Rapporto Banca d’Italia, Brindisi perde i giovani

Giovani talenti in fuga dalla Puglia e dall'Italia, immagine generata con Dall-E

Dal rapporto Banca d’Italia ai dati su Brindisi, la fuga degli under 35 la domanda di lavoro, innovazione e politiche industriali

A proposito del rapporto di Banca d’Italia e dei dati su Brindisi, riceviamo e pubblichiamo l’intervento di Gianluca Bozzetti, Corporate & Public Affairs e responsabile della sede di Brindisi di Time Vision.

di Gianluca Bozzetti

Gianluca Bozzetti, Corporate & Public Affairs e responsabile della sede di Brindisi di Time Vision

Giovani in fuga da Puglia e Brindisi

La Puglia si svuota, Brindisi perde i suoi giovani: questi non sono più solo dati, ma un’emorragia.

Ragazzi sempre pronti a partire, con le valigie in mano, stazioni, porti e aeroporti. Tra il 2019 e il 2026 la fascia di età tra 18 e 35 anni si è ridotta del 6,8%.

Secondo i dati Istat elaborati dal Sole 24 Ore, sono numeri che pesano come macigni. Tutte le province pugliesi ne soffrono. Bari se la cava meglio, con un calo del 5,3%. Brindisi è il tracollo pugliese: arriva al 9,7%.

I numeri del crollo

Divario Sud-Nord e futuro del Mezzogiorno

Certo, non è una storia nuova. Sono decenni che il Sud si svuota, ma i dati recenti dipingono un affresco desolante: il Mezzogiorno ha perso oltre 313mila residenti giovani, con una contrazione del 7,6%.

Il Nord, al contrario, ne ha accolti quasi 240mila, segnando un +4,8%.

Il divario territoriale si allarga proprio lì dove servirebbe coesione, proprio nella fascia che dovrebbe garantire il futuro economico e sociale.

Il divario Nord-Sud che si allarga

Lavoro giovanile e disoccupazione a Brindisi

Per Brindisi, poi, il quadro peggiora se si guarda al lavoro, o meglio, alla sua assenza.

Il tasso di disoccupazione giovanile sotto i 35 anni in provincia sfiora il 28%, mentre la media nazionale si ferma intorno al 18%. L’occupazione giovanile va sotto il 40%; al Nord viaggia vicino al 60%.

Non è sfortuna, è un sistema che scricchiola: un tessuto produttivo debole, crisi industriali mai risolte del tutto, un’economia appesa a settori che innovano poco o niente.

Il lavoro che manca

Redditi bassi e povertà strutturale

E il reddito è l’altra faccia della stessa medaglia.

Nel brindisino una famiglia dispone in media di circa 18mila euro l’anno per sopravvivere, mentre la media nazionale supera i 28mila. Dati del Ministero dell’Economia fotografano anche qui una povertà strutturale, non episodica.

La povertà strutturale

Laureati in partenza e capitale umano disperso

Il rapporto Svimez “Un Paese, due emigrazioni” ci mette il carico: dal 2002 al 2024 quasi un milione di under 35 ha spostato la residenza dal Sud verso il Centro-Nord e oltre un terzo di questi aveva una laurea.

Solo nel 2024 sono partiti 22mila laureati tra i 25 e i 34 anni, solo 6mila ne sono tornati.

Il risultato è tanto semplice quanto drammatico: un saldo negativo di 16mila giovani in fuga in soli dodici mesi.

Nei primi anni Duemila i laureati che decidevano di andar via erano meno di 1 su 5; la quota è salita a 6 su 10.

La mobilità si è fatta sempre più selettiva, crudele: partono proprio quelli che potrebbero ribaltare le sorti di un territorio.

I laureati in fuga

Politiche industriali, innovazione e chiamata al territorio

Per questo serve altro: non slogan, ma politiche industriali vere, incentivi fiscali concreti per chi assume giovani qualificati, investimenti concreti in ricerca, innovazione, infrastrutture materiali e digitali.

In Puglia, ma soprattutto a Brindisi.

Basta con le partenze a senso unico. Brindisi e la Puglia non possono permettersi di restare piattaforme di lancio.

Perché restano vuote le piazze

Il mio non è un grido di dolore o di rassegnazione, il mio vuole essere una “chiamata alle armi”; spogliamoci tutti delle nostre ideologie, delle nostre convinzioni e guardiamo i numeri, guardiamo in faccia la realtà, le persone, il territorio e guardiamo al futuro, ma facciamolo insieme, perché nessuno è esente da colpe e nessuno può aiutarci, se non noi stessi.

Sì, è già tardi, ma non è mai troppo tardi, per i nostri figli.