Stefano Ricci, l’indagatore dei sogni

Il contadino ed il cavallo, 100x130, olio su tela, di Stefano Ricci

Alla Caffetteria Nervegna, la personale di Stefano Ricci esplora il sonno, il notturno e la fragilità umana. Fino al 2 novembre, gratis

di Antonio Portolano

Prologo notturno

«La notte è il momento in cui ognuno di noi si ritrova a fare i conti con se stesso».
Da questa frase – semplice e vasta – parte il viaggio artistico di Stefano Ricci, pittore nato nel 1998 a Fasano, capace di trasformare il buio in racconto. La sua visione è chiara: il sonno non interrompe la vita, la rivela. Mentre gli occhi si chiudono, il pensiero resta sveglio.
La personale alla Caffetteria Nervegna, in via Duomo a Brindisi, porta il pubblico all’interno di questo confine intimo. Qui il riposo diventa quadro, la notte diventa pittura.

Dove dormono le storie

La mostra, intitolata «Notturno» presenta circa trenta tele realizzate con acrilico e tecniche miste acrilico/olio, di formato prevalentemente 30×40 cm con alcune opere più grandi. Ogni dipinto è un fermo immagine di una storia addormentata. Corpi raccolti, gesti domestici, posa naturale: una quotidianità osservata nel suo attimo più vulnerabile.
Il mondo dei dormienti è democratico: annulla le differenze sociali, spariglia le identità pubbliche. Sotto le coperte siamo tutti uguali.

Pittura figurativa + romanzo visivo

Ricci conosce bene la grande tradizione figurativa italiana, che studia e trasforma. Allo stesso tempo, inserisce nel quadro la logica della sequenza, la sintesi grafica, la tensione narrativa del fumetto d’autore.
Ogni opera sembra un capitolo sospeso: non sai cosa è successo prima né cosa succederà dopo, ma senti che qualcosa sta accadendo.
L’artista racconta: «La mia pittura unisce la conoscenza dei classici alle suggestioni del fumetto. Ciò che voglio comunicare è l’universalità del notturno, che assume la connotazione di uno stato d’animo».

La luce come respiro della notte

La luce è protagonista. È direzione, ritmo, teatro emotivo. Ricci la conosce, la studia, la addomestica.
Lampade da comodino, neon, televisori dimenticati accesi: microfonti luminose che creano architetture d’ombra. È una luce che rivela, non acceca. Che sfiora i volti, non li invade. Che suggerisce una presenza, anche quando la scena appare immobile.
In queste tele il buio non è mai assoluto: è la materia che fa emergere la verità.

La calma dopo la battaglia

Non c’è dramma gridato nelle sue opere. C’è serenità conquistata, talvolta precaria, ma reale. Quella quiete di chi ha affrontato i propri demoni e ha deciso di dormire lo stesso.
Eppure – dice l’artista – «Il mio sonno è instabile». Questa frase spiega tutto: le tele di Ricci non raccontano “il sogno perfetto”, ma quel momento in cui siamo così fragili da essere sinceri.

Il quotidiano come scena dell’esistenza

La camera da letto, il divano, un cuscino sgualcito: elementi minimi, comuni, che diventano palcoscenico dell’esistenza moderna. Ricci osserva gesti normali – addormentarsi vestiti, crollare davanti alla TV, cercare una posizione possibile – e li trasforma in interrogativi silenziosi. La sua pittura rivela come la vita vera non accada nei momenti eccezionali, ma in quelli che non raccontiamo a nessuno. È qui che il quotidiano si fa profondamente esistenziale: un istante domestico può contenere tutta la fragilità di essere umani.

Uno spazio vivo, non un santuario

Esponendo alla Caffetteria Nervegna, le opere entrano in un contesto attraversato da vita quotidiana. Non un museo silenzioso, ma un luogo reale. I dormienti convivono con chi è sveglio: l’arte osserva il pubblico, non il contrario.
È un’esperienza di fruizione che rende il concetto ancora più potente: la notte è ovunque, anche di giorno.

Biografia: un destino scelto

Stefano Ricci studia al Liceo Artistico “Simone-Durano” e si forma presso l’Accademia di Belle Arti di Lecce, dove consegue il Diploma Accademico di I livello in Pittura con 110/110. Oggi prosegue il Biennio Specialistico.
Ha già preso parte a mostre come SAVE Biennale (Brindisi, 2021) curata da Davide Cocozza e la collettiva LAMPANTE – nuove luci della pittura italiana (San Lazzaro di Savena, 2025) curata da Marco Neri.
Nel 2016 riceve il premio «Disegna la legalità» indetto dalla Camera di commercio di Agrigento (terzo classificato a livello nazionale). Il suo cammino è netto, serio, costruito giorno dopo giorno.
«Mi piacerebbe poter vivere di questo», dice. E lo dice con la concretezza di chi lo sta già facendo.

Intervista all’artista

È un viaggio tra classici e fumetto noir. Cosa vuoi comunicare?
«Sicuramente la mia pittura unisce la conoscenza dei classici – i grandi maestri della pittura rinascimentale ma anche contemporanea – alle suggestioni del fumetto. Non necessariamente noir, anche se questo connubio potrebbe rimandare a quel genere. Ciò che voglio comunicare è l’universalità del notturno che, oltre a essere una fase della giornata, assume la connotazione di uno stato d’animo. La notte è il momento in cui ognuno di noi si ritrova a fare i conti con se stesso. E i dormienti, rimandando al sonno e al sogno, possono essere visti come una metafora inconscia di un pittore – in questo caso io – che sogna la pittura come fine da perseguire nella propria vita».

Molte opere indagano il sonno. Trasmettono serenità. Com’è il tuo sonno?
«Il mio sonno è instabile, come al momento è la vita di un giovane pittore con grandi speranze ma anche con grandi incertezze. Ci sono giorni in cui dormo beatamente e altri in cui faccio fatica. Ma la costante è sempre quella di fare i conti con me stesso. Ogni volta che mi metto sotto le coperte, prima di addormentarmi, rifletto su come sia andata la giornata e su cosa mi spetti l’indomani».

Progetti per il futuro?
«Mi piacerebbe poter vivere di questo, poter fare delle immagini il mio lavoro. Sto lavorando per questo obiettivo. Chiaramente questa visione risulta un po’ utopica, soprattutto in Italia, dove l’arte non viene valorizzata a dovere. Sicuramente nelle mie idee c’è anche quella dell’insegnamento, che sto considerando come via parallela alla pittura».

Una generazione che non dorme

Il lavoro di Ricci rappresenta un’intera generazione che vive la notte come spazio di decisioni silenziose: fare, non fare; andare, restare. Dormire significa credere che domani esista davvero.
La sua pittura ci ricorda una verità semplice: per sognare bisogna avere il coraggio di chiudere gli occhi.

Informazioni utili

La personale di Stefano Ricci è ospitata presso la Caffetteria Nervegna, in via Duomo, Brindisi.
È visitabile gratuitamente, negli orari di apertura della caffetteria, fino al 2 novembre.