L’intervento integrale di Danilo Migoni su sottofinanziamento, precarietà e ruolo del personale tecnico-amministrativo
A proposito di Università pubblica, personale tecnico-amministrativo e sottofinanziamento del sistema universitario, riceviamo e pubblichiamo l’intervento di Danilo Migoni, presidente della Consulta del Personale tecnico-amministrativo.
di Danilo Migoni
Il ruolo dell’Università in un tempo di inquietudine
Illustri ospiti, Rettrici e Rettori, Autorità intervenute, Studentesse e Studenti, Colleghe e Colleghi, Signore e Signori,
anche quest’anno l’inaugurazione dell’anno accademico offre alla nostra comunità l’opportunità di incontrarsi, di tracciare un bilancio sui risultati finora conseguiti e di volgere lo sguardo verso il futuro. Lo facciamo attraverso la valutazione dell’operato di ogni singola componente della nostra Università, compreso il personale tecnico-amministrativo e bibliotecario, i lettori e i collaboratori esperti linguistici, che mi onoro di rappresentare oggi davanti a voi in un momento storico carico di inquietudine.
Non possiamo infatti ignorare la difficile situazione globale, segnata da guerre e instabilità geopolitica, né una deriva delle relazioni umane che si riflette in un’economia incerta e precaria. In questo scenario, l’Università del Salento e tutti gli atenei pubblici devono ergersi a presidio democratico: la libertà accademica e la difesa della libertà intellettuale sono gli unici argini efficaci contro il dilagare dei populismi e dell’antiscientismo che minacciano la coesione sociale.

Il definanziamento del sistema pubblico e la precarietà
Tuttavia, questa missione civile è messa a dura prova dal costante definanziamento del sistema pubblico di istruzione e ricerca. Sottrarre risorse significa mortificare le iniziative quotidiane dei lavoratori della conoscenza e spingere l’istituzione verso logiche di mercato che ne minano l’autonomia. Un appello per maggiori investimenti pubblici non è solo una rivendicazione di settore, ma la condizione necessaria per garantire che l’Università resti un bene comune, libero da condizionamenti esterni.
Questa carenza si riflette drammaticamente sui piani di reclutamento, che restano insufficienti e riservano scarse aspettative di stabilizzazione all’esercito di lavoratrici e lavoratori precari, specialmente per le posizioni legate ai progetti PNRR ormai prossimi alla scadenza. Si interviene spesso solo parzialmente, caricando sugli Atenei l’onere finanziario delle stabilizzazioni senza risolvere il problema strutturale.
Riforme e governance universitaria
La Riforma Bernini, da poco approvata dal Parlamento, ha inserito nuovi elementi di precarietà nel reclutamento di giovani ricercatrici e ricercatori. Dopo la legge Gelmini del 2010, che ha creato un mondo precario di giovani ricercatori, frapponendo una serie infinita di ostacoli a chi in Italia vorrebbe far ricerca, è arrivata a peggiorare la situazione l’ennesima riforma.
A questo si aggiungono le varie proposte di riforma che riguardano il reclutamento dei docenti ancora una volta basato sul metodo della cooptazione e con il ritorno ai concorsi locali, il tutto a discapito del merito e di un’Università di qualità. Si continua a parlare di abolizione del valore legale del titolo di studio e di eliminare la rappresentanza del PTA nei Consigli di Amministrazione. Sono tutti segnali di una volontà ben precisa che è quella di depotenziare il ruolo dell’Università e della ricerca pubblica.

Il tecnologo a tempo indeterminato e il lavoro stabile
In questo quadro, pur accogliendo con favore la sottoscrizione della sequenza contrattuale per il tecnologo a tempo indeterminato, dobbiamo ricordare che molto resta da fare per il suo effettivo recepimento: questa figura può essere un tassello fondamentale per valorizzare il personale e fornire una soluzione concreta al precariato, a patto che vi sia una reale volontà politica e amministrativa di investire risorse e fondi per finanziare il reclutamento di tecnologi a tempo indeterminato.
Spazi, edilizia e qualità della vita universitaria
Il benessere della nostra comunità passa anche dalla vivibilità degli spazi e dalla sostenibilità della vita quotidiana. Il rinvio degli investimenti per i laboratori e l’edilizia, compresa quella per lo studentato, costituisce un vulnus profondo. Oggi la riflessione sul caro-casa non riguarda solo la logistica, ma la possibilità stessa di vivere le città universitarie come luoghi di partecipazione. Senza infrastrutture adeguate e alloggi accessibili, perdiamo qualità e attrattività internazionale, scivolando in una gestione dell’emergenza che logora sia chi lavora che chi studia.
Retribuzioni e dignità del lavoro
Sul fronte economico, dobbiamo denunciare con fermezza che le lavoratrici e i lavoratori della conoscenza hanno la media retributiva più bassa di tutta la pubblica amministrazione. È bene ribadire che questa disparità dipende in larga misura dalle scelte dei governi nazionali e dalla scarsa volontà politica di valorizzare il nostro settore nei contratti collettivi.
L’inadeguatezza salariale è il primo fattore di malessere, soprattutto per le fasce più basse. Sebbene l’Ateneo non possa intervenire sulle tabelle ministeriali, chiediamo all’amministrazione di compiere lo sforzo massimo nel reperimento di risorse per le indennità e i compensi accessori. Questi strumenti sono essenziali per controbilanciare l’inadeguatezza stipendiale e garantire quel benessere che è alla base di ogni comunità sana.
Intelligenza artificiale e governance etica
La dignità dell’individuo è oggi sfidata anche dalla rapidissima rivoluzione tecnologica. Dobbiamo essere consapevoli che l’algoritmo non è mai neutro e che la gestione dell’intelligenza artificiale richiede una governance etica, una vera e propria Algoretica.
In questo senso, rivendichiamo con forza che i processi decisionali debbano rimanere esclusivamente in capo all’intelligenza umana. Questo principio deve valere in modo assoluto, in particolare nella valutazione delle lavoratrici, dei lavoratori e degli studenti: il giudizio sul merito, sulle potenzialità e sul percorso di una persona non può e non deve essere delegato a un calcolo probabilistico o a un sistema automatizzato. Solo il discernimento umano può cogliere la complessità delle storie individuali e dei contesti sociali, evitando che la tecnologia diventi strumento di discriminazione o di controllo.

Partecipazione, lavoro agile e formazione
La nostra Università deve produrre ogni sforzo per creare garanzie di parità e solidarietà, evitando che la scarsità di risorse trasformi i colleghi in competitor per poche progressioni di carriera. La solidità del nostro Ateneo va fondata sulla comunione di intenti, non su un’arena di conflitti interni, perché la crescita del singolo contribuisce allo sviluppo dell’intera comunità.
È fondamentale che i processi di riorganizzazione siano partecipati e trasparenti, non calati dall’alto: solo il coinvolgimento attivo di chi vive l’Università ogni giorno può garantire scelte eque e lungimiranti. È necessario inoltre che si abbia il coraggio di sostenere il lavoro agile come strumento di conciliazione vita-lavoro e sostenibilità ambientale, superando pregiudizi e inutili restrizioni. La formazione deve essere un diritto effettivo per tutti i profili professionali, affinché nessuno rimanga indietro e il pregio del nostro Ateneo sia il risultato di una crescita corale.
Il cambiamento e le aspettative
Magnifica Rettrice, Lei rappresenta una svolta storica: la prima donna alla guida del nostro Ateneo. È la prova che il cambiamento è possibile. Ma il simbolo non basta: servono i fatti. Salutiamo l’inizio del Suo mandato con aspettative altissime. Il PTA non vuole essere semplice spettatore durante il suo mandato. Vuole essere protagonista del cambiamento insieme a tutte le componenti di questa Università, per il futuro che stiamo costruendo per il bene del territorio e delle nuove generazioni.
Nonostante tutte le incertezze geopolitiche e socioeconomiche che gravano sugli individui, dobbiamo cercare con ogni sforzo, attraverso il lavoro collettivo, di invertire la rotta e ottenere miglioramenti concreti. Auspichiamo un ritorno all’umanità e a quel senso collettivo che oggi troppo spesso manca. Il personale tecnico-amministrativo e bibliotecario, i lettori e i collaboratori esperti linguistici sono pronti a svolgere il proprio ruolo.
Buon anno accademico a tutte e a tutti.




