Un murale per i 70 anni dell’Università del Salento: volti e idee che hanno plasmato le scienze sociali diventano arte urbana a Studium 2000
di Antonio Portolano
LECCE – Un’opera di bellezza e impegno. Un murales che parla al cuore e alla mente. È quello inaugurato mercoledì 23 luglio 2025 presso il complesso Studium 2000 dell’Università del Salento, in occasione del 70° anniversario dell’ateneo. Un evento partecipato e carico di significato, in cui arte, accademia e impegno civile si sono intrecciati sotto i colori vivi e penetranti dello street artist leccese Francesco Ferreri, in arte Chekos’art.
Il Dipartimento di Scienze Umane e Sociali (DiSus), promotore dell’iniziativa, ha affidato all’arte urbana il compito di rendere visibile e tangibile l’identità della propria comunità. Ne è nato un progetto potente e simbolico, che mette in scena i volti e le idee di chi ha rivoluzionato il pensiero contemporaneo.

Una parete che parla: i volti delle scienze sociali
Melanie Klein, Marc Bloch, Mary Douglas, Antonio Gramsci, Anna Kuliscioff, Frantz Fanon, Doreen Massey, Zygmunt Bauman, Max Weber, Hannah Arendt, Maria Montessori, Jerome Bruner. Sono questi i protagonisti del murales che ora abita i muri di Studium 2000. Figure cruciali che hanno inciso nella storia del pensiero sociale e umano, selezionate per rappresentare in modo visivo la ricchezza delle discipline che compongono il DiSus: pedagogia, storia, psicologia, scienze politiche, geografia, sociologia.
Il direttore del Dipartimento, professor Mariano Longo, ha definito l’opera «un atto politico». «I nostri murales – ha proseguito – hanno un valore simbolico, un valore politico e un valore identitario. Ogni volto riprodotto sta per la disciplina che rappresenta. La scelta di raffigurare uomini e donne delle scienze umane e sociali è per noi un atto politico: la dimostrazione della rilevanza delle donne nella storia delle nostre discipline. Inoltre, in quei volti i docenti e gli studenti del nostro Dipartimento possono riconoscersi, come manifestazione di una comunità interdisciplinare. Un ringraziamento agli artisti di 167b street e al personale tecnico amministrativo senza i quali la realizzazione di un’idea così inclusiva non si sarebbe potuta realizzare».

L’identità come forza collettiva
Con voce fiera, Longo ha sottolineato la funzione identitaria dell’opera: «Sono orgoglioso che tutte le volte che entreremo qui, ricorderemo chi siamo: uomini e donne delle scienze sociali».
L’intenzione è chiara: non una semplice decorazione muraria, ma un’espressione visibile dell’anima del Dipartimento. Ogni volto non è solo una biografia, ma un riflesso collettivo, una pietra angolare della storia intellettuale che abita le aule di Studium 2000.
I giovani al centro: la voce degli studenti
A rappresentare gli studenti e le studentesse è intervenuta Maria Giovanna Mita, con parole potenti che hanno scosso il pubblico: «I volti raffigurati nel murales non sono semplici ritratti. Sono fari intellettuali, che hanno illuminato sentieri complessi, sfidato dogmi, e ci hanno lasciato in eredità strumenti preziosi per comprendere il mondo e, soprattutto, per immaginarne uno migliore. Ognuno di loro, a suo modo, ha incarnato la forza dirompente del pensiero critico. Questi volti ci parlano di impegno civile, di analisi profonda, di ricerca instancabile della verità. Ci ricordano che l’università non può essere una torre d’avorio, ma deve essere un laboratorio vivo di idee, un focolaio di dibattito, un motore di cambiamento sociale. Come sindacati universitari, abbiamo bisogno che questo murales sia un monito e un’ispirazione. Un monito a non smettere mai di pensare, di dubitare, di analizzare. E un’ispirazione a usare la conoscenza come strumento per costruire una società più equa, più solidale, più umana».
Una Università che si fa città
Il rettore Fabio Pollice ha elogiato l’iniziativa del DiSus: «Ringrazio il Dipartimento di Scienze Umane e Sociali per questa iniziativa che valorizza il sapere, le culture e gli insegnamenti che qui trovano casa».
E la prorettrice vicaria Maria Antonietta Aiello, già rettrice eletta, ha rilanciato: «Mi piacerebbe che questa iniziativa fosse replicata in tutti i campus, valorizzando storie e volti di uomini e donne che hanno inciso nelle varie discipline del sapere e trasformando l’università in un museo a cielo aperto».
Un’idea che ha trovato consensi unanimi: l’Università non più luogo chiuso e autoreferenziale, ma spazio vivo, accessibile, narrativo. Un campus che comunica, che racconta, che ispira.

Un’inaugurazione tra arte, musica e comunità
L’inaugurazione del murales non è stata soltanto un atto formale, ma una festa partecipata, iniziata con i saluti istituzionali e proseguita in musica grazie alla DiSus Band, per concludersi con un aperitivo sociale all’aperto. Un modo conviviale e coerente con il messaggio dell’opera: comunità, condivisione, identità collettiva.
Un segno permanente nella città di Lecce
Quello che rimane, ora che le parole sono state dette e la vernice si è asciugata, è un’opera che parla. Parla agli studenti, ai docenti, ai cittadini. Racconta la bellezza del pensiero critico e il potere della conoscenza. È un segno indelebile sulla parete, ma anche nella memoria e nell’identità di chi attraversa Studium 2000.
E così, nel cuore di Lecce, in quel luogo dove sapere e umanità si incontrano, i volti delle scienze sociali continueranno a osservare e ispirare le generazioni future. Perché come ha ricordato Maria Giovanna Mita: «Abbiamo bisogno di idee che camminino con noi, ogni giorno, sulla strada del cambiamento».




