Specializzandi non medici, così si penalizza la sanità

Un biologo mentre lavora ad una diagnosi, immagine generata con Dall-E

Borsa da 4.773 euro e incompatibilità bloccano gli specializzandi non medici: a rischio formazione nel SSN

«A proposito degli specializzandi dell’area sanitaria non medica, riceviamo e pubblichiamo l’intervento di Marco Giaimis, presidente dell’Associazione dei Biologi Italiani e dei Futuri Biologi (ABIFB)».

di Marco Giaimis

Egregio Direttore,
Le sottopongo per la pubblicazione questo intervento di denuncia su una situazione che coinvolge migliaia di giovani professionisti della sanità e che, ancora oggi, presenta profili di grave criticità.

Una criticità che coinvolge migliaia di giovani professionisti

Una situazione che non riguarda solo una categoria, ma che ha ricadute dirette sulla qualità della formazione specialistica e, di conseguenza, sul futuro del Servizio Sanitario Nazionale.

Gli specializzandi dell’area sanitaria non medica – biologi, farmacisti, psicologi, veterinari, chimici, fisici, odontoiatri – sono professionisti laureati che, come i medici, svolgono attività assistenziale all’interno del sistema sanitario mentre completano la propria formazione specialistica.

Eppure, da anni, il loro percorso è segnato da una profonda disparità economica e normativa, che oggi rischia di diventare strutturale.

La posizione dell’ABIFB e l’incontro a Napoli

In qualità di presidente dell’Associazione dei Biologi Italiani e dei Futuri Biologi (ABIFB), sento il dovere di esprimere una profonda delusione per l’azione del Governo su uno dei nodi più irrisolti del nostro sistema sanitario: la condizione economica, professionale e formativa degli specializzandi dell’area sanitaria non medica.

Nei giorni scorsi, a Napoli, ho incontrato l’on. Marianna Ricciardi (M5S), con la quale ho avuto modo di confrontarmi direttamente sulle criticità che affliggono gli specializzandi dell’area sanitaria non medica e sulla proposta parlamentare presentata per correggere la profonda disparità economica.

La norma: Legge di Bilancio 2025 e borsa da 4.773 euro

Per comprendere l’attuale situazione è necessario partire dai fatti normativi.

Con l’art. 1, comma 339 della Legge n. 207 del 2024 (Legge di Bilancio 2025), lo Stato ha introdotto per la prima volta una borsa di studio strutturata per gli specializzandi dell’area sanitaria non medica, fissandone l’importo a 4.773 euro lordi annui.

L’introduzione di un importo così basso ha immediatamente mostrato tutta la sua inadeguatezza.

Gli specializzandi dell’area sanitaria non medica sono infatti tenuti a obblighi di frequenza, tirocinio e attività assistenziale che li rendono parte integrante del Servizio Sanitario Nazionale per circa 38 ore settimanali.

È difficile immaginare come un giovane professionista possa condurre una vita dignitosa con importi così irrisori.

Un biologo a lavoro in un laboratorio d’analisi, immagine generata con Dall-E

Emendamento Ricciardi: proposta a 25.000 euro respinta

È proprio a fronte di questa scelta normativa che, nel corso della seduta parlamentare del 10 dicembre 2025 presso la Camera dei Deputati, l’on. Marianna Ricciardi (M5S), insieme ad altri parlamentari, ha presentato un emendamento volto a correggere in modo sostanziale l’importo della borsa di specializzazione.

L’emendamento proponeva di intervenire sull’art. 8 della Legge 29 dicembre 2000, n. 401, sostituendo l’importo di 4.773 euro lordi annui con 25.000 euro lordi annui, equiparando il trattamento economico degli specializzandi dell’area sanitaria non medica a quello dei medici specializzandi.

Si trattava di una proposta chiara, formalmente depositata e motivata, finalizzata a sanare una disparità economica evidente e non più giustificabile.

Tale proposta, tuttavia, non ha trovato accoglimento ed è stata respinta, lasciando invariato l’importo introdotto dalla Legge di Bilancio 2025.

Incompatibilità: una borsa spesso inaccessibile

A questo importo estremamente basso si aggiunge un sistema di incompatibilità rigido, che rende la borsa non solo insufficiente, ma in molti casi di fatto inaccessibile.

Come indicato nei comunicati di diversi Atenei, la borsa non è cumulabile con borse di dottorato, assegni di ricerca o borse regionali e di ateneo. Inoltre, è incompatibile con altri strumenti di sostegno al reddito con finalità formative ed esclude chi è assunto a tempo determinato nel Servizio Sanitario Nazionale per finalità formative.

Università bloccate: Nota MUR e bandi disattesi

Il quadro si aggrava ulteriormente sul piano universitario.

Con Nota del Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR), prot. n.16142 dell’8 agosto 2025, relativa all’attivazione delle scuole di specializzazione di area sanitaria non medica, il MUR ha indicato in modo chiaro che l’anno accademico di riferimento per l’attivazione delle scuole dovesse essere il 2025/2026, invitando esplicitamente tutti gli Atenei ad allinearsi a tale indicazione, in coerenza con la programmazione del fabbisogno demandata al Ministero della Salute.

Nonostante ciò, a dicembre 2025, questa direttiva risulta in larga parte disattesa.

Ad oggi, solo pochissimi Atenei hanno pubblicato i bandi di ammissione per le scuole di specializzazione sanitarie non mediche per l’anno accademico 2025/2026.

Altri hanno inizialmente bandito i concorsi per poi annullarli, mentre molti Atenei hanno dichiarato apertamente, sui propri siti istituzionali, che non procederanno alla pubblicazione dei bandi fino all’emanazione del decreto attuativo della Legge n. 207 del 2024.

Il risultato è un sistema universitario bloccato, disomogeneo e caotico, che lascia migliaia di laureati in una condizione di totale incertezza chiedendo loro di iscriversi a percorsi altamente impegnativi senza fornire certezze economiche, normative e organizzative.

Marco Giaimis, Presidente dell’Associazione dei Biologi Italiani e dei Futuri Biologi

Pari dignità per tutti i professionisti della salute

Se persino i medici specializzandi, pur percependo circa 25.000 euro lordi annui, denunciano condizioni economiche critiche, risulta francamente discriminatorio anche solo ipotizzare per gli specializzandi dell’area sanitaria non medica una borsa di importo così basso, soprattutto alla luce delle promesse politiche di un rapido aumento dell’importo.

Questa non è una battaglia che riguarda solo i biologi, ma tutti gli specializzandi dell’area sanitaria non medica: farmacisti, veterinari, psicologi, chimici, fisici, odontoiatri; professionisti essenziali per il funzionamento del Servizio Sanitario Nazionale, ai quali viene richiesto un impegno formativo elevatissimo senza un adeguato riconoscimento economico.

Una richiesta di equità e dignità professionale

In conclusione, in qualità di presidente dell’ABIFB e nel pieno rispetto di tutti i colleghi professionisti sanitari, non possiamo più limitarci a registrare bocciature, rinvii e norme che aggravano una condizione già insostenibile. Serve una presa di responsabilità politica chiara, servono risorse adeguate e, soprattutto, serve la volontà di riconoscere pari dignità a tutti i professionisti della salute.

Continueremo a denunciare e a proporre soluzioni, ma non smetteremo di ricordare al Governo che il tempo delle promesse è finito: la sanità non è fatta solo di medici (stimati colleghi) e la formazione specialistica non può poggiare su borse simboliche, incompatibilità punitive e un sistema universitario paralizzato.