La Stanza di Agnese porta Borsellino a Parigi

L'attrice Sara Bevilacqua

Lo spettacolo di Sara Bevilacqua compie il salto internazionale e porta sulla scena francese la memoria privata e civile del magistrato

di Antonio Portolano

La Stanza di Agnese esce dai circuiti teatrali italiani e compie il passaggio che può cambiare la traiettoria di uno spettacolo: giovedì 16 luglio 2026 approda a Parigi, ospite dell’Istituto Italiano di Cultura nella sede dell’Hôtel de Galliffet. Con il lavoro scritto e interpretato da Sara Bevilacqua, però, non attraversa i confini soltanto una produzione pugliese ormai riconosciuta dal pubblico e dalla critica. Sulla scena francese arriva anche la figura di Paolo Borsellino, sottratta alla sola dimensione della cronaca nazionale e affidata alla forza universale del teatro.

È questo il vero salto di livello. Dopo i premi, le tournée e l’affermazione nel panorama italiano, lo spettacolo prodotto da Meridiani Perduti Teatro e Factory Compagnia Transadriatica entra in un contesto culturale internazionale. Non più soltanto un’opera importante del teatro civile italiano, ma un racconto chiamato a misurarsi con spettatori di un altro Paese, con una diversa memoria storica e con una conoscenza inevitabilmente meno diretta delle stragi di mafia.

La rappresentazione, in programma alle ore 18, è inserita in Puglia en scène à Paris, progetto dell’Istituto Italiano di Cultura di Parigi, diretto da Antonio Calbi, e di Puglia Culture, promosso dalla Regione Puglia per sostenere la circuitazione e l’internazionalizzazione delle compagnie regionali. L’invito rappresenta uno dei riconoscimenti più importanti raggiunti finora dallo spettacolo e dalla compagnia.

L’attrice Sara Bevilacqua

Da spettacolo premiato a opera internazionale

L’arrivo a Parigi non è una replica come le altre e non può essere letto come una semplice trasferta. Segna il momento in cui una produzione nata e cresciuta nel sistema teatrale pugliese viene riconosciuta come opera capace di parlare oltre il proprio territorio e oltre la storia nazionale dalla quale prende origine.

La Stanza di Agnese ha già attraversato teatri, festival, luoghi istituzionali e spazi dedicati alla memoria. Ha incontrato pubblici differenti e raccolto riconoscimenti che ne hanno certificato tanto il valore interpretativo quanto la capacità di stabilire una relazione profonda con gli spettatori.

Nel 2024 Sara Bevilacqua ha ricevuto l’Eolo Award come migliore attrice. Nello stesso anno lo spettacolo ha conquistato il Premio del pubblico del Palio Ermo Colle. Nel 2025 sono arrivati il riconoscimento dell’Osservatorio In-Box Verde e il Premio Museo Cervi – Teatro per la Memoria, assegnato nell’ambito del Festival di Resistenza.

Il percorso dei premi racconta più di un successo professionale. L’Eolo Award ha riconosciuto la qualità della prova d’attrice; il premio del pubblico ha confermato la capacità dello spettacolo di arrivare direttamente agli spettatori; l’attenzione di In-Box Verde ne ha evidenziato il valore anche nel rapporto con le nuove generazioni; il riconoscimento del Museo Cervi lo ha collocato tra le opere più significative del teatro italiano della memoria.

La giuria del Festival di Resistenza ha sottolineato proprio l’equilibrio tra forza civile, profondità umana e costruzione teatrale: la capacità di Sara Bevilacqua di modulare registri diversi dentro una drammaturgia ritmicamente calibrata, senza lasciare che il peso storico del tema schiacci il personaggio o trasformi la scena in una commemorazione.

Parigi diventa dunque il punto di arrivo di un percorso italiano, ma soprattutto l’inizio di una nuova possibile vita internazionale.

Paolo Borsellino attraversa i confini italiani

Portare La Stanza di Agnese in Francia significa portare fuori dall’Italia una delle figure centrali della storia repubblicana. Il pubblico parigino incontrerà Paolo Borsellino non attraverso la forma del documento, della celebrazione ufficiale o della ricostruzione giudiziaria, ma attraverso lo sguardo della donna che gli è stata accanto.

È questa la scelta decisiva compiuta dalla drammaturgia di Osvaldo Capraro. Il magistrato ucciso dalla mafia non viene osservato frontalmente, nella fissità dell’eroe civile già consegnato alla memoria collettiva. Viene raccontato dal lato privato della storia, attraverso la voce di Agnese Piraino Leto, moglie, compagna e testimone di una vita progressivamente assediata dalla violenza mafiosa.

Lo spettacolo ripercorre l’amore tra Agnese e Paolo, la quotidianità familiare, gli anni del pool antimafia e il peso crescente di una responsabilità pubblica che entra dentro la casa, modifica le relazioni, condiziona l’educazione dei figli e trasforma la normalità in attesa e paura.

Il racconto attraversa gli omicidi del capitano Emanuele Basile e del procuratore Rocco Chinnici, le vicende del maxiprocesso, l’isolamento, l’ipocrisia di uomini delle istituzioni che avrebbero agito nell’ombra, fino alle stragi di Capaci e via D’Amelio. È un itinerario nella storia italiana, ma percorso dall’interno di una famiglia.

La vicenda di Paolo Borsellino può così oltrepassare i confini nazionali proprio perché non viene ridotta alla sua dimensione italiana. Nello spettacolo ci sono la mafia e la lotta alla criminalità organizzata, ma ci sono anche questioni che appartengono a ogni democrazia: la solitudine di chi serve lo Stato, il rapporto tra verità e potere, il prezzo pagato dalle famiglie, la responsabilità delle istituzioni e la difficoltà di trasformare il ricordo in coscienza civile.

Sara Bevilacqua in uno dei momenti più intensi

Il punto di vista di Agnese cambia il racconto

La forza teatrale di La Stanza di Agnese nasce da un cambio di prospettiva. Al centro non c’è soltanto l’uomo pubblico, ma la donna rimasta accanto a lui mentre la storia nazionale entrava violentemente nella loro vita privata.

Agnese Piraino Leto non è trattata come personaggio secondario nella biografia di un eroe. È il centro drammaturgico dell’opera. È attraverso la sua memoria che il pubblico incontra il magistrato, il marito, il padre e l’uomo.

Questa scelta sottrae il racconto alla retorica. Paolo Borsellino non viene celebrato attraverso un elenco di virtù o consegnato all’immobilità di un santino civile. Viene riportato alla vita: agli affetti, alle preoccupazioni quotidiane, alla relazione con i figli, alle paure condivise e al legame con la donna che aveva scelto come compagna.

Il teatro civile trova qui la sua forma più efficace. Non illustra una tesi già conosciuta e non chiede allo spettatore un’adesione automatica. Costruisce invece un’esperienza emotiva nella quale la grande Storia si manifesta attraverso i gesti, i ricordi, le assenze e le fratture della vita domestica.

È il privato a rendere il racconto politico. Mostrare ciò che accade dentro una famiglia significa misurare concretamente le conseguenze della violenza mafiosa e delle solitudini istituzionali. Significa ricordare che accanto a ogni uomo esposto in prima linea esiste una comunità affettiva costretta a condividere il rischio senza avere scelto il ruolo pubblico che le viene imposto.

Un monologo abitato da due presenze

Formalmente, La Stanza di Agnese è affidato a una sola interprete. Eppure definirlo soltanto un monologo rischia di non coglierne la struttura più profonda.

Quello costruito da Osvaldo Capraro e attraversato in scena da Sara Bevilacqua è un dialogo mai interrotto. Agnese continua a parlare a Paolo, a interrogarlo, a ricordarlo e a ricostruire con lui una conversazione che la morte non è riuscita a concludere.

L’assenza diventa così una presenza scenica. Paolo non è fisicamente sul palco, ma occupa ogni parola, ogni pausa e ogni ritorno della memoria. Il vuoto lasciato dalla strage non viene semplicemente raccontato: diventa il secondo personaggio dello spettacolo.

La stanza del titolo è insieme uno spazio domestico, un luogo mentale e una camera della memoria. È il luogo nel quale Agnese può continuare a incontrare l’uomo della propria vita e, nello stesso tempo, il punto dal quale osserva una pagina dolorosa della storia italiana.

Il dispositivo drammaturgico consente a Sara Bevilacqua di muoversi tra registri differenti. L’amore e il dolore, la tenerezza e la rabbia, la dimensione familiare e quella pubblica non vengono disposti in compartimenti separati. Convivono nella stessa voce.

L’interpretazione deve evitare due rischi opposti: l’imitazione biografica e l’enfasi commemorativa. La prova dell’attrice consiste nel restituire la riconoscibilità della figura reale senza rinunciare alla costruzione di un personaggio teatrale vivo, capace di esistere davanti allo spettatore e non soltanto nella memoria storica.

È in questo equilibrio che lo spettacolo ha trovato una propria identità e una capacità di parlare a pubblici di età differenti.

Una scena de La stanza di Agnese con Sara Bevilacqua

Un teatro civile che non si accontenta della memoria

Il tema della memoria è centrale, ma La Stanza di Agnese non si limita a ricordare. La memoria, quando diventa soltanto celebrazione, rischia di pacificare ciò che nella storia resta irrisolto.

Lo spettacolo conserva invece una tensione critica. Nel racconto entrano l’isolamento, i silenzi, le ambiguità e l’ombra di quelle responsabilità istituzionali che continuano a rendere la vicenda di Paolo Borsellino una ferita non pienamente rimarginata.

Il teatro non offre risposte giudiziarie e non può sostituirsi agli storici o ai magistrati. Può tuttavia continuare a porre domande, impedendo che le ricorrenze trasformino il sacrificio di Borsellino in un rito privo di conseguenze sul presente.

È qui che l’opera acquista la propria funzione civile. Non nell’invitare genericamente alla legalità, ma nel mostrare quanto la giustizia possa diventare una scelta concreta, dolorosa e totalizzante. Non nel celebrare un eroe irraggiungibile, ma nel rivelare la solitudine di un uomo e di una famiglia.

La prospettiva di Agnese permette inoltre di riconoscere una forma di resistenza meno visibile: quella di chi resta, protegge i figli, custodisce la memoria e continua a chiedere verità. Una resistenza familiare e femminile che procede accanto alla storia ufficiale e che il teatro porta finalmente al centro della scena.

La prova francese dell’universalità

L’approdo all’Istituto Italiano di Cultura di Parigi rappresenta una verifica importante per lo spettacolo. Un pubblico francese potrebbe non possedere la stessa familiarità degli spettatori italiani con il pool antimafia, il maxiprocesso o la sequenza degli attentati del 1992.

Proprio per questo, la rappresentazione parigina costituisce una prova della capacità dell’opera di rendere universale una vicenda storicamente e geograficamente determinata.

Se il racconto funziona oltre l’Italia, significa che la sua forza non dipende esclusivamente dalla conoscenza preventiva degli eventi. Dipende dalla relazione costruita tra Agnese e Paolo, dal conflitto tra vita privata e responsabilità pubblica, dalla paura di perdere una persona amata e dalla necessità di continuare a parlarle anche dopo la morte.

La Francia incontrerà dunque Paolo Borsellino attraverso una forma profondamente teatrale e non museale. Non una figura distante, chiusa nella storia italiana, ma un uomo la cui esperienza può interrogare anche altri Paesi, altre istituzioni e altre coscienze.

La rivista dell’Istituto Italiano di Cultura di Parigi presenta lo spettacolo come un ritratto sconvolgente di Agnese, moglie del magistrato assassinato dalla mafia il 19 luglio 1992. È già una prima traduzione culturale dell’opera: la storia viene introdotta al pubblico francese partendo dalla sua dimensione umana.

L’attrice Sara Bevilacqua, foto Domenico Summa

Puglia en scène à Paris e la strategia internazionale

L’arrivo dello spettacolo si colloca all’interno di una strategia più ampia. Puglia en scène à Paris porterà nella capitale francese, dal 15 al 21 luglio, una selezione di spettacoli e artisti pugliesi, con ulteriori appuntamenti programmati nei mesi successivi.

Il progetto è realizzato dall’Istituto Italiano di Cultura di Parigi e da Puglia Culture, con la promozione della Regione Puglia. L’obiettivo è sostenere la circuitazione delle produzioni, rafforzare le relazioni con gli operatori stranieri e creare nuove opportunità internazionali per le compagnie regionali.

Nel programma sono coinvolti linguaggi, esperienze e artisti differenti. La presenza di La Stanza di Agnese assume tuttavia un significato particolare perché porta all’estero un’opera nella quale identità pugliese, storia nazionale e teatro civile si incontrano.

La Puglia non esporta soltanto uno spettacolo. Presenta un sistema teatrale capace di produrre drammaturgia, formare interpreti, costruire relazioni tra compagnie e trasformare temi complessi in opere riconosciute a livello nazionale.

L’internazionalizzazione non può ridursi a una vetrina occasionale. Acquista valore quando diventa possibilità concreta di confronto, scambio, distribuzione e crescita. In questo senso, la tappa parigina può aprire per Meridiani Perduti Teatro e Factory Compagnia Transadriatica una nuova fase, consentendo allo spettacolo di entrare in relazione con festival, istituzioni e operatori europei.

Sara Bevilacqua e la responsabilità del passaggio

«Essere invitati a rappresentare La Stanza di Agnese all’Istituto Italiano di Cultura di Parigi è per me motivo di profonda emozione e di grande responsabilità», dichiara Sara Bevilacqua. «Portare la storia di Agnese e Paolo Borsellino fuori dai confini nazionali significa contribuire a rendere universali i valori della memoria, della giustizia e dell’impegno civile che questo spettacolo custodisce. Desidero ringraziare Puglia Culture per aver creduto nel nostro lavoro e per l’impegno concreto nel sostenere l’internazionalizzazione del teatro pugliese, così come il direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di Parigi, Antonio Calbi, per aver accolto La Stanza di Agnese all’interno di un progetto di così alto profilo. È un’opportunità preziosa non solo per la nostra compagnia, ma per tutto il teatro pugliese.»

Nelle parole dell’attrice convivono soddisfazione e consapevolezza. Portare all’estero una storia come questa significa assumersi la responsabilità di rappresentare un pezzo delicato dell’identità italiana, evitando semplificazioni e retorica.

La tappa francese non è soltanto un premio alla carriera dello spettacolo. È il luogo nel quale il lavoro sarà chiamato a dimostrare fino in fondo la propria capacità di trasformare una storia privata in esperienza condivisa.

L’attrice brindisina Sara Bevilacqua

Una nuova traiettoria per Meridiani Perduti Teatro

Per Meridiani Perduti Teatro, l’invito a Parigi rappresenta un nuovo capitolo di un percorso costruito nel tempo attraverso il teatro di narrazione, la memoria civile e il rapporto con il territorio.

Lo spettacolo arriva in Francia dopo essersi affermato come una delle produzioni più apprezzate della compagnia e dopo avere dimostrato che un’opera nata in Puglia può trovare ascolto in contesti nazionali molto diversi.

La sua forza sta nella capacità di evitare la separazione tra qualità artistica e funzione civile. Il tema non sostituisce il teatro. La memoria non prende il posto della drammaturgia. Il valore etico del racconto non esonera gli artisti dalla necessità di costruire ritmo, tensione, personaggio e relazione con il pubblico.

È questa solidità a rendere possibile il passaggio internazionale.

A Parigi, La Stanza di Agnese non sarà soltanto lo spettacolo di successo di una compagnia pugliese. Sarà un’opera italiana davanti a un pubblico europeo. E con essa entrerà sulla scena francese anche Paolo Borsellino: non il monumento, non l’immagine rituale delle commemorazioni, ma l’uomo raccontato dalla moglie, dentro una storia d’amore, di giustizia, di solitudine e di resistenza.

Il salto internazionale comincia da qui.

Crediti e informazioni

La Stanza di Agnese
Drammaturgia di Osvaldo Capraro
Di e con Sara Bevilacqua
Video di Mimmo Greco
Grafica di Studio Clessidra
Produzione Meridiani Perduti Teatro e Factory Compagnia Transadriatica

Giovedì 16 luglio 2026, ore 18
Istituto Italiano di Cultura di Parigi – Hôtel de Galliffet
50 rue de Varenne, 75007 Parigi

Lo spettacolo è in lingua italiana. L’ingresso è gratuito con prenotazione. Per informazioni: +33 (0)1 85 14 62 50; iicparigi@esteri.it.