US Lecce e il film Come fosse luce accendono l’inclusione

Alessio Ingrosso

Partnership tra sport e cinema per raccontare coraggio, inclusione e la storia dell’ASCUS Lecce, la squadra paralimpica più titolata d’Italia

di Antonio Portolano

LECCE – L’Unione Sportiva Lecce sposa una missione di luce e riscatto sostenendo “Come fosse luce”, il nuovo film documentario di Corrado Punzi, scritto insieme a Stefano Martella e Francesco Lefons, e prodotto da Salvatore Caracuta con Passo Uno Cinema e Muud Film.
Un incontro fra sport e arte, calcio e narrazione civile, che trasforma la disabilità in possibilità e racconta – attraverso la storia dell’ASCUS Lecce – la forza invisibile di chi vince anche quando non vede la palla ma ne sente il battito.

Una missione di luce nel buio

«Lo sport è uno strumento di inclusione, riscatto e rinascita sociale».
Da questa convinzione nasce la partnership tra l’U.S. Lecce e “Come fosse luce”, un’alleanza che oltrepassa il confine tra campo e schermo per farsi racconto collettivo.
Il club giallorosso ha scelto di accompagnare il documentario firmato da Corrado Punzi nel suo percorso di distribuzione e nei festival internazionali, condividendo la stessa idea di comunità: lo sport come linguaggio universale della dignità.

Prodotto da Passo Uno Cinema e Muud Film, “Come fosse luce” intreccia le vite di tre protagonisti leccesi uniti da un filo comune: l’amore per il calcio e il bisogno di credere che anche il buio possa diventare possibilità di visione.
Alessio Ingrosso, adolescente ipovedente che teme di perdere completamente la vista, trova nel suono del pallone e nel respiro della squadra un modo per restare aggrappato alla realtà.
Accanto a lui, Davide Dongiovanni e Salvatore Peluso, due non vedenti che hanno fatto della loro condizione un punto di partenza: inventando il pallone sonoro e fondando l’ASCUS Lecce, la squadra di calcio paralimpico più titolata d’Italia.

L’opera, scritta da Stefano Martella, Francesco Lefons e Corrado Punzi, non è solo una cronaca sportiva ma una metafora potente: nel buio dell’incertezza, la luce è la passione condivisa, la solidarietà che trasforma la solitudine in comunità.
Come spiega la produzione, il film è «una storia di coraggio e di sogni collettivi, di ostacoli superati con la determinazione e di passione che abbatte ogni barriera».

Il sostegno del Lecce e la visione condivisa

Per l’U.S. Lecce, la collaborazione con il film rappresenta una tappa naturale di un impegno costante nel sociale.
Il club, attraverso i propri canali e le iniziative di promozione, accompagnerà il documentario nel circuito dei festival internazionali, contribuendo a diffondere «un messaggio universale di speranza e inclusione».
Non un’operazione di immagine, ma un atto di coerenza con la propria identità territoriale e valoriale: il giallorosso che diventa simbolo di luce, appartenenza e rinascita.

Il progetto coinvolge anche il tessuto produttivo e culturale salentino.
Passo Uno Cinema, con sede a Maglie, e Muud Film consolidano una linea editoriale dedicata al documentario d’autore e al cinema civile, portando sullo schermo un racconto che parla di Lecce e al tempo stesso parla al mondo.
La sinergia con il club calcistico cittadino rafforza un messaggio autentico: l’inclusione non è un gesto estetico, ma un percorso quotidiano.

La narrazione del reale: il cinema come atto politico

In “Come fosse luce”, Corrado Punzi riprende la linea autoriale che da sempre contraddistingue il suo lavoro: un cinema documentario che osserva il reale come corpo vivo, attraversandolo con empatia e rigore etico.
Ma qui, grazie alla scrittura condivisa con Stefano Martella e Francesco Lefons, il racconto assume una dimensione nuova: una forma di cinema-reportage dove la macchina da presa partecipa, non giudica.

Il film non racconta la disabilità come eccezione, ma come condizione umana.
L’ipovisione di Alessio Ingrosso, la cecità di Davide Dongiovanni e Salvatore Peluso, il suono del pallone come battito cardiaco – tutto concorre a trasformare l’oscurità in conoscenza.
«Il buio che attraversiamo nella vita», afferma la produzione, «può diventare luce grazie ai sogni collettivi».

Le storie dentro la storia

Il documentario segue tre percorsi che si intrecciano in un’unica traiettoria emotiva:
Alessio Ingrosso, adolescente ipovedente che affronta la paura della cecità;
Davide Dongiovanni e Salvatore Peluso, due non vedenti che hanno inventato il pallone sonoro e fondato l’ASCUS Lecce.
Le loro biografie si fondono con la città di Lecce, trasformata da sfondo in personaggio collettivo: un luogo che osserva, custodisce e accompagna.

Il percorso internazionale

Dopo l’anteprima mondiale allo Sportfilm Liberec 2025, il film ha conquistato palcoscenici prestigiosi:
BOSIFEST BelgradoFestival Internazionale Film Disabilità;
MIA Market RomaItalian Doc It Better;
Ferrara Film Festival – anteprima nazionale;
Festival del Cinema Europeo Lecce – anteprima cittadina;
Lisboa Indie Film Fest – nomination Best Feature Documentary;
45° Paladino d’Oro Palermo – finalista Festival Internazionale Cinema Sportivo.

Un viaggio che conferma il valore universale del racconto e la vitalità del nuovo documentario italiano.

La regia di Corrado Punzi e la scrittura di Stefano Martella

Se la regia di Punzi sceglie la prossimità e l’ascolto, la penna di Martella offre struttura e respiro narrativo.
Martella costruisce dialoghi invisibili e ritmo poetico, trasformando la cronaca in emozione.
Il risultato è un film che commuove senza artifici, con la verità stessa dei protagonisti.
«Non è un film sul buio – è un film sulla luce che si cerca nel buio», scrive Martella.

Il percorso autoriale di Corrado Punzi

Regista, sociologo e docente universitario, Corrado Punzi (Lecce, 1979) è una delle voci più originali del cinema del reale.
Laureato a Bologna e dottore di ricerca all’Università del Salento, dove oggi insegna Sociologia dei processi culturali, ha sviluppato una poetica che unisce rigore accademico e sensibilità civile.
Tra le sue opere: Vento di soave (2017, Best Jury Prize Hot Docs Toronto) e Archipelago (2020).
In “Come fosse luce” raggiunge la piena maturità artistica: un cinema che illumina, non che spiega.

La scrittura civile di Stefano Martella

Giornalista e sceneggiatore, Stefano Martella ha fatto del racconto reale una missione.
Formatosi tra comunicazione e reportage sociale, unisce precisione cronachistica e delicatezza poetica.
Con “Come fosse luce” firma una sceneggiatura che non descrive ma accompagna: il buio diventa esperienza, non limite.
Per Martella, raccontare è un atto civile: dare voce a chi non ne ha, trasformare la disabilità in linguaggio condiviso.

La visione narrativa di Francesco Lefons

Sceneggiatore e docente, Francesco Lefons completa il trio autoriale.
Formatosi tra studi cinematografici e letterari, porta nel film un metodo di scrittura sobrio e rigoroso.
Costruisce l’ossatura del racconto, lavora sul tempo della memoria e sulle pause del reale.
La sua voce armonizza l’empatia di Martella e la profondità di Punzi, trasformando la sceneggiatura in poesia collettiva.

Oltre il visibile

C’è un momento in cui il suono precede l’immagine.
Il pallone rimbalza, vibra, attraversa lo spazio prima che l’occhio lo segua: lì nasce “Come fosse luce”.
Un cinema che non rappresenta, ma espande la percezione.

La fotografia è sobria, la camera respira accanto ai corpi, il montaggio segue un ritmo interiore.
Il suono non accompagna: crea. È la nuova forma di visione che Corrado Punzi inventa per raccontare chi non vede.

La luce, nel film, è condizione etica: non illumina, ma rivela.
La disabilità diventa sguardo alternativo, la differenza si fa conoscenza.
Il buio non è assenza: è linguaggio.

Radicato nel Salento, “Come fosse luce” è anche un film sul territorio: Lecce come matrice di appartenenza e comunità.
L’U.S. Lecce e l’ASCUS Lecce uniscono sport e arte in una forma di co-produzione etica.
Un Sud che non resta ai margini ma produce cultura e riscatto.

Il film ci insegna che guardare è un atto morale: scegliere cosa rendere visibile.
E il mondo che questo film costruisce è un mondo in cui nessuno resta invisibile.

Alla fine, la luce del titolo non è un miraggio ma una promessa:
la luce che resta negli occhi e nei cuori di chi ha attraversato il buio insieme ai protagonisti.
È la stessa luce che unisce cinema, sport e umanità.
Perché la luce, quella vera, non illumina le cose — illumina le persone.