Trentanove equipaggi navigano verso Valona, la XV Regata del Grande Salento entra nel vivo tra sport, memoria e fratellanza sull’Adriatico
di Antonio Portolano
BRINDISI – C’è un momento, in ogni regata d’altura, in cui il porto scompare dietro la linea dell’orizzonte e resta soltanto il mare. È lì che comincia davvero la competizione. La XV Regata del Grande Salento Brindisi-Valona – Trofeo dell’Accoglienza ha ormai lasciato alle spalle il saluto della città: le 39 imbarcazioni partite regolarmente dalle acque di Brindisi stanno attraversando l’Adriatico con la prua rivolta verso l’Albania, inseguendo il vento, il tempo migliore e una tradizione che da quindici edizioni unisce due sponde molto più vicine di quanto dica una carta nautica.
Lo start è stato dato poco dopo le 8.35, con venti dai quadranti settentrionali fino a 15 nodi, condizioni ideali per consentire agli equipaggi più competitivi di sviluppare tutta la velocità delle proprie imbarcazioni. Delle 47 barche iscritte, sono state 39 quelle che hanno preso il via: 22 nelle classi ORC e Multiscafi, 17 nella Veleggiata. Numeri importanti che confermano il prestigio crescente di una manifestazione capace di richiamare velisti esperti e appassionati provenienti da diverse realtà del Mediterraneo.
Ma i numeri raccontano soltanto una parte della storia. Il resto è affidato al vento.

La Regata del Grande Salento attraversa l’Adriatico
Mentre le prue fendono il mare tra Puglia e Albania, ogni equipaggio sta scrivendo una storia diversa. C’è chi cerca il successo assoluto in tempo reale, chi punta alla classifica compensata ORC, chi vive la navigazione come esperienza condivisa nella Veleggiata. Tutti, però, affrontano lo stesso mare.
L’Adriatico, in queste ore, non rappresenta soltanto uno scenario sportivo. È un campo di regata vivo, mutevole, capace di premiare la preparazione tecnica ma anche l’intuito degli skipper, la perfetta gestione delle vele, la lettura delle brezze, la capacità di mantenere concentrazione per molte ore consecutive.
In una regata offshore ogni miglio conquistato non è mai definitivo. Un salto di vento, una scelta tattica, una corrente favorevole possono cambiare gli equilibri in pochi minuti. È questa imprevedibilità a rendere affascinante la Brindisi-Valona, una delle classiche dell’altura nel basso Adriatico.

Dalla festa della vigilia alla sfida in mare aperto
Solo poche ore prima della partenza, la sede della Lega Navale Italiana – Sezione di Brindisi era stata il cuore pulsante della manifestazione.
La presentazione ufficiale degli equipaggi aveva richiamato autorità civili e militari, con la partecipazione del sindaco di Brindisi e del prefetto Guido Aprea. Poi la musica dei GrooveJet, gli ultimi controlli alle imbarcazioni, gli abbracci tra gli equipaggi e quel misto di entusiasmo e tensione che accompagna sempre la vigilia di una lunga traversata.
Ogni regata importante vive due partenze. La prima avviene la sera precedente, quando nella mente dei velisti iniziano già a prendere forma rotte, strategie e previsioni meteo. La seconda arriva al segnale di via, quando tutto ciò che era teoria diventa mare.
Ed è proprio questa seconda partenza che ora accompagna i protagonisti verso Valona.

La tecnica, il vento e la lunga rotta verso Orikum
Le condizioni meteorologiche registrate alla partenza hanno favorito le imbarcazioni maggiormente performanti, ma una regata d’altura non si decide mai nei primi miglia.
Le 22 unità delle classi ORC e Multiscafi inseguono il miglior risultato sia in tempo reale sia nella classifica compensata, mentre i 17 protagonisti della Veleggiata affrontano la traversata interpretando la vela nella sua dimensione più autentica: navigare, condividere e arrivare.
All’arrivo, previsto nelle acque di Orikum, saranno assegnati i riconoscimenti più prestigiosi della manifestazione.
La prima imbarcazione assoluta riceverà il Trofeo dell’Accoglienza, mentre la migliore nella classifica Overall in tempo compensato conquisterà il Trofeo Mirko Gallone. Previsti inoltre premi dedicati alle imbarcazioni della Veleggiata, secondo il regolamento della Manifestazione Velica da Diporto. La cerimonia di premiazione è in programma domani alle 19.30 presso il Marina di Orikum, partner della Lega Navale Italiana nell’organizzazione dell’evento.

Le origini, quando una regata diventa memoria
La forza della Regata del Grande Salento non risiede soltanto nella qualità sportiva.
Questa traversata nasce infatti da una memoria collettiva che appartiene tanto a Brindisi quanto a Valona.
Ogni estate quelle miglia percorse dalle barche ripercorrono simbolicamente una rotta che la storia aveva già tracciato nel 1991, quando migliaia di cittadini albanesi raggiunsero le coste pugliesi in fuga da un Paese in crisi.
Già alla vigilia della manifestazione il presidente della Lega Navale Italiana – Sezione di Brindisi, Gianluca Fischetto, aveva ricordato come il significato più profondo della regata sia quello di custodire quella memoria e trasformarla in un ponte permanente tra due comunità. Aveva sottolineato come Brindisi seppe rispondere allora con straordinaria generosità e come oggi quella rotta venga percorsa in senso opposto, nel segno della fratellanza, dell’amicizia e dei valori che la vela riesce a trasmettere meglio di qualsiasi discorso.
Non è una semplice competizione.
È il mare che restituisce una storia diversa.
Oltre lo sport, la vela come linguaggio universale
Esistono manifestazioni sportive che assegnano trofei.
E poi ce ne sono altre che costruiscono relazioni.
La Regata del Grande Salento appartiene alla seconda categoria.
Qui il cronometro convive con la memoria, la classifica con la cultura marinara, la competizione con l’incontro tra popoli che condividono lo stesso orizzonte.
Ogni equipaggio rappresenta qualcosa che va oltre il proprio circolo velico. Porta con sé una tradizione, una comunità, una passione costruita negli anni attraverso allenamenti, manutenzioni, partenze all’alba e miglia percorse in ogni stagione.
La vela insegna che nessun vento è favorevole per chi non conosce la propria rotta. Ma insegna anche il contrario: quando la rotta è chiara, perfino il vento contrario può diventare un alleato.
È questa la lezione più profonda della Brindisi-Valona.

Un mare che continua a unire due popoli
In queste ore il Canale d’Otranto è molto più di uno spazio geografico.
È una linea invisibile lungo la quale scorrono storie personali, sacrifici, amicizie e sogni.
Le imbarcazioni stanno vivendo la parte più autentica della regata, quella che il pubblico non vede e che nessuna fotografia riesce a raccontare completamente: turni di guardia, regolazioni continue delle vele, silenzi interrotti soltanto dal vento e dall’acqua che scorre lungo lo scafo.
Domani, quando le prue raggiungeranno Orikum, qualcuno alzerà un trofeo. Tutti, però, avranno già conquistato qualcosa di più prezioso.
Perché il mare divide soltanto chi resta fermo sulla riva. Chi sceglie di attraversarlo scopre, ogni volta, che le distanze più difficili non si misurano in miglia nautiche, ma nella capacità degli uomini di trasformare la memoria in futuro.



