Giovedì 2 ottobre 2025 alla House of Lucie Ostuni l’artista ostunese Franco Farina presenta «Il Pavone» per la rassegna Sopra la terra rossa
di Antonio Portolano
OSTUNI (BRINDISI) – «Ho costruito un pavone arrugginito e privo di colori per denunciare la mortificazione culturale di un regime oscurantista». La voce di Franco Farina apre un nuovo episodio di Sopra la terra rossa, la rassegna che alla House of Lucie Ostuni fa pulsare la creatività pugliese. Giovedì 2 ottobre 2025 alle 19, l’artista ostunese presenta la sua opera Il Pavone, in dialogo con la mostra fotografica Eyewitness – Ho visto di Manoocher Deghati.

Contesto della rassegna
Sopra la terra rossa è un progetto concepito per esporre artisti che vivono in Puglia attraverso linguaggi contemporanei. In questo episodio, la materia plastica e la memoria visiva si incontrano nello spazio della House of Lucie Ostuni, interrogando la memoria collettiva e i segni del presente.
Il dialogo fra immagine fotografica e forma scultorea
Le fotografie di Deghati raccontano guerre e soprusi: quarant’anni di cronache dell’umanità in bilico.
Farina risponde con la materia, con lamiere, ruggine, segni del tempo. Due mondi lontani eppure vicini: due voci dell’immagine che si incontrano a Ostuni.

Simbolo del Pavone: bellezza, resurrezione, memoria
Nella cultura iraniana, il pavone è simbolo di bellezza, regalità, rinascita, spiritualità. Farina sceglie questo animale per denunciare l’oscurantismo, la cancellazione del colore e della libertà. L’artista costruisce un pavone arrugginito, privo di vivide tonalità, per evocare una ferita culturale profonda.
Il gesto artistico: ruggine, metallo, riuso
Farina utilizza vecchie lamiere, scatole metalliche, contenitori scartati, nei suoi assemblaggi. Le lamiere diventano pittura materica: inchiodate, sagomate, stratificate sopra supporti lignei. Il colore collabora, si agglutina, scompare nei tagli, resuscita sulla superficie del metallo.
Questo è il terreno poetico dell’artista: la ruggine come traccia, il metallo come memoria, il gesto come rinascita.
Il riferimento a Masha Amini: dolore e provocazione
Franco Farina ha concepito Il Pavone come reazione artistica alla tragica morte di Masha Amini (settembre 2022), uccisa all’interno di un commissariato in Iran, dopo l’arresto per presunta violazione dell’hijab. È una denuncia con forza simbolica: un corpo che non può essere dipinto, un popolo che perde i suoi colori.

La visione curatoriale: Céline Châtillon
Céline Châtillon, direttrice della Galleria 32 di Carovigno, e gallerista di Farina, presenterà l’opera al pubblico. «Il Pavone non è solo una scultura, è una presa di posizione. Farina lavora sempre sul filo fra materia povera e significato universale», dichiara. La sua presenza arricchisce il momento espositivo offrendo chiavi interpretative vitali, collegate al percorso dell’artista.
Metodo e costruzione dell’immagine
Ogni opera di Franco Farina nasce da un processo di ascolto della materia. Le lamiere non vengono mai “purificate”: l’artista le sceglie per le ferite che portano. «Non riciclo, riutilizzo. La differenza è sostanziale: i materiali non perdono la loro identità, diventano altro restando sé stessi». Così, ogni scultura conserva un’anima originaria.
Il gesto è tecnico e poetico insieme: taglio, modellatura, sovrapposizione. Le lamiere si stratificano su legni di recupero, le superfici dialogano con polveri, terre colorate, cere, colle. È un’arte fatta di pazienza manuale e visione simbolica.

Dialogo con lo spazio della House of Lucie Ostuni
La House of Lucie Ostuni accoglie Il Pavone all’interno della mostra Eyewitness – Ho visto come in una camera di risonanza. La luce naturale che penetra nelle sale bianche incontra i riflessi metallici della scultura. Ogni spettatore si trova davanti a un animale familiare e insieme sconosciuto, che interroga senza concedere risposte immediate.
La House of Lucie Ostuni è parte della rete internazionale fondata da Hossein Farmani, con sedi a Los Angeles, Budapest, Ko Samui e Atene. In Puglia, sotto la direzione di Leonardo Petraroli, è diventata un presidio per la fotografia e le arti visive: mostre, residenze, eventi che intrecciano linguaggi globali e radici locali. Portare qui il lavoro di Farina significa inserirlo in una piattaforma che guarda al Mediterraneo come crocevia creativo.

Biografia essenziale dell’artista
Franco Farina nasce a Ostuni. Dopo anni come restauratore e antiquario, si laurea in Conservazione dei beni culturali alla Ca’ Foscari di Venezia, con un Master in Conservazione dei materiali ceramici e lapidei a Bari. La sua pratica lo porta dal restauro all’arte, dall’oggetto alla scultura.
Nel 2021 realizza la mostra Scarti a Crispiano, nel cuore di un centro di raccolta rifiuti. Nel 2023–24 espone Gli occhi della terra a Palazzo Brancaccio a Roma. Ogni esposizione è un manifesto contro la cultura dello scarto e un invito a riconoscere la bellezza nell’abbandonato.
Lo sguardo ecologista
Il valore del lavoro di Farina è stato riconosciuto anche da Alfonso Pecoraro Scanio, presidente della Fondazione UniVerde: «Quando ho visto le opere di Franco Farina sono rimasto colpito dalle dimensioni e dai colori. Non ho notato i materiali di riuso, ma i colori del nostro Sud, come quelli di Ostuni, la città dove il nostro artista vive e lavora. Vedere la bellezza e l’armonia dove altrimenti vedremmo rifiuti abbandonati è un messaggio forte».
Perché Il Pavone ora
La scelta di presentare Il Pavone nel 2025 non è casuale. Le proteste seguite alla morte di Masha Amini hanno acceso in tutto il mondo un dibattito sui diritti e sulla dignità delle donne. Farina parte da questa ferita globale e la innesta nella sua poetica del riuso.
In un tempo di conflitti, migrazioni, crisi ambientali, l’opera diventa un simbolo universale. Non solo denuncia, ma invito alla consapevolezza. Non solo tragedia, ma possibilità di rinascita.
L’esperienza di visita
Osservare Il Pavone richiede tempo. Da lontano appare come un animale severo; da vicino rivela cicatrici e dettagli che chiedono attenzione. Lo spettatore si specchia nella materia e riconosce le proprie ferite.
Sopra la terra rossa come progetto territoriale
La rassegna Sopra la terra rossa conferma il suo ruolo di piattaforma per gli artisti pugliesi. Esporre Farina significa radicare la sua voce nella comunità e insieme proiettarla a un pubblico globale.
Un lessico di contatto
Ruggine, lamiera, memoria, rinascita. Sono le parole che definiscono la poetica di Farina. In Il Pavone tutto converge: denuncia, simbolo, materia. È un lessico che non conosce confini geografici, perché parla della dignità dell’essere umano.
Informazioni utili
La presentazione de Il Pavone di Franco Farina si terrà giovedì 2 ottobre 2025 alle 19.00 presso la House of Lucie Ostuni, nell’ambito della mostra fotografica Eyewitness – Ho visto di Manoocher Deghati. L’incontro rientra nella rassegna Sopra la terra rossa. Sarà presente Céline Châtillon, direttrice della Galleria 32 di Carovigno. La mostra si concluderà il 12 ottobre.
Un grido che diventa presenza
Il Pavone è più di una scultura. È una dichiarazione, un atto politico, un grido che si leva da Ostuni e attraversa il mondo. Farina prende la ruggine e la trasforma in memoria, prende lo scarto e lo trasforma in dignità. È un invito a guardare, a non dimenticare, a scegliere di stare dalla parte della bellezza.




