A 26 anni dalla legge 150/2000 persiste confusione tra giornalista pubblico e comunicatore istituzionale nella PA italiana
di Ida Santoro
Nella pubblica amministrazione italiana resta irrisolta la distinzione tra giornalista pubblico e specialista della comunicazione: un nodo normativo e organizzativo che incide sull’efficacia dell’informazione ai cittadini.
La grande confusione tra giornalista e specialista della comunicazione
Sono passati 26 anni dalla promulgazione della Legge 150 del 2000 che ha disciplinato le attività di informazione e comunicazione delle pubbliche amministrazioni. La sua applicazione è stata lenta e a macchia di leopardo, con notevoli differenze di comportamento tra le regioni italiane. E ancora oggi si fa una grande confusione tra giornalista pubblico e specialista della comunicazione, figure professionali dedicate a queste attività.
L’evoluzione legislativa
Direttive del Dipartimento della Funzione Pubblica, successive alla legge del 2000, hanno invitato i vertici delle amministrazioni pubbliche a riorganizzarsi per assicurare lo svolgimento delle attività di informazione e comunicazione con un unico coordinamento. Mentre la legge 150 regolamenta e diversifica le due funzioni, pur ritenendole collegate tra loro, il Dpr 422 del 2001 definisce i titoli professionali del personale dedicato, indicando le peculiarità che distinguono queste attività da altre puramente amministrative.
Già nel 2001 il Dipartimento della Funzione Pubblica ha chiesto all’Aran (Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni) di prevedere i profili un’ipotesi di Accordo Quadro tra alcune confederazioni sindacali, la Federazione nazionale della stampa e l’Aran. Mentre a livello organizzativo le strutture sono diventate operative in molte aziende, in alcune regioni il riconoscimento dei profili è avvenuto solo dopo l’approvazione dei Contratti collettivi nazionali di lavoro nel 2018.
Ci sono voluti ben diciotto anni per riconoscere il ruolo professionale svolto da comunicatori e giornalisti che lavorano nel pubblico. E nonostante leggi, decreti, atti di indirizzo e direttive, ancora oggi regna una notevole confusione tra i due ruoli almeno da parte di alcuni amministratori.

Strumenti e profili
L’Ufficio Stampa redige prioritariamente comunicati stampa e cura i collegamenti con gli Organi di Informazione per diffondere all’esterno l’attività aziendale. Per questo motivo il Dpr (Decreto del Presidente della Repubblica) 422/2001 ha indicato come requisito essenziale l’iscrizione all’Albo dei giornalisti, sia per il capo ufficio stampa che per l’addetto stampa. Profilo di riferimento: Specialista nei rapporti con i media, giornalista pubblico.
All’Urp (Ufficio relazioni con il pubblico) e uffici Comunicazione spetta il compito di garantire l’informazione sull’accesso ai servizi, orientamento e ascolto, elaborare progetti di miglioramento dell’assistenza e umanizzazione delle cure, definire azioni mirate con appositi piani di comunicazione. Ai sensi del Dpr 422/2001, al personale dedicato è richiesta la laurea in Scienze della Comunicazione o corso di perfezionamento post-laurea attinente in caso di lauree in discipline diverse. Profilo di riferimento: Specialista della comunicazione istituzionale.
Chi già lavorava in questo settore ha seguito attentamente l’evoluzione della normativa, ha acquisito titoli professionali previsti e investito in adeguata formazione per ottenere il riconoscimento del proprio ruolo. Per i professionisti esterni la legge ha invece rappresentato una nuova opportunità di inserimento lavorativo nel pubblico.
L’evoluzione della normativa nel settore sanitario pugliese
Nella Regione Puglia l’applicazione della legge 150 in sanità è stata avviata con il Documento di indirizzo approvato con delibera di Giunta 1079 del 2008. Il Dief (Documento di indirizzo economico funzionale) del 2010 ha poi disposto che all’interno di ogni azienda deve essere previsto il Servizio Informazione e Comunicazione.
Molte aziende sanitarie hanno seguito le disposizioni e riorganizzato gli uffici, fino ad allora con attività prive di coordinamento. Gli uffici stampa, prima affidati all’esterno, sono stati internalizzati dove esisteva personale iscritto all’Albo dei giornalisti e inseriti sotto un’unica struttura insieme all’Urp e ufficio Comunicazione. Con il Ccnl del 2018 sono stati riconosciuti i primi profili professionali, anche se con non poche difficoltà dovute alla scarsa conoscenza delle leggi di settore da parte degli amministratori.

Il Covid e la crescita della comunicazione
Se con l’avvento del web e dei servizi digitali le aziende pubbliche si sono dotate di nuovi strumenti di comunicazione, il Covid ha fatto il resto. Nel corso della pandemia è stato incrementato l’utilizzo dei social da parte di molti enti pubblici, a partire dal Ministero della Salute, per soddisfare l’esigenza informativa dei cittadini e per raggiungere ampi target di popolazione. Questo è avvenuto anche in Puglia, dove dal 2020 sono stati assunti giornalisti per potenziare le strutture Informazione e Comunicazione istituzionale delle aziende.
Bene, è stata utilizzata un’opportunità offerta dalla legge e dai contratti collettivi, dettata da una obiettiva esigenza di potenziare l’informazione al cittadino.

Cosa sta succedendo oggi
Ma cosa sta succedendo oggi? Ci sono casi in cui vengono banditi avvisi e concorsi per la ricerca di Specialisti della comunicazione a cui non viene richiesta la laurea attinente in materia (che specialisti sarebbero con una laurea generica e senza un percorso lavorativo o formativo specifico?) ma viene richiesta l’iscrizione all’Albo dei giornalisti, come a volte avviene anche il contrario. E non sempre queste figure sono inserite sotto un’unica struttura di coordinamento.
Se è pur vero che le funzioni a volte si sovrappongono e la distanza tra i due profili nel tempo va assottigliandosi, in attesa di una nuova legge 150, i ruoli rimangono differenti, complementari ed entrambi necessari. Questa interpretazione distorta dell’attuale normativa rischia di sminuire titoli di studio e professionalità acquisita, crea contenzioso nelle aziende e un conflitto tra figure che dovrebbero integrarsi e collaborare verso un unico obiettivo, quello della comunicazione efficace, chiara e utile per la comunità.
Un nodo aperto per la comunicazione pubblica italiana
La mancata chiarezza tra giornalista pubblico e specialista della comunicazione istituzionale rappresenta oggi uno dei principali limiti allo sviluppo di una comunicazione moderna nella pubblica amministrazione italiana.
Senza un aggiornamento normativo e una corretta applicazione delle regole esistenti, il rischio è quello di compromettere non solo le carriere professionali, ma anche la qualità dell’informazione rivolta ai cittadini.




