Il 4 settembre al Castello «Pop, Jazz… e dintorni»: una scaletta senza confini e la storia di Angelo Guarini, musicista e studioso
di Antonio Portolano
MESAGNE (BRINDISI) – «Impossibile annoiarsi: la monotonia, da queste parti, non abita». Angelo Guarini la mette così. Una battuta, certo. Ma soprattutto una dichiarazione di metodo che racconta molto più di una scaletta e forse racchiude, meglio di qualunque definizione, la storia dei Maraguà.
Venerdì 4 settembre 2026, alle 20.30, nell’atrio del Castello Normanno-Svevo di Mesagne, quella filosofia tornerà sul palco con “Pop, Jazz… e dintorni”. Accanto a Mara Longo, voce dei Maraguà, e ad Angelo Guarini, chitarre e voce, la formazione si allargherà con due special guest: Stefano Schiavone al sax e Mimmo Russi alle percussioni. L’ingresso è libero. L’appuntamento è inserito nel cartellone di MesagnEstate 2026.
Ma definirlo semplicemente un concerto rischia di essere riduttivo. Perché dietro i Maraguà c’è un percorso nel quale musica suonata, ricerca, memoria, divulgazione e perfino analisi economica finiscono continuamente per sovrapporsi. E al centro di questa traiettoria c’è la figura singolare di Guarini: musicista cresciuto nel beat degli anni Sessanta, collezionista e studioso di strumenti, cultore della storia della musica e, nello stesso tempo, direttore di Confindustria Brindisi, ruolo che gli ha consentito di trasformare una passione personale in un terreno di studio sull’industria e sull’economia della musica.

Una scaletta che attraversa continenti e generazioni
La scaletta anticipata da Guarini è volutamente incompleta. Un assaggio, non il menu intero. Ed è forse giusto così, perché una parte del gioco dei Maraguà consiste proprio nella scoperta.
Sul versante italiano ci sarà un omaggio a Gino Paoli con “Sapore di sale” e “Senza fine”, quest’ultima trasformata in una rilettura in bossa nova e in chiave jazz. Poi Lucio Dalla con “Caruso”, Sergio Endrigo con “Io che amo solo te” e Pino Donaggio con “Io che non vivo (senza te)”.
Da lì il viaggio cambia latitudine. Il Brasile di Luiz Bonfá entra nella serata con “Moonlight in Rio” e con “Samba de Orfeu”, brano legato all’universo musicale di Orfeo Negro. “Moonlight in Rio” compare effettivamente nel catalogo discografico di Bonfá, mentre “Samba de Orfeu” è una delle sue composizioni più note.
La Francia arriva con “Jazz Méditerranée” di Henri Salvador; dagli Stati Uniti e dalla grande tradizione soul e pop arrivano “Just My Imagination” dei Temptations, “Rainy Night in Georgia” nella celebre interpretazione di Brook Benton e “Have I Told You Lately That I Love You?”, incisa anche da Elvis Presley nel 1957.
E non finisce qui. La geografia annunciata da Guarini comprende musica italiana e napoletana, francese, inglese, americana e brasiliana, ma anche incursioni svedesi e portoricane. Brani celebri accanto a composizioni meno frequentate, scelte proprio perché capaci di sorprendere. Il denominatore comune è la ricerca, con arrangiamenti costruiti per sottrarre le canzoni alla semplice riproduzione dell’originale.
È una caratteristica che accompagna i Maraguà da anni: un repertorio che si muove contemporaneamente in tre dimensioni, nel tempo, dagli anni Cinquanta e Sessanta fino a oggi; nello spazio, dall’Italia al resto del mondo; nei generi, passando dal pop al jazz, dal blues al soul e al country. Una formula documentata nelle numerose esibizioni del duo e riproposta anche nelle precedenti edizioni di MesagnEstate.

Maraguà, quando due percorsi diventano un progetto
I Maraguà nascono nel 2010 dall’incontro musicale tra Mara Longo e Angelo Guarini. Anche il nome porta addosso quell’origine: “Mara” unito alle prime lettere di “Guarini”.
Longo porta nel progetto una formazione musicale strutturata: laureata in canto al Conservatorio di Lecce, docente di musica e con un’esperienza anche nella musica lirica. Guarini porta invece una storia che affonda le radici nella stagione del beat, del blues e del rhythm and blues, oltre a una curiosità quasi enciclopedica per strumenti, produzioni, arrangiamenti e storia dell’industria musicale. Le fonti che raccontano le prime “lezioni-concerto” lo descrivono anche come collezionista di strumenti e libri musicali.
È nell’incrocio fra queste due sensibilità che si definisce il suono dei Maraguà. La voce calda e duttile di Longo e le chitarre di Guarini non cercano la replica filologica dei brani, ma un nuovo equilibrio. Ed è proprio questo lavoro sugli arrangiamenti a permettere al repertorio di accostare Gino Paoli a Luiz Bonfá, il soul americano alla canzone napoletana, il jazz alla musica d’autore senza trasformare la serata in un semplice jukebox.
Negli anni il duo ha suonato in numerosi contesti pugliesi e italiani, passando da festival e rassegne a luoghi culturali e università. Il materiale storico documenta, tra gli altri appuntamenti, il Gozzo International Festival di Gallipoli del 2016; le cronache locali seguono i Maraguà già dai primi anni del progetto e ne registrano nel tempo la presenza costante sulla scena musicale del territorio. Già nel 2012, ad esempio, venivano presentati a Mesagne con un repertorio capace di attraversare musica degli anni Sessanta, melodica napoletana, hit internazionali e jazz.
E il Castello di Mesagne è diventato quasi una seconda casa artistica: i Maraguà vi sono tornati ripetutamente negli anni, anche nel 2021, 2023, 2024 e 2025. Proprio nel 2025 la formazione era già stata ampliata con Stefano Schiavone e Mimmo Russi; Russi aveva inoltre affiancato il duo nel concerto in streaming dal Teatro Comunale nel 2021.

Prima dei Maraguà c’erano Gli Anonimi
Per capire davvero Angelo Guarini, però, bisogna arretrare di oltre mezzo secolo.
La musica entra molto presto nella sua vita. Una ricostruzione pubblicata nel gennaio 2026 racconta persino di un incontro, quando era bambino, con Domenico Modugno a San Pietro Vernotico: uno di quegli episodi che, nella memoria personale, Guarini collega all’accendersi di una passione mai più abbandonata.
Poi arriva la stagione dei complessi.
A Mesagne, in piena epoca beat, nascono Gli Anonimi. Guarini – allora chiamato anche Nino – è al basso elettrico e alla voce solista. Con lui Cosimo Canuto, Sergio Diviggiano, Pino Mattia e Germano Fasano.
È la Puglia attraversata dall’onda lunga dei Beatles, dei Rolling Stones e della nuova musica anglosassone. Gli Anonimi assorbono beat, blues e rhythm and blues: Beatles, Kinks, Animals, Spencer Davis Group, Beach Boys, ma anche Ray Charles, James Brown, Otis Redding e Wilson Pickett; sul fronte italiano Equipe 84, Rokes, Giganti e altri protagonisti di quella stagione.
La notorietà del gruppo cresce e porta Gli Anonimi a esibirsi in Puglia e fuori regione, condividendo serate e palcoscenici con protagonisti della musica di quegli anni: Iva Zanicchi, Caterina Caselli, Ricky Gianco, Franco IV e Franco I, The Renegades, Christy ed Eugenia Foligatti. È una stagione nella quale l’esperienza dal vivo, il confronto con repertori diversi e la continua curiosità per strumenti e nuove sonorità diventano parte integrante della formazione musicale di Guarini.
È un passaggio decisivo perché lì si forma il Guarini che riemergerà molti anni dopo nei Maraguà: non soltanto esecutore, ma musicista curioso di ciò che sta dietro un suono, di come nasce, di quali strumenti lo rendano possibile e di quale industria serva per portarlo sul palco.
Tra gli attestati che arriveranno molti anni più tardi c’è anche quello di Mogol. Un ritaglio stampa raccolto nel materiale storico dei Maraguà gli attribuisce una valutazione tanto semplice quanto significativa: «Sono davvero bravi». La stampa locale ha successivamente ricordato gli apprezzamenti ricevuti dal celebre autore.

Quando il concerto entra nell’università
È qui che la storia dei Maraguà assume una fisionomia meno comune.
Guarini non si limita a studiare le canzoni. Studia l’industria che ha permesso a quelle canzoni di esistere.
Nasce così la formula delle lezioni-concerto, sperimentata in primis alla Luiss di Roma e successivamente riproposta all’Università del Salento e all’Università degli Studi di Bari Aldo Moro. L’idea è mettere insieme due mondi che normalmente vengono tenuti separati: da un lato la storia economica dell’industria italiana degli strumenti musicali, dall’altro il suono dal vivo dei Maraguà. Le cronache che hanno seguito il progetto confermano proprio la Luiss come prima tappa di questo percorso universitario.
Fin dalla prima esperienza alla Luiss il progetto prende il titolo di “Svalutation”. All’Università del Salento viene successivamente riproposto come “Svalutation – Storia del settore musicale italiano”: Guarini conduce gli studenti attraverso video, immagini, strumenti e musica eseguita dal vivo per leggere anche le cause economiche dell’ascesa e del declino di alcune grandi realtà italiane. L’appuntamento salentino, organizzato anche con una particolare attenzione alla partecipazione degli studenti con disabilità, consentiva agli iscritti ad alcuni corsi di laurea di ottenere un credito formativo.
Uno degli esempi preferiti da Guarini è il Binson Echorec, l’eco a valvole prodotto in Italia che contribuì a definire alcune delle sonorità più riconoscibili dei Pink Floyd. Non è una curiosità da collezionista: per Guarini diventa il simbolo di un Paese che negli anni Sessanta possedeva capacità tecnologiche e manifatturiere in grado di competere ai massimi livelli internazionali. L’importanza dell’Echorec nella strumentazione dei Pink Floyd è ampiamente documentata anche dalla letteratura tecnica musicale.
La lezione, insomma, smonta una canzone per mostrare ciò che normalmente resta dietro il palco: progettazione, elettronica, manifattura, brevetti, aziende, distribuzione, mercato.

Da Bari a Castelfidardo, la musica diventa economia
Nel 2022 quel modello arriva nell’Aula Magna del Dipartimento di Economia, Management e Diritto dell’Impresa dell’Università di Bari. Guarini tiene un seminario sull’industria italiana degli strumenti musicali e, subito dopo, lascia la parola alle chitarre: insieme a Mara Longo, i Maraguà trasformano l’incontro accademico in un concerto di circa un’ora.
In quell’occasione è presente anche Alberto Bombassei, fondatore e presidente emerito di Brembo, premiato da Confindustria Puglia. È difficile trovare un’immagine più efficace del metodo Guarini: industria, università e musica nello stesso spazio, senza soluzione di continuità.
Ma il percorso non resta confinato nelle aule.
Nel novembre 2024 Guarini è tra i protagonisti a Castelfidardo, uno dei territori simbolo della manifattura musicale italiana, di un confronto promosso da Dismamusica con rappresentanti dell’industria, della distribuzione e della discografia. Nel suo intervento richiama la storia di aziende come Farfisa e insiste sulla necessità di evitare gli errori che hanno portato alla perdita di una parte del patrimonio industriale italiano degli strumenti musicali.
Il salto ulteriore arriva il 7 maggio 2026, ancora alla Luiss, con il seminario “L’economia della musica” promosso insieme a Confindustria Brindisi. Questa volta il tavolo riunisce, tra gli altri, Enzo Mazza, CEO di FIMI, Raffaele Volpe, presidente di Dismamusica, Stelvio Lorenzetti, vicepresidente vicario di Dismamusica e CEO di Algam Eko, e Davide “Boosta” Dileo, cofondatore dei Subsonica. Anche Mogol invia un video-saluto.

La tesi portata avanti da Guarini ormai da anni si può condensare in poche parole: la musica è anche economia. Dietro una canzone ci sono autori e interpreti, ma anche produttori di strumenti, tecnici, distributori, artigiani, industria discografica, editoria, live entertainment, piattaforme digitali, formazione, service, comunicazione e tecnologie del suono.
E quello che era cominciato come un originale esperimento di lezione-concerto è progressivamente diventato un tema di politica industriale. Nel settembre 2026 è programmato un confronto al MIMIT sulla filiera italiana degli strumenti musicali che vede coinvolte, tra gli altri, Confindustria Brindisi, altre associazioni territoriali del sistema industriale e Dismamusica: un ulteriore sviluppo del percorso costruito anche dal presidente Giuseppe Danese e da Guarini.

Angelo Guarini, la musica come curiosità permanente
È probabilmente questa la parte più interessante del personaggio.
Guarini non è semplicemente un dirigente d’impresa che nel tempo libero suona la chitarra. E non è neppure soltanto un musicista che ha sviluppato una curiosità per l’economia. Nella sua storia le due dimensioni hanno finito per alimentarsi a vicenda.
Il ragazzo che negli anni Sessanta suonava il basso con Gli Anonimi ha continuato a interrogarsi su come fossero costruiti quegli strumenti, su quali aziende li producessero, perché alcune fossero diventate leader mondiali e perché altre fossero scomparse. Il musicista ha iniziato a studiare l’impresa; il dirigente ha continuato a leggere l’impresa attraverso gli occhi del musicista.
Come ricordava una recente intervista, continua a definire la musica la propria passione.
Ed è forse proprio qui che torna quella frase da cui tutto è partito.

«Impossibile annoiarsi: la monotonia, da queste parti, non abita».
Non abita nella scaletta dei Maraguà, che può passare in pochi minuti da Gino Paoli al Brasile di Luiz Bonfá. Non abita nella voce di Mara Longo e nelle chitarre di Guarini, continuamente impegnate a cambiare prospettiva ai brani. Non abita nella storia di un musicista partito dal beat degli anni Sessanta e arrivato a portare l’economia della musica nelle università e ai tavoli dell’industria.
Il 4 settembre, nell’atrio del Castello di Mesagne, quella lunga storia tornerà alla sua forma più semplice.
Un palco. Una voce. Una chitarra. Un sax. Le percussioni.
E molte strade musicali da percorrere prima che arrivi l’ultima nota.
Info pratiche
- Evento: Pop, Jazz… e dintorni
- Data: venerdì 4 settembre 2026
- Ora: 20.30
- Luogo: Atrio del Castello Normanno-Svevo, Mesagne
- Maraguà: Mara Longo, voce; Angelo Guarini, chitarre e voce
- Special guest: Stefano Schiavone, sax; Mimmo Russi, percussioni
- Ingresso: libero




