare.
Rispetto per il mare, appartenenza, sacrificio, solidarietà e devozione alla Santa Patrona costituiscono un patrimonio che va oltre l’attività economica della pesca.
La marineria diventa così una chiave attraverso cui leggere Porto Cesareo: comprenderne la crescita, le famiglie, l’alimentazione, le relazioni sociali e il modo nel quale la comunità ha costruito la propria identità sulle rive dello Ionio.
È questo passaggio a trasformare la storia locale in potenziale esperienza culturale.

I giovani tra memoria, lavoro e nuove opportunità
La conservazione, tuttavia, non basta.
Uno dei punti più interessanti della visione sviluppata da Archeodisability riguarda il coinvolgimento delle nuove generazioni.
L’obiettivo è avvicinare i ragazzi alle proprie radici senza presentare le tradizioni come qualcosa di immobile o appartenente esclusivamente al passato.
Conoscere un antico mestiere, raccogliere la memoria orale, studiare una festa religiosa, comprendere la cultura marinara può diventare il punto di partenza per immaginare nuovi linguaggi e nuove attività: percorsi culturali, esperienze turistiche, narrazioni digitali, laboratori, iniziative educative, progetti legati all’artigianato e alla valorizzazione del territorio.
Non significa commercializzare ogni tradizione.
Significa riconoscere che identità e innovazione non sono necessariamente opposte e che una comunità può creare nuovo valore proprio partendo da ciò che la rende diversa dalle altre.
Il ponte tra generazioni diventa quindi una delle infrastrutture immateriali del progetto: chi possiede la memoria la trasmette; chi riceve quella memoria può trovare nuovi modi per conservarla e raccontarla.
Archeodisability Travel: accessibilità come criterio turistico
La seconda direttrice è quella dell’accessibilità.
Attraverso Archeodisability e Archeodisability Travel, Swami Savino e Nazarena Savino collegano il recupero delle tradizioni a un modello di turismo nel quale le esperienze del territorio possano essere vissute dal maggior numero possibile di persone.
L’accessibilità, in questa prospettiva, non dovrebbe essere un adattamento effettuato successivamente, ma un criterio utilizzato fin dalla progettazione dell’esperienza turistica.
A questa visione si affianca la sostenibilità: tutela del paesaggio, rispetto dell’ambiente, conservazione dell’identità culturale e fruibilità devono procedere insieme.
È un passaggio importante perché amplia il concetto stesso di destinazione competitiva. Non conta soltanto quante persone un territorio riesce ad attrarre, ma anche come le accoglie, cosa permette loro di conoscere e quale rapporto costruisce tra turismo e comunità residente.
Dal riconoscimento a un possibile modello di turismo
È qui che gli «Ambasciatori delle Tradizioni» acquistano il loro significato più interessante.
Il riconoscimento non certifica soltanto ciò che queste persone hanno fatto. Individua ciò che Porto Cesareo potrebbe decidere di valorizzare maggiormente nel proprio futuro turistico.
Il mare rimane il grande attrattore. Ma accanto al mare possono esserci le storie di chi lo ha vissuto, le tecniche di chi ha costruito le imbarcazioni, i racconti dei pescatori, le celebrazioni religiose, la cultura delle associazioni, le memorie degli anziani e il coinvolgimento dei giovani.
È una formula che sposta il baricentro dalla semplice promozione della destinazione alla costruzione di un’identità turistica riconoscibile.
Perché la competizione tra territori non si gioca soltanto sulla bellezza. Sempre più spesso si gioca sulla capacità di offrire qualcosa che altrove non può essere replicato.
E una comunità, con la propria storia, è per definizione irripetibile.

Il patrocinio del Comune di Porto Cesareo
L’iniziativa ha ricevuto il patrocinio del Comune di Porto Cesareo.
Le fondatrici hanno rivolto un ringraziamento all’intera amministrazione comunale per l’accoglienza e la disponibilità dimostrate e, in particolare, al sindaco Francesco Schito per il sostegno alle iniziative dedicate alla cultura, alle tradizioni e alla comunità. Schito ricopre la carica di sindaco dal 26 maggio 2026. (Comune di Porto Cesareo)
Un ringraziamento è stato rivolto anche a Carmen Chiriatti per la professionalità, la determinazione, l’umanità e la partecipazione all’iniziativa, e a Carmen Rizzello e Alessandra Ghiselli per la collaborazione, la disponibilità e la sensibilità dimostrate.
Il ringraziamento conclusivo è però destinato ai cittadini di Porto Cesareo.
Ed è probabilmente il modo più efficace per comprendere l’intero progetto.
Un territorio può avere spiagge, monumenti e paesaggi straordinari. Ma sono le persone a trasformarli in un luogo. Sono i loro racconti a dare un significato alle barche, alle feste, ai mestieri e alle tradizioni.
Se quella memoria riesce a essere custodita, trasmessa e resa accessibile, il passato non rimane semplicemente alle spalle.
Può diventare parte del futuro di Porto Cesareo.




