Teatro per famiglie tra clownerie e poesia sul tempo che scorre, in scena domenica 25 gennaio alle 18 al Teatro Verdi di Brindisi
di Antonio Portolano
Che cosa pensano i bambini guardando andare e tornare gli adulti dal lavoro ogni giorno? Forse si chiedono che cosa facciano lì, perché ci vadano sempre di corsa, ma soprattutto perché continuino ad andarci se spesso sembrano tristi. Essere grandi non significa essere liberi di scegliere? E ancora: nella vita, si ha davvero tempo per scegliere?
Da queste domande semplici e radicali prende forma La fabbrica del tempo, spettacolo in scena domenica 25 gennaio alle 18 al Teatro Verdi di Brindisi, all’interno della rassegna Tutte le storie del mondo – Famiglie a teatro, dedicata all’infanzia e al pubblico tout public.
Uno spettacolo poetico per famiglie
La fabbrica del tempo è una coproduzione di Principio Attivo Teatro e La luna nel letto, due compagnie accomunate da una ricerca rigorosa sull’utilizzo del linguaggio del corpo come strumento narrativo primario. La regia, la drammaturgia, il disegno luci e le scene sono firmati da Michelangelo Campanale, che costruisce un universo scenico essenziale e fortemente simbolico, capace di parlare a pubblici diversi senza ricorrere alla parola.

In scena Dario Cadei e Giuseppe Semeraro interpretano due clown in conflitto tra loro, figure che incarnano tensioni profonde e quotidiane. Il loro scontro riflette quello tra la dimensione umana e quella materiale, tra desiderio e dovere, tra il tempo interiore e il tempo esterno che procede inesorabile. Un conflitto che appartiene alla vita adulta, ma che viene osservato con lo sguardo curioso e disarmante dell’infanzia.
Il linguaggio del corpo come drammaturgia
Lo spettacolo sceglie consapevolmente un linguaggio senza parole, affidando la narrazione alla clownerie, alla pantomima e al teatro fisico. Una scelta che permette di affrontare un tema complesso come il rapporto con il tempo rendendolo accessibile anche ai più piccoli, senza semplificazioni didascaliche.
Il gruppo artistico si ispira al linguaggio del cinema muto, richiamando le suggestioni di Flitz Lang, Buster Keaton e Charlie Chaplin, ma rielaborandole in una forma scenica contemporanea. Il movimento, curato da Vito Cassano, diventa struttura drammaturgica, mentre la scenotecnica di Michelangelo Volpe, i costumi di Maria Pascale e le sonorizzazioni di Vincenzo Dipierro contribuiscono a creare un ambiente visivo e sonoro essenziale, nel quale ogni gesto acquista valore narrativo.
Teatro ragazzi come spazio di pensiero condiviso
Inserito nella rassegna Tutte le storie del mondo – Famiglie a teatro, La fabbrica del tempo conferma una visione del teatro per l’infanzia come spazio di riflessione e non come semplice intrattenimento. Con una durata di circa 55 minuti e un’età consigliata dai 6 anni in su, lo spettacolo propone più livelli di lettura, capaci di coinvolgere bambini e adulti in un’esperienza comune.
La ricerca della felicità attraversa la scena senza mai trasformarsi in un messaggio esplicito. Si fa strada lentamente, «attraverso la risata e la poesia», lasciando allo spettatore la libertà di riconoscersi, interrogarsi o semplicemente osservare il tempo che passa.

Una rassegna che guarda al futuro
Le stagioni sono ideate e promosse dal Centro di Produzione Teatrale Factory – Teatri del Nord Salento, diretto da Tonio De Nitto, in collaborazione con Meridiani Perduti Teatro e Inti Luigi D’Elia, con il sostegno di Comune di Brindisi, Regione Puglia e Ministero della Cultura, in collaborazione con Fondazione Nuovo Teatro Verdi, Teatro Don Bosco/Salesiani di Brindisi e Ministero dei Sogni – Mediaporto Brindisi.
L’ingresso è fissato a 6 euro per adulti e bambini.
Il prossimo appuntamento in cartellone
La rassegna prosegue domenica 8 febbraio alle 18 al Teatro Don Bosco con C’era una volta l’Africa, spettacolo della Bottega degli Apocrifi di Manfredonia, di Stefania Marrone e Cosimo Severo, con Bakary Diaby. Un viaggio tra i racconti orali della tradizione africana, per scoprire un continente attraverso le sue storie, i suoi suoni e la sua umanità.




