Dalla nascita di Torre Guaceto ai premi europei: la storia di tutela di un patrimonio di livello internazionale nel convegno del 6 febbraio
di Antonio Portolano
BRINDISI – C’è un tratto di costa adriatica dove la tutela ambientale ha smesso da tempo di essere una difesa passiva ed è diventata una strategia di sviluppo. Torre Guaceto, riserva naturale statale e area marina protetta tra Brindisi e Carovigno, compie 25 anni e celebra un percorso che oggi viene riconosciuto come uno dei più avanzati modelli di gestione ambientale a livello nazionale e internazionale.
Il 6 febbraio 2026: la celebrazione diventa agenda
L’anniversario si traduce in un appuntamento pubblico: venerdì 6 febbraio, a Brindisi, nella Sala della Colonna Romana di Palazzo Granafei Nervegna: la conferenza «Torre Guaceto, santuario della Natura. 25 anni di successi nella tutela per lo sviluppo sostenibile» apre con l’inaugurazione della sala in uso al Consorzio di Gestione di Torre Guaceto e prosegue con gli interventi istituzionali e scientifici. In chiusura, la presentazione del volume «Torre Guaceto. Storia ecosistemi attività» (Quorum Edizioni 2026) suggerisce già il taglio della ricorrenza: fare memoria, ma soprattutto mettere in fila risultati, metodi e prossime sfide.

Da territorio conteso a “capitale” della conservazione
Per capire cosa si festeggia davvero, bisogna tornare indietro. La storia ufficiale ricostruita dalla documentazione del Consorzio parte da lontano: le prime azioni di tutela risalgono al 1970, quando la marchesa Luisa Romanazzi Carducci, dal direttivo nazionale del WWF Italia, porta Torre Guaceto al centro dell’attenzione ambientalista; negli anni successivi vengono sventate ipotesi di trasformazioni pesanti del territorio, dalle grandi infrastrutture energetiche a scenari di lottizzazione turistica. È il primo snodo: la consapevolezza che il valore naturale non è replicabile e che la rendita del “mattone” può distruggere, in pochi anni, ciò che la costa ha costruito in secoli.
Natura 2000: quando l’Europa “certifica” il valore dell’area
Il secondo passaggio arriva con il riconoscimento comunitario. Nell’ambito del programma Natura 2000, la Regione Puglia propone Torre Guaceto come sito di rilevanza europea (pSIC) e individua la zona umida anche come ZPS, legando l’area agli obblighi e agli strumenti delle direttive europee per habitat e avifauna. È un tassello tecnico, ma decisivo: mette la tutela su binari misurabili, richiede piani, monitoraggi, misure di conservazione.
Il 4 febbraio 2000: nasce la Riserva Naturale dello Stato
Il punto di svolta, però, è il 2000. Il Ministero istituisce la Riserva Naturale dello Stato di Torre Guaceto e, soprattutto, indica chiaramente il modello di governance: un consorzio “misto” tra Comune di Brindisi, Comune di Carovigno e WWF. In quel perimetro, la gestione non riguarda solo la terra: la stessa architettura attribuisce al futuro Consorzio anche la gestione della riserva marina. È qui che Torre Guaceto smette di essere un “luogo bello” e diventa un’infrastruttura istituzionale di tutela, con responsabilità, regole e un’idea precisa: proteggere l’ecosistema e, insieme, dare alle attività locali un’opportunità di sviluppo.

La nascita del Consorzio e l’idea di sviluppo sostenibile
Il “compleanno” dei 25 anni, come ricostruisce la Dichiarazione ambientale, coincide con la nascita del Consorzio di Gestione di Torre Guaceto, costituito nel dicembre 2000 dai due Comuni e dal WWF con la finalità di gestire l’area protetta “sia terrestre sia marina”. È un dettaglio che conta: Torre Guaceto nasce, fin dall’impianto, come laboratorio integrato terra-mare. Ed è proprio questa integrazione a spiegare gran parte dei risultati successivi: dalla conservazione degli habitat costieri alla regolazione delle pressioni antropiche, fino alla costruzione di un’economia turistica più “lenta”, interessata al capitale naturale invece che al consumo veloce della costa.
Perché questi 25 anni interessano anche all’economia
Riletta oggi, la traiettoria del Consorzio anticipa un tema che il dibattito economico conosce bene: la tutela è anche un modo di proteggere asset territoriali, ridurre costi futuri (erosione, degrado, perdita di biodiversità) e aumentare la qualità dell’offerta. In altre parole, la riserva funziona come una “fabbrica” di valore immateriale: reputazione, attrattività, servizi, ricerca. Non a caso, negli anni più recenti Torre Guaceto accumula riconoscimenti e si colloca ai vertici delle classifiche nazionali e internazionali di gestione.

Quando la tutela diventa organizzazione
Con la costituzione del Consorzio di Gestione di Torre Guaceto, all’inizio degli anni Duemila, la riserva entra nella sua fase più delicata: trasformare un mandato di tutela in una gestione quotidiana efficace.
Non è un passaggio scontato. In molte aree protette italiane, la distanza tra istituzione formale e operatività reale resta ampia. A Torre Guaceto, invece, la scelta di un soggetto consortile – che unisce enti locali e WWF Italia – imprime fin da subito una direzione chiara: pianificazione, monitoraggio, dialogo con il territorio.
La pianificazione come infrastruttura invisibile
Nei primi anni di attività, il Consorzio lavora su ciò che non si vede ma che determina tutto: regole, strumenti, dati. La Dichiarazione Ambientale dell’ente ricostruisce un percorso graduale, fatto di analisi degli habitat, studio delle pressioni antropiche, definizione delle priorità di conservazione. L’obiettivo non è solo proteggere, ma governare: sapere dove intervenire, dove limitare, dove accompagnare le attività umane.
È in questa fase che Torre Guaceto consolida il proprio ruolo all’interno della rete Natura 2000, rafforzando la coerenza tra tutela locale e politiche europee. Un passaggio tecnico, ma decisivo per accedere a progettualità e standard di qualità ambientale.

Terra e mare: un unico sistema
Uno dei tratti distintivi della gestione emerge con chiarezza proprio in questi anni: l’integrazione tra riserva terrestre e area marina protetta.
La gestione unitaria consente di affrontare problemi che, altrove, vengono trattati separatamente: erosione costiera, disturbo agli habitat dunali, pesca, fruizione balneare. A Torre Guaceto, il confine amministrativo tra terra e mare perde centralità a favore di una visione ecosistemica.
È una scelta che richiede competenze, coordinamento e capacità di mediazione, ma che produce un risultato misurabile: la conservazione non viene percepita come una somma di divieti, bensì come un sistema di equilibri.
La fruizione come variabile da governare
Già prima dell’esplosione del turismo naturalistico degli anni successivi, il Consorzio individua uno dei nodi strategici: l’accesso. La costa di Torre Guaceto è facilmente raggiungibile, attraente, fragile. La risposta non è la chiusura, ma la regolazione progressiva.
In questi anni vengono sperimentati i primi strumenti di gestione dei flussi, l’organizzazione dei servizi, il presidio del territorio. È un lavoro silenzioso, che prepara il terreno a soluzioni più avanzate adottate negli anni successivi, ma che già allora segna una differenza sostanziale rispetto alla gestione spontanea di molte aree costiere.

Il Piano di gestione: il passaggio chiave
Il percorso trova una sintesi formale con l’elaborazione del Piano di gestione e del relativo Regolamento, strumenti che arrivano a maturazione nel decennio successivo ma che affondano le radici proprio in questa fase.
Il Piano non è solo un adempimento normativo. È il documento che traduce in scelte operative la visione del Consorzio: tutela degli habitat, monitoraggio scientifico, compatibilità delle attività produttive, educazione ambientale.
Quando, nel 2013, il Piano e il Regolamento vengono approvati e pubblicati in Gazzetta Ufficiale, Torre Guaceto dispone finalmente di una cornice stabile, capace di garantire continuità amministrativa e credibilità istituzionale. (Fonte: Gazzetta Ufficiale – Regolamento Riserva Naturale Statale Torre Guaceto)
Un modello che inizia a produrre risultati
A distanza di pochi anni dalla nascita del Consorzio, i primi effetti diventano leggibili:
– miglioramento dello stato di conservazione degli habitat
– maggiore controllo delle pressioni antropiche
– rafforzamento del ruolo scientifico della riserva
– crescita della reputazione a livello nazionale
Non sono ancora gli anni dei premi e dei riconoscimenti mediatici, ma sono gli anni in cui si costruisce la credibilità del modello Torre Guaceto. Una credibilità che, come spesso accade nelle economie territoriali di successo, nasce prima nei documenti tecnici e poi nella percezione pubblica.
Un investimento che guarda lontano
Riletto oggi, questo periodo appare come una fase di investimento immateriale: competenze, dati, relazioni istituzionali. È qui che Torre Guaceto accumula quel capitale organizzativo che le permetterà, negli anni successivi, di affrontare sfide più complesse: dal turismo sostenibile ai grandi progetti europei, dalla tutela delle specie simbolo alla valorizzazione culturale del territorio.

Il Centro Recupero Tartarughe Marine: tutela, scienza e divulgazione
Tra le strutture che meglio rappresentano l’azione concreta della riserva c’è il Centro Recupero Tartarughe Marine di Torre Guaceto, operativo da oltre un decennio come presidio scientifico e sanitario lungo la costa adriatica pugliese.
Il Centro svolge attività di soccorso, cura e riabilitazione di esemplari di tartaruga marina in difficoltà, in particolare della specie Caretta caretta, spesso vittima di catture accidentali, impatti o ingestione di plastica. Dopo le cure e il monitoraggio, gli animali vengono reimmessi in mare secondo protocolli condivisi con il sistema nazionale di tutela.
Accanto alla funzione sanitaria, il Centro ha assunto nel tempo un ruolo strategico di educazione ambientale e sensibilizzazione, contribuendo a diffondere una cultura della conservazione rivolta a cittadini, scuole e visitatori della riserva.
La sua presenza ha rafforzato il legame tra ricerca scientifica e gestione dell’area protetta, rendendo visibile e comprensibile l’impegno quotidiano che sostiene i risultati ambientali di Torre Guaceto.

Dai risultati ai riconoscimenti: Torre Guaceto come modello
Quando la buona gestione diventa benchmark nazionale
Negli anni più recenti Torre Guaceto compie un ulteriore salto di scala. I risultati ambientali e organizzativi costruiti nel tempo iniziano a tradursi in riconoscimenti ufficiali, classifiche, premi e nuove responsabilità.
Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica colloca la riserva ai vertici delle valutazioni sulle aree protette italiane, certificando un percorso di qualità che non nasce all’improvviso ma è il frutto di un lavoro pluriennale. Non è solo una questione di biodiversità: a essere premiata è la capacità di gestione, la solidità amministrativa, la coerenza tra obiettivi e risultati.
Destinazione green: la tutela come leva economica
Il riconoscimento come destinazione green rafforza una tesi che a Torre Guaceto viene praticata da tempo: la conservazione non è un freno allo sviluppo, ma una condizione di competitività.
Il turismo che ruota intorno alla riserva non è basato sui grandi numeri, ma sulla qualità dell’esperienza, sulla reputazione ambientale, sulla possibilità di offrire un territorio integro. È una scelta che riduce l’impatto e aumenta il valore medio della fruizione, con ricadute positive sull’economia locale.

Torre Guaceto al centro della cooperazione europea
Un altro indicatore della maturità raggiunta è la capacità di guidare progetti europei. Negli ultimi anni il Consorzio assume un ruolo di leadership in iniziative di cooperazione internazionale, collocando Torre Guaceto al centro di reti che mettono in dialogo aree protette, università, istituzioni e comunità locali.
È un passaggio rilevante anche sul piano economico-amministrativo: guidare progetti significa gestire risorse, coordinare partner, rispettare standard elevati di rendicontazione. In altre parole, significa essere riconosciuti come soggetto affidabile.
Reti e reputazione internazionale
L’ingresso nella rete delle Vie Francigene e altri riconoscimenti consolidano la dimensione internazionale della riserva. Torre Guaceto non è più solo un’area protetta pugliese, ma un tassello di un sistema europeo che lavora su mobilità dolce, paesaggio, identità territoriale.
La reputazione costruita negli anni consente alla riserva di dialogare con mondi diversi: ambiente, turismo, cultura, ricerca. È una pluralità che diventa valore aggiunto.

Governance, progetti e riconoscimenti
La governance dietro un modello riconosciuto
La storia dei 25 anni di Torre Guaceto non può essere compresa senza considerare l’articolazione della governance: non un insieme di nomi, ma un sistema in grado di orientare strategie complesse e consolidare risultati nel lungo periodo. Su questo terreno, la fase di consolidamento istituzionale e quella di piena valorizzazione internazionale arrivano – oltre che con quelle precedenti e successive – con due figure di riferimento della presidenza del Consorzio: il prefetto Mario Tafaro e Rocky Malatesta. Accanto a loro, la figura di Alessandro Ciccolella, direttore del Consorzio, costituisce il perno tecnico e operativo della riserva stessa.
Governance Tafaro: consolidare credibilità e relazioni istituzionali
Durante la presidenza del prefetto Mario Tafaro, l’azione del Consorzio di Gestione si concentra soprattutto su consolidamento amministrativo e istituzionale. In questo periodo la riserva:
- Rafforza la propria collocazione nel sistema delle aree protette italiane, in rapporto con il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e con la Regione Puglia;
- Costituisce un interlocutore credibile per gli enti locali e regionali, creando le condizioni per l’accesso a strumenti di governance multilivello.
Questa fase è strategica proprio perché prepara l’ente a farsi carico di progetti complessi e di gestione trasversale, superando i rischi di discontinuità che affliggono molte realtà simili nel paese. Non solo si sperimentano e trovano riconoscimento internazionale e diventano modello di best practices alcune delle pratiche di gestione sviluppate a Torre Guaceto.

Governance Malatesta: riconoscimenti e leadership nei progetti
Con l’assunzione della presidenza da parte di Rocky Malatesta, la Riserva entra in una fase in cui i risultati ambientali e gestionali si traducono in riconoscimenti ufficiali e in ruoli di leadership nella cooperazione internazionale.
Riconoscimenti nazionali e internazionali
- Primeggia nella classifica nazionale delle aree protette: la Riserva di Torre Guaceto risulta, già nel 2024, la area protetta meglio gestita d’Italia secondo la classifica del Ministero della transizione ecologica, un attestato che tiene conto dei risultati di tutela, della qualità gestionale e della capacità di attrazione di risorse pubbliche e private.
- Blue Park Award: Torre Guaceto è tra le rare aree italiane ad aver ottenuto l’ambito Blue Park Award, conferito dal Marine Conservation Institute, che la inserisce nella rete delle migliori aree marine protette del mondo per efficacia di conservazione. È stata la prima area protetta italiana a ricevere questo prestigioso riconoscimento, che premia il livello di protezione dell’ecosistema marino raggiunto dalla riserva. (Riserva di Torre Guaceto)
- Green Travel Award: la gestione sostenibile e il coinvolgimento delle comunità locali hanno portato alla conquista del Green Travel Award, riconoscimento internazionale che certifica l’eccellenza nelle pratiche di turismo sostenibile e nell’applicazione di standard gestionali riconosciuti a livello europeo.
Leadership nei progetti europei e internazionali
Una delle tappe più significative della gestione sotto la presidenza Malatesta è l’approvazione di cinque proposte progettuali europee di cooperazione territoriale, una performance senza precedenti tra le aree marine protette italiane.

Tra i progetti principali:
- Speedy (Rehabilitation and conservation efforts for vulnerable and endangered highly mobile marine species in south adriatic region): progetto coordinato dal Consorzio di Gestione di Torre Guaceto nel programma Interreg IPA CBC South Adriatic 2021–2027. Mira al miglioramento dello stato di conservazione di specie marine ad alta mobilità, come le tartarughe marine e la foca monaca, attraverso monitoraggio, potenziamento dei centri di recupero, formazione e sensibilizzazione, oltre alla redazione di protocolli cooperativi per le attività di salvataggio nel Sud Adriatico.
- Natures (Strengthening conservation measures for priority species and habitats in the programme area): si concentra su specie chiave e habitat di interesse comunitario, tra cui la specie Caretta caretta e le lagune costiere d’interesse, rafforzando misure di conservazione a scala transnazionale.
- Triton (Improve the policy instruments efficiency of the marine sites of community importance): progetto dedicato al potenziamento degli strumenti di policy applicati alle aree marine d’importanza comunitaria, contribuendo a migliorare l’efficacia dei piani di gestione condivisi a livello europeo.
Questi progetti non sono semplici “partecipazioni”: sono coordinamenti che pongono Torre Guaceto come hub europeo per strategie ambientali integrate nel Mediterraneo.

La sinergia tra continuità tecnica e indirizzo politico
Ciò che emerge dalla traiettoria dei riconoscimenti e dei progetti è un elemento costante: il ruolo di guida tecnica del direttore Alessandro Ciccolella, che garantisce continuità gestionale e coerenza strategica tra le varie presidenze.
La combinazione tra direzione tecnica stabile e presidenze istituzionalmente efficaci ha permesso:
- di passare da una fase di consolidamento amministrativo a una di rilevanza internazionale;
- di tradurre competenze tecniche in risultati misurabili;
- di valorizzare la riserva non solo come santuario naturale, ma anche come infrastruttura di politiche pubbliche ambientali avanzate.
Quando la tutela incontra la storia: archeologia, necropoli e innovazione digitale
Oltre la natura: Torre Guaceto come paesaggio culturale
Negli ultimi anni, Torre Guaceto compie un ulteriore passo in avanti che amplia il perimetro stesso del concetto di area protetta. Alla tutela degli ecosistemi naturali si affianca infatti una nuova dimensione: la valorizzazione del patrimonio archeologico come parte integrante del paesaggio.
Non si tratta di una deviazione dal mandato ambientale, ma di una sua evoluzione coerente. La riserva dimostra che la conservazione può includere, accanto alla biodiversità, anche le tracce materiali della presenza umana, lette non come elemento di disturbo ma come stratificazione storica del territorio.

La necropoli di Torre Guaceto: una scoperta che cambia la narrazione
Le attività di ricerca archeologica condotte all’interno della riserva portano nel 2008 alla luce una necropoli di eccezionale rilevanza, che apre nuove prospettive sulla frequentazione antica di questo tratto di costa.
La scoperta non viene trattata come un episodio isolato, ma inserita in un progetto organico di studio e valorizzazione con tanti partners tra cui l’Università del Salento, coerente con i principi della tutela ambientale. La necropoli diventa così un tassello di una narrazione più ampia, che restituisce a Torre Guaceto la sua profondità temporale, dal passato remoto fino alle sfide contemporanee della conservazione.
Il laboratorio archeologico: un unicum in una riserva naturale
Uno degli elementi più innovativi di questa fase è l’apertura al pubblico del laboratorio archeologico all’interno della riserva.
Si tratta di un’esperienza rara nel panorama italiano: un luogo in cui la ricerca non viene nascosta, ma condivisa. Il laboratorio consente di osservare le fasi di studio, catalogazione e interpretazione dei reperti, trasformando il visitatore in testimone diretto del processo scientifico.
Ancora una volta, Torre Guaceto sceglie la strada della trasparenza e dell’educazione, rafforzando il legame tra comunità, territorio e conoscenza.
I gemelli digitali: tecnologia al servizio della memoria
Il salto ulteriore arriva con l’applicazione delle tecnologie digitali avanzate allo studio della necropoli. Attraverso l’uso di TAC e modelli tridimensionali, vengono realizzati i cosiddetti gemelli digitali, strumenti che permettono di analizzare, conservare e raccontare i reperti senza comprometterne l’integrità fisica.
È un passaggio che colloca Torre Guaceto in una dimensione pienamente contemporanea: la tutela non riguarda solo ciò che è visibile oggi, ma anche la trasmissione del patrimonio alle generazioni future, utilizzando le tecnologie più avanzate disponibili.
In questo modo, la riserva si conferma non solo come presidio ambientale, ma come laboratorio di innovazione culturale, capace di dialogare con università, centri di ricerca e pubblico.

Torre Guaceto anche set cinematografico internazionale
Negli ultimi anni Torre Guaceto ha esteso la propria capacità attrattiva anche al settore audiovisivo, affermandosi come location cinematografica di rilevanza internazionale.
Nell’ottobre 2025 è stato reso noto che la riserva è stata scelta come set per alcune scene di The Resurrection of the Christ, il nuovo film diretto da Mel Gibson.
Le spiagge, le dune e gli ambienti naturali della riserva ospiteranno sequenze ambientate in un villaggio di pescatori della Palestina dell’epoca di Gesù. La produzione ha individuato Torre Guaceto per la qualità paesaggistica, l’integrità degli ecosistemi e la luce naturale, ritenute ideali per la ricostruzione scenica richiesta dal film.
Le riprese sono previste nella primavera del 2026 e saranno realizzate in coordinamento con il Consorzio di Gestione di Torre Guaceto e le istituzioni competenti, nel rispetto delle esigenze di tutela ambientale.
La scelta della riserva come set conferma il valore di Torre Guaceto non solo come santuario naturale, ma anche come paesaggio culturale capace di dialogare con il cinema internazionale, con ricadute in termini di visibilità e attrattività territoriale.

Venticinque anni che diventano progetto: il convegno del 6 febbraio
Un anniversario che guarda avanti
I 25 anni di Torre Guaceto non sono una semplice ricorrenza celebrativa. Sono l’occasione per fare il punto su un’esperienza che, nel tempo, si è trasformata in un modello riconosciuto di tutela e sviluppo sostenibile, capace di coniugare ambiente, economia, ricerca e cultura.
Questo bilancio prende forma concreta nel convegno in programma venerdì 6 febbraio 2026, a Brindisi, presso Palazzo Granafei Nervegna – Sala della Colonna Romana.
Il programma della giornata
La mattinata si apre alle 10:30 con l’inaugurazione della sala in uso al Consorzio di Gestione di Torre Guaceto.
Alle 11 ha inizio la conferenza dal titolo «Torre Guaceto, santuario della Natura. 25 anni di successi nella tutela per lo sviluppo sostenibile», promossa dal Consorzio di Gestione di Torre Guaceto con il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, il WWF Italia, il Comune di Brindisi e il Comune di Carovigno.

I partecipanti istituzionali e scientifici
Come indicato nella locandina ufficiale, partecipano:
- Gilberto Pichetto Fratin, Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (in collegamento da remoto);
- Mauro D’Attis, Onorevole della Repubblica italiana;
- Guido Aprea, Prefetto di Brindisi;
- Antonio Decaro, Presidente della Regione Puglia;
- Toni Matarrelli, Presidente del Consiglio della Regione Puglia;
- Debora Ciliento, Assessore all’Ambiente della Regione Puglia;
- Giuseppe Marchionna, Sindaco di Brindisi;
- Massimo Lanzillotti, Sindaco di Carovigno;
- Luigi Agresti, Direzione Programma e Oasi del WWF Italia;
- Rocky Malatesta, Presidente del Consorzio di Gestione di Torre Guaceto;
- Simonetta Fraschetti, docente dell’Università Federico II di Napoli;
- Marco D’Adamo, Presidente di Slow Food Puglia;
- Mariasole Bianco, Presidente della Fondazione Worldrise.
Nel corso dell’incontro viene inoltre presentato il volume «Torre Guaceto. Storia ecosistemi attività», pubblicato da Quorum Edizioni nel 2026, che raccoglie e restituisce il percorso della riserva tra tutela, ricerca e sperimentazione.
Un modello che parla al futuro
A venticinque anni dalla nascita del Consorzio, Torre Guaceto si presenta come qualcosa di più di una riserva naturale. È un progetto pubblico di lungo periodo, capace di produrre valore ambientale, culturale ed economico.
La celebrazione diventa così un punto di ripartenza: perché, come dimostra questa storia, la tutela funziona davvero solo quando è accompagnata da visione, competenza e responsabilità.




