L’intervento di Enrico Greco all’inaugurazione dell’anno accademico di Unisalento tra pace, diritto allo studio e precarietà
A proposito di diritto allo studio, crisi internazionale e futuro delle giovani generazioni, riceviamo e pubblichiamo l’intervento di Enrico Greco, presidente del Consiglio degli Studenti, svolto nell’ambito dell’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università del Salento.
di Enrico Greco
Il mondo in fiamme e la pace come responsabilità
Cari studenti e studentesse,
Cari dottorandi, ricercatori, ricercatrici
Cari docenti, Personale tecnico – amministrativo,
Amplissimi Direttrici e Direttori,
Direttore Generale,
Magnifica Rettrice,
Autorità tutte presenti, gentili ospiti,
Quale futuro attende noi giovani?
Inasprimento dei conflitti, violenza come strumento di detenzione del potere e di risoluzione delle questioni geopolitiche. Derive governative autoritarie e repressione del dissenso. Incertezze e inquietudini che non allarmano, ma abituano le coscienze ad accettare un futuro nero.
In Palestina è ancora in corso un genocidio: non è tregua se persone continuano a morire. In Iran più di 30 mila cittadini sono stati uccisi mentre manifestavano per i propri diritti. Gli oltre 50 conflitti che attraversano il globo rendono evidente che il contesto internazionale sia ormai in balia di logiche di oppressione e di interessi economici di pochi. Come giovani e studenti non possiamo accettare che tutto ciò avvenga nell’indifferenza. La pace non può rimanere un auspicio deve essere realtà. Il diritto internazionale sta progressivamente perdendo il suo ruolo. È estremamente critica la nascita di organismi privati che tentano di svuotare l’ONU dalle sue funzioni.
Le istituzioni accademiche non possono rimanere inermi di fronte a tutto ciò. La conoscenza deve essere uno strumento di liberazione e non un ingranaggio dell’industria bellica. La responsabilità che come comunità accademica abbiamo va oltre i confini nazionali: l’ottenimento di borse di studio per studenti palestinesi è un passo in avanti importante, ma è fondamentale che le istituzioni si adoperino nella realizzazione di corridoi umanitari e accademici che possano permetterne l’attuazione e rendere sempre più stabili le reti di assistenza internazionale.

Crisi climatica e responsabilità dell’Università pubblica
Il mondo assiste da ormai diversi decenni all’esaurimento progressivo del capitale naturale. In un contesto di crisi ambientale e di devastazione dei territori, la corsa alle risorse si aggiunge alle cause dei conflitti. Il ruolo che l’Università pubblica deve assumere nella produzione di saperi e ricerca sul tema della lotta ai cambiamenti climatici non può più essere ignorato dalle istituzioni. Se da un lato la ricerca elabora nuovi modelli di sviluppo sostenibile, la didattica deve dotarsi di strumenti di formazione consapevole. Eppure, di fronte a tale urgenza, le politiche ambientali del governo appaiono insufficienti e frammentarie, spesso subordinate a logiche di breve periodo.
Criticità didattiche, inclusione e carriera Alias
L’attenzione sulle criticità didattiche, quali l’alto tasso di studenti fuoriscorso e la necessità di rivedere i piani di studio, emerge solo come un adempimento formale e le segnalazioni riportate dagli organi di monitoraggio restano inascoltate. La revisione dei piani di studio deve essere una responsabilità collettiva. La formazione è realmente libera solo se capace di decostruire pregiudizi e disparità sistemiche, integrando i saperi di genere a modelli didattici realmente inclusivi. Dopo l’approvazione della carriera ALIAS, non possiamo accettare che la sua applicazione venga rallentata da resistenze burocratiche o strumentalizzazioni. Il nostro Ateneo ha preso una posizione chiara e noi non faremo passi indietro.

Università pubblica, no tax area e FFO
L’università pubblica non è un attore tra gli altri: è il pilastro costituzionale del diritto allo studio, lo strumento principale di mobilità sociale, il luogo in cui si dovrebbe garantire un accesso alla formazione indipendentemente dalle condizioni economiche di partenza. Se le risorse pubbliche non vengono rafforzate in modo deciso, mentre si favorisce il settore privato e le università telematiche, si sta costruendo un sistema duale: da un lato chi può permettersi percorsi più costosi e selettivi, dall’altro studenti in balia di un’università pubblica sempre più abbandonata a se stessa.
L’accesso all’istruzione deve essere garantito a tutti e tutte. Il nostro Ateneo deve dare una risposta alle contraddizioni economiche del Paese e del territorio tramite l’innalzamento della no tax area. Non si può ignorare la fragilità del contesto socio-economico regionale e l’aumento del costo della vita. Il governo non può continuare ad ignorare le differenze territoriali marginalizzando gli Atenei delle aree interne e svuotando la visione perequativa del Fondo di Finanziamento Ordinario già ampiamente critico nella sua composizione.
Aziendalizzazione della conoscenza e precarietà
La funzione primaria dell’università dovrebbe essere garantire una formazione libera e non subordinata a logiche aziendalistiche e di mercato. Sempre più spesso accade il contrario: le imprese influenzano la programmazione didattica. La crescente connessione tra università e aziende e il modello delle università telematiche, configurate come società di capitali, mostrano una progressiva aziendalizzazione della conoscenza. Per questo è necessario un monitoraggio costante degli accordi tra atenei ed enti territoriali.
Come giovani ci confrontiamo con precarietà, contratti temporanei, part-time e una continua incertezza sul futuro. Troppo spesso il lavoro si trasforma in sfruttamento, sotto forma di occupazioni irregolari o mal retribuite. È insostenibile che il primo contatto fra università e mondo del lavoro sia rappresentato dai tirocini extracurriculari quando dovrebbero essere strumenti utili per l’inserimento al lavoro.
I NEET sono in aumento nel panorama nazionale. In Puglia il dato degli ultimi anni è stato allarmante, con soglie oltre il 30%. Bisogna continuare a mettere in campo politiche che reintegrino i giovani e non li costringano a situazioni di isolamento.

Riforme e welfare studentesco
La riforma dell’accesso all’insegnamento, basata sul percorso abilitante dei 60 CFU, è stata approvata senza il parere del Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari, delegittimando il ruolo degli studenti e aggravando una situazione già segnata da precarietà. Si sta delineando un orizzonte inaccettabile: quello di un futuro a pagamento.
L’incertezza sui fondi per il welfare studentesco mina il fondamento dei principali strumenti di diritto allo studio, a partire dalle borse. Negli ultimi anni il sistema è stato messo a dura prova con il concreto rischio di reintroduzione della figura dell’idoneo non beneficiario. Il nuovo corso amministrativo regionale deve porsi come obiettivo primario la tutela del diritto allo studio, superando visioni aziendalistiche nella gestione dell’agenzia regionale.
Una generazione che è risposta
Non stiamo solo chiedendo risposte: noi siamo la risposta. Un futuro condiviso, non silente né a pagamento. Questo è il messaggio che consegniamo al nostro Ateneo e al Paese.




