Gigafactory Eni a Brindisi, i sindacati chiedono garanzie

Il nuovo polo Eni-Seri Industrial per batterie LFP apre il cantiere. Le sigle chiedono lavoro, indotto, chimica di base e confronto

di Antonio Portolano

BRINDISI – Il cantiere della nuova Gigafactory di Eni Storage Systems a Brindisi apre una prospettiva industriale che tutte le organizzazioni sindacali riconoscono come rilevante. Ma la posa della prima pietra, avvenuta il 6 luglio, non chiude il confronto: per Cgil, Cisl, Uil e Ugl la sfida è trasformare l’investimento in lavoro stabile, tutela dell’indotto, formazione, partecipazione e continuità industriale.

Il progetto, sviluppato da Eni Storage Systems, società di Eni Industrial Evolution e FIB del gruppo Seri Industrial, punta alla produzione di batterie al litio-ferro-fosfato per sistemi di accumulo energetico. A Brindisi sono previste la gigafactory per celle e moduli, l’assemblaggio di pacchi batteria BESS, e in una seconda fase la produzione di materia attiva catodica e il riciclo. La capacità complessiva annunciata è di 16 GWh l’anno entro il 2030, metà nel sito brindisino e metà a Teverola, in provincia di Caserta.

La vera notizia, dunque, non è soltanto l’avvio del nuovo polo industriale: è il confronto sul modello di transizione. Da una parte le sigle che vedono nella gigafactory la concreta attuazione del Protocollo del 10 marzo 2025; dall’altra la Cgil, che chiede garanzie aggiuntive su chimica di base, tavolo ministeriale, occupazione diretta e appalti.

I rappresentanti di Cgil Puglia e Filctem Cgil Puglia al tavolo col ministro Adolfo Urso

Cgil Puglia e Filctem: la transizione non può escludere chimica e rappresentanza

«Risposte del tutto insoddisfacenti». Così la segretaria generale della Cgil Puglia, Gigia Bucci, ha commentato l’incontro con il responsabile del Mimit, a margine del presidio organizzato a Brindisi con delegazioni territoriali, categorie e lavoratrici e lavoratori coinvolti nelle vertenze produttive.

Bucci ha dichiarato: «Abbiamo contestato la chiusura della chimica di base a Brindisi, le mancate garanzie occupazionali nella fase transitoria, la mancata convocazione di Cgil e Filctem al tavolo di monitoraggio. Ma più in generale l’assenza di politica industriale che indichi una via d’uscita per i tanti settori – dalla siderurgia all’automotive al mobile imbottito – oggi in forte sofferenza nella nostra regione».

La segretaria generale ha poi insistito sul mancato coinvolgimento al tavolo dell’8 luglio: «Abbiamo chiesto un’altra volta ancora al Ministro di essere convocati al tavolo di monitoraggio del giorno 8. La risposta del Ministro è stata ancora una volta negativa perché la Filctem, la Cgil, non ha firmato il protocollo di quel tavolo di monitoraggio. Noi consideriamo questa una posizione incostituzionale da parte di questo Governo e chiediamo appunto una corretta rappresentanza a quel tavolo di monitoraggio».

E ancora: «Inoltre abbiamo bisogno di avere garanzie occupazionali su tutti i fronti qui in Puglia, sulle tante vertenze da Natuzzi, ex Ilva, automotive, tutte le grandi vertenze, ma anche le piccole vertenze che riguardano sia i lavoratori e le lavoratrici dirette, sia le lavoratrici e i lavoratori degli appalti e quindi indiretti. La crisi industriale sta mordendo questo territorio, non ci sono garanzie occupazionali, non c’è alcuna garanzia per il futuro e le risposte del Ministro oggi in questo incontro, seppure fugaci, sono state del tutto insoddisfacenti».

La posizione della Filctem Cgil Puglia, rappresentata dal coordinatore regionale e segretario generale Filctem Cgil Brindisi Antonio Frattini, non è contro il nuovo investimento. «La manifestazione non era contro il nuovo investimento ma era per sostenere e rilanciare la discussione sul mantenimento in Italia della chimica di base».

Frattini ha richiamato la disponibilità che, secondo Filctem e Cgil, Eni aveva comunicato per la partecipazione dell’organizzazione al tavolo ministeriale. Il ministro Adolfo Urso, riferisce il sindacato, ha dichiarato di non aver ricevuto formalmente tale disponibilità e non ha aperto alla presenza di Cgil e Filctem. Per Frattini, «quel tavolo è solo di monitoraggio del protocollo del 10 marzo 2025, non è sulle prospettive future della chimica e sulla possibile vendita del cracking e dell’intera filiera della chimica di base del Petrolchimico di Brindisi».

La delegazione ha posto il tema anche al presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, chiedendo una discussione istituzionale sulla tenuta dell’intera filiera chimica. Il prossimo passaggio indicato da Filctem è il confronto del 17 luglio a Bari sulla crisi Basell.

Femca Cisl: investimenti, competenze e lavoro per governare la transizione

Per la Femca Cisl, la posa della prima pietra della Gigafactory non è soltanto l’avvio di un cantiere, ma il segnale che la transizione industriale può produrre risultati quando è accompagnata da investimenti, innovazione e confronto sociale.

Il segretario generale Sebastiano Tripoli, presente alla cerimonia di avvio dei lavori, ha dichiarato: «La posa della prima pietra del nuovo progetto industriale di Versalis a Brindisi rappresenta un momento importante non solo per il territorio pugliese, ma per l’intero sistema industriale italiano. È il segnale concreto che la transizione industriale può trasformarsi in opportunità quando è accompagnata da investimenti, innovazione e confronto sociale».

Tripoli ha richiamato il ruolo svolto dal sindacato nel confronto sul piano di trasformazione di Versalis: «Come Femca Cisl abbiamo affrontato il piano di trasformazione di Versalis con grande senso di responsabilità. Abbiamo chiesto garanzie sugli investimenti, sulla tenuta occupazionale, sulle attività industriali e sulla valorizzazione delle competenze presenti nei siti produttivi. Lo abbiamo fatto perché siamo convinti che le transizioni non si possano subire, ma vadano governate».

Il segretario generale Femca Cisl Sebastiano Tripoli con il segretario generale della Cisl Taranto Brindisi Antonio Baldassarre

Per Femca Cisl, l’avvio della produzione di batterie per l’accumulo energetico conferma che il confronto sindacale, pur complesso, può tradursi in risultati concreti. Ma la prima pietra, sottolinea Tripoli, non può essere considerata un punto di arrivo: occorre rispettare il cronoprogramma, completare gli investimenti e creare opportunità di lavoro stabile e qualificato.

La sigla indica come centrali la formazione, l’aggiornamento professionale e la partecipazione diretta di lavoratrici e lavoratori. La transizione energetica e industriale, secondo il segretario generale, potrà riuscire soltanto tenendo insieme innovazione, sostenibilità e occupazione, senza lasciare indietro nessuno.

Tripoli attribuisce infine a Brindisi un potenziale ruolo strategico nelle nuove filiere energetiche: la Gigafactory può offrire opportunità alle giovani generazioni e, insieme, valorizzare il patrimonio di competenze costruito dal territorio nella sua lunga storia industriale. «La Femca Cisl non difende il passato, ma il futuro del lavoro. Oggi questa prima pietra ci dice che il futuro si costruisce investendo nelle persone, nelle competenze e nell’industria del nostro Paese».

La segretaria generale nazionale della UilTec Daniela Piras con il segretario generale della Uil Puglia Stefano Frontini

Uiltec e Uil Puglia: il Protocollo entra nella fase operativa

La segretaria generale nazionale della Uiltec, Daniela Piras, legge l’apertura del cantiere come un passaggio concreto del percorso avviato con l’intesa del 10 marzo 2025.

«La posa della prima pietra della Gigafactory di Brindisi segna una tappa significativa del percorso avviato con il Protocollo del 10 marzo 2025. Un cammino che entra in una fase di concreta realizzazione con l’apertura dei cantieri e la traduzione degli impegni in investimenti e prospettive industriali. Per la Uiltec, che ha sottoscritto quell’accordo assumendosi una responsabilità precisa, l’obiettivo resta quello di accompagnare e vigilare sulla riconversione del sito. Un impegno volto a garantire la continuità occupazionale, inclusa quella dell’indotto, e a tutelare la vocazione industriale del territorio».

Il segretario generale della Uil Puglia, Stefano Frontini, rivendica il ruolo della contrattazione come strumento per governare il cambiamento: «Ancora una volta la Uil si dimostra sindacato della proposta, in grado di guardare al futuro senza condizionamenti. E la firma del protocollo così come le conseguenze che ne stanno scaturendo ne sono la dimostrazione plastica».

Frontini aggiunge: «Questo progetto è inoltre l’evidenza pratica dell’importanza della contrattazione come strumento fondamentale non solo per salvaguardare i livelli occupazionali, ma per costruire lavoro di qualità, sostenibile e stabile, per governare il cambiamento che deriva dalla transizione energetica e digitale».

Il segretario della Uil Puglia solleva inoltre dubbi sul ruolo della Regione: «Ci permettiamo di nutrire dubbi sull’atteggiamento quantomeno ambiguo e incomprensibile della Regione Puglia, presente oggi con il suo massimo esponente, il presidente Decaro, ma non presente fra i firmatari del protocollo. Il futuro si costruisce anche assumendosi responsabilità politiche».

Petrolchimico di Brindisi, posa prima pietra Giga Factory, la firma del ministro Adolfo Urso

Ugl Chimici: «Per Brindisi una pagina storica»

La Ugl Chimici definisce la gigafactory un «modello di transizione eccellente», capace di tenere insieme riconversione, occupazione e sviluppo territoriale.

Il segretario nazionale Eliseo Fiorin e il responsabile nazionale Energia e Petrolio Andrea Alario affermano: «La giornata di oggi dà concretamente inizio a una nuova era, quella della ricostruzione e dello sviluppo attraverso la nascita di questi nuovi impianti tecnologici. Questo importante traguardo deriva direttamente dal percorso avviato con il protocollo d’intesa del marzo 2025. Un cammino che ha richiesto sacrifici, ma che oggi dimostra la lungimiranza di una strategia che punta alla riconversione globale e innovativa dei siti Versalis verso una reale transizione ecologica».

I due dirigenti Ugl aggiungono: «Esprimiamo un sincero plauso per il grande lavoro svolto dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Un’azione portata avanti con consapevolezza e determinazione, che permette oggi di tracciare una nuova via per l’industrializzazione del Paese. Questo progetto non solo trasforma un asset industriale in chiave innovativa, ma garantisce strutturalmente i livelli occupazionali, offrendo una prospettiva solida a tutto il territorio brindisino».

Per il segretario provinciale Ilario D’Amato, «per il territorio di Brindisi si apre oggi una pagina storica e di forte riscatto». E prosegue: «La parte industriale di questa provincia entra ufficialmente in una nuova epoca. Parliamo di un investimento strategico che porterà benefici e sviluppi di fondamentale importanza per un’area che in passato è stata profondamente segnata e martoriata dalle crisi industriali».

D’Amato conclude: «La nascita del polo integrato per le batterie stazionarie rappresenta una risposta concreta per il futuro dei lavoratori e delle lavoratrici. Vigileremo con attenzione sulle prossime fasi del cantiere affinché questa transizione si traduca tempestivamente in valore sociale ed economico per tutta la comunità di Brindisi».

Di Cesare: Gigafactory e chimica di base devono coesistere

A chiudere il quadro è la posizione di Massimo Di Cesare, segretario generale della Cgil Brindisi e rappresentante del Coordinamento Industria. Per l’organizzazione, la gigafactory è un investimento da sostenere ma non può sostituire la discussione sul futuro del petrolchimico e della chimica di base.

«La Cgil di Brindisi non può essere contraria a questo progetto, ma non può certamente accettare di essere esclusa dai tavoli di confronto solo per non aver sottoscritto il protocollo del 10 marzo 2025, contestato e criticato dall’organizzazione in modo trasparente e coerente».

Di Cesare indica una possibile coesistenza fra le due traiettorie industriali: «Siamo convinti che occorra dare seguito al lavoro affidato all’advisor, con l’obiettivo di cedere l’intera filiera della chimica a un operatore internazionale, assicurando continuità alla chimica di base. Una prospettiva che può coesistere pienamente con il progetto della gigafactory».

In primo piano Massimo Di Cesare, segretario generale della Cgil di Brindisi durante una manifestazione

Il nodo, per Cgil Brindisi e Coordinamento Industria, è anche l’attuazione dell’Accordo di programma: «Allo stesso tempo, è indispensabile dare concretezza all’Accordo di programma per Brindisi, che fino a questo momento non ha prodotto risultati concreti sul terreno della reindustrializzazione, degli investimenti e della transizione giusta».

La Cgil Brindisi conferma infine la mobilitazione prevista in occasione del tavolo di verifica al Mimit dell’8 luglio. La linea che emerge dalle reazioni sindacali è dunque comune nell’obiettivo ma diversa nel metodo: la gigafactory viene riconosciuta come un’opportunità, mentre restano aperte le questioni della rappresentanza, delle garanzie occupazionali, dell’indotto e della continuità della chimica di base.