Il «Motore del porto» di Brindisi, un tesoro da salvare

Il motore del porto, vista totale con Castello di Forte a Mare

Italia Nostra presenta un progetto per tutelare e valorizzare uno straordinario esempio di archeologia industriale del porto di Brindisi

di Antonio Portolano

BRINDISI – Nascosto tra i silenzi della sponda di Ponente del Canale Pigonati, il «Motore del porto» di Brindisi è un colosso di ferro dimenticato ma fondamentale per comprendere la storia della città.

Un gigante di ferro che racconta la storia del mare

Si tratta di un complesso sistema meccanico in ferro, di dimensioni monumentali, installato durante la Prima Guerra Mondiale per azionare una rete sottomarina che, nelle ore notturne, chiudeva l’accesso al porto interno impedendo ai sommergibili nemici di entrare nel canale.
L’apparato, ancora oggi nella sua collocazione originaria, è l’unico esemplare del genere rimasto in Italia. Versa in un avanzato e preoccupante stato di degrado, ma rappresenta un bene culturale di altissimo valore storico, tecnico e simbolico, un raro esempio di archeologia industriale militare che merita tutela e valorizzazione.

Domani la presentazione del progetto di recupero

Domani alle 17, nella Sala “Gino Strada” di Palazzo Granafei-Nervegna (via Duomo 20, Brindisi), la Sezione di Brindisi di Italia Nostra presenterà la conferenza «Il “Motore del porto” di Brindisi. Un progetto per salvarlo» (Edizioni Minigraf), dedicata alla riscoperta e al rilancio di questo manufatto unico.
L’evento, coordinato da Domenico Saponaro, è organizzato nell’ambito del progetto nazionale «Minore. Un faro sul Patrimonio culturale», sostenuto dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

Durante l’incontro verranno presentati il volume Il “Motore del porto” di Brindisi. Un progetto per salvarlo, curato da Domenico Saponaro, e il video-documentario Il motore in difesa di Brindisi porto di pace, con la regia di Marco Migliozzi e la voce narrante di Sara Bevilacqua. Il libro sarà in distribuzione gratuita nel corso dell’evento.

Saluti e contributi

Apriranno i lavori Maria Ventricelli, presidente della sezione brindisina di Italia Nostra, e il sindaco Giuseppe Marchionna.
Seguiranno gli interventi di Giovanni Membola, che illustrerà il manufatto mettendone in luce la rilevanza storica; dell’architetto Fabio Lacinio, dirigente Lavori Pubblici e Trasporti del Comune di Brindisi, che presenterà il progetto di riqualificazione dell’area ex deposito catene, dove si trova il motore, nell’ambito del bando pubblico per la selezione di piani di sviluppo in aree dismesse o in disuso; e di Krizia Ciangola e Viola D’Ettore, del gruppo di coordinamento nazionale del progetto «Minore», che illustreranno gli esiti e le prospettive della rete nazionale delle sezioni di Italia Nostra coinvolte.

Italia Nostra e la lunga battaglia per la tutela

La Sezione di Brindisi di Italia Nostra si occupa del Motore del porto da molti anni, con azioni di sensibilizzazione, ricerca storica e interlocuzione con le istituzioni, affinché si giunga alla piena fruizione pubblica di un bene culturale di tale rilievo.
Negli ultimi due anni, l’impegno si è intensificato grazie all’inserimento del motore nel progetto «Minore. Un faro sul Patrimonio culturale», finalizzato alla conservazione e valorizzazione del patrimonio locale “minore”, per favorirne la conoscenza e la trasmissione.

L’inclusione nel progetto nazionale ha rappresentato un passo decisivo: ha permesso la realizzazione del volume e del video-documentario, la promozione di visite guidate e il coinvolgimento della comunità scolastica e professionale.
È anche un passo verso la “patrimonializzazione” culturale del motore, in vista di un suo auspicabile restauro e della riqualificazione attrezzata dell’area ex deposito catene, una delle zone più suggestive e paesaggisticamente importanti di Brindisi.

Come sottolinea Domenico Saponaro, «questo progetto rappresenta un passo concreto per restituire alla città un bene di altissimo valore storico e simbolico, un motore non solo del porto, ma della memoria di Brindisi».