La Dolce Vita, da Brindisi i treni per il mondo

La première racconta il progetto di Arsenale, il lavoro di Progresso e Lavoro e la nuova traiettoria della cantieristica italiana

di Antonio Portolano

Il management di Arsenale Gruop e Progresso e Lavoro Srcl durante la presentazione de La Dolce Vita

Brindisi non è soltanto il luogo in cui ha preso forma il treno italiano del lusso. È diventata una base produttiva dalla quale competenze, manifattura e progettualità ferroviaria guardano ai mercati internazionali. La première di «Un anno in Italia – In viaggio sul treno La Dolce Vita», ospitata al Nuovo Teatro Verdi, ha portato sullo schermo la nascita di La Dolce Vita, ma soprattutto il sistema industriale che l’ha resa possibile: Arsenale S.p.A., guidata dall’imprenditore Paolo Barletta, e CPL – Progresso e Lavoro s.c.r.l., la società brindisina che ha lavorato alla costruzione e alla messa in servizio dei convogli.

La vera notizia supera così la dimensione cinematografica. Il patrimonio di conoscenze sviluppato con il treno italiano sta generando nuove prospettive per la cantieristica nazionale: nello stabilimento di Progresso e Lavoro è già in costruzione Dream of the Desert, destinato all’Arabia Saudita, mentre Arsenale guarda anche a Egitto, Emirati Arabi e altri Paesi. Brindisi diventa il punto d’incontro tra turismo di lusso, industria ferroviaria e Made in Italy esportato nel mondo.

Il treno La dolce vita, un modello

Il treno italiano nato da un progetto fuori standard

La Dolce Vita nasce dall’obiettivo di dare all’Italia un proprio treno di lusso, capace di tradurre in un’esperienza di viaggio l’identità culturale, estetica e produttiva del Paese. Il progetto ferroviario e turistico è stato ideato e promosso da Arsenale S.p.A. sotto la guida di Paolo Barletta e realizzato attraverso un percorso industriale complesso, nel quale hanno lavorato imprese, progettisti, tecnici, artigiani e professionalità provenienti da diverse parti d’Italia.

Il risultato non è soltanto un convoglio destinato al turismo di alta gamma. È un prodotto industriale che concentra design, ingegneria, lavorazioni specialistiche e capacità di coordinare competenze differenti. Nello stabilimento brindisino di CPL – Progresso e Lavoro s.c.r.l. queste esperienze si sono incontrate per dare forma a carrozze chiamate a rappresentare il Made in Italy sui mercati internazionali.

Da sinistra verso destra Giuseppe Danese, Valerio Spinosa e Paolo Barletta

Forte di oltre cinquant’anni di esperienza nel settore ferroviario – azienda di terza generazione -, la società ha assicurato elevati standard di qualità, competenza tecnica e capacità operativa nella costruzione e nella messa in servizio dei convogli. La collaborazione ha trasformato lo stabilimento di Brindisi nella casa produttiva dei treni La Dolce Vita e dei nuovi programmi internazionali sviluppati da Arsenale.

«È un’opera che documenta l’orgoglio italiano, perché questo treno rappresenta davvero l’Italia», ha dichiarato Paolo Barletta. «È una costruzione importante, fatta di tanti passaggi e di tante aziende che hanno collaborato insieme, il cui cuore pulsa anche qui, in Puglia, a Brindisi. CPL è stata ed è la casa dei progetti dei treni La Dolce Vita e dei futuri progetti di Arsenale. È stata il collettore di un’Italia che si è unita per costruire carrozze meravigliose, partite da qui e che qui ritornano a casa».

Progresso e Lavoro Scrl, le carrozze in fase di ristrutturazione

Dream of the Desert apre la rotta internazionale

Il patrimonio di conoscenze maturato con La Dolce Vita ha già prodotto una conseguenza industriale concreta. A Brindisi, nello stabilimento di CPL – Progresso e Lavoro s.c.r.l., è in costruzione Dream of the Desert, il treno saudita destinato a partire per l’Arabia Saudita entro la fine del 2026.

La nuova commessa segna il passaggio da un progetto simbolo dell’italianità a una piattaforma produttiva capace di servire mercati esteri. Per Brindisi significa entrare in una filiera internazionale legata alla manifattura ferroviaria di alta gamma; per il sistema Paese significa dimostrare che competenze sviluppate in Italia possono generare continuità industriale, nuove collaborazioni e ulteriori programmi internazionali.

«Il know-how sviluppato ci ha permesso di lavorare a nuovi progetti per l’Arabia Saudita, l’Egitto, gli Emirati Arabi e altri Paesi», ha spiegato Paolo Barletta. «In questi mesi è in costruzione a Brindisi, sempre presso CPL, il treno saudita Dream of the Desert. Partirà per il deserto alla fine dell’anno, ma avrà un cuore pulsante italiano, perché è stato costruito qui. Credo sia un grande risultato per riaffermare il valore del Made in Italy, la presenza dell’Italia nel mondo e l’importanza di una cantieristica ferroviaria che il nostro Paese può e deve continuare a mantenere».

Il nodo decisivo, nella lettura di Barletta, è la capacità di lavorare su progetti non convenzionali, nei quali gli standard richiesti e le difficoltà tecniche impongono competenze specialistiche, flessibilità e attitudine alla soluzione dei problemi.

L’imprenditore Paolo Barletta Ceo di Arsenle Group Spa

Sulla scelta dell’azienda brindisina, Barletta ha aggiunto: «Progresso e Lavoro era ed è il partner perfetto, perché possedeva le dimensioni e soprattutto le professionalità necessarie. Quello di Arsenale è un progetto molto complesso: servivano competenze elevate e persone pronte a superare gli ostacoli anche attraverso soluzioni non tradizionali. Fin dal nostro arrivo abbiamo trovato un gruppo di professionisti capaci di rendere possibile l’impossibile».

Progresso e Lavoro Scrl, le carrozze da ristrutturare nello stabilimento di Brindisi

Progresso e Lavoro, la fabbrica brindisina del lusso ferroviario

A rappresentare Progresso e Lavoro s.c.r.l. durante la première sono stati il CEO Antonio Spinosa e il CTO Valerio Spinosa, protagonisti del percorso industriale che ha accompagnato la realizzazione dei convogli.

Per l’azienda, la collaborazione con Arsenale S.p.A. ha significato misurarsi con un programma fuori dagli standard ordinari, nel quale la precisione tecnica doveva dialogare con il design, l’artigianalità e l’esperienza di viaggio. Ma ha significato anche rafforzare il posizionamento di un’impresa brindisina all’interno di una filiera ad alto valore aggiunto.

Valerio Spinosa CTO Progresso e Lavoro s.c.r.l.

«Siamo estremamente orgogliosi di aver fatto parte di questo ambizioso progetto», ha dichiarato Valerio Spinosa. «È stato un progetto sfidante, complicato e difficile, ma ci ha dato grandissime soddisfazioni. Per Progresso e Lavoro aver collaborato con Arsenale alla costruzione di questo capolavoro significa aver fatto parte di un progetto fuori da ogni standard. È qualcosa di cui andiamo fieri, ma non dobbiamo esserne orgogliosi soltanto noi: deve esserlo tutta Brindisi».

Il risultato industriale si intreccia con la storia recente dell’azienda e con una fase segnata dalla pandemia e dalla perdita delle figure che ne avevano rappresentato i riferimenti storici.

Spinosa ha ricordato anche il valore umano dell’esperienza: «Il primo giorno in cui il treno è uscito ho pianto. Venivamo da una pandemia che ci aveva colpito in maniera molto pesante. Durante il periodo del Covid avevamo perso, a distanza di cinque mesi, i due pilastri della società: mio padre e mio zio. Ci siamo trovati in difficoltà non dal punto di vista economico, ma perché abbiamo dovuto sostituire due figure chiave. Vedere il treno finalmente uscire ha rappresentato un momento di grandissima emozione».

Guardando al futuro della collaborazione, Valerio Spinosa ha concluso: «Abbiamo diverse idee in mente. Nel breve periodo, la nostra priorità è continuare la partnership con Arsenale e con Paolo Barletta, perché ci sono molti altri progetti che bollono in pentola».

La Dolce Vita, un momento della presentazione, a destra Antonio Spinosa CEO Progresso e Lavoro s.c.r.l.

Un anno di viaggio nell’ingegno italiano

Il documentario «Un anno in Italia – In viaggio sul treno La Dolce Vita» racconta la costruzione del primo treno di lusso italiano come la nascita simultanea di un sogno e di un’impresa. Il processo creativo e industriale si intreccia con un viaggio nell’identità del Paese, nelle persone e nei saperi che hanno contribuito a immaginare e realizzare il progetto.

Il film dura idealmente un anno, scandito dalle stagioni e dal mutare della luce. Le tappe partono dalle stazioni ferroviarie e conducono verso monumenti senza tempo, città, fabbriche, botteghe artigiane, cucine stellate, cave di marmo e studi di design contemporaneo. La bellezza italiana, la storia, l’intelligenza artigiana e progettuale prendono corpo nelle linee, nei materiali, nei colori e nell’ingegneria del treno.

La Dolce Vita, il treno

Il racconto mostra quindi ciò che abitualmente resta fuori dall’immagine patinata del lusso: la complessità del lavoro, la profondità dei saperi, il coordinamento tra professionalità e la capacità di tradurre un’identità nazionale in un prodotto ferroviario destinato a viaggiare nel mondo. È una narrazione dell’Italia non come semplice scenario, ma come luogo di produzione, creatività e trasformazione.

Raphael Tobia Vogel guida un cast corale

La regia del documentario è firmata da Raphael Tobia Vogel. Il soggetto e il trattamento sono di Roberto Moliterni e dello stesso Raphael Tobia Vogel, mentre la voce narrante è affidata a Roberto Pedicini.

Il film è una produzione di Clipper Media per Arsenale Group. Il produttore è Sandro Bartolozzi, l’organizzazione generale è di Barbara Ferri, il montaggio di Piero Lassandro, la fotografia di Antonello Sarao e le musiche originali di Riccardo Cimino, con la partecipazione di Marco Sabbatucci.

La struttura corale del documentario permette di osservare La Dolce Vita da prospettive differenti: industriale, ferroviaria, imprenditoriale, culturale, gastronomica, artistica e progettuale. In ordine di apparizione intervengono Luigi Cantamessa, Paolo Barletta, Nicola Bulgari, Heinz Beck, Franco Arminio, Simona Pantò, Francesco Falanga, Luca Benigni, Sébastien Bazin, Luca Rovati, Francesco Foschino, Marco Bauduin, Valerio Spinosa, Oreste Poli, Mimmo Cuticchio, Alfredo Vitrano, Britt Moran, Emiliano Salci, Gloria Rogliani e Gilda Perez-Alvarado.

Questa pluralità di voci è funzionale alla tesi del film: un progetto come La Dolce Vita non nasce dal contributo isolato di un singolo protagonista, ma dalla capacità di far convergere cultura d’impresa, industria, arte, ospitalità, progettazione e saperi territoriali.

Brindisi oltre la crisi dell’industria tradizionale

La première al Nuovo Teatro Verdi ha assunto anche un valore economico e territoriale. Alla serata hanno partecipato rappresentanti delle istituzioni e personalità del mondo produttivo, tra cui Giuseppe Danese, presidente di Confindustria Brindisi.

Il progetto apre una riflessione sul futuro industriale di un territorio chiamato a confrontarsi con trasformazioni profonde. Il caso di Progresso e Lavoro s.c.r.l. mostra come la transizione possa diventare un’opportunità quando competenze consolidate vengono applicate a nuovi mercati, prodotti ad alto valore e filiere internazionali.

Giuseppe Danese presidente di Confindustria Brindisi

«È un orgoglio per Brindisi, per la Puglia e per l’Italia», ha dichiarato Giuseppe Danese. «Un progetto così importante, un treno che rappresenta il turismo di lusso e che viene costruito qui a Brindisi per committenti di primo piano, dimostra ancora una volta la qualità del nostro sistema produttivo. È un’altra impresa che ci inorgoglisce e conferma come a Brindisi possano nascere e svilupparsi iniziative di questo livello. Possiamo iniziare a immaginare un’industria sempre più polivalente: è una prospettiva nuova che, come Confindustria, stiamo affrontando e sostenendo».

«Questo progetto dimostra che la transizione può creare opportunità», ha aggiunto Danese. «Quando si ha la capacità di immaginare percorsi diversi dall’industria tradizionale, possono nascere nuove idee e nuovi progetti. È la prova che nel mondo dell’impresa e dell’imprenditoria esistono grandi possibilità di sviluppo e che il nostro territorio può essere attrattivo».

La dolce vita, un interno del treno

Dal racconto cinematografico alla strategia industriale

La première di Brindisi ha dunque restituito due storie convergenti. La prima è quella di La Dolce Vita, un treno che trasforma l’identità italiana in esperienza turistica, culturale e visiva. La seconda è quella di una capacità produttiva che, una volta costruita, non si esaurisce con un singolo progetto.

Dream of the Desert e le prospettive indicate per Arabia Saudita, Egitto ed Emirati Arabi mostrano che il valore strategico dell’operazione risiede nel know-how: competenze, procedure, persone e relazioni industriali che possono essere applicate a nuove commesse.

La Dolce Vita, un momento della première nel Nuovo Teatro Verdi

Per Arsenale, Brindisi diventa una casa produttiva dalla quale sviluppare una nuova generazione di treni di lusso. Per Progresso e Lavoro, la collaborazione consolida un posizionamento industriale costruito sulla qualità e sulla capacità di affrontare programmi complessi. Per il territorio, la sfida è trasformare questa eccellenza in una traiettoria duratura di crescita, occupazione qualificata e reputazione internazionale.

Il treno raccontato nel documentario, in definitiva, non rappresenta soltanto il ritorno del lusso sui binari italiani. È la dimostrazione che una parte del futuro industriale del Paese può nascere dall’incontro tra manifattura, cultura, turismo e capacità di rendere possibile ciò che all’inizio appariva impossibile.