La ricerca Tox-In-Air analizza PM2.5 e tossicità dell’aria a Lecce. I risultati nel workshop in programma il 19 gennaio a UniSalento
di Antonio Portolano
LECCE – Quanto è davvero sicura l’aria che respiriamo ogni giorno? I risultati del progetto Tox-In-Air mostrano che livelli simili di PM2.5 non corrispondono necessariamente allo stesso rischio sanitario
Stessa quantità di PM2.5, effetti diversi sulla salute
Nell’area di Lecce, le concentrazioni medie di particolato fine risultano comparabili tra area urbana e suburbana, ma la composizione e la tossicità del particolato cambiano in modo significativo, con potenziali effetti diversi sulla salute umana e sull’ambiente.
È un dato che invita a una lettura più attenta della qualità dell’aria: non basta sapere quanta polvere è presente, occorre capire che tipo di particelle respiriamo e da quali sorgenti provengono.

Cosa distingue l’aria urbana da quella suburbana
Nel sito urbano analizzato emerge una presenza molto più elevata di particelle ultrafini e di black carbon, principalmente legate al traffico veicolare. Questi inquinanti contribuiscono in misura limitata alla massa complessiva del PM2.5, ma sono particolarmente rilevanti perché penetrano più facilmente nei polmoni e sono associati a forti effetti sulla salute. Il black carbon, inoltre, contribuisce anche al riscaldamento globale.
Nel sito suburbano, invece, incidono maggiormente la combustione di biomasse, la risospensione del suolo e le sorgenti naturali. Lo studio evidenzia così che, pur in presenza di concentrazioni simili di PM2.5, le sorgenti di inquinamento sono diverse e la composizione del particolato può determinare livelli di pericolosità differenti.
Un progetto nato per misurare la tossicità dell’aria
È proprio per rispondere a questa complessità che nasce Tox-In-Air, un progetto concepito per andare oltre la semplice misurazione delle concentrazioni e valutare la tossicità del particolato fine (PM2.5) nell’area di Lecce, confrontando un sito urbano e uno suburbano.
Il progetto Tox-In-Air è finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR) nell’ambito del Bando PRIN 2022 PNRR – Progetto P2022JKP2S, sostenuto dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), Missione 4 Istruzione e Ricerca, Componente 2 Dalla ricerca all’impresa, Investimento 1.1.
Il coordinamento scientifico è affidato al CNR-ISAC, con Daniele Contini principal investigator. Al progetto partecipano anche l’Università del Salento, con responsabile Maria Rachele Guascito, e l’Università degli Studi di Bari, con responsabile Annarosa Mangone.

Come è stata condotta l’indagine
Le misure sono state effettuate nel 2024, durante due campagne intensive, una in inverno e una in estate, utilizzando strumentazioni avanzate del CNR in due siti di monitoraggio appartenenti alla rete europea ACTRIS.
I campioni di PM2.5 raccolti sono stati sottoposti a una caratterizzazione chimica dettagliata, con particolare attenzione alla determinazione dei metalli in tracce, e a un’analisi statistica avanzata per individuare le diverse sorgenti di inquinamento e la loro stagionalità. Parallelamente, sono stati analizzati gli effetti biologici del particolato su modelli cellulari, valutando citotossicità e stress ossidativo.
La tossicità come nuovo indicatore chiave
Uno degli aspetti centrali del progetto è la valutazione della tossicità del particolato, misurata attraverso il potenziale ossidativo, un indicatore preso in considerazione anche dalla nuova Direttiva Europea sulla qualità dell’aria.
I risultati mostrano che in inverno la tossicità del PM2.5 è maggiore, soprattutto a causa della combustione di biomasse, mentre in estate aumenta il contributo legato ai metalli presenti nelle particelle. Questo conferma che il rischio associato all’inquinamento atmosferico non è costante nel tempo, ma dipende dalle sorgenti e dalla stagionalità.

Il workshop scientifico in programma a UniSalento
I risultati della ricerca saranno presentati e discussi nel workshop scientifico del progetto Tox-In-Air, che si svolgerà lunedì 19 gennaio, a partire dalle ore 10, presso la Mediateca – UniSalento Community Library del Campus Ecotekne, Edificio K dell’Università del Salento.
Dopo i saluti istituzionali, saranno illustrate strategie e obiettivi del progetto. Seguiranno interventi dedicati alle nuove sfide della qualità dell’aria alla luce della futura normativa europea, al ruolo dell’intelligenza artificiale nella protezione ambientale e alle sinergie tra ricerca e territorio.
Il programma prevede gli interventi di Maria Chiara Bove (ARPA Liguria), Cosimo Elefante (Dipartimento per la Transizione Digitale – Regione Puglia), Annarosa Mangone (Università degli Studi di Bari), Antonio Pennetta (CNR-ISAC), Laura Martina, Maria Giulia Lionetto e Maria Elena Giordano del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Biologiche ed Ambientali (DiSTeBA) dell’Università del Salento. La mattinata si concluderà con una sessione dedicata alla programmazione delle attività finali, seguita da discussione e conclusioni.

Un cambio di prospettiva sulla qualità dell’aria
Come dichiarano i responsabili scientifici del progetto: «Siamo soddisfatti dei risultati ottenuti nell’implementazione di questo progetto fortemente interdisciplinare – affermano Contini, Guascito e Mangone, responsabili delle rispettive unità di ricerca presso CNR-ISAC, UniSalento e UniBa – che ha permesso di consolidare la collaborazione scientifica tra gli enti coinvolti mettendo a sistema l’imponente dotazione strumentale e di competenze presenti sul territorio. I risultati, oggetto di un’ampia disseminazione nella comunità scientifica, hanno permesso di incrementare la conoscenza su un problema molto attuale quale quello della qualità dell’aria e salute con svariati aspetti innovativi. Si evidenzia anche che tali risultati saranno utili per il recepimento della nuova Direttiva Europea sulla qualità dell’aria e potrebbero essere la base per avviare un cambio di paradigma passando dallo studio dell’impatto delle sorgenti inquinanti sulla qualità dell’aria allo studio dell’impatto sulla tossicità. I risultati di TOX-IN-AIR evidenziano che questo può essere possibile utilizzando combinazioni di più indicatori di effetti tossicologici e biologici legati al particolato atmosferico ed i gruppi di ricerca partecipanti al progetto potranno avere un ruolo rilevante nella comunità scientifica su questo aspetto nel prossimo futuro».




