A Brindisi teatro civile e memoria storica: Il giorno del Mediterraneo porta in scena la Ballata della Katër i Radës al Nuovo Teatro Verdi
di Antonio Portolano
Albania 1997: il punto di rottura
Albania, 1997. Un Paese alla deriva. I palazzi che crollano, gli spari nelle strade, il collasso improvviso di ogni certezza. La fuga verso il mare non è una scelta, ma una necessità. La Katër i Radës affonda. È il primo grande naufragio del Mediterraneo contemporaneo, l’evento che segna uno spartiacque nella storia recente d’Europa e inaugura una lunga genealogia di tragedie in mare.
Da questo punto di frattura nasce La Ballata della Katër i Radës, uno spettacolo che rifiuta la cronaca come semplice resoconto e sceglie il teatro come spazio di responsabilità. Non per ricostruire i fatti, ma per restituire loro profondità, tempo, senso. Perché ciò che è accaduto non resti confinato nel passato, ma continui a interrogare il presente.

Lo sguardo dei bambini e il ritorno del mito
La drammaturgia compie una scelta netta e radicale: affidare il racconto a due bambini, piccoli protagonisti delle cronache giornalistiche di allora. È attraverso il loro sguardo che il caos diventa esperienza vissuta. La paura non viene spiegata, ma abitata. La storia non è raccontata dall’alto, ma attraversata dal basso, nella sua dimensione più fragile e umana.
Dal fondo del mare riaffiora il mito. La Kuçedra, il mostro primordiale che inghiotte destini, prende forma come incarnazione di una forza cieca e distruttiva, antica quanto l’uomo. A sfidarla è il Dragùa, il bambino eletto, figura luminosa e vulnerabile, chiamata a opporsi all’abisso. Il mito non attenua la tragedia: la rende universale. Trasforma un fatto storico in una parabola che riguarda tutti.

Drammaturgia, regia e corpo scenico
La Ballata della Katër i Radës è prodotta da Factory Compagnia Transadriatica.
La drammaturgia è di Giorgia Salicandro, la regia di Tonio De Nitto, che costruisce una partitura scenica essenziale, rigorosa, priva di qualsiasi retorica.
In scena Sara Bevilacqua e Riccardo Lanzarone, interpreti di un racconto che si muove continuamente tra parola e corpo, presenza e assenza. Accanto a loro il violoncellista Redi Hasa, autore delle musiche originali eseguite dal vivo. Il violoncello non accompagna l’azione: la attraversa. È mare, corrente, lamento, respiro profondo della tragedia.

Ballata per la Kater i Rades, l’attrice Sara Bevilacqua, foto Eliana MancaIl coro delle voci
Fondamentale è il lavoro sulle voci, che restituisce coralità alla memoria. Le voci sono quelle di Daniela Belishova, Diana Doci, Irma Duka, Meli Haideraj, Dori Ngresi, Lindita Ngresi, Hildebrand Nuri, Ladi Aldo Rista, Bledar Torozi.
Un intreccio linguistico e sonoro che restituisce dignità ai nomi, ai corpi, alle storie, sottraendole all’anonimato e al silenzio.
Lo spettacolo è realizzato con il sostegno del Garante regionale dei Diritti dei minori della Regione Puglia, con il patrocinio dell’Ambasciata d’Albania in Italia e in collaborazione con il Polo Biblio Museale di Lecce.
Il giorno del Mediterraneo: parola e scena
La rappresentazione al Nuovo Teatro Verdi di Brindisi si inserisce nel progetto Il giorno del Mediterraneo, promosso da Factory Compagnia Transadriatica e sostenuto dal Consiglio Regionale della Puglia nell’ambito dell’Avviso Consiglio Aperto 2025, in collaborazione con il Comune di Brindisi, Milosao Popoli e Culture, ANPI Sezione Vincenzo Gigante Brindisi e Raiz Italiana.
Alle ore 18, nel foyer del teatro, il talk Noi, i nuovi italiani apre il percorso di senso della serata. A dialogare sono Abër Agalliu e Takoua Ben Mohamed, con la conduzione di Giorgia Salicandro. Un momento di parola pubblica dedicato alle seconde generazioni, ai diritti di cittadinanza e alle nuove identità culturali, che prepara lo spettatore a un ascolto più consapevole e profondo.

Brindisi, il primo approdo
Brindisi non è una cornice neutra per La Ballata della Katër i Radës. È una città che quella tragedia l’ha conosciuta prima ancora di poterla nominare. Il suo porto, negli anni dell’esodo albanese, è stato uno dei primi varchi d’Europa, uno spazio di passaggio improvviso in cui la storia ha fatto irruzione senza chiedere permesso.
Prima che Bari diventasse il simbolo mediatico di quell’ondata migratoria, Brindisi accolse. Accolse corpi stanchi, imbarcazioni sovraccariche, vite sospese. Ogni attracco era un evento, ogni sbarco una prova di resistenza collettiva. La città si scoprì porto di frontiera, chiamata a misurarsi con un’umanità in fuga che chiedeva salvezza più che futuro.
Il porto, la città, la tragedia
Quando la Katër i Radës affondò, Brindisi era già dentro quella storia. Non come spettatrice distante, ma come luogo coinvolto. Le notizie del naufragio attraversarono il porto come un’onda fredda. Il dolore non fu astratto: prese forma nei racconti, nei silenzi, nell’attesa.
Il mare Adriatico, che per secoli aveva unito le due sponde, si mostrò improvvisamente come spazio di morte. Quel naufragio segnò un prima e un dopo. Non solo per l’Albania, ma per l’Italia e per l’intero Mediterraneo. E Brindisi ne fu una delle prime testimoni.

Brindisi e l’esodo albanese
Nel corso di quell’esodo drammatico, Brindisi divenne luogo di accoglienza e di smarrimento insieme. Le banchine del porto, i magazzini, gli spazi pubblici, le scuole, si trasformarono in luoghi di primo rifugio. Spazi pensati per altro si adattarono all’urgenza, aprendosi a un’umanità stremata.
Qui si incrociarono lingue, gesti, paure. Qui l’Italia cominciò a confrontarsi con il Mediterraneo come esperienza concreta, fatta di volti e di nomi, non più come concetto astratto.
La memoria che ritorna ogni anno
A rafforzare il legame tra Brindisi e la tragedia della Katër i Radës c’è un gesto che si rinnova nel tempo. Ogni anno, in occasione dell’anniversario del naufragio, la città ospita una cerimonia della memoria. Un rito semplice e potente: il lancio di fiori in mare per ricordare i defunti.
È una cerimonia che unisce brindisini e albanesi in un raccoglimento condiviso. Il mare, luogo di morte, diventa spazio di memoria. I fiori galleggiano sull’acqua come nomi non pronunciati, come vite che continuano a chiedere ascolto.
Brindisi, ultimo approdo simbolico
Alla fine, tutto torna qui. A Brindisi, al suo porto, al suo mare. Il giorno del Mediterraneo e la Ballata della Katër i Radës trovano in questa città non solo uno spazio scenico, ma un luogo di senso.
Portare oggi questo spettacolo al Nuovo Teatro Verdi significa completare un cerchio. Il teatro raccoglie ciò che il mare ha consegnato alla storia e lo restituisce alla città sotto forma di racconto, di mito, di responsabilità. La scena non consola, ma accompagna. Non chiude la ferita, ma la rende visibile, abitabile, condivisa.
Brindisi diventa così l’ultimo approdo simbolico dello spettacolo. Non un punto di arrivo definitivo, ma un luogo da cui ripartire con uno sguardo più consapevole. Perché il Mediterraneo continua a parlare. E qui, più che altrove, c’è ancora chi sceglie di ascoltarlo.
Informazioni utili e biglietteria
Il giorno del Mediterraneo e la Ballata della Katër i Radës si svolgono al Nuovo Teatro Verdi di Brindisi.
Il talk “Noi, i nuovi italiani” si tiene alle ore 18, nel foyer del teatro, con ingresso libero fino a esaurimento posti.
Lo spettacolo La Ballata della Katër i Radës va in scena alle ore 20:45.
I biglietti hanno un costo di 10 euro (intero) e 8 euro (ridotto).
Per informazioni e prenotazioni è possibile contattare i numeri:
338 7733796 – 349 4490606.
I biglietti sono disponibili online su vivaticket.it.




