Taglio fondi eolico offshore, AERO chiede «piano porti»

Trapani, l'intervento di Fulvio Mamone Capria, presidente di AERO durante il suo intervento

Mamone Capria: reintegrare i fondi per Taranto e Augusta e usare lo 0,5% dei 14 miliardi per un piano porti con Brindisi e Civitavecchia

di Antonio Portolano

TRAPANI – Dal taglio dei fondi destinati a Taranto e Augusta alla richiesta di un vero piano porti italiano per l’eolico offshore, capace di coinvolgere anche Brindisi, Civitavecchia e altri scali strategici. AERO – Associazione delle Energie Rinnovabili Offshore rilancia la partita delle infrastrutture portuali italiane e chiede al Governo di trasformarla in una priorità industriale nazionale.

La proposta arriva da Fulvio Mamone Capria, presidente di AERO, intervenuto oggi (25 settembre) a Trapani all’evento «Parliamo di Mare», promosso e organizzato dal Dipartimento per la Protezione Civile e le Politiche del Mare guidato dal ministro Nello Musumeci.

Al centro c’è la drastica riduzione delle risorse destinate a Taranto e Augusta, scese da 78,3 a 38,3 milioni di euro, ma il tema posto dall’associazione va oltre il ripristino dei fondi. La questione è stabilire se l’Italia voglia dotarsi delle infrastrutture necessarie per trattenere nel Paese anche la filiera industriale dell’eolico offshore: produzione dei componenti, assemblaggio, varo, cantieristica navalmeccanica e logistica.

Trapani, l’intervento di Fulvio Mamone Capria, presidente di AERO

AERO: «I porti siano una priorità strategica»

Mamone Capria lega direttamente la capacità dell’Italia di competere nell’offshore alla disponibilità di porti attrezzati e alla valorizzazione di un sistema cantieristico che considera tra i punti di forza industriali del Paese.

«Una nazione come la nostra circondata dal mare e al centro del Mediterraneo, che racchiude una portualità strategica e una cantieristica navalmeccanica di primissimo livello, che non investe nelle sue infrastrutture portuali per finalizzare la realizzazione di tecnologie innovative per la produzione di energia rinnovabile come quelle legate all’eolico offshore, è un Paese che non ha visione e che rischia di perdere investimenti miliardari utili per la corretta transizione energetica del Paese. La drastica riduzione dei fondi destinati ai porti di Taranto e Augusta, con risorse più che dimezzate, da 78,3 a soli 38,3 milioni di euro, è un preoccupante inciampo al quale il Governo deve porre immediatamente rimedio», ha dichiarato il presidente di AERO.

Il nodo, dunque, non è soltanto quantitativo. Senza banchine, fondali, aree operative e infrastrutture adeguate alle dimensioni e alle caratteristiche dei componenti offshore, il rischio è che gli investimenti nei parchi eolici italiani non generino sul territorio nazionale una quota corrispondente di produzione industriale e attività cantieristiche.

Eolico offshore in Italia, in numeri

Dal reintegro dei fondi a un piano nazionale

AERO ricorda che oltre un anno fa erano stati stanziati più di 78 milioni di euro per il «rafforzamento della filiera industriale nazionale nel settore delle energie rinnovabili marine». Le risorse dovevano sostenere interventi infrastrutturali come ammodernamenti, dragaggi e adeguamenti delle banchine, necessari per consentire la produzione, l’assemblaggio e il varo dei componenti destinati agli impianti eolici galleggianti.

Sul taglio è intervenuto anche il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, che ha comunicato che le risorse verranno ripristinate.

Per Mamone Capria, però, il reintegro dovrebbe rappresentare soltanto il primo passo.

«A più di un anno di distanza dagli impegni presi – quando erano stati stanziati oltre 78 milioni di euro per il “rafforzamento della filiera industriale nazionale nel settore delle energie rinnovabili marine” – il quadro economico appare fortemente ridimensionato. Quel decreto ministeriale stabiliva chiaramente che gli interventi infrastrutturali (ammodernamenti, dragaggi e adeguamenti delle banchine) avrebbero consentito lo sviluppo di attività fondamentali quali la produzione, l’assemblaggio e il varo di componenti per impianti eolici galleggianti. Il ministro Pichetto Fratin ha subito reagito comunicando che quei fondi verranno ripristinati e non abbiamo dubbi che il MASE si impegnerà a trovarli, ma parallelamente il ministro potrebbe sostenere la nostra proposta di accostare a quelle risorse una piccola parte degli investimenti che il MEF si appresta a presentare all’Unione Europea nell’ambito delle misure di scostamento di bilancio. Quale miglior occasione abbiamo per utilizzare anche solo lo 0,5% dell’intero ammontare di 14 miliardi dedicati all’energia per presentare un piano porti italiano per l’eolico offshore. Ne potrebbero beneficiare anche Brindisi, Civitavecchia e altri siti portuali strategici», ha proseguito Mamone Capria.

Un parco eolico offshore

Lo 0,5% dei 14 miliardi per la portualità offshore

È questa la principale novità politica e industriale della proposta di AERO: affiancare alle risorse da reintegrare per Taranto e Augusta una quota degli investimenti che, secondo quanto riferisce l’associazione, il Ministero dell’Economia e delle Finanze si appresta a presentare all’Unione Europea nell’ambito delle misure legate allo scostamento di bilancio.

La richiesta è di destinare anche solo lo 0,5% dei 14 miliardi indicati per l’energia alla costruzione di un piano porti italiano per l’eolico offshore.

In questo scenario Taranto e Augusta resterebbero i primi riferimenti infrastrutturali, mentre la strategia potrebbe essere estesa anche a Brindisi, Civitavecchia e ad altri porti ritenuti idonei.

Per Brindisi il passaggio è rilevante: AERO non parla di risorse già assegnate allo scalo pugliese, ma lo indica esplicitamente tra i siti che potrebbero beneficiare di un eventuale piano nazionale. La prospettiva, quindi, non è quella di redistribuire i fondi esistenti, ma di allargare il perimetro degli investimenti portuali necessari alla filiera offshore.

La sfida è trattenere in Italia la filiera industriale

Dietro la richiesta di maggiori investimenti infrastrutturali c’è una partita industriale più ampia. Le turbine eoliche galleggianti richiedono spazi portuali, fondali, banchine e capacità logistiche particolari. I porti possono quindi assumere una funzione che va molto oltre quella tradizionale di movimentazione delle merci, diventando veri hub produttivi e cantieristici.

Secondo AERO, in assenza di queste infrastrutture l’Italia rischierebbe di realizzare i propri progetti energetici facendo produrre e assemblare all’estero una parte significativa dei componenti.

La conseguenza sarebbe una perdita non soltanto in termini di investimenti, ma anche di cantieri, competenze, occupazione e valore aggiunto.

Fulvio Mamone Capria, presidente di AERO illustra il modello di sviluppo francese dell’eolico francese

Francia e Spagna corrono sugli investimenti portuali

Il confronto indicato dall’associazione è soprattutto con Francia e Spagna.

Mamone Capria sottolinea che la Francia dispone già di due porti mediterranei pronti a intercettare attività e contratti di sviluppo legati all’offshore, mentre la Spagna ha destinato 212 milioni di euro all’ammodernamento logistico di alcuni siti portuali costieri.

È proprio la velocità con cui altri Paesi stanno predisponendo le infrastrutture a rendere, secondo AERO, urgente la decisione italiana.

«Senza hub cantieristici portuali italiani, i galleggianti e gli assemblaggi di turbine per l’ eolico offshore saranno realizzati altrove. Forse non a tutti è chiaro che in Francia sono prontissimi ad accogliere i nostri contratti di sviluppo avendo già due porti sul Mediterraneo attivi e che la Spagna ha stanziato 212 milioni di euro per ammodernare logisticamente alcuni siti portuali costieri. Il rischio concreto è che l’Italia venga esclusa dalla catena logistica e dai cantieri, cedendo posti di lavoro ed economia. Per evitare di perdere questa opportunità strategica, abbiamo inviato una lettera alla Presidente del Consiglio e al Ministro dell’Economia chiedendo di reintegrare i fondi per la portualità offshore nel prossimo programma di misure legate allo scostamento di bilancio. I progetti in campo porterebbero miliardi di euro di investimenti e ridurrebbero la dipendenza dal gas, abbattendo i costi dell’energia per famiglie e imprese: il Governo agisca prima che sia troppo tardi per il rilancio industriale del Mezzogiorno», ha concluso il presidente di AERO.

La lettera richiamata da Mamone Capria è stata quindi indirizzata alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e al ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti.

Port de Bouc, France_ Installation of the floating offshore wind turbine in the Provence Grand Large pilot project to generate an average of 25 MW from 2024

Porti, energia e industria: la partita del Mezzogiorno

La posizione di AERO porta così il confronto oltre la vicenda dei fondi ridotti per Taranto e Augusta.

Il punto è decidere quale quota della futura economia dell’eolico offshore possa essere prodotta in Italia. Senza hub cantieristici adeguati, i parchi potrebbero sorgere nelle acque italiane mentre galleggianti, assemblaggi e parte della catena logistica verrebbero realizzati altrove.

Con un piano infrastrutturale più ampio, invece, i porti potrebbero diventare una leva di politica industriale: Taranto e Augusta come hub già al centro della strategia, Brindisi e Civitavecchia tra gli scali indicati da AERO per una possibile estensione, insieme ad altri siti strategici.

Nella tesi dell’associazione, la posta in gioco comprende miliardi di euro di potenziali investimenti, occupazione e sviluppo della cantieristica, ma anche la possibilità di ridurre la dipendenza italiana dal gas e, attraverso una maggiore produzione energetica rinnovabile, contribuire alla riduzione dei costi dell’energia per famiglie e imprese.

È su questo terreno che AERO chiede al Governo di intervenire: trasformare il reintegro dei fondi per Taranto e Augusta da risposta a un taglio di bilancio nel primo tassello di una politica nazionale dei porti per l’eolico offshore.