Verdi in Città, Nicola Acunzo apre con Eduardo

Nicola Acunzo, attore

Domani 23 luglio «Verdi in Città» apre in piazza Duomo a Brindisi con «Eduardo, parliamoci chiaro» e ingresso libero

di Antonio Portolano

BRINDISI – Portare il teatro e la musica nel cuore monumentale di Brindisi, trasformando gli spazi della città in luoghi di incontro, riflessione e partecipazione culturale. È la finalità di Verdi in Città, la rassegna promossa dalla Fondazione Nuovo Teatro Verdi che domani, giovedì 23 luglio 2026, alle ore 21, inaugura la sua quarta edizione in piazza Duomo con «Eduardo, parliamoci chiaro», spettacolo interpretato da Nicola Acunzo.

La rappresentazione si terrà nello spazio antistante il Museo archeologico “Francesco Ribezzo”. L’ingresso è libero e non è richiesta la prenotazione. Il teatro torna così a uscire dai suoi confini tradizionali per incontrare il pubblico in uno dei luoghi più riconoscibili del centro storico di Brindisi, mettendo al centro il mestiere dell’attore, la paura del fallimento e il confronto con uno dei maestri che hanno segnato la storia della scena italiana: Eduardo De Filippo.

Verdi in Città torna nel cuore culturale di Brindisi

Con l’apertura affidata a «Eduardo, parliamoci chiaro», Verdi in Città avvia un nuovo percorso dedicato al teatro e alla musica, costruito attraverso il rapporto diretto fra spettacolo, patrimonio urbano e comunità. La quarta edizione prende il via in piazza Duomo, davanti al Museo archeologico “Francesco Ribezzo”, in un contesto che riunisce alcune delle principali istituzioni culturali e religiose della città.

Il primo appuntamento affronta il teatro dall’interno, osservandone le fragilità, le attese e le responsabilità. Al centro non c’è soltanto il desiderio di raggiungere il successo, ma il momento in cui un interprete deve dimostrare di essere realmente pronto a sostenere il peso dell’occasione che ha inseguito per tutta la vita.

Lo spettacolo racconta la paura di fallire proprio quando arriva il ruolo tanto atteso e il rapporto, insieme concreto e immaginario, con un maestro che continua a interrogare il presente. Il riferimento a Eduardo De Filippo non assume quindi il carattere di una semplice celebrazione, ma diventa lo strumento attraverso il quale il protagonista misura il proprio percorso professionale e umano.

La rete istituzionale che sostiene la rassegna

Verdi in Città è organizzata dalla Fondazione Nuovo Teatro Verdi con il sostegno del Comune di Brindisi e con la collaborazione del Polo Biblio-Museale, della Basilica Cattedrale di Brindisi e di Puglia Culture.

La rassegna rientra nelle attività finanziate attraverso le risorse assegnate alla Fondazione Nuovo Teatro Verdi dalla legge di bilancio dello Stato per il triennio 2025-2027, su proposta dell’onorevole Mauro D’Attis.

La collaborazione fra istituzioni, luoghi culturali e realtà territoriali permette alla manifestazione di costruire un collegamento diretto fra produzione teatrale e spazi della città. Il cartellone completo, con gli appuntamenti successivi della quarta edizione, sarà presentato nei prossimi giorni.

L’avvio del programma concentra intanto l’attenzione su uno spettacolo che parla del lavoro artistico senza idealizzarlo, mostrando la fatica, le esitazioni e la disciplina che accompagnano la costruzione di una carriera.

Piazza Duomo, il luogo dell’evento

Raffaele Lapena davanti all’occasione della vita

«Eduardo, parliamoci chiaro» parte da una vicenda appartenente al mondo del teatro, ma capace di riguardare chiunque abbia dovuto misurarsi con un’occasione decisiva. Raffaele Lapena è un attore “di fatica”, abituato ai ruoli marginali, alle lunghe attese e ai sacrifici di una professione vissuta per anni ai bordi della scena.

Dopo una carriera trascorsa come comprimario, gli viene finalmente affidato il ruolo da protagonista in uno spettacolo costruito sui testi di Eduardo De Filippo. Quella che dovrebbe rappresentare la possibilità di un riscatto professionale diventa, però, l’origine di una crisi profonda.

Alla soddisfazione iniziale subentrano il dubbio, la paura del giudizio e il timore di non essere all’altezza. Raffaele Lapena comincia a domandarsi se il momento atteso per così tanto tempo sia arrivato troppo tardi. Soprattutto, deve chiedersi se dietro il desiderio di conquistare il centro del palcoscenico non si nasconda l’incapacità di affrontarlo davvero.

Il protagonista porta con sé la condizione dell’interprete che ha preso parte a molti progetti senza riuscire a dare una direzione pienamente compiuta al proprio percorso. Essere finalmente scelto non elimina le insicurezze accumulate negli anni, ma le rende più evidenti. Il ruolo da protagonista non rappresenta soltanto un avanzamento professionale: diventa una prova di identità.

Il confronto con Eduardo tra disciplina e verità

Nel momento più difficile entra in scena Eduardo De Filippo, interlocutore concreto e severo con il quale Raffaele Lapena è costretto a confrontarsi. Il dialogo mette l’una di fronte all’altra generazioni, esperienze e idee differenti del lavoro teatrale.

Da questo confronto emerge una concezione precisa del teatro, inteso come esercizio di verità, responsabilità e disciplina. Eduardo ricorda al protagonista che ogni parte, grande o piccola, acquista valore soltanto quando l’attore riesce a renderla necessaria.

Raffaele Lapena cerca risposte, ma Eduardo lo invita prima di tutto a formulare domande più chiare, ad abbandonare gli alibi e a riconoscere quanto il mestiere dell’attore richieda coraggio. Il loro dialogo diventa così una prova nella prova: prima ancora di riuscire a interpretare Eduardo, il protagonista deve trovare una voce propria e imparare a sostenerla fino in fondo.

Il testo di Claudio Proietti utilizza questa situazione per osservare dall’interno la vita di chi lavora nello spettacolo senza raggiungere immediatamente il riconoscimento. Il confronto immaginario con Eduardo offre a Raffaele Lapena la possibilità di guardare alla propria storia non più come a una successione di sconfitte, ma come al materiale dal quale partire per affrontare finalmente la prova più importante.

La domanda non riguarda soltanto la capacità di recitare una parte. Il protagonista deve comprendere quale porzione di sé sia disposto a mettere in gioco e quale responsabilità comporti occupare il centro della scena dopo una vita trascorsa ai margini.

Nicola Acunzo apre la scena alla partecipazione del pubblico

Nicola Acunzo costruisce un personaggio fragile e ostinato, capace di coinvolgere direttamente gli spettatori. La quarta parete si apre e il pubblico entra nella messinscena, diventando parte del percorso compiuto dal protagonista.

Alcuni momenti arrivano fino al ballo condiviso con Raffaele Lapena, alleggerendo la paura del fallimento e permettendo allo spettacolo di muoversi fra racconto, dialogo, memoria professionale e intrattenimento.

Eduardo De Filippo diventa il termine di paragone con il quale il protagonista è chiamato a “pesarsi”, secondo una parola che attraversa il testo. Pesarsi significa valutare il proprio lavoro, riconoscere i limiti accumulati lungo il percorso e comprendere quale parte della propria esperienza possa essere trasformata in forza scenica.

La regia accompagna il continuo passaggio fra realtà e immaginazione, fra il camerino mentale di Raffaele Lapena e l’apparizione di Eduardo. Le componenti più intime del racconto restano in equilibrio con quelle apertamente comiche, evitando che il tema della precarietà professionale e della paura venga separato dalla capacità del teatro di generare leggerezza, partecipazione e riconoscimento collettivo.

Teatro, città e comunità nella quarta edizione

L’apertura di Verdi in Città affida dunque al teatro il compito di interrogare il teatro stesso. La vicenda individuale di un attore abituato a restare ai margini diventa il punto di partenza per raccontare il rapporto fra desiderio, responsabilità e paura.

Raffaele Lapena cerca il coraggio necessario per affrontare la prova più importante della sua vita e scopre che diventare protagonista significa, prima di tutto, smettere di nascondersi. Tra risate, esitazioni e verità finalmente pronunciate, «Eduardo, parliamoci chiaro» conduce il pubblico nel punto in cui il timore di fallire incontra la volontà di mettersi in gioco.

La scelta di inaugurare la quarta edizione in piazza Duomo, nel cuore culturale di Brindisi, rafforza la relazione fra spettacolo, istituzioni e cittadini. Il palcoscenico urbano diventa uno spazio condiviso nel quale la riflessione sulla professione dell’attore può parlare anche a chi non appartiene al mondo dello spettacolo.

L’appuntamento è per domani, giovedì 23 luglio 2026, alle ore 21, davanti al Museo archeologico “Francesco Ribezzo” di Brindisi. L’ingresso è libero, senza prenotazione. Sarà il primo atto di un programma che la Fondazione Nuovo Teatro Verdi presenterà integralmente nei prossimi giorni, proseguendo il dialogo fra teatro, musica, luoghi culturali e comunità cittadina.