Ricci e UniSalento, il mare del Salento torna a vivere

Un riccio di mare aperto

Il monitoraggio di UniSalento mostra segnali di ripresa dei ricci di mare nel Salento, ma gli scienziati chiedono di prorogare il fermo pesca

di Antonio Portolano

LECCE – I ricci di mare stanno lentamente tornando a popolare i fondali del Salento. A confermarlo è il nuovo monitoraggio scientifico realizzato da UniSalento, che documenta i primi effetti positivi del fermo pesca introdotto dalla Regione Puglia per proteggere il Paracentrotus lividus, il riccio edule del Mediterraneo. Lo studio evidenzia una crescita della popolazione e soprattutto un aumento delle dimensioni degli esemplari censiti, elemento fondamentale per il ripopolamento naturale della specie. Ma per i ricercatori la ripresa è ancora fragile e richiede cautela, controlli più rigorosi e una proroga della moratoria.

Il monitoraggio scientifico di UniSalento

La campagna di monitoraggio 2025 è stata condotta dal Laboratorio di Zoologia e Biologia Marina del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Biologiche ed Ambientali dellUniversità del Salento lungo le coste del Salento, dal litorale brindisino fino a quello di Taranto.

I ricercatori hanno analizzato oltre due ettari di fondale marino nei primi dieci metri di profondità, censendo e misurando circa 5mila esemplari di riccio di mare. Il dato emerso mostra una densità media di 0,32 individui per metro quadrato, in crescita rispetto agli 0,25 individui per metro quadrato rilevati nel 2023 durante il precedente monitoraggio effettuato sull’intera costa pugliese nell’ambito del progetto Il Pescatore Ecologico coordinato da ARPA Puglia.

Il dato ritenuto più importante dagli studiosi riguarda però la struttura della popolazione e quindi la dimensione dei ricci censiti. Nel 2023 circa il 94% degli esemplari monitorati lungo le coste pugliesi era inferiore ai 5 centimetri di diametro, cioè sotto la taglia minima commerciale. Nel 2025, dopo due anni di fermo pesca, la taglia media è passata da 3,41 centimetri a 3,68 centimetri grazie soprattutto all’aumento degli individui compresi tra i 4 e i 5 centimetri di diametro.

Il monitoraggio condotto nel Salento ha inoltre evidenziato un incremento anche dei ricci compresi tra i 5 e i 6 centimetri di diametro, sebbene il dato non sia ancora statisticamente significativo a causa del numero limitato di individui rilevati. In termini biologici questo rappresenta un elemento decisivo: esemplari più grandi producono una quantità molto maggiore di gameti e aumentano quindi le probabilità di ripopolamento marino naturale della specie.

Stefano Piraino, direttore del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Biologiche ed Ambientali e responsabile del Laboratorio di Zoologia e Biologia Marina dell’Università del Salento

I ricercatori: «Il fermo pesca sta funzionando»

A commentare i risultati dello studio è Stefano Piraino, direttore del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Biologiche ed Ambientali e responsabile del Laboratorio di Zoologia e Biologia Marina dell’Università del Salento.

«I dati ci restituiscono un segnale incoraggiante – dichiara il professor Stefano Piraino, direttore del DiSTeBA e responsabile del Laboratorio di Zoologia e Biologia Marina -. La moratoria regionale sta producendo effetti concreti sulla struttura demografica della popolazione. Tuttavia, il riccio di mare è una specie a crescita lenta, con un ciclo biologico che può durare anche sino a 12-13 anni: tre anni di fermo non bastano per certificare una ripresa stabile, soprattutto perché il blocco della pesca non ha fermato il fenomeno della pesca abusiva. Servono dati su scala regionale e una continuità del monitoraggio che ad oggi non possiamo ancora garantire».

L’analisi degli scienziati evidenzia quindi un quadro ancora delicato. Da una parte il fermo pesca sta producendo effetti concreti sulla popolazione del riccio di mare nel Salento. Dall’altra la pesca di frodo continua a rappresentare una minaccia significativa, persino all’interno delle Aree Marine Protette.

La proposta alla Regione Puglia

Sulla base dei dati raccolti, il Dipartimento di Scienze e Tecnologie Biologiche ed Ambientali e ARPA Puglia hanno trasmesso alla Regione una relazione tecnica con una proposta precisa: prorogare il fermo pesca almeno fino al 31 marzo 2027.

Il documento suggerisce anche la possibilità di introdurre future finestre temporali di prelievo limitato riservate esclusivamente ai pescatori professionisti in possesso di regolare licenza. Eventuali riaperture dovranno però essere stabilite sulla base dei dati scientifici e della conoscenza aggiornata del ciclo biologico del Paracentrotus lividus, che secondo i nuovi monitoraggi sarebbe cambiato rispetto a trent’anni fa a causa del riscaldamento globale.

Anche le quote nazionali oggi in vigore vengono considerate non più sostenibili dagli operatori autorizzati alla pesca. Le nuove soglie proposte dai ricercatori prevedono una riduzione dagli attuali mille ricci al giorno a circa 500-600 esemplari giornalieri, per non più di tre o quattro giorni a settimana.

Un sub che studia la vita del riccio

Il ruolo dei pescatori e la lotta alla pesca abusiva

Uno degli aspetti più innovativi della proposta riguarda il coinvolgimento diretto dei pescatori nelle future campagne di monitoraggio ambientale. Secondo i ricercatori di UniSalento, i professionisti del mare potrebbero diventare vere e proprie “sentinelle del mare”, contribuendo alla tutela della biodiversità marina e al controllo dei fondali salentini.

L’obiettivo è trasformare una categoria fortemente penalizzata dal blocco della pesca in un soggetto attivo nella gestione sostenibile delle risorse marine. Un modello di co-gestione che potrebbe rafforzare l’efficacia della moratoria e contrastare più efficacemente la pesca illegale, ancora diffusa lungo le coste pugliesi.

Nel documento scientifico viene inoltre sottolineata la necessità di controlli rigorosi sulla filiera commerciale del prodotto, sia per verificare la provenienza dei ricci venduti sia per limitare i periodi di vendita e consumo.

Studenti a lezione con Stefano Piraino, direttore del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Biologiche ed Ambientali e responsabile del Laboratorio di Zoologia e Biologia Marina dell’Università del Salento

Una ricerca strategica per il Salento

Il monitoraggio sistematico dell’intera costa pugliese viene indicato dagli studiosi come un investimento prioritario e non più rinviabile per costruire future politiche di gestione della risorsa fondate su basi scientifiche solide.

La ricerca dell’Università del Salento assume così un valore strategico per la tutela dell’ecosistema marino pugliese, per la sostenibilità economica della pesca professionale e per la protezione della biodiversità del Mediterraneo. Lo studio dimostra infatti quanto il rapporto tra ricerca scientifica, sostenibilità ambientale e gestione delle risorse naturali sia oggi centrale per il futuro del mare del Salento.

Il professore Stefano Piraino, durante una lezione con gli studenti

Verso il futuro

I dati raccolti nel 2025 rappresentano un primo segnale concreto di ripresa per i ricci di mare del Salento, ma gli stessi ricercatori invitano alla prudenza. Il Paracentrotus lividus è una specie a crescita lenta e richiede monitoraggi continui per verificare la stabilità della popolazione nel tempo.

La sfida dei prossimi anni sarà trovare un equilibrio tra tutela ambientale, sostenibilità economica della pesca professionale e contrasto alle attività illegali. In questo scenario il lavoro scientifico di UniSalento e la collaborazione con ARPA Puglia diventano strumenti fondamentali per proteggere uno degli ecosistemi più delicati e identitari del Mediterraneo.