Il porto jonico si candida a hub industriale del Mediterraneo tra transizione energetica, ZEE e sviluppo sostenibile
di Antonio Portolano
Il porto di Taranto si consolida come uno dei principali laboratori europei per l’eolico offshore e la transizione energetica, candidandosi a diventare hub nazionale dell’offshore wind e piattaforma industriale strategica per il Mediterraneo. È il quadro emerso dal convegno “Porti, energia e sviluppo sostenibile”, promosso dall’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio e dall’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”, nell’ambito del progetto Blue Taras, con il coinvolgimento delle istituzioni, del mondo accademico, delle imprese e degli operatori del settore.
Due giornate di confronto hanno messo in evidenza come, grazie alle sue caratteristiche infrastrutturali, industriali e strategiche, lo scalo jonico possa svolgere un ruolo chiave nella decarbonizzazione, nello sviluppo delle energie rinnovabili, in particolare dell’eolico offshore, e nella riconversione sostenibile del territorio. Taranto è risultata nodo strategico per ambiente, energia e lavoro, ma per cogliere pienamente questa opportunità trasformativa servono governance multilivello, norme agili e una visione lungimirante, capaci di trasformare le eredità del passato in nuove traiettorie di sviluppo.

Il sostegno del Governo e la centralità del porto
In questo contesto, la viceministra dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Vannia Gava ha ribadito il sostegno del Governo al percorso di trasformazione del porto e della città: «Il governo intende dare risposte al territorio: restituiremo alla comunità le aree danneggiate negli anni. Le attività portuali sono il motore di crescita e quello di Taranto è un nodo strategico per la riconversione industriale, che significa anche creazione di nuovi posti di lavoro. Taranto è, ad esempio, tra i porti in Italia idonei a ospitare l’eolico offshore. Crediamo in uno sviluppo sostenibile per creare economia salvaguardando salute e territorio: per questo abbiamo destinato a Taranto sia finanziamenti sia decreti per semplificazioni importanti. Il governo vuole mettere i soldi, ma soprattutto mettere le persone e le aziende nelle condizioni di poterli spendere, di “mettere a terra” più velocemente possibile tutti i progetti. La sfida dell’immediato futuro è salvaguardare i porti italiani, tra cui quello di Taranto, per evitare la delocalizzazione dei traffici su altri porti».

Prima giornata: il porto come hub della transizione energetica
La prima giornata di lavori, dedicata al tema “Il porto come hub per la transizione energetica”, ha delineato una linea strategica chiara: accelerare la messa a terra degli investimenti, restituire al territorio le aree da ripristinare e rafforzare il ruolo delle Autorità di Sistema Portuale come motore di sviluppo economico e industriale del Paese.
Dopo i saluti istituzionali di Vincenzo Pacelli (Università di Bari), Vannia Gava, Andrea Petroni (Ammiraglio di divisione, Comandante Interregionale Marittimo Sud), Paolo Pardolesi (Direttore del Dipartimento Jonico UniBa), Piero Bitetti (Sindaco di Taranto), Vito Felice Uricchio (Commissario straordinario per le bonifiche) e Giovanni Gugliotti (Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio), il confronto ha affrontato temi centrali per il futuro dei porti.
Gli interventi di Stefano Zunarelli, Antonio Messeni Petruzzelli, Isabelle Ryckbost, Donato De Carolis, Giuseppe Delle Foglie, Lara Marchetta e Giuseppe Catalano hanno approfondito il ruolo delle infrastrutture di collegamento, la tutela dell’ambiente marino, la dimensione subacquea, i profili di sicurezza e i progetti di innovazione tecnologica legati a difesa e sostenibilità.
È stata sottolineata l’importanza della formazione e della ricerca nelle discipline del mare, insieme alla necessità di restituire spazi e opportunità alle imprese per attrarre e consolidare nuova economia sul territorio. Le prospettive legate all’idrogeno e ai combustibili alternativi hanno mostrato come innovazione e sviluppo sostenibile possano procedere in modo integrato, mentre il dibattito sulle Comunità Energetiche Rinnovabili Portuali ha evidenziato il valore dei benefici sociali e la necessità di modelli economicamente sostenibili nel lungo periodo.

Seconda giornata: sviluppo e innovazione dell’eolico offshore
La seconda giornata ha concentrato l’attenzione sull’eolico offshore, uno dei settori più complessi e strategici per l’Italia e, in particolare, per la Puglia. Il porto di Taranto, sede dell’unico parco eolico near shore operativo nel Paese, è stato presentato come caso di studio di rilevanza europea, grazie allo sviluppo di un ecosistema industriale capace di generare filiere integrate per la produzione di componenti e impianti eolici.
Dopo i saluti di Nicolò Carnimeo (Università di Bari), Vincenzo Cesareo (Camera di Commercio Brindisi-Taranto), Salvatore Toma (Confindustria Taranto) e Giuseppe Danese (Confindustria Brindisi), il confronto, coordinato da Fulvio Mamone Capria, presidente di AERO, ha approfondito le opportunità industriali per il sistema Paese e le prospettive di crescita per il Mezzogiorno.
Mamone Capria: Taranto laboratorio offshore d’Europa
Nel suo intervento, Fulvio Mamone Capria ha definito Taranto un punto di riferimento europeo per l’offshore wind: «Taranto non è solo un porto, ma la dimostrazione vivente che l’industria italiana può guidare la transizione energetica globale. Il successo dell’eolico offshore in Italia dipende dalla capacità di trasformare i nostri scali in hub logistici e produttivi permanenti. Tuttavia, per passare dalla sperimentazione alla scala industriale, dobbiamo abbattere le barriere burocratiche che ancora frenano gli investimenti: il sistema Puglia è pronto, ora serve che il quadro normativo nazionale corra alla stessa velocità dell’innovazione tecnologica».

Patroni Griffi: ZEE e diritto del mare come leva industriale
Sul piano giuridico, la relazione di Ugo Patroni Griffi ha chiarito come lo sviluppo dell’eolico offshore sia strettamente legato alla certezza regolatoria. Le Zone Economiche Esclusive (ZEE) rappresentano, secondo Patroni Griffi, uno strumento decisivo per consentire allo Stato di esercitare diritti sovrani in materia di sfruttamento energetico, pianificazione industriale e autorizzazioni nel mare adiacente.
L’eolico offshore è stato inquadrato come tema di diritto pubblico economico, che richiede chiarezza delle competenze, coordinamento tra livelli nazionale ed europeo e flessibilità degli strumenti giuridici. In assenza di un quadro normativo stabile, anche i progetti più avanzati rischiano di rallentare. Al contrario, una gestione efficace delle ZEE può trasformare porti come Taranto in piattaforme strategiche per la sicurezza energetica e la competitività industriale europea.

Filiere industriali, ambiente e logistica
Gli interventi di Francesca Pellegrino, Mariagiulia Previti, Roberto Carlucci, Jonathan Herno (Vestas Blades Italia), Francesco Corvace, Vincenzo Prencipe ed Enrico Azzarello hanno affrontato in modo organico i nodi del settore: dalla normativa nazionale e internazionale alle misure di mitigazione dell’impatto sull’ecosistema marino, dalla pianificazione energetica regionale alla logistica portuale e al project cargo, fino ai benchmark internazionali come il parco eolico di Port La Nouvelle.
Il ruolo dell’Autorità portuale e la visione condivisa
A chiudere i lavori, il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio Giovanni Gugliotti ha sottolineato come il convegno abbia rappresentato «un’occasione di confronto di alto profilo su un ambito decisivo per la crescita e la competitività del Paese». La presenza della viceministra Gava ha confermato la volontà del Governo di sostenere un nuovo modello di sviluppo sostenibile per Taranto, fondato su dialogo, collaborazione e progettualità concrete.
Nelle conclusioni, Nicolò Carnimeo ha evidenziato che la sostenibilità portuale richiede un cambiamento strutturale del modello di porto e dei suoi assetti di governance, in cui la “smartness” diventa la condizione per rendere la sostenibilità effettiva e misurabile. I porti, ha sottolineato, non sono più soltanto luoghi di consumo efficiente di energia, ma nodi attivi della produzione e distribuzione di energia rinnovabile, inseriti a pieno titolo nelle filiere industriali della transizione.
Taranto al centro del Mediterraneo energetico
Il convegno si chiude con una visione condivisa: il porto di Taranto come infrastruttura strategica per energia, innovazione e cambiamento sostenibile, al centro di una nuova alleanza tra istituzioni, territorio e sistema produttivo. Queste due giornate non rappresentano un punto di arrivo, ma l’avvio di un percorso strutturato. Taranto ha dimostrato di possedere tutte le condizioni – infrastrutturali, scientifiche, industriali e istituzionali – per essere protagonista della transizione energetica nel Mediterraneo, come porto verde, multifunzionale e innovativo.




