Federico Buffa racconta Kobe Bryant al Verdi

Federico Buffa sul set, foto di Gabriele Lugli

Al Nuovo Teatro Verdi di Brindisi “Otto Infinito”: Federico Buffa porta in scena la vita di Kobe Bryant tra gloria, ossessione e fragilità

di Antonio Portolano

BRINDISI – Federico Buffa racconta Kobe Bryant come un eroe tragico contemporaneo, diviso tra disciplina assoluta e vulnerabilità. Martedì 24 febbraio alle 21, al Nuovo Teatro Verdi di Brindisi, va in scena “Otto Infinito. Vita e morte di un Mamba”, spettacolo dedicato alla parabola umana e sportiva del campione NBA. Parola, musica dal vivo e immagini costruiscono un racconto che attraversa l’infanzia italiana, le vittorie con i Los Angeles Lakers, le ombre, le contraddizioni e la morte del 26 gennaio 2020.

Data, orario e biglietti per Otto Infinito a Brindisi

L’appuntamento con “Otto Infinito. Vita e morte di un Mamba” è fissato per martedì 24 febbraio, ore 21, al Nuovo Teatro Verdi di Brindisi. Lo spettacolo è organizzato da Aurora Eventi di Livio Iaia. I biglietti sono disponibili online sul circuito TicketOne e nei punti vendita accreditati. La produzione è firmata Imarts, con la regia di Maria Elisabetta Marelli. Official broadcaster e main sponsor del tour è Sky Sport.

Federico Buffa e il murale di Kobe Bryant, foto Gabriele Lugli

Otto Infinito: struttura e intreccio dello spettacolo

Lo spettacolo si sviluppa in otto capitoli, come il numero di maglia 8 e come il simbolo dell’infinito. L’infanzia italiana segnata dallo spaesamento. L’adolescenza bruciante. L’All Star Game del 1998, quando il mondo del basket comprende che qualcosa sta cambiando. Le Finals, le vittorie, la consacrazione globale. E poi l’uomo prima dell’atleta, posseduto da un’idea assoluta del gioco. Federico Buffa evita l’agiografia. Non celebra. Analizza. Scava nell’ossessione che trasforma il talento in disciplina mentale. La voce passa dall’italiano all’inglese perché quella vita è stata attraversata da più mondi. Quando le parole non bastano, il corpo entra in scena: un arresto e tiro mimato, una postura, un gesto tecnico. Il campo appare senza scenografie realistiche.

La scena, la musica dal vivo e la regia

L’impianto scenico è essenziale. Il palco è immerso nel buio. Un occhio di bue isola il leggio come un altare laico. Attorno alla parola si costruisce una drammaturgia musicale: il pianoforte di Alessandro Nidi, le percussioni di Sebastiano Nidi e il trombone di Filippo Nidi dialogano con la voce, la commentano, la contraddicono. La regia di Maria Elisabetta Marelli costruisce un ambiente potente e asciutto, dove la narrazione diventa esperienza collettiva.

Kobe Bryant tra gloria e ferite

Il racconto rallenta quando si avvicina alla morte di Kobe Bryant, il 26 gennaio 2020. Federico Buffa confessa di non essere riuscito a dire nulla per anni. «Quei pochi secondi in cui realizzi che stai per morire». E aggiunge: «Come Gaetano Scirea, con una differenza enorme: Kobe non era solo, era con sua figlia. Non so se sia peggio o meglio». Da quel pensiero nasce un silenzio lungo quattro anni. E da quel silenzio nasce lo spettacolo, definito «uno scongelamento lento, doloroso, necessario». L’idea iniziale, racconta, era diversa: «Niente teatri ma palazzetti dello sport». Poi la forma cambia. Diventa teatro di narrazione. Diventa tragedia moderna. «Da eroe greco, dall’inizio alla fine».

Le ombre: il processo e le contraddizioni

In scena entrano anche le fratture più dure. L’accusa di violenza sessuale viene affrontata senza omissioni. «Nello spettacolo tratteremo la questione. Lui ammise il rapporto, mai la violenza». Buffa restituisce l’immagine di un uomo capace di vivere estremi opposti nello stesso giorno: «Si presentava in tribunale elegantissimo, per poi prendere un aereo e magari un’ora dopo essere in campo giocando una partita strepitosa». «Un pomeriggio che può finire in carcere, una sera da quaranta punti. Non è umano». La vita di Kobe Bryant è descritta come una sequenza di picchi e cadute. «La vita di Kobe è tutta così». Le fratture familiari, l’amore per Vanessa difeso contro tutto, le scelte radicali. «Tu l’uomo lo devi dedurre dalle azioni». «Kobe ha vissuto sette vite in una». Per Federico Buffa è «il personaggio più complesso che abbia mai raccontato. Nemmeno Maradona si avvicina».

Federico Buffa, giornalista e autore

L’ossessione come chiave di lettura

La parola che attraversa tutto è ossessività. «Quell’ossessività mostrata da Jordan e portata agli estremi da Kobe». Una fame che non si placa. Una dedizione che divora. E una dichiarazione che suona come poetica personale: «Ho il devastante privilegio di poter raccontare delle storie che ascolterei». È qui che lo spettacolo supera il racconto sportivo e diventa riflessione sull’identità, sul limite, sul desiderio di superarsi.

Un evento culturale per Brindisi

L’arrivo di “Otto Infinito. Vita e morte di un Mamba” al Nuovo Teatro Verdi di Brindisi rafforza il ruolo del teatro pugliese nel circuito nazionale degli eventi culturali. Non è solo uno spettacolo su Kobe Bryant. È teatro civile, narrazione sportiva, indagine etica. La presenza di una produzione Imarts, con il sostegno di Sky Sport e l’organizzazione di Aurora Eventi di Livio Iaia, conferma la capacità di Brindisi di attrarre tournée di rilievo nazionale, con ricadute culturali e territoriali significative.

Quando il buio lascia un segno

“Otto Infinito. Vita e morte di un Mamba” non si limita a ricordare un campione NBA. Interroga il concetto stesso di limite. Quando la scena si spegne, resta una traiettoria interiore che continua a muoversi. Come un otto rovesciato. Come un infinito che non smette di rincorrersi.