Due medaglie ai Campionati Italiani FIJLKAM 2026 per la Metropolitan Karate Brindisi con Simona Urso e Asia Quarta
di Antonio Portolano
ROMA – C’è un momento, nello sport, in cui il tatami smette di essere soltanto una superficie quadrata. Diventa una frontiera. Un luogo dove si combatte contro il tempo, contro la paura, contro la parte fragile di sé stessi. E la Metropolitan Karate Brindisi, ancora una volta, ha attraversato quella frontiera lasciando il proprio nome inciso nel karate italiano.
Al Centro Olimpico Federale FIJLKAM 2026 di Lido di Ostia, tra centinaia di atleti arrivati da tutta Italia, due storie diverse si sono intrecciate nello stesso destino: quello della resistenza. Da una parte la maturità feroce di Simona Urso, veterana capace di trasformare la disciplina in arte marziale quotidiana. Dall’altra la fame giovane di Asia Quarta, adolescente che combatte come se ogni punto fosse una dichiarazione di esistenza.
Due medaglie nazionali. Due podi. Due modi diversi di raccontare cosa significhi restare in piedi quando tutto intorno corre più veloce.

Simona Urso, la regina che sfiora il poker tricolore
La storia di Simona Urso parte da lontano ma continua a scrivere il presente. Dopo i titoli italiani FIJLKAM conquistati nel 2023, 2024 e 2025, l’atleta brindisina è arrivata a un passo da un poker che avrebbe avuto il sapore della leggenda sportiva.
Nella categoria Master -61 kg, al Campionato Italiano FIJLKAM 2026, Urso ha attraversato il torneo con la lucidità di chi conosce ogni respiro del combattimento. Due incontri dominati senza esitazioni: 10-1 il primo, 7-0 il secondo. Punteggi netti, quasi chirurgici, figli di un karate costruito sulla precisione e sulla gestione mentale del ritmo.
Poi la finale. Quella linea sottilissima che divide la gloria assoluta dal rimpianto elegante. Un 3-4 combattuto fino all’ultimo scambio, fino all’ultimo istante utile per cambiare il destino. La sconfitta non cancella nulla: Simona Urso è vicecampionessa italiana 2026 e conferma il proprio posto nell’élite nazionale della FIJLKAM, la federazione riconosciuta da CONI e CIO.
Ma il dato più impressionante non è la medaglia. È la continuità. Restare al vertice nello sport da combattimento significa sopravvivere alla fatica invisibile: allenamenti ripetuti quando nessuno guarda, infortuni silenziosi, sacrifici familiari, chilometri di disciplina. Vincere una volta può essere un’impresa. Restare grandi per quattro anni consecutivi è una forma di vocazione.
Asia Quarta, il bronzo nato dalla rabbia
Se Simona Urso rappresenta la memoria del karate, Asia Quarta incarna il futuro che arriva senza chiedere permesso.
Al Campionato Italiano Cadetti FIJLKAM 2026, in una categoria durissima come la -42 kg femminile, la giovane atleta brindisina ha costruito il proprio podio combattimento dopo combattimento, come si costruisce una casa durante la tempesta.
Cinque incontri serrati. Nessuna scorciatoia.
Prima il 6-3 ai trentaduesimi. Poi il 7-6 nei sedicesimi, in un match dove ogni tecnica sembrava poter ribaltare il mondo. Nei quarti arriva un 2-0 di intelligenza tattica, di controllo emotivo, di karate pensato prima ancora che eseguito.
La semifinale, però, cambia il tono della storia. Asia Quarta perde 2-6 in un incontro segnato anche da una decisione arbitrale contestata, con l’avversaria non squalificata dopo un’azione ritenuta scorretta negli ultimi secondi.
Ed è proprio lì che nasce il valore autentico della sua medaglia.
Perché il bronzo non arriva quando tutto gira bene. Arriva dopo l’ingiustizia percepita, dopo la rabbia, dopo la tentazione di spegnersi. La finalina contro la forte atleta lombarda diventa allora una prova di carattere prima ancora che tecnica. Asia Quarta resta lucida. Respira. Combatte. Vince 6-3. Sale sul podio dei Campionati Italiani.
In una categoria con 37 atlete, comprendenti campionesse regionali, podiste nazionali e rappresentanti dei Gruppi Sportivi Militari, quel terzo posto pesa molto più del metallo di cui è fatto.

Metropolitan Karate Brindisi, la palestra come officina di caratteri
Dietro ogni medaglia esiste sempre una geografia invisibile fatta di maestri, corridoi, sudore e parole ripetute mille volte.
La Metropolitan Karate Brindisi continua a essere questo: una scuola di formazione umana oltre che sportiva. I maestri Francesco Zonno, Danilo Spagnolo e Samuel Stea stanno costruendo qualcosa che va oltre il risultato immediato.
I numeri raccontano la competitività del movimento: 840 iscritti e 341 società presenti ai Campionati Italiani Cadetti FIJLKAM 2026. Dentro questa enorme mappa del karate nazionale, Brindisi continua a produrre atleti capaci di arrivare fino agli ultimi incontri.
E non è soltanto una questione tecnica. Il karate, soprattutto nelle realtà di provincia, resta uno degli ultimi luoghi dove la disciplina non viene negoziata. Ogni allenamento insegna una forma antica di responsabilità: controllare il corpo per controllare la mente.
I giovani della Metropolitan e il peso della competizione nazionale
Accanto alla medaglia di Asia Quarta, la spedizione brindisina ha mostrato anche altri segnali importanti per il futuro.
Nella -57 kg maschile, Nicolò Simmini ha chiuso all’undicesimo posto, mentre Teo Spinelli ha conquistato una significativa settima posizione dopo tre incontri vinti in una categoria con 76 partecipanti.
Risultati che non fanno rumore come una medaglia ma che raccontano comunque crescita, profondità del gruppo e capacità competitiva.
Perché il karate non è uno sport lineare. Non premia sempre il più forte. Premia chi riesce a restare presente dentro il caos di pochi secondi. E ogni esperienza nazionale diventa un mattone invisibile per gli anni successivi.
Le origini, da Brindisi al tatami nazionale
Tutte le grandi storie sportive nascono in luoghi apparentemente normali.
Quelle di Simona Urso e Asia Quarta partono da Brindisi, da una palestra di Via Bozzano 5 e dalla zona seminterrata del PalaZumbo. Luoghi che non hanno il fascino televisivo delle grandi arene internazionali ma possiedono qualcosa di più raro: il silenzio del lavoro quotidiano.
Lì si forgiano i gesti automatici. Lì si ripetono le tecniche fino a trasformarle in riflessi. Lì si impara che il talento, da solo, non basta mai.
Ogni atleta che arriva sul podio porta con sé le ore invisibili passate ad allenarsi quando fuori pioveva, quando gli amici uscivano, quando il corpo chiedeva riposo. È questa la parte che il pubblico non vede: la costruzione lenta del carattere.
E forse il karate serve proprio a questo. A insegnare che la vita non premia sempre immediatamente, ma quasi sempre restituisce qualcosa a chi continua.

Il valore umano dello sport oltre le medaglie
La Metropolitan Karate Brindisi, sostenuta anche dal main sponsor ENEL/CSI, continua a promuovere valori che nello sport moderno rischiano spesso di perdersi: rispetto, crescita personale, educazione attraverso il sacrificio.
In un’epoca che misura tutto con la velocità dei risultati, il karate conserva ancora una dimensione quasi artigianale. Si cresce lentamente. Si cade spesso. Si ricomincia sempre.
Ed è qui che le storie di Simona Urso e Asia Quarta diventano universali.
La prima racconta cosa significhi resistere al tempo senza perdere fame. La seconda racconta il coraggio di rialzarsi immediatamente dopo un’ingiustizia. Due età diverse. Due battaglie diverse. Lo stesso insegnamento.
Perché ogni tatami, in fondo, assomiglia alla vita: uno spazio piccolo dove bisogna trovare il coraggio di restare sé stessi mentre tutto prova a spingerti indietro.
E forse è proprio questo che rende memorabili certe medaglie. Non il colore. Ma la strada percorsa per conquistarle.




