Scuola in ospedale, 402 alunni seguiti al Perrino

Alcuni degli educatori e dei docenti con il direttore generale Asl Maurizio De Nuccio, foto di gruppo

Con la scuola del Perrino di Brindisi continuità didattica a pazienti dai 30 mesi ai 16 anni. Tra loro anche 47 alunni con disabilità

di Antonio Portolano

BRINDISI – La scuola entra nelle corsie dell’ospedale e diventa parte del percorso di cura. Nel corso dell’ultimo anno scolastico, la Scuola in ospedale del Perrino di Brindisi ha accolto e supportato 402 bambini e ragazzi di età compresa tra i 30 mesi e i 16 anni, assistiti sia durante la degenza sia in regime di day-service.

Tra gli studenti presi in carico figurano anche 47 alunni con disabilità, un dato che conferma il carattere inclusivo del servizio. Nel dettaglio, hanno partecipato alle attività didattiche 148 bambini della scuola dell’infanzia, 178 alunni della scuola primaria, 60 ragazzi della scuola secondaria di primo grado e 16 studenti della scuola secondaria di secondo grado.

I risultati del progetto Scuola in ospedale sono stati illustrati nella sede della direzione generale dell’Asl Brindisi, in via Napoli. L’iniziativa nasce dalla collaborazione tra Ufficio Scolastico Regionale, Regione Puglia, Istituto Comprensivo Cappuccini e Asl Brindisi.

Non si tratta soltanto di assicurare lezioni durante un ricovero. Il progetto tutela il diritto allo studio, riduce l’isolamento dei piccoli pazienti, mantiene il rapporto con la loro quotidianità e facilita il ritorno nelle classi di provenienza dopo le dimissioni.

La scuola in ospedale

Lezioni al letto del paziente e continuità didattica

I docenti della Scuola in ospedale hanno lavorato in costante contatto con il personale medico e sanitario del Perrino di Brindisi e in stretta collaborazione con le scuole frequentate dagli alunni prima del ricovero.

Il coordinamento si è rivelato particolarmente importante per i lungodegenti, consentendo di proseguire i programmi scolastici e di preparare un reinserimento sereno in classe.

Le lezioni sono state organizzate dal lunedì al venerdì, nelle fasce mattutine e pomeridiane. Le attività si sono svolte sia in forma collettiva sia individualmente, spesso direttamente al letto del paziente, adattando tempi, contenuti e modalità alle condizioni di salute di ciascun alunno.

Maria Beatrice Abbati, docente di Tecnologia e referente della Scuola in ospedale del Perrino di Brindisi

Maria Beatrice Abbati, docente di Tecnologia e referente della Scuola in ospedale del Perrino di Brindisi, ha tracciato un bilancio positivo del percorso: «Sono stati due anni di, inizialmente, un rodaggio e piano piano abbiamo acquisito delle procedure, delle pratiche, che ci hanno reso sempre più sicuri nel procedere dell’attività curriculare della scuola in ospedale. Anche perché ha sempre bisogno di avere un contatto con la scuola di provenienza dei nostri studenti. Abbiamo sempre bisogno di avere una continuità e un curricolo verticale che va dall’infanzia alla scuola secondaria di secondo grado per il primo biennio, quindi per quello che riguarda l’obbligo scolastico».

Il diritto allo studio incontra il diritto alla salute

La dirigente scolastica dell’Istituto Comprensivo Cappuccini, Rosetta Carlino, ha sottolineato il valore istituzionale e pedagogico del servizio: «La Scuola in ospedale è contrassegnata da tre codici meccanografici identificativi di una sede scolastica di titolarità docente a tutti gli effetti. Questo è l’esito di un percorso istituzionale plurale tra Ufficio Scolastico Regionale, Regione Puglia e Asl Brindisi, riuniti nel riconoscimento dell’esercizio del diritto all’istruzione in abbinamento al diritto alla salute, alla cura. Esistono, infatti, malattie incurabili, ne abbiamo testimonianza dolorosa, ma non esistono persone non-curabili».

Secondo la dirigente, i due anni di attività hanno permesso al modello organizzativo di consolidarsi: «È un bilancio positivo sicuramente, anche perché la nostra convenzione stipulata tra Ufficio Scolastico Regionale, Regione Puglia e Asl ha dato i suoi effetti. Siamo attivi già da due anni con ottimi risultati, mi permetto, coadiuvata dai documenti e dagli atti».

La dirigente scolastica dell’Istituto Comprensivo Cappuccini, Rosetta Carlino

La risposta dei piccoli pazienti, ha aggiunto Rosetta Carlino, è stata particolarmente significativa: «È stata splendida, è qualcosa che occorre anche perché abbiamo integrato perfettamente, mi permetto, l’esercizio del diritto allo studio con l’esercizio del diritto alla salute in un unico luogo, quello ospedaliero».

Il lavoro non termina con le dimissioni. Il collegamento pedagogico e didattico con gli istituti di provenienza consente agli studenti di riprendere le lezioni senza fratture nel percorso formativo: «L’impatto è ottimo perché c’è un coordinamento pedagogico-didattico tra i docenti in servizio nella scuola ospedaliera e le scuole d’origine dei ragazzi, con i quali abbiamo ovviamente rapporti bellissimi e sono anche molto validi i titoli di studio, poiché non si interrompe la frequenza scolastica in quanto la scuola ospedaliera garantisce l’esercizio del diritto allo studio in continuità con la scuola di provenienza».

SIO Radio Web

Web radio, cinema e biodiversità nelle corsie

Accanto alle materie curriculari, i piccoli degenti sono stati coinvolti in laboratori creativi, scientifici, culturali e ludico-espressivi, pensati per stimolare la curiosità, l’espressione personale e il benessere psicofisico.

Tra i progetti principali figura Sio Radio Web – La voce che unisce, una web radio scolastica realizzata con la collaborazione dei Giovani Imprenditori di Confindustria Brindisi e dei Maestri del Lavoro.

I ragazzi hanno prodotto podcast dedicati, tra gli altri temi, alla Festa del Papà e al contrasto della violenza sulle donne. Hanno inoltre avuto la possibilità di collegarsi in diretta con l’emittente Antenna Sud.

Con Giardinieri in pigiama e Un viaggio nella biodiversità, la natura è entrata nei reparti attraverso l’allestimento di micro-serre di piante aromatiche e l’osservazione ravvicinata del ciclo di vita di farfalle e coccinelle.

Il programma ha compreso anche il Mercatino del Sorriso, l’adesione a Zaini Sospesi con il Lions Club Brindisi, la donazione di arredi didattici da parte dell’Inner Wheel Brindisi Porta d’Oriente, il progetto Cinema in Ospedale e il Natale dello sportivo, organizzato in collaborazione con l’Unione sportiva Acli Brindisi.

Tra le iniziative culturali, il Dantedì ha coinvolto gli studenti in una reinterpretazione dell’Inferno dantesco. In ospedale è stato inoltre presentato il libro Cento (e uno) caffè con Dante di Paolo Farina, dirigente scolastico insignito dell’Onorificenza di Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.

Ricordando le esperienze più coinvolgenti, Rosetta Carlino ha citato «il cinema in ospedale, le farfalle e oltretutto la cura e l’attenzione giornaliera, quotidiana a ciascuna delle esigenze e a tutto il complesso», evidenziando come il servizio si rivolga alla scuola dell’infanzia, alla primaria, alla secondaria di primo grado e, quando necessario, anche al primo biennio della secondaria di secondo grado.

Scuola in ospedale, un momento della conferenza stampa

Per le famiglie il recupero di una quotidianità

La presenza della scuola nei reparti non tutela soltanto il percorso formativo. Per i genitori rappresenta anche il recupero di una quotidianità rassicurante durante un periodo segnato dalle cure e dall’incertezza.

Le famiglie hanno partecipato a diverse attività e iniziative culturali. Tra queste, la presentazione del volume dedicato a Dante ha mostrato come l’ospedale possa diventare anche un luogo di scoperta, partecipazione e crescita.

Vitantonia Lacorte, presidente del Consiglio d’istituto dell’Istituto Comprensivo Cappuccini

Vitantonia Lacorte, presidente del Consiglio d’istituto dell’Istituto Comprensivo Cappuccini, ha definito la scuola ospedaliera un atto di civiltà: «Io credo che anche in qualità di genitore, pensando appunto dalla parte di una madre, di un padre, di un figlio ricoverato, credo davvero che la scuola in ospedale sia un grande atto di civiltà, perché ha cura della mente del paziente. Lì dove un medico cura il corpo, la scuola cura la mente e questo ci permette anche di avere un approccio differente con le cure che i ragazzi devono sostenere, che sia una degenza minima o comunque più lunga».

La presidente ha inoltre evidenziato la soddisfazione maturata al termine del progetto e la forte collaborazione tra la scuola ospedaliera e gli istituti di provenienza degli alunni ricoverati.

Il direttore generale della Asl Brindisi Maurizio De Nuccio

De Nuccio: «Una vera e propria forma di cura»

Il direttore generale dell’Asl Brindisi, Maurizio De Nuccio, ha sottolineato gli effetti educativi, relazionali e psicologici del progetto: «Sono profondamente soddisfatto dei risultati ottenuti dal progetto. I piccoli ricoverati hanno potuto beneficiare di un percorso educativo continuo e di alta qualità, fatto non solo di lezioni curricolari adeguate al loro livello di studio, ma anche di laboratori creativi, artistici, scientifici e ludico-espressivi appositamente pensati per il contesto ospedaliero. Questo progetto rappresenta per noi molto più di un servizio scolastico: è una vera e propria forma di cura. Garantire la continuità didattica e relazionale ai nostri piccoli pazienti significa ridurre il senso di isolamento, preservare la loro identità di alunni e non solo di degenti e sostenere il loro equilibrio emotivo proprio nel momento di maggiore fragilità. I benefici osservati sul piano psicologico e sulla stessa compliance alle terapie sono stati evidenti e significativi. Desidero esprimere un ringraziamento sentito e sincero a tutti i docenti della Scuola in ospedale per la professionalità, la sensibilità e la passione con cui hanno svolto il loro delicato compito, al personale medico e infermieristico del reparto di Pediatria che ha collaborato con grande spirito di squadra e alle famiglie che hanno accolto con fiducia questo percorso. La Asl Brindisi continuerà a investire con convinzione in questa Scuola, perché riteniamo che nessun bambino, nemmeno in ospedale, debba interrompere il proprio diritto alla crescita e alla conoscenza».

Il riferimento alla compliance terapeutica evidenzia uno degli aspetti più rilevanti del progetto: conservare relazioni, abitudini e obiettivi scolastici può aiutare i bambini e gli adolescenti ad affrontare con maggiore serenità il percorso sanitario.

Alcuni dei lavori artigianali costruiti dai bambini durante il progetto Scuola in ospedale

Un modello da consolidare e ampliare

Il prossimo obiettivo è sostenere e ampliare le attività già avviate, rafforzando la collaborazione tra scuola, sanità, famiglie e realtà del territorio.

Tra le nuove prospettive indicate da Rosetta Carlino figura anche l’avvio di una collaborazione con il Wwf, coerente con i laboratori già dedicati alla biodiversità e alla cura della natura.

Alla presentazione dei risultati sono intervenuti il direttore generale dell’Asl Brindisi, Maurizio De Nuccio; la dirigente scolastica Rosetta Carlino; la presidente del Consiglio d’istituto, Vitantonia Lacorte; la vicepresidente, Palma D’Amico; la componente Claudia Anna Corsa; e il console dei Maestri del Lavoro, Vincenzo Gatto.

Accanto ad alcuni genitori dei piccoli pazienti erano presenti i docenti coinvolti nel progetto: Maria Beatrice Abbati, docente di Tecnologia e referente Sio; Carmen De Rinaldis, docente della scuola dell’infanzia; Paola Miceli, docente della scuola primaria; Elena Pagliara, docente di religione cattolica; Tommaso Stefanachi, docente di materie letterarie della scuola secondaria di primo grado; e Ornella Caldarazzo, docente di matematica della scuola secondaria di primo grado.

Il dato dei 402 studenti seguiti restituisce la dimensione del servizio, ma il significato del progetto va oltre i numeri. La Scuola in ospedale del Perrino permette ai bambini e agli adolescenti di continuare a essere alunni anche quando diventano pazienti, unendo istruzione, inclusione e cura nello stesso spazio.

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