Piani sperimentali, ambulatori estesi e controllo della domanda. La strategia della Regione Puglia sulle liste d’attesa sanitarie
di Antonio Portolano
BARI – La riduzione delle liste d’attesa in sanità entra in una nuova fase nella Regione Puglia con l’adozione di un provvedimento che punta su piani aziendali sperimentali, ampliamento dell’offerta e rafforzamento dei meccanismi di controllo. Un intervento che incide sull’organizzazione del Servizio sanitario regionale e che solleva interrogativi su sostenibilità economica, appropriatezza prescrittiva e capacità di governo del sistema.
Il perimetro del provvedimento
Il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, ha adottato un provvedimento che impegna tutte le Aziende ed Enti del Servizio sanitario regionale (SSR) alla predisposizione di Piani Aziendali sperimentali finalizzati alla riduzione delle liste d’attesa per le prestazioni ambulatoriali prenotate oltre i valori soglia della classe di priorità.
L’obiettivo dichiarato è il recupero delle prestazioni in ritardo attraverso un rafforzamento temporaneo dell’offerta. Le misure previste comprendono l’apertura straordinaria degli ambulatori nei giorni di sabato e domenica, l’estensione delle fasce orarie fino a dodici ore giornaliere e, in via eventuale, il prolungamento delle attività fino alle ore 23. Tali interventi sono indirizzati in via prioritaria alle prestazioni classificate come U e B, ovvero urgenti e brevi, per una durata complessiva di cinque mesi.
L’impianto complessivo non viene presentato come soluzione strutturale, ma come avvio di un percorso sperimentale accompagnato da un sistema di monitoraggio continuo.

Domanda sanitaria e appropriatezza prescrittiva
Uno degli elementi più rilevanti del provvedimento riguarda il tema della domanda inappropriata, indicata come fattore strutturale nella formazione delle liste d’attesa. Dai dati analizzati dalla Regione emerge che oltre il 40% delle prescrizioni di radiodiagnostica, in particolare TAC e risonanze magnetiche, risulta potenzialmente inappropriato.
Nelle dichiarazioni riportate nel comunicato ufficiale, Antonio Decaro sottolinea che non è possibile affrontare il problema delle liste d’attesa senza intervenire sul lato della domanda, evidenziando come una prescrizione non necessaria sottragga risorse e tempi di accesso a chi ha un reale bisogno clinico. Il messaggio politico è chiaro: l’aumento dell’offerta, da solo, non è sufficiente se non accompagnato da una responsabilizzazione dell’intera filiera prescrittiva.
Monitoraggio, costi e controllo regionale
I Piani Aziendali sperimentali dovranno contenere indicatori specifici per la valutazione della costo-efficacia degli interventi, dell’appropriatezza prescrittiva delle prestazioni oggetto di recupero e delle eventuali criticità applicative. Il monitoraggio sarà affidato alla Cabina di Regia Monitoraggio Liste di Attesa, che opererà in integrazione con le previsioni nazionali e regionali attraverso reportistica e riunioni su base mensile.
Dal punto di vista della governance finanziaria, il provvedimento introduce un vincolo stringente: eventuali oneri aggiuntivi derivanti dall’attuazione dei piani dovranno essere preventivamente validati e autorizzati a livello regionale. Una scelta che punta a contenere l’impatto sulla spesa sanitaria, ma che al tempo stesso accentra il controllo decisionale, riducendo i margini di autonomia delle singole aziende.

Intramoenia, privato accreditato e percorso di tutela
Per garantire il rispetto dei tempi di erogazione previsti dalla prescrizione, le Direzioni Generali e i Commissari Straordinari delle Aziende ed Enti del SSR sono chiamati ad attivare il cosiddetto percorso di tutela, ricorrendo, se necessario, all’attività libero-professionale intramuraria, alle prestazioni aggiuntive o al sistema privato accreditato, applicando la tariffa nazionale vigente.
Il ricorso alle strutture private accreditate resta però rigidamente vincolato ai limiti di spesa già stabiliti dalla Regione. Inoltre, l’attività libero-professionale intramuraria non potrà superare, per ciascun dipendente o docente universitario inserito in assistenza, il volume di prestazioni assicurato per i compiti istituzionali. Le responsabilità dei controlli ricadono sulle direzioni strategiche aziendali, con la previsione di misure sanzionatorie che possono arrivare alla sospensione del diritto all’attività intramoenia.
È prevista anche la costituzione di un Organismo paritetico regionale per la verifica dello svolgimento dell’attività libero-professionale intramuraria e l’aggiornamento della normativa regionale in materia di attività intramuraria ed extramuraria.
Programmazione dell’offerta e ruolo dei direttori generali
Nell’ambito dei Piani Aziendali sperimentali, le Direzioni Strategiche sono chiamate a intervenire sulla programmazione dell’offerta, procedendo alla ridefinizione qualitativa e quantitativa dei volumi di attività delle strutture pubbliche e private accreditate, alla riprogrammazione delle ore di specialistica ambulatoriale interna e, in via eccezionale e temporanea, alla richiesta di prestazioni aggiuntive ai dirigenti, soprattutto in presenza di carenze di organico.
Il RUAS dovrà trasmettere con cadenza trimestrale un rapporto di monitoraggio all’Organismo di verifica e controllo sull’assistenza sanitaria, segnalando le criticità riscontrate e le azioni correttive adottate. Tutte le disposizioni del provvedimento concorrono inoltre al raggiungimento degli obiettivi economico-gestionali e di funzionamento dei servizi assegnati ai Direttori Generali delle Aziende ed Enti del SSR per l’anno 2026, rafforzando il legame tra risultati organizzativi e valutazione manageriale.

Sperimentazione necessaria, ma non risolutiva
L’intervento della Regione Puglia sulle liste d’attesa sanitarie si configura come un’operazione di gestione dell’emergenza più che come una riforma strutturale del sistema. L’ampliamento dell’offerta e il ricorso a strumenti straordinari possono produrre effetti nel breve periodo, ma non sciolgono il nodo di fondo rappresentato dall’equilibrio tra domanda appropriata, sostenibilità economica e capacità organizzativa del Servizio sanitario regionale.
La scelta di definire i piani come “sperimentali” segnala una consapevolezza dei limiti dell’intervento. La sfida decisiva sarà trasformare i dati di monitoraggio in politiche strutturali, evitando che l’eccezione diventi una modalità ordinaria di gestione e che i costi aggiuntivi si consolidino senza un reale miglioramento dell’efficienza complessiva del sistema sanitario pugliese.




