La compagnia salentina conquista il Premio Ermo Colle 2026 con Fabrizio Saccomanno e Marco Schiavone. Revolution vince il pubblico in finale
di Antonio Portolano
Il teatro pugliese lascia un segno forte nella venticinquesima edizione di Ermo Colle – Palio Poetico Teatrale Musicale. Ura Teatro conquista il Premio Ermo Colle 2026 con «In Marcia. Appunti di un esodo», spettacolo affidato alla parola di Fabrizio Saccomanno e al violoncello di Marco Schiavone. E alla Puglia va anche il Premio del Pubblico, assegnato a «Revolution» di Meridiani Perduti Teatro. Due riconoscimenti diversi che portano al centro della manifestazione due lavori nei quali teatro e musica dal vivo diventano un unico linguaggio scenico.
Il premio a Ura Teatro è stato assegnato giovedì 13 agosto nella serata conclusiva ospitata a Casa di Arola, a Pilastro di Langhirano, in provincia di Parma. La finale ha chiuso un’edizione durata dal 28 luglio al 13 agosto, con spettacoli distribuiti in tredici comuni del territorio parmense secondo la formula che da venticinque anni caratterizza Ermo Colle: portare il teatro fuori dagli edifici teatrali e trasformare corti, castelli, parchi e spazi civici in luoghi della scena.
Un premio al teatro che interroga il presente
«In Marcia. Appunti di un esodo» non costruisce semplicemente il racconto di una migrazione. Usa l’esodo come figura universale per interrogare una questione più ampia: cosa significa essere comunità quando il dolore dell’altro appare lontano, quando la cronaca rischia di trasformare persone e popoli in numeri e quando l’abitudine rende più difficile ascoltare?
La voce narrativa di Fabrizio Saccomanno e il violoncello di Marco Schiavone procedono insieme, si rincorrono e si contrappuntano. Parola e musica compongono il racconto di un popolo in cammino e di un mondo attraversato dagli ultimi, dagli offesi e dagli oppressi. L’esodo diventa così una storia di dolore e resistenza, ma anche di speranza, bene comune e responsabilità verso l’altro. La stessa presentazione ufficiale del Palio descrive il lavoro come un incontro tra musica e teatro che affronta «il mondo degli ultimi» e usa l’esodo per interrogare il significato del vivere insieme.
È qui che il riconoscimento assume un significato che supera il risultato della competizione: premia una precisa idea di teatro, nella quale la scena torna a essere spazio pubblico di pensiero e confronto.

Laura Scorrano: «Un fare maledettamente necessario»
A spiegare il significato del premio è Laura Scorrano, vicepresidente e direttrice organizzativa di Ura Teatro.
«Essere comunità significa prendersi la responsabilità di occuparsi del dolore e della speranza dell’altro. Vuol dire credere che il teatro e la musica possano ancora essere monito e baluardo, un modo concreto di dire, di smuovere coscienze, di generare pensiero e azione. Questo riconoscimento nella categoria speciale, che conferma i due premi della critica per Gramsci Antonio detto Nino nel 2017 e L’Acquasantissima. Ultimo giorno di Don Salvatore nel 2023, ci emoziona profondamente perché dà valore al nostro fare quotidiano: instancabile, silenzioso, artigiano, costruito parola dopo parola, nota dopo nota, incontro dopo incontro. Un fare che per noi resta maledettamente necessario».
Parole che collocano il successo di «In Marcia» dentro un percorso artistico già legato alla storia del Palio. Nel 2017 Ura Teatro aveva infatti conquistato il Premio della Critica con «Gramsci. Antonio detto Nino», mentre nel 2023 «L’Acquasantissima» aveva ottenuto lo stesso riconoscimento ex aequo.
Dall’Atene antica agli esodi del presente
Alla base di «In Marcia. Appunti di un esodo» c’è una riflessione sul significato originario del teatro. Lo spettacolo guarda idealmente all’Atene di circa 2.500 anni fa, quando la scena era anche uno spazio collettivo nel quale una comunità poteva guardare sé stessa, discutere i propri conflitti e interrogarsi sul proprio destino.
Quel principio viene trasferito in un presente dominato dalla velocità dell’informazione, dalla distrazione e dalla difficoltà di soffermarsi sul dolore che attraversa altri luoghi e altre vite.
«In Marcia» si muove quindi sul confine tra narrazione teatrale, musica, giornalismo e canto epico. Al centro non c’è soltanto una vicenda individuale, ma la storia quasi mitica di un popolo che continua a resistere e a camminare dentro la storia.
La domanda è anche narrativa: come raccontare un mondo «offeso» senza trasformarlo in retorica? Come rendere vicino ciò che la distanza geografica, culturale o mediatica tende a rendere estraneo?
La risposta scelta da Ura Teatro è affidata agli strumenti essenziali della scena: un uomo che racconta, un violoncello, la relazione con il pubblico. Una sottrazione che punta a restituire centralità alle persone e alla loro dignità.

Ermo Colle, 25 anni di teatro fuori dai teatri
Il successo arriva in un’edizione simbolica per Ermo Colle, nato come Palio capace di mettere in relazione spettacolo e territorio e arrivato nel 2026 alla venticinquesima edizione. Il programma si è sviluppato in diciassette giorni, dal 28 luglio al 13 agosto, attraversando tredici comuni della provincia di Parma con dodici spettacoli in concorso e la serata finale.
La caratteristica rimane quella racchiusa nel motto della manifestazione, «Il teatro dove un teatro non c’è»: il luogo non viene utilizzato come semplice scenografia, ma entra nella costruzione dell’esperienza artistica e nel rapporto tra compagnia e pubblico.
Anche i tre lavori premiati nel 2026 hanno avuto nella musica dal vivo una componente decisiva. Accanto al Premio Ermo Colle assegnato a Ura Teatro e al Premio del Pubblico conquistato da Meridiani Perduti Teatro, il Premio della Critica è andato a Caraboa Teatro con «L’esercito dei matti».
Anche «Revolution» porta la Puglia sul podio
La finale di Langhirano ha così prodotto una seconda affermazione pugliese. Il pubblico del Palio ha premiato «Revolution» di Meridiani Perduti Teatro, spettacolo di e con Sara Bevilacqua, con Daniele Guarini alla voce, Federico Pische al pianoforte e la drammaturgia di Emiliano Poddi.
Il lavoro attraversa gli anni Sessanta, i sogni legati alla corsa nello spazio e una Brindisi investita dalle trasformazioni del boom economico e dell’industrializzazione. Una storia personale diventa così racconto di un cambiamento collettivo, accompagnato ancora una volta dalla musica eseguita dal vivo.
Il doppio riconoscimento consegna quindi alla scena pugliese un risultato particolarmente significativo: da una parte il premio a un teatro di narrazione che affronta l’esodo, la resistenza e il concetto di comunità; dall’altra il voto del pubblico a uno spettacolo che usa memoria, musica e storia locale per raccontare le trasformazioni di un’intera generazione.

Fabrizio Saccomanno, il teatro come lavoro di comunità
Fabrizio Saccomanno è attore, regista, drammaturgo e pedagogo teatrale e lavora sulla scena dal 1998. Alla produzione artistica ha affiancato negli anni un’intensa attività formativa, conducendo laboratori nelle scuole, nelle carceri, nei centri psichiatrici e nei contesti dedicati ai rifugiati, con esperienze anche all’estero.
Nel 2015 ha fondato Ura Teatro insieme a Fabrizio Pugliese. Tra i lavori realizzati dalla compagnia figurano «Per Obbedienza», vincitore di Teatri del Sacro 2015, «Il Paese che non c’è», «Verba Manent. Canto per Ennio De Giorgi» e «Gramsci. Antonio detto Nino», premiato proprio a Ermo Colle nel 2017.
È un percorso nel quale il teatro di narrazione viene costantemente utilizzato per lavorare sulla memoria e trasformarla in materia del presente, facendo della scena uno strumento di relazione con le comunità.

Marco Schiavone, dal repertorio classico alla world music
Accanto alla parola di Saccomanno, Marco Schiavone porta in «In Marcia» una formazione musicale costruita tra Italia e Germania. Violoncellista di estrazione classica, si è formato al Conservatorio Tito Schipa di Lecce e all’Accademia Nazionale di Santa Cecilia e ha successivamente proseguito gli studi in Germania.
Nel suo percorso ha collaborato con direttori e musicisti come Riccardo Muti, Roberto Abbado, Wayne Marshall, Stefano Bollani, Isabel Faust, Michel Camilo e Uri Caine. Dopo le esperienze orchestrali in Germania ha progressivamente intrecciato la formazione classica con linguaggi legati alla world music.
Le collaborazioni comprendono, tra gli altri, Claudio Prima, Seme, Redi Hasa, Antonio Castrignanò, La Repetition e Crosstalk. Il rapporto con Ura Teatro lo ha portato inoltre a firmare musiche di scena per lavori come «La guerra del vino», «In Marcia», «Nostos» e «Verba Manent».
È proprio l’incontro tra queste due traiettorie – la parola teatrale di Saccomanno e il violoncello di Schiavone – a costituire il cuore di «In Marcia. Appunti di un esodo». Un lavoro nato per raccontare chi cammina ai margini della storia e premiato, venticinque anni dopo la nascita di Ermo Colle, da una manifestazione che continua a cercare nel teatro un luogo nel quale una comunità possa ancora riconoscersi e interrogarsi.




