Ricerca, industria, istituzioni si confrontano in “I Colori dell’Energia” sul nuovo nucleare: innovazione, sicurezza, transizione sostenibile
di Antonio Portolano
BRINDISI – C’è un’urgenza che non si può più eludere: i consumi energetici mondiali cresceranno dell’80% entro il 2040 e, secondo alcune stime, raddoppieranno entro il 2050. La rivoluzione digitale, l’intelligenza artificiale generativa, la mobilità elettrica e la transizione verde stanno riscrivendo la domanda globale di energia, ponendo con forza il tema dell’approvvigionamento sicuro e sostenibile.
È da questa consapevolezza che si è mosso il dibattito “Il ruolo del nucleare per la sostenibilità e la sicurezza energetica: la sfida di domani… o di oggi?”, panel conclusivo della rassegna I Colori dell’Energia, promossa dalla società I Colori dell’Energia, presieduta da Gabriele Menotti Lippolis, e dal Distretto Tecnologico Nazionale sull’Energia (DITNE), guidato da Arturo De Risi.


L’incontro, ospitato nello SNIM 2025 – Salone Nautico di Brindisi, ha rappresentato un vero e proprio think tank internazionale su un tema tornato al centro del confronto industriale e scientifico italiano: il nuovo nucleare, pulito, modulare e sicuro, come componente strategica del mix energetico del futuro.
Il panel e i protagonisti del confronto
A condividere analisi e prospettive sul ruolo del nucleare nella transizione energetica sono stati Francesca Mariotti (Presidente ENEA), Sebastiano Leo (Assessore al Lavoro e alla Formazione Regione Puglia), Giuseppe Zollino (Professore di Ingegneria all’Università di Padova), Ugo Patroni Griffi (Professore di Infrastrutture e Logistica Sostenibile Università di Bari), Vincenzo Pepe (Presidente FareAmbiente), Luca Mastrantonio (Amministratore Delegato Nuclitalia), Andrea Testi (New Nuclear Task Force Coordinator e Senior Technology Advisor Edison), Gian Luca Artizzu (Amministratore Delegato Sogin) e Aurelio Regina (Delegato Confindustria per l’Energia).
A moderare il confronto è stato Domenico Palmiotti, giornalista de Il Sole 24 Ore.

Mariotti (ENEA): “Ricerca e informazione per affrontare l’aumento dei consumi”
«In Italia la ricerca sul nucleare non si è mai fermata» – ha affermato Francesca Mariotti, Presidente di ENEA, aprendo il dibattito. «ENEA continua a lavorare su fissione e fusione, con collaborazioni internazionali nei progetti ITER e AMR. Ora, più che mai, serve una corretta informazione scientifica, perché il nucleare di nuova generazione è parte integrante della sostenibilità e della sicurezza energetica».
Mariotti ha ricordato che l’aumento esponenziale dei consumi energetici globali impone una riflessione concreta sulle fonti di approvvigionamento. «Non si tratta di scegliere tra nucleare e rinnovabili – ha spiegato – ma di integrare tutte le soluzioni in un sistema equilibrato. La decarbonizzazione e l’indipendenza energetica passano da una diversificazione reale delle fonti».
Il Governo, ha ricordato la Presidente, ha già approvato in via preliminare una legge delega sul nuovo nucleare sostenibile, che punta a garantire sicurezza e riduzione delle emissioni in linea con il Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC). ENEA è pronta con i propri studi e competenze a sostenere questo percorso.

Zollino (Università di Padova): “Coraggio e pragmatismo per tornare a investire”
Il professor Giuseppe Zollino, docente di Ingegneria all’Università di Padova, ha invitato a un cambio di passo culturale: «Bisogna avere il coraggio di investire nel nucleare non domani, ma oggi».
Zollino ha sottolineato che per decenni l’Italia ha importato elettricità da centrali nucleari francesi e slovene, ricordando che «siamo circondati da impianti nucleari perfettamente funzionanti e sicuri, mentre il nostro Paese continua a rinunciare a una tecnologia che conosce molto bene».
Secondo Zollino, «il nuovo nucleare non è quello degli anni ’70. Oggi parliamo di reattori modulari, compatti, a impatto ridotto e con sistemi di sicurezza passiva». Il docente ha concluso ricordando che «l’industria italiana, pur in assenza di centrali operative, resta la seconda più importante in Europa nel settore nucleare grazie alle sue competenze nella componentistica e nell’ingegneria».

Mastrantonio (Nuclitalia): “Tecnologia e filiera industriale per il nuovo nucleare”
Luca Mastrantonio, Amministratore Delegato di Nuclitalia, ha illustrato il progetto che vede unite Enel, Ansaldo Energia e Leonardo nella costituzione di una nuova società per studiare tecnologie avanzate e opportunità di mercato nel settore del nucleare sostenibile.
«Nuclitalia – ha spiegato – avrà il compito di valutare i design più innovativi e maturi del nuovo nucleare, con un focus sugli Small Modular Reactor (SMR) raffreddati ad acqua. Il nostro obiettivo è selezionare soluzioni adatte al sistema Paese, basate su analisi tecnico-economiche e sulla valorizzazione della filiera nazionale».
Il progetto, ha aggiunto Mastrantonio, si propone anche di favorire partnership industriali e co-design, con un approccio centrato su innovazione, sostenibilità ambientale ed efficienza economica. «L’Italia ha competenze diffuse e consolidate: ora bisogna metterle a sistema per partecipare da protagonisti alla nuova stagione del nucleare».

Testi (Edison): “Il 2030 come traguardo per i reattori di nuova generazione”
Andrea Testi, New Nuclear Task Force Coordinator e Senior Technology Advisor di Edison, ha delineato lo scenario operativo: «Entro la fine del 2025 – ha ricordato – è prevista l’approvazione della legge delega sul nuovo nucleare sostenibile. Nei dodici mesi successivi arriveranno i decreti attuativi».
Per Testi, il 2030 rappresenta «un traguardo realistico per l’avvio dei reattori di terza generazione avanzata e, in prospettiva, di quarta generazione».
Ha poi spiegato che gli Advanced Modular Reactor (AMR), previsti operativi entro il 2040, introdurranno «nuovi sistemi di raffreddamento, come il piombo liquido, e combustibili innovativi che consentiranno di chiudere il ciclo del combustibile, riducendo le scorie e aprendo a usi termici non elettrici».
Edison, ha concluso, «punta su una comunicazione chiara, basata su dati scientifici e industriali verificabili, perché il consenso sociale nasce dalla trasparenza e dall’informazione».

Pepe (FareAmbiente): “Il nucleare è già il presente”
Per Vincenzo Pepe, Presidente nazionale di FareAmbiente e professore ordinario di Diritto dell’Ambiente e dell’Energia all’Università “Vanvitelli”, il nucleare non è una scommessa del futuro ma una realtà già in corso: «Oggi l’Italia consuma circa il 15% del proprio fabbisogno energetico grazie al nucleare francese e di altri Paesi confinanti».
Pepe ha visitato recentemente la centrale di Krško, in Slovenia, a un centinaio di chilometri da Trieste: «Ho chiesto se non temessero la vicinanza di un impianto nucleare, e mi hanno risposto: “Perché dovremmo? Abbiamo bollette più basse del 50% e piena sicurezza”. Questo dimostra quanto la percezione del rischio sia spesso ideologica».
«Il nucleare è meno pericoloso del carbone e di molte tecniche di produzione oggi utilizzate – ha aggiunto –. Anche il solare ha i suoi rischi: basti pensare al problema dello smaltimento. Non esiste sviluppo a rischio zero. La sostenibilità significa accettare, mitigare e gestire il rischio con la scienza, non con la paura».
Pepe ha definito il nucleare di quarta generazione «una grande opportunità tecnologica» e ha invitato a una riflessione culturale: «Serve un’informazione scientifica che superi i retropensieri ideologici. Io non sono catastrofista né negazionista: sono realista. È la scienza che ci aiuta a capire qual è il rischio minore».
Energia e Intelligenza Artificiale: la nuova frontiera dei consumi
La crescita esponenziale dell’intelligenza artificiale e dei sistemi digitali connessi sta ridisegnando la mappa globale dell’energia. Gli algoritmi generativi, i data center e le infrastrutture di calcolo ad alte prestazioni richiedono quantità sempre maggiori di elettricità.
Secondo proiezioni dell’International Energy Agency, entro il 2050 i consumi legati all’AI e al cloud potrebbero rappresentare fino al 20% della domanda elettrica mondiale, mentre in Europa il fabbisogno complessivo di energia è destinato a raddoppiare.
Durante il panel, più relatori hanno evidenziato che la transizione digitale non potrà reggersi solo su fonti intermittenti come sole e vento. Il nucleare di nuova generazione – pulito, modulare e flessibile – rappresenta per molti una garanzia di continuità in un sistema energetico sempre più esigente.
«Andiamo verso un aumento dei consumi, non verso una riduzione – ha sottolineato Vincenzo Pepe –. Servono fonti capaci di assecondare questo sviluppo, non di rincorrerlo».

Artizzu (Sogin): “Sicurezza e smantellamento, un’eccellenza italiana”
Nel corso del dibattito, Gian Luca Artizzu, Amministratore Delegato di Sogin, ha richiamato l’attenzione sul tema della sicurezza e del decommissioning, uno degli aspetti più delicati della filiera nucleare.
«L’Italia – ha ricordato – è tra i Paesi più avanzati in Europa nella gestione dello smantellamento degli impianti e nella messa in sicurezza dei materiali radioattivi».
Artizzu ha sottolineato che le competenze tecniche e operative maturate da Sogin rappresentano un patrimonio strategico nazionale, utile non solo per la chiusura del ciclo del vecchio nucleare, ma anche per la progettazione dei nuovi impianti modulari: «La cultura della sicurezza e del controllo è una base imprescindibile per costruire il futuro nucleare. Non si riparte da zero, si riparte da ciò che sappiamo fare meglio».
Il quadro normativo e la governance del rischio
Un aspetto trasversale emerso nel confronto riguarda la gestione del rischio nucleare e la necessità di aggiornare i piani di emergenza.
Il riferimento è al “Piano di emergenza per le navi militari a propulsione nucleare” redatto dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della Protezione Civile (luglio 1996), che individua porti italiani autorizzati come Brindisi, Taranto, La Spezia e Trieste.
Le normative europee, in particolare il D.lgs. 230/1995 di attuazione delle direttive EURATOM, prescrivono l’obbligo di predisporre piani civili di emergenza, di informare regolarmente la popolazione e di formare il personale sanitario sui rischi radiologici.
«Serve una governance chiara e condivisa – ha osservato Ugo Patroni Griffi –. Il nucleare richiede consapevolezza e capacità istituzionale. Solo così si può garantire la sicurezza, non con i pregiudizi ma con la competenza».
La Puglia, con i porti di Brindisi e Taranto inseriti nell’elenco nazionale, si trova oggi in una posizione strategica per sviluppare un modello integrato di pianificazione e sicurezza, coerente con la prospettiva del nuovo nucleare sostenibile.

Patroni Griffi (Università di Bari): “Porti e nucleare, una nuova frontiera dell’energia”
Ugo Patroni Griffi, professore di Infrastrutture e Logistica Sostenibile all’Università di Bari, ha portato il dibattito su un piano strategico: quello del rapporto tra energia nucleare e portualità.
«La convergenza tra porti ed energia nucleare rappresenta una delle frontiere più promettenti e complesse del panorama energetico contemporaneo» – ha spiegato –. «L’intelligenza artificiale e l’automazione nei moderni scali portuali hanno trasformato radicalmente il profilo energetico di queste infrastrutture, imponendo di ripensare i modelli di approvvigionamento».
Patroni Griffi ha evidenziato come i cosiddetti smart ports richiedano «un’alimentazione stabile, continua e a zero emissioni per sostenere data center, flotte autonome, gru automatizzate e infrastrutture digitali avanzate».
Ha citato come esempio di riferimento i porti di Rotterdam, Singapore e Amburgo, che già sperimentano soluzioni energetiche integrate, mentre in Italia il tema è ancora poco discusso.
Il professore ha poi ricordato che «la presenza di unità a propulsione nucleare nei porti italiani, militari e civili, richiede piani di emergenza aggiornati, formazione del personale e consapevolezza pubblica».
«C’è un problema culturale – ha concluso –: dobbiamo dimostrare che il nucleare può essere l’energia più sicura e sostenibile di cui oggi disponiamo. Ma per farlo serve conoscenza, governance e responsabilità condivisa».
Verso un nuovo equilibrio energetico
Dalla ricerca pubblica all’industria, dalle istituzioni regionali all’accademia, il panel di Brindisi ha restituito l’immagine di un Paese che torna a discutere di energia con pragmatismo e competenza, superando contrapposizioni ideologiche.
La sfida del nuovo nucleare, come hanno ribadito i relatori, non è un ritorno al passato ma una prospettiva di sviluppo tecnologico e industriale coerente con la decarbonizzazione e con la crescita della domanda energetica globale.
Brindisi, con I Colori dell’Energia, si conferma un laboratorio nazionale dove il dialogo tra ricerca, impresa e istituzioni costruisce le basi del futuro energetico italiano.




