Nicolò Santangelo incanta lo SNIM con “Fuori dall’acqua”

Fuori dall'acqua, di Nicolò Santangelo

Nei Cantieri della Danese Group, il fotografo catanese Nicolò Santangelo presenta allo SNIM 2025 Fuori dall’acqua, mostra che celebra lavoro

di Antonio Portolano

BRINDISI –Ci sono mostre che si guardano e mostre che si sentono. “Fuori dall’acqua”, l’ultima creazione di Nicolò Santangelo, appartiene alla seconda categoria: quella delle esperienze che restano dentro, come una ferita dolce, una luce che continua a pulsare.
Nel silenzio sospeso dei Cantieri Danese, tra scafi, gru, acciaio e salsedine, il fotografo catanese – artista totale, capace di muoversi con disinvoltura tra arte, scultura e fotografia – costruisce un racconto visivo di grande intensità emotiva, dove la fatica umana diventa linguaggio estetico e la luce diventa materia scultorea.

L’emozione come linguaggio

Ogni scatto è un frammento di poesia, un colpo di luce che incide il tempo.
Le mani dei lavoratori, i volti segnati, le superfici metalliche dei natanti emergono come apparizioni in un mondo sospeso, fuori dal rumore, fuori dal mare, ma pienamente dentro la vita.
Santangelo non si limita a documentare: osserva, ascolta, restituisce. La sua fotografia non racconta il reale: lo reinventa, lo trasfigura, lo sublima.
Con Fuori dall’acqua, l’arte entra allo SNIM 2025, il Salone Nautico di Puglia, in una sinergia nuova tra creatività e impresa, cultura e innovazione. È il segno tangibile di un dialogo possibile tra arte e mare, tra industria e sensibilità artistica.

L’artista e la sua visione

Nato a Catania, Nicolò Santangelo appartiene a quella rara categoria di artisti che non conoscono confini disciplinari. La sua formazione attraversa pittura, scultura e fotografia, in un percorso coerente e colto che fonde la forza del gesto manuale con la precisione dello sguardo.
Ogni medium diventa strumento di conoscenza e introspezione: la materia plastica, il colore, la luce, la profondità del bianco e nero.
Nel suo lavoro, il tempo è il vero soggetto: un tempo lento, interiore, che si sedimenta sulle superfici e si rivela attraverso l’atto della visione.

Santangelo ha esposto in numerose mostre personali e collettive in Italia e all’estero, raccogliendo riconoscimenti di rilievo.
Tra questi spiccano la menzione d’onore al XIX Concorso Internazionale di Fotografia Naturalistica Montphoto (Spagna), la selezione di un’opera dal National Geographic Italia, la personale di fotografia “La trama lucente” al Palazzo Granafei-Nervegna di Brindisi, e la personale di pittura “R41 Landscapes” al Museo dell’Arte Presente (MAP) di Brindisi, in collaborazione con il CRACC Spin-off dell’Università del Salento.
Le sue opere sono state esposte anche alla Fondazione Ordine Architetti di Catania e al Comune di Adrano, con il patrocinio dell’ente locale.

Ha inoltre vinto il Premio Negramaro come autore della mostra fotografica promossa dal Comune di Brindisi durante il Negramaro Wine Festival, il progetto Giovane Fotografia Italiana promosso dall’Archivio Fotografico Italiano, e il primo premio al concorso nazionale “Immagini di Gallura”.
Nel suo percorso, anche la sensibilità ambientale trova spazio: il premio per la migliore opera ambientalista al concorso “Ravanello d’Oro” di Legambiente Oria testimonia la coerenza di un artista che unisce estetica e coscienza civile.

Il racconto di un mondo invisibile

“Fuori dall’acqua” è un racconto di luce e sostanza, ma anche il primo capitolo di un progetto molto più ampio.
Come racconta lo stesso Nicolò Santangelo: «Questo lavoro nasce grazie alla disponibilità di Giuseppe Danese, che mi ha dato la possibilità di accedere liberamente ai cantieri. Nei ritagli di tempo, la mattina o il pomeriggio, con condizioni di luce particolari, ho iniziato a conoscere questi spazi, queste grandezze, e ho cercato di cogliere la sproporzione tra l’uomo e le imbarcazioni».

È proprio quella sproporzione – tra la fragilità delle mani e la maestosità dell’acciaio – a dare forma all’intero progetto.
«C’è l’umiltà dell’uomo – spiega – delle mani usurate dal lavoro che creano una ricchezza straordinaria. Ho voluto documentare questa quotidianità invisibile: si vede il prodotto finito, perfetto e lucente, ma dietro c’è il sacrificio dell’uomo».

Il progetto si è sviluppato nell’arco di oltre un anno e mezzo di lavoro, durante il quale l’artista ha raccolto centinaia di immagini.
La mostra “Fuori dall’acqua” presenta una selezione di 24 fotografie in formato 50×70, ma è solo una “pillola” di un reportage destinato a crescere e a diventare una narrazione più estesa nel prossimo futuro.
«Abbiamo tirato fuori un sacco di materiale – racconta – e speriamo di realizzare presto qualcosa di ancora più importante. Per me è una sfida nuova, diversa dai paesaggi e dalle nature che ho fotografato finora. Sono contentissimo di aver avuto questa occasione, in un contesto già di per sé significativo come lo SNIM».

Il risultato è un corpus di immagini che restituisce con sincerità e grazia la poetica del lavoro umano, il suo silenzio, la sua forza, la sua dignità.

Dentro lo sguardo dell’artista

Dietro le immagini di “Fuori dall’acqua” c’è un lungo processo di conoscenza e scoperta.
Per Nicolò Santangelo, la fotografia è soprattutto incontro e ascolto, e questo progetto – realizzato interamente all’interno dei Cantieri della Danese Group – rappresenta una sfida artistica e personale.
«È un progetto a lungo termine – spiega – e questa mostra è solo una pillola di un lavoro molto più ambizioso. Mi sono avvicinato a questi spazi un po’ alla volta, nei ritagli di tempo, osservando la luce, le dimensioni, le proporzioni».

Santangelo racconta di aver voluto indagare il rapporto tra l’uomo e la macchina, tra l’umiltà del gesto e la grandezza dell’opera: «La prima cosa che mi ha colpito è stata la sproporzione tra l’uomo e queste grandi imbarcazioni. Ci sono mani usurate che costruiscono una ricchezza straordinaria. Ho cercato di documentare la loro quotidianità, in spazi che normalmente nessuno vede».

L’artista sottolinea come il progetto nasca anche dal desiderio di restituire dignità alla dimensione nascosta del lavoro: «Si ammira il prodotto finale, la barca che brilla sull’acqua, ma raramente si pensa al sacrificio, alla fatica e alla competenza che ci sono dietro. Io ho cercato di raccontare proprio questo».

Il risultato è un reportage poetico e realistico, un viaggio dentro l’anima dei cantieri, dove il mare è assente ma sempre evocato, e dove l’uomo, piccolo davanti alla grandezza delle sue creazioni, ritrova la sua vera misura.

La forza poetica del bianco e nero

Nel bianco e nero di Nicolò Santangelo, il reale assume una dimensione sacra.
L’assenza di colore libera la visione dall’effimero, esalta la geometria dei gesti, la plasticità delle forme, la potenza della materia.
Ogni immagine è una scultura di luce: la pelle diventa paesaggio, il ferro diventa carne, il movimento diventa eternità.
È un linguaggio visivo di estrema coerenza, dove la fotografia si fa pensiero plastico, in un equilibrio perfetto tra forma e contenuto.

In questo universo monocromatico, le superfici respirano. Il bianco vibra come un suono, il nero diventa spazio di meditazione.
La tecnica impeccabile di Santangelo si unisce alla sua sensibilità artistica, generando un effetto quasi cinematografico: una sospensione tra realtà e sogno, tra gesto e contemplazione.

Un tributo alla memoria del mare

La mostra, allestita alla Marina di Brindisi durante lo SNIM 2025, segna un momento di svolta: per la prima volta, il Salone Nautico di Puglia apre ufficialmente all’arte contemporanea, ospitando un progetto di alto valore culturale e simbolico.
L’incontro tra Santangelo e la Danese Group diventa così un esempio virtuoso di dialogo tra impresa, territorio e cultura.
I cantieri, luogo di costruzione e rinascita, diventano tempio di bellezza e di memoria collettiva.

«Fotografare il lavoro – spiega l’artista – è un modo per ricordare che la bellezza nasce dalla fatica. Il mare ci insegna che nulla resta immobile: tutto si muove, tutto si rigenera, anche la luce».
Una dichiarazione che racchiude l’essenza stessa di Fuori dall’acqua: una mostra che racconta la vita attraverso le sue tracce, gli strumenti, le mani, i segni del tempo.

Un’esperienza da non perdere

Più che una mostra, “Fuori dall’acqua” è una narrazione poetica che si fa esperienza immersiva.
Le fotografie di Nicolò Santangelo chiedono tempo, silenzio, attenzione.
Invitano a riscoprire la dignità del lavoro manuale, la bellezza del quotidiano, la profondità di uno sguardo che sa vedere dove altri non guardano.
È un viaggio nell’anima produttiva di Brindisi, ma anche una riflessione universale sulla condizione umana e sulla memoria della luce.

Fino al 13 ottobre 2025, alla Marina di Brindisi, non perdete “Fuori dall’acqua”: un incontro raro tra arte contemporanea, territorio e mare, in una sinergia che racconta l’Italia del fare con la voce della poesia.